venerdì 28 aprile 2017

Anidride carbonica in costante aumento, grazie all'uomo...

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Sono condizioni che il pianeta non ha mai sperimentato prima.

Ok, almeno fino a 800.000 anni fa. Ottocento mila. Perché è li che possiamo fermarci con le "predizioni a ritroso".

Ma che sia mai o che siano ottocento mila non cambia niente.

Abbiamo concentrazioni di anidride carbonica a 410ppm, con tassi di aumento galoppanti.

La stampa scritta ne ha parlato? Il telegiornale ne ha parlato? I politici ne hanno parlato?

Forse non ci si rende conto di cosa questo significhi.  Significa che la terra e le condizioni di vita cosi come le conosciamo, presto non ci saranno piu'. Vita animale, vegetale ed anche umana. Tutto cambiera'.

Ci sara' piu' calore che resta intrappolato nella nostra atmosfera, piu' squilibri, piu' eventi estremi, piu' disastri climatici, piu' terre che scompaiono, piu' livelli oceanici fuori dalla norma.

La concentrazione di 410ppm e' stata misurata alle Hawaii,  presso l'ossservatorio Mauna Loa dal cosiddetto Keeling Curve, un programma gestito dallo Scripps Institution of Oceanography presso  l'Universita' di California a San Diego.

Solo un anno fa eravamo arrivati a 400 ppm.

Fino a pochi anni fa si parlava di contenere gli aumenti a 350ppm.

E invece guarda.

I cambiamenti continuano, e anzi, accelerano pure.

Addirittura, questo livello di 410ppm e' stato raggiunto prima ancora dell'estate, quando di solito il valori sono piu' alti. Cioe', la quantita' di anidride carbonica aumentera' ancora nei mesi a venire.

Interessante che invece di correre ai ripari, non facciamo niente.

Si, c'e' un presidente USA negazionista che si e' circondato di negazionisti e che invece di pensare a come risolvere *il problema che definisce questa generazione* e cioe' i cambiamenti climatici, dice che occorre che l'uomo arrivi su Marte, entro il suo secondo mandato. 

Ma noialtri? Dov'e' la pressione che mettiamo ai nostri politici? Dove e' il nostro ardore? Dov'e' il  nostro scandalo?

La principale fonte di CO2 in atmosfera e' l'uso smisurato di petrolio, gas e carbone. 

Dovrebbe essere che parliamo di no trivelle tutti i santi giorni, e non solo perche' l'ENI e' corrotta, o perche' a Viggiano ci si ammala, ma perche' con questa folle corsa all'estrazioni delle fonti fossili stiamo distruggendo l'unico pianeta che abbiamo.

E dunque, con ogni trivella in piu', con ogni minuto che restiamo nella fossil fuel economy, ci stiamo avvelenando un pochino di piu' ogni giorno.

Come detto, mai prima d'ora, abbiamo avuto un'atmosfera cosi ricca di carbone.

Mai.

Una economia 100% rinnovabile e' possibile. Tutti i giorni raccontiamo qui storie virtuose di comunita' solarizzate, progressi nell'eolico, e del desiderio di cambiare lo status quo. Occorre
volerlo di piu', occorre protestare, occorre non avere paura di svergognare ENI e compari, occorre  volere che le nostre citta' divestano dalle fossili, occorre che il petrolio diventi un relitto del passato.

C'e' ne abbiamo uno solo di pianeti.

Occorre fare sul serio.
.

Maria Rita D'Orsogna *

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* Fisica e docente all’Università statale della California, cura diversi blog di informazione ambientale e scientifica
....................................
Commento di Claudio Martinotti Doria: "Non solo questi argomenti ormai sono stati rimossi dai palinsesti mediatici o relegati ad orari marginali per un pubblico minoritario, ma sono completamente rimossi da qualsiasi programma elettorale e dibattito politico. Del resto abbiamo dei politicanti ai massimi livelli planetari che pianificano guerre (persino disposti a ricorrere alle armi nucleari tattiche e cosiddette “sporche” cioè chimiche e biologiche) e quindi l’aumento degli inquinanti in atmosfera  come potrebbe mai interessare loro? Semmai sarebbero disposti con le loro scelte bellicistiche scellerate a provocarne un’impennata senza precedenti, riducendo ulteriormente le condizioni vitali complessive e la qualità della vita umana sul nostro pianeta. Credo che il delirio di onnipotenza renda leggermente demenziali i processi psichici decisionali dei detentori del potere, sottovalutandone le ripercussioni a causa di dissonanze cognitive che vengono risolte rafforzando in maniera autoreferenziale la propria autostima, assumendo un atteggiamento dogmatico di presunta infallibilità. Da incubo...."


martedì 25 aprile 2017

Siria - Terra per giochi di guerra e terra di conquista


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Che l’obiettivo politico militare strategico in Siria fosse la destituzione del presidente eletto Bashar al-Assad (da tutta i media mainstream definito con l’abusato stereotipo di “dittatore sanguinario”, pur in assenza di prove), in quanto di ostacolo alle mire della coalizione occidentale (leggasi soprattutto USA), credo fosse evidente a tutti, anche agli osservatori più disattenti e disimpegnati. Meno evidente ma intuibile anche il fatto che i paesi limitrofi, oltre agli USA ed i loro partner primari, volessero spartirsi il paese, per assicurarsi la realizzazione dei business pianificati da tempo (come le pipeline), cui Assad si opponeva, oltre a creare reciproche zone e sfere di influenza, per poter collocare proprie basi militari in contrapposizione a quelle russe già esistenti.

L’intervento militare russo del 2015 a supporto dell’esercito siriano governativo e su richiesta del presidente legittimo Assad, aveva spiazzato questi piani di spartizione della Siria, creando scompiglio nell’eterogenea ed invasiva coalizione straniera, che vorrei rammentare essere presente illegittimamente nel paese, con l’alibi della lotta al terrorismo (gli unici autorizzati dal governo legittimo sono i russi), mentre in realtà il terrorismo lo aveva precedentemente e tutt’ora finanziato e sostenuto in chiave anti-siriana. 

In una situazione così complessa e falsificata, forse è più opportuno lasciare la parola a veri esperti, cioè a specialisti del settore militare, come quelli che curano il sito istituzionale di cultura e divulgazione militare DIFESA ONLINE, che è il più qualificato e conosciuto e non può certo essere tacciato di faziosità. Dall’articolo recentissimo che vi propongo risulta evidente la conferma di quanto vi ho riferito in premessa, senza nascondimenti.  Vedi: http://www.difesaonline.it/geopolitica/tempi-venturi/truppe-giordane-e-usa-nel-sud-della-siria-prove-di-spartizione-del-paese 

Quello che i media mainstream propinano costantemente sono una marea di menzogne orchestrate per manipolare l’opinione pubblica, ciò che motiva gli interventi militari oltre alle strategie geopolitiche è sempre e solo il business, ed i “dittatori sanguinari” si devono rimuovere solo se sono ostili al business ed agli interessi del più forte, altrimenti perdono la connotazione di “sanguinari” e diventano “moderati” o addirittura “illuminati”. 

Tra l’altro questi piani di spartizione della Siria risalgono a parecchi anni fa, ben prima che si creassero le condizioni per la deflagrazione della guerra civile nel paese (che di civile ha ben poco).

Claudio Martinotti Doria

lunedì 24 aprile 2017

7 maggio 2017, Douce France... avec Macron le dragueur des culos


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"Ha vinto il banchiere di Rothschild, hanno vinto, per ora, gli atlanto-euro-sionisti, i fautori della guerra, del turbo capitalismo, del neocolonialismo, del terrorismo. Ha vinto il Renzi francese. Ha vinto l’alleanza criminalità mafiosa-criminalità politica. Ha vinto Soros." (Fulvio Grimaldi)



Francia - Elezioni Presidenziali - Il ballottaggio tra Macron e Le Pen avrà luogo il giorno 7 maggio 2017.


E così in Francia si fronteggiano Macron, un globalista liberista, una Clinton in pantaloni, prodotto dalla grande finanza, filo-atlantico e continuatore delle politiche neocoloniali della Francia, e Marie Le Pen, espressione della destra sovranista e antiglobalista...Tutti si sono affrettati a dichiarare il loro voto al ballottaggio per Macron in nome dell'antifascismo. Anche tanta sinistra italiana che non vota in Francia. Meno male che Mélenchon non si è accodato al coro..e spero non cambi idea! Nessuna simpatia per la Le Pen, ma questa sinistra, così antilibersita che alla prima occasione non si esime dal votare i suoi esponenti anche più radicali come Macron, e che non sa stare a casa un attimo per riflettere un po' sulle sue disgrazie, non ha proprio nessun futuro. (Antonio Castronovi)

Articolo collegato: 

Emmanuel Macron è il perfetto prodotto di laboratorio dell’ideologia dominante: un tecnocrate, banchiere di sinistra, con idee più illuminate che illuministe, progressista, multiculturale, ecologista ma a favore della globalizzazione; pro-immigrazione, vuole più Europa, più “integrazione” cioè più potere a Bruxelles e in politica estera condivide le posizioni guerrafondaie sulla Siria ed è ostile alla Russia di Putin in perfetta sintonia con l’agenda atlantista.
Le sue idee politiche sembrano prese direttamente dai documenti dell’Open Society di George Soros; come il nome del suo Movimento (En March!) così incredibilmente uguale a Move.On, l’organizzazione di cui Soros è il principale finanziatore e che appoggia le politiche liberal dei candidati democratici negli Stati Uniti.
Attorno a Macron si è raccolto il gotha del potere finanziario, mediatico e industriale francese: in primis Pierre Bergé il grande industriale miliardario e filantropo definito non a caso il Soros di Francia; ma a torto perché Bergé è uno dei più straordinari interpreti del nostro tempo; l’uomo che ha amato Yves Saint Laurent trasformando il suo genio in industria.
Bergé è anche l’azionista di maggioranza di Le Monde (di cui detiene il 64% delle quote insieme a Pigasse l’altro banchiere enfant prodige della sinistra francese) e Nouvelle Observateur.
Nel team di Macron, ha un ruolo guida Bernard Mourad, l’uomo di Morgan Stanley in Francia e poi a capo del comparto media del colosso olandese Altice/Sfr che gestisce oltre 60 testate (quotidiani e periodici) tra cui Liberation, Le Figaro, L’Express, radio e tv come RMC e BFM; ruolo da cui si è dimesso per gestire la campagna elettorale.

domenica 23 aprile 2017

LAC dice no al foraggiamento di cinghiali in Liguria


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La LAC (Lega per l’abolizione della caccia) si schiera contro la Regione Liguria che, secondo l’associazione animalista, avrebbe aggirato il divieto statale di foraggiamento dei cinghiali.
“Foraggiare i cinghiali attualmente è un reato contravvenzionale, previsto dall’art. 7 della legge statale 221/2015, è punito con l’arresto da due a sei mesi oppure con un’ammenda alternativa (sempre irrogata dal tribunale) di importo da 516 a 2.065 euro.

Ma la cosa non sembra interessare al ‘regno autonomo’ dell’assessorato agricoltura della Regione Liguria, che con un decreto dirigenziale (n. 302 del 27 gennaio 2017), ossia il Piano regionale di abbattimento del cinghiale per l’anno 2017, prevede la possibilità per i cacciatori di effettuare i cosiddetti ‘foraggiamenti dissuasivi’; si tratta del rilascio autorizzato di quantità di un chilogrammo al giorno di granella di mais per ogni sito (oramai ce ne sono parecchie decine in ogni provincia ligure), purché a 500 metri di distanza dalle case e coltivi, nel periodo intercorrente tra il 1 aprile e il 30 settembre 2017” spiegano dalla LAC.

Il pretesto, definito “farlocco” dalla LAC, sarebbe quello di tenere lontano i cinghiali dalle produzioni agricole: “In realtà il foraggiamento in boschi e campagne è gestito dai cacciatori ‘cinghialisti’, sotto l’egida degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), ed ha il vero scopo di ‘fidelizzare’ i cinghiali nelle aree dove ciascuna squadra di cacciatori esercita in forma esclusiva le battute al cinghiale in un determinato comune o area. Si sta infatti diffondendo l’impiego di foraggiatori appesi agli alberi che rilasciano automaticamente il mais nei boschi, grazie all’ausilio di di un timer”.

“Il punto assai grave è che la Regione Liguria autorizza, con un proprio atto amministrativo, una pratica che in realtà una legge dello Stato vieta espressamente e qualifica come reato. Di fatto questi foraggiamenti costituiscono una risorsa alimentare aggiuntiva per la specie cinghiale, diminuendone la mortalità naturale. Ovviamente i prescritti 500 metri di distanza da case e coltivi, quand’anche effettivamente rispettati, non garantiscono per nulla che i cinghiali già foraggiati a mais non si avvicineranno mai più ad un orto. Un comportamento, quello della Regione Liguria, illogico e incoerente, viste le giuste critiche a chi alimenta illegalmente i cinghiali anche nelle aree urbane, oltre agli ipocriti proclami dell’Assessorato regionale sulla necessità di contenere la specie. Una sorta di tela di Penelope venatoria: fingere di voler diminuire i cinghiali, ma al tempo stesso blandire le squadre di cacciatori che, coi foraggiamenti, vogliono mantenere inalterate le possibilità di carniere anno dopo anno” concludono dalla Lega Abolizione Caccia.


Carlo Consiglio, Via Angelo Bassini 6, 00149 Roma, telefono 06/64690478, 392/9475797, fax 178/2259097, email consiglio.carlo@tiscali.itinfo@carloconsiglio.it, sito www.carloconsiglio.it

sabato 22 aprile 2017

Olocausto armeno e sionismo


Il 24 aprile 2017 ricorre il 102° anniversario del genocidio armeno, relativo a circa 1.500.000 cristiani armeni (cattolici e scismatici) sterminati dai Turchi. Di seguito  un articolo pubblicato  dal quotidiano israeliano “Haaretz”, relativo al ruolo che avrebbe avuto Theodor Herzl, padre del Sionismo, nella vicenda. 

Come Herzl liquidò gli armeni

Herzl sostenne il brutale sultano ottomano contro gli Armeni, credendo che questo inducesse il sultano a vendere la Palestina agli ebrei, di Rachel Elboim-Dror, Professoressa emerita di storia e cultura alla Hebrew University (“Haaretz” del 1/5/2015)

La questione armena ha interessato il movimento sionista sin da quando i turchi fecero un massacro di armeni alla metà degli anni 1890 – prima ancora del Primo Congresso Sionista. La strategia di Herzl si basava su un progetto di scambio: gli ebrei avrebbero pagato l’enorme debito dell’Impero Ottomano, e in cambio avrebbero ottenuto la Palestina e la possibilità di stabilirci uno stato ebraico, col consenso delle maggiori potenze. Herzl aveva cercato in ogni modo di persuadere il sultano Abdul Hamid II ad accettare, ma senza successo.

“Invece di offrire soldi al Sultano,” gli disse il suo agente diplomatico Philip Michael Nevlinski (che fece da consulente anche al sultano), “offrigli appoggio politico sulla questione armena e vedrai che accetterà la tua proposta, almeno in parte.” I paesi cristiani d’Europa avevano criticato l’assassinio dei cristiani armeni ad opera dei musulmani, comitati a sostegno degli armeni erano stati costituiti in vari paesi e l’Europa offriva anche rifugio ai leader della rivolta armena. Questa situazione rendeva assai difficile per la Turchia ottenere prestiti dalle banche europee.
Herzl seguì con entusiasmo il consiglio. Pensava fosse giusto tentare ogni strada per affrettare la nascita di uno stato ebraico. Acconsentì quindi a servire come strumento del Sultano e cercò di convincere i leader della rivolta armena che se si fossereo arresi al Sultano, questi avrebbe accolto alcune delle loro richieste. Herzl cercò anche di mostrare all’Occidente che la Turchia era anzi molto umana, che non aveva altra scelta che gestire in quel modo la rivolta armena, e che voleva la fine del conflitto e l’intesa politica. Dopo molti tentativi, il 17 maggio 1901 ebbe anche un incontro con il Sultano.

Il Sultano sperava che Herzl, giornalista famoso, sarebbe stato capace di mutare l’immagine negativa dell’Impero Ottomano. Quindi Herzl lanciò un’intensa campagna per soddisfare il desiderio del Sultano, presentando se stesso come un mediatore per la pace. Stabilì contatti ed ebbe incontri segreti con i ribelli armeni, nel tentativo di convincerli a cessare ogni violenza, ma i ribelli non si convinsero della sua sincerità e non credettero alle promesse del Sultano. Herzl tentò anche energicamente di usare per il suo disegno i canali diplomatici europei, che lui conosceva molto bene.
Come era nel suo carattere, non si consultò con altri leader del movimento sionista, e continuò ad agire in segreto. Tuttavia, occorrendogli un aiuto, scrisse a Max Nordau cercando di cooptarlo al suo progetto. Nordau rispose con un telegramma di una parola: “No”. Nella sua ansia di ottenere dai turchi la concessione della Palestina, Herzl dichiarò pubblicamente – quando l’annuale Congtresso Sionista era già iniziato – che il movimento sionista esprimeva la sua ammirazione e la sua gratitudine per il Sultano, sollevando le proteste di alcuni rappresentanti.

Il principale oppositore di Herzl su questa questione era Bernard Lazare, un intellettuale ebreo francese di sinstra, noto giornalista e critico letterario, che si era distinto nella battaglia contro il processo Dreyfus ed era un sostenitore della causa armena. Era così infuriato contro l’operato di Herzl che si dimise dal Comitato Sionista e abbandonò del tutto il movimento nel 1899. Lazare pubblicò una lettera aperta a Herzl in cui chiedeva: come è possibile che chi pretende di rappresentare un antico popolo la cui storia è scritta col sangue, offra una mano a degli assassini senza che nessun delegato del Congresso Sionista si levi a protestare?
Questo dramma che ha coinvolto Herzl – un leader che ha messo in secondo piano ogni considerazione umanitaria e si è posto al servizio del potere turco in nome dell’ideale di uno stato ebraico – è solo uno dei molti esempi di conflitto tra obiettivi politici e principi morali. Israele si è trovata più volte di fronte a simili tragici dilemmi, come dimostra la sua ormai annosa posizione di non riconoscre ufficialmente il genocidio armeno, così come da altre più recenti decisioni che riflettono la tensione esistente tra valori umanitari e considerazioni di realpolitik.



venerdì 21 aprile 2017

Outlet di Serravalle - Il mercato degli schiavi aperto tutti i giorni (feste comandate comprese)


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Le multinazionali hanno divorato la classe media


Ancora si discute il caso dell’outlet di Serravalle (Savona). Ancora c’è chi è pro o contro il lavoro domenicale e, in particolare, a Pasqua e a Santo Stefano.

Fermo restando che, ad esempio, nei ristoranti si lavora persino a Natale e a Capodanno, come negli ospedali e in moltissime altre attività, non c’è dubbio che, nelle feste, sia più grande il desiderio delle persone di restare con la propria famiglia.

McArthurGlen, la multinazionale proprietaria del più grande outlet d’Europa, dice che, in tempi di e-Commerce, è meglio favorire i clienti, visto che gli incassi, di domenica, possono superare quelli medi anche del 50 per cento. Non parliamo poi delle feste di Natale e Pasqua, quando pullulano turisti e famiglie (in riposo) che si aggirano desiderosi di acquistare!

Io credo, però, che sarebbe necessaria qualche altra riflessione. Ad esempio, che contratti hanno i lavoratori dell’outlet? Non saranno, per caso, pagati poco e tiranneggiati per la paura di perdere il posto?

Nell’attesa di sedare questi dubbi amletici (la cui risposta, però, in questi tempi, è quasi ovvia), si può fare un altro passo indietro.
I centri commerciali, gli outlet, le grandi catene, hanno costretto a chiudere definitivamente la maggior parte dei piccoli negozi.

A Savona, ad esempio, il centro commerciale Il Gabbiano ha eliminato moltissimi esercizi nelle vie adiacenti perché i piccoli commercianti non potevano sostenere la concorrenza di un tale colosso (avvedutezza politica che ne ha permesso l’ubicazione in piena città). Poi, sono venuti “Le Officine”, “Il Molo” a Vado Ligure ecc.

Come in qualunque altro settore, i piccoli imprenditori di una, due, tre persone, sono stati inghiottiti dalle multinazionali (anche quelle che vendono su internet, che commercializzano i prodotti cinesi, quelle che sfruttano senza pietà i lavoratori di tutti i continenti).
La nostra classe media, quella che popolava il paese costruendo benessere generalizzato, è stata decimata.

Al suo posto rimangono i pochi lavoratori dei centri commerciali.
Ora, i piccoli commercianti –quei rari sopravvissuti-, mentre affogano tra concorrenza insostenibile, tasse, debiti, mancate vendite, assurdi studi di settore, sono persino accusati di essere ladri ed evasori. È su di loro che si abbatte il discredito pubblico.
Il mondo è ogni giorno di più nelle mani di mostri globali che raccolgono enormi ricchezze mentre le persone comuni sono sempre più povere.

E mentre i sociologi dibattono soluzioni future nei talk, l’aumento dell’automazione toglierà altro lavoro agli umani.

Renata Rusca Zargar


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giovedì 20 aprile 2017

Geopolitica e genio militare - La Russia è lungimirante e pragmatica. Gli USA sono miopi e isterici


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Ecco  altre informazioni taciute dai media generalisti e riportate solo dagli specialisti, prendendo spunto dalla superbomba USA (definita dalle veline del Pentagono e da tutti i media mainstream “la madre di tutte le bombe non nucleari”, per enfatizzare la presunta superiorità bellica americana), recentemente sganciata in Afghanistan contro una rete di cunicoli sotterranei che paradossalmente erano stati costruiti con i finanziamenti della CIA quando sosteneva i combattenti locali. Ebbene, come riporta giustamente l’articolo sottostante, i russi ne possiedono una meno costosa e molto più efficace, ma i media mainstream pare non esserne informati, perché gli USA devono essere sempre descritti come i meglio dotati, superiori in tutto, cui subordinarsi obbedientemente per essere difesi.

In realtà  sono decine le armi, o meglio i sistemi d’arma, comprese le cosiddette “armi elettroniche” (Electronic warfare, EW), che le Forze Armate russe posseggono e che risultano molto più sofisticate, efficaci e potenti di quelle degli USA, per il semplice fatto che sono state concepite, progettate, ideate, rinnovate, costruite e collaudate negli ultimi dieci anni, grazie a precise scelte politico strategiche di Putin, non solo per far tornare in auge la Russia come grande potenza, ma perché aveva capito con largo anticipo quali sarebbero stati i rischi prossimi futuri, aveva previsto gli scenari che si sono ormai delineati e vi è arrivato preparato. 

Occorre riconoscere che gli ingegneri militari e l’industria bellica russa hanno fatto un ottimo lavoro. Al contrario gli USA che avevano il più potente esercito al mondo anche come dotazione e non solo dislocazione (oltre 700 basi militari nel mondo), avendo speso negli ultimi anni mediamente 700 miliardi di euro all’anno per le forze armate, posseggono una struttura talmente ciclopica che solo mantenerla in servizio attivo assorbe la maggior parte delle risorse, e rimane poco per il suo rinnovamento. 

Oltre a scelte molto discutibili ed assai onerose e che minano l’efficienza complessiva dell’intero apparato militare USA, che si sono accentuate dopo l’11 settembre, come dividere le competenze di intelligenze e sicurezza in ben 17 Agenzie Federali, spesso in competizione tra loro e poco coordinate, delegare molti servizi alle corporation paramilitari private (Private military company, Private Security Contractors (PSCs), Private Military Corporations, Private Military Firms, Military Service Providers), con altissimi oneri per la finanza pubblica e con il rischio assai elevato di perderne il controllo. Basti pensare che la Russia spende per le sue forze armate (compreso il rinnovamento dei mezzi) un decimo delle risorse degli USA, ma con risultati migliori. In questo caso si può affermare che ad arrivare ultimi si è avvantaggiati …

Per fornire qualche esempio concreto di questa altamente probabile superiorità militare russa (gli specialisti, tra cui quelli dell’intelligence USA, lo sanno molto bene), basterebbe citare il carro armato T-14 ARMATA, talmente all’avanguardia che è in grado di intercettare automaticamente i missili o qualsiasi proiettile che gli sia sparato contro ed è talmente ben corazzato da non essere possibile perforarlo (dovrebbero usare la “madre di tutte le bombe, peccato che costi 16 milioni di dollari!). Il caccia multiruolo di 5 generazione Sukhoi PAK FA T-50 dotato di tecnologia stealth, temuto dagli esperti del Pentagono perché sanno che il loro F-35 con tutti i difetti che sono emersi non è in grado di competere e prevalere, in compenso l’Italia entro i prossimi anni ne acquisterà parecchie decine, nonostante siano costosissimi ed onerosi nei costi di esercizio e soprattutto di manutenzione, ed i piloti non lo apprezzano affatto, conoscendone i difetti.

Inoltre si possono citare i missili anti-nave supersonici P-800 "Onyx" e i missili da crociera "Tsirkon", i sottomarini del progetto "Varshavyanka", silenziosi e praticamente invisibili, i sistemi missilistici antiaerei S-300 e S-400 che già oggi non hanno eguali e che saranno presto integrati dall'S-500 che avrà una gittata maggiore, cui si aggiungerà il sistema anti-missile e di difesa spaziale "Nudol". 

In poche parole la Russia si sta preparando a difendersi (non attaccare, che non avrebbe alcun senso) da qualsiasi aggressione americana e NATO, e pare che i nostri politicanti non siano molto aggiornati sulla reale situazione bellica in un eventuale confronto sul campo, essendo troppo abituati ad essere servi stolti ed utili idioti della leadership neocons americana.

Claudio Martinotti Doria

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lunedì 17 aprile 2017

“welfare integrativo e aziendale” - L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare


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Un elemento caratterizzante i rinnovi contrattuali, assieme alla miseria degli aumenti salariali, è l’introduzione del cosiddetto welfare integrativo o aziendale.

Nel contratto metalmeccanici, ad esempio, con questo meccanismo, la burocrazia sindacale ha spacciato un aumento complessivo di 92 euro, di cui solo 51 in aumenti in busta paga e il resto in “altre voci”: (7,69 euro di aumento sulla previdenza, 12 sulla sanità, 13,6 di welfare, per un totale di 85 euro mensili che arrivano a 92 e qualche centesimo con la quota per il diritto alla formazione continua).

Questi contributi andranno soltanto ai lavoratori che usufruiranno di tali istituti (ad es. con i fondi sanitari) o che aderiranno al fondo previdenziale Cometa.

Dunque non un diritto universale, ma basato un rapporto con un fondo privato o con un fondo aziendale a cui gli operai vengono spinti ad aderire.

Superfluo dire che per tutti gli altri lavoratori questi 41 euro andranno in fumo.

In altre parole quote di salario si sono trasformano in servizi solo per alcuni.

Lo stesso meccanismo si ripete, anche se con forme diverse in altri CCNL delle categorie private  e prossimamente verrà introdotto anche nei comparti del pubblico impiego.

Ma a cosa serve realmente il “welfare integrativo e aziendale”?   

1)       Ad aumentare lo sfruttamento della classe operaia che vede diminuire il monte salari effettivo, parzialmente rimpiazzato da una remunerazione sotto forma di “prestazioni di servizi”.

2)       Ad incrementare i profitti delle aziende che possono lucrare perché il valore delle prestazioni di welfare è nettamente più alto di quanto realmente pagheranno questi pacchetti sul mercato, anche grazie alla detassazione prevista dal governo (vedi il taglio dell’IRAP dell’anno scorso che serviva proprio a finanziare la sanità).

3)       A favorire i profitti delle aziende private che operano soprattutto nel settore della sanità e delle assicurazioni. La strategia è quella di sostituire il welfare universalistico pubblico con quello aziendale e privato. Si torna indietro di mezzo secolo.

4)       A liquidare le tutele collettive, sostituendole con diritti individuali legati al posto di lavoro, e sottoposti a ricatto continuo. Il licenziamento a es. non comporterà solo la perdita del salario, ma anche del diritto alla salute per se stessi e per tutta la propria famiglia.

5)       A  dividere gli sfruttati, perché questo sistema produce una disuguaglianza tra chi vi accede e chi non vi accede, dunque ulteriori divisioni fra i lavoratori contrattualizzati e non, gli occupati e i disoccupati, e con la  popolazione in generale.

6)       A introdurre un sistema di fidelizzazione dei lavoratori più qualificati che l’azienda vuole mantenere finché non sono ammortizzati completamente i costi della formazione.

7)       A ingrassare le burocrazie sindacali  che stanno nei CdA dei fondi. Va ricordato che se il lavoratore non riesce a spendere le somme del welfare, queste finiscono automaticamente al Fondo Cometa.

I vertici e le burocrazie sindacali in crisi profonda accettano il welfare aziendale e integrativo per salvaguardare la propria posizione privilegiata. 

A questo riguardo dobbiamo ricordare che nei paesi imperialisti la base economica dell’opportunismo sindacale e politico sta proprio nella distribuzione di una parte dei sovrapprofitti ottenuti dalla borghesia. 

Questa corruzione sistematica trova la sua manifestazione più chiara nell’ideologia e nella pratica dei quadri dirigenti della socialdemocrazia e dei sindacati, che sono i veicoli diretti dell’influenza borghese sul proletariato e i migliori sostegni del regime capitalistico.

Ma, dopo avere formato una burocrazia sindacale collaborazionista e corrotta, l’imperialismo alla fine distrugge l’influenza di essa sopra la classe operaia, perché l’approfondimento delle contraddizioni del regime capitalistico, il peggioramento delle condizioni di esistenza delle grandi masse operaie e la disoccupazione di massa del proletariato, minano le basi del riformismo tra le masse.


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Da Scintilla n. 79, aprile 2017


domenica 16 aprile 2017

Case chiuse, come ISIS e LGBT... se ne fa troppo uso!


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Ho fatto giusto in tempo, a Genova, a conoscere quelle case che chiamavano chiuse. Chiuse non tanto a chi vi entrava quanto a chi ne avrebbe voluto uscire: le prestatrici d’opera. Godevano di un permesso di qualche ora la domenica, perlopiù per brevi incontri con una loro creaturina affidata a qualche parente, si spostavano a plotoni ogni 15 giorni da una città all’altra (perciò, salivando, ci si informava sulle “quindicine” nuove arrivate al popolare ed effervescente “Castagna”, o all’esclusivo e pomposamente formale “Lepri”) e non credo che il suffragio universale esteso alle donne dopo la guerra riguardasse anche loro. Per gli adolescenti era una specie di romanzo di iniziazione. La rete di lenoni che amministrava il business da noi non cavò un granchè. Squattrinati, s’andava lì nelle ore di sega all’università a pizzicare tette e cosce con gli occhi e a far casino nel casino, fino al momento in cui la “madama” al banco dei gettoni, stufa di sollecitare “ragazzi in camera!”, ci cacciava fuori.

M’è capitato uno strano accostamento tra quei postriboli e quelli, per molti versi sovrapponibili, in cui oggi si fabbricano giornali e telegiornali. In tutte e due la merce è bene impacchettata (o spacchettata), ma, al consumo, risulta avariata, perché falsa, simulata, recitata. Difficilmente, allora, alle tue frementi aspettative, rispondeva qualcosa di più di un povero singulto, più o meno stancamente recitato. Difficilmente, oggi, al tuo interessamento per le cose del mondo corrisponde una risposta sincera. In entrambi i casi si fa finta, si ha a che fare con impostori che in cambio dei tuoi quattrini e diritti ti rifilano un prodotto contraffatto. Sto parlando di organi d’informazione di cui, datine i fini e loro mandanti, non c’è da nutrire neanche il dubbio che se ne ricavi qualcosa di onesto. Sono i grandi giornaloni e telegiornaloni e talkshowoni. Non vale la pena occuparsene. Mai termine più preciso di presstitute fu inventato.

Ma con l’involversi dei tempi anche il lenocinio ha saputo superare i propri limiti e si è passati dal bordello dichiarato ed evidenziato dalle persiane permanentemente chiuse, a tipologie analoghe, a finestre aperte con tanto di tendine di pizzo: escort, per le quali il dopocena è sottinteso, estetiste e fitness che occultano (non tutte ovviamente) la funzione principale dietro a un’altra socialmente accettabile, case d’appuntamento ove la recita include anche qualche prurito di autenticità. Avete già immaginato con chi va fatto l’accostamento. Media che, per rimanere nella metafora, incantatoti con l’aperitivo dalla gradevole gradazione alcolica e con una happy hour di tartine al lardo di Colonnata, unioni civili e migranti, ti rifilano la bistecca guasta, o agli ormoni, o addirittura neanche di carne, ma di soia: il mondo, le guerre, nemici e amici. Sono quelli che si proclamano di opposizione, menano gran vanto di come sanno cantargliela alla successione di ciarlatani, biscazzieri e strozzini che sfilano nei palazzi del potere, ma poi tornano “quindicina” di regime non appena a portarle in camera siano i grandi signori che ti pagano tante marchette. Presstitute en travesti
La confessione bomba del NYT: L’Isis siamo tutti noi

Nell’edizione del 12 aprile di quello che i boccaloni definiscono lo “standard aureo” del giornalismo, il New York TImes, è esplosa una bomba al confronto con la quale la MOAB gettata sull’Afghanistan, a celebrare 16 anni di sconfitte e spese Usa e Nato, è poco più di un petardo (Del resto, sensazionalizzare come apocalisse senza precedenti quella bombona serve solo a intimidire qualcuno. Non era affatto la prima volta. Era il 20 marzo 2003 e nel mio albergo di Bagdad, “Al Mansur”, venivano giù vetri e pareti mentre dal balcone filmavo una MOAB uguale a quella afghana, esplosa a 10 km, oltre il Tigri, a polverizzare l’intera area delle strutture delle telecomunicazioni. C’è tutto nel docufilm “Un deserto chiamato pace” ).
Cosa ci rivela il NYT, giornale portavoce di Netaniahu, guerrafondaio e razzista etnocentrico in ogni sua cellula e, più che mai, con il rinomato editorialista e pitbull da attacco, Thomas Friedman? Ciò che in tanti sapevamo, anche perché ce lo aveva detto Hillary Clinton, ma che le presstitute dei bordelli che passano per saloni di bellezza occultano: Isis, Al Qaida e rispettivi derivati cosa nostra sono. Vabbè, si sussurrava che sauditi e qatarioti qualche soldo ai wahabiti, veri o finti, l’avevano passato; che Erdogan s’era arricchito col petrolio dei suoi giannizzeri col vessillo nero rubato; si vociferava di campi d’addestramento Usa in Giordania; ci si chiedeva pensosi come mai avessero tante armi Nato e israeliane; si apprezzava lo spirito umanitario degli ufficiali sanitari israeliani che, sul Golan, allestivano cliniche per jihadisti feriti. Ma su tutto questo si passava rapidamente una mano di vernice: le nequizie del sanguinario dittatore Assad.

Ora, però, il grande quotidiano della Grande Mela ha abbandonato ogni scrupolo. Esaltato dall’improvvisa trasformazione del nefasto isolazionista in combutta con Putin in signore della guerra come pochi prima di lui, ha gettato alle ortiche ogni prudenza o doppiezza. Il nerboruto “commander in chief” ha calato il poker d’assi (bufalona delle armi chimiche e dei tanti bambini morti, invincibile armada verso Pyongyang, MOAB sterminatrice sull’Afghanistan, dito medio sparato a Putin a Mosca), si gioca a viso e trucchi aperti.

Si chiede dunque il NYT: “Perché mai il nostro obiettivo dovrebbe ora essere quello di sconfiggere lo Stato Islamico in Siria?” Stupefacente onestà. Cinica, oscena, ma verità. Scrive l’acrobatico Friedman: “Di Isis ce ne sono due. Quella satanica, crudele e amorfa è l’Isis Virtuale. E’ quella che compie attentati a Londra, Parigi, Cairo. L’altra è l’Isis territoriale che controlla qualche zona in Iraq e vaste aree in Siria. Suo obiettivo è sconfiggere il regime di Assad insieme ai suoi alleati russi, iraniani e hezbollah e anche il regime filo-iraniano in Iraq, rimpiazzando entrambi con il califfato. Credo che se l’Isis territoriale venisse battuto, quello virtuale diverrebbe ancora più virulento”. L’abbiamo partorito (sottinteso), ora facciamolo fiorire e moltiplicarsi, ché, senza, di Siria e Assad non ci liberiamo più.

Concede , il NYT, che il fine degli Usa in Siria è schiacciare Assad, la Russia, l’Iran e Hezbollah, al punto che questi si accordino con i “ribelli moderati” sull’eliminazione di Assad. “Serve dunque una no-fly-zone perché si costituisca, accanto a quella curda intorno a Raqqa, anche un’entità jihadista a Idlib, dove sono concentrati i moderati e dove Assad ha buttato le sue bombe chimiche. Cosa dunque potremmo fare? Aumentare drammaticamente il nostro sostegno militare ai ribelli e smettere di combattere l’Isis territoriale. Se dovessimo sconfiggere l’Isis territoriale permetteremmo ad Assad, Iran, Russa e Hezbollah di distruggere gli ultimi ribelli moderati…. E’ tempo che Trump faccia il Trump, cinico e imprevedibile. L’Isis è la più grande minaccia per Iran, Hezbollah, Russia e milizie scite… Perché mai sconfiggere l’Isis in Siria? Manco per niente. Non ora. Gli Usa devono aiutare l’Isis a essere il mal di testa di Assad, Iran, Hezbollah e Russia… Questo è il Trump che ci serve…” E che fino a ieri il NYT, gazzetta liberal dei progressisti del mondo, considerava alla stregua di un rigurgito gastrico. Muri, migranti, gay, flirt con Putin, misoginia, tutto perdonato. Sono bastati una MOAB sui civili afghani e il colpaccio armi-chimiche-59 Tomahawk sulla Siria. E così, incoraggiati da tanto riconoscimento del Sion-NYT, gli eroi Isis hanno celebrato la Pasqua esibendosi nell’agghiacciante massacro di Aleppo e Mosul, ordinatogli per punire le popolazioni decise a tornare sotto la protezione del loro sanguinario dittatore.

A questo punto avremmo tutti le idee più chiare. Anche se il reo confesso Friedman non arriva ad ammettere che non è solo ora che agli Usa balena l’opportunità di lanciare l’Isis contro il resto del mondo. Che lo strumentino fine-del-mondo Al Qaida e poi Isis l’hanno inventato proprio loro. Ma nell’occhio che Friedman ci strizza, mentre ci racconta dell’Isis da portare alla vittoria, tutto questo è implicito. I sonnambuli della fede cieca nei media dovrebbero ricavarne un brusco risveglio. Tutti quelli dagli occhi aperti e le sinapsi in ordine che da anni sanno come terrorismo e USraele siano la quadratura del cerchio per il dominio sul mondo, dovrebbero poter godere della conferma. E invece, avete visto o sentito anche un solo accenno a questa deflagrazione di verità nei media delle nostre presstitute?

La stella di Davide sulla Casa Bianca, sull’Isis, sui curdi
Quando parla il NYT parla Israele. E quando parla Israele, gli Usa ascoltano, obbediscono e si tirano dietro il resto della sedicente “comunità internazionale”. Lo garantisce il ruolo e il numero di kazari talmudisti installati dove si informa, si incassa, si paga, si decide. E, per inciso, Israele, all’Isis da sostenere, affianca anche i curdi. Quelli iracheni da sempre. Quelli siriani da mo’. Quelli turchi….Come ci informa Stefano Zecchinelli: tra quelli impegnati nella pulizia etnica contro gli arabi a Rojava ci sono anche volontari israeliani. E vi appare addirittura il filosofo apostolo di tutti i terroristi, Bernard-Henry Levy. Sentite cosa ha detto Salih Muslim, leader dell’YPG curdo, a proposito del bombardamento di Trump: “Gli Usa non devono solo bombardare il regime, ma tutte le forze che usano la violenza contro i civili (ovviamente escluso l’YPG che spazza via i civili arabi dalle loro terre)… In ogni modo Trump ci aiuta più di Obama”. Trattasi dei cocchi democratici e femministi  ddella nostra sinistra.

C’è di peggio nel tramonto dell’Occidente che i russofobi di “sinistra”?
Quella sinistra che non ha perso l’occasione per confermarsi al servizio delle più sporche e squalificanti operazioni delle centrali di disinformazione, indirizzate a fomentare una sempre più demenziale psicosi di guerra. Sono detriti di una storia tradita e gettata alle ortiche, spiaggiati sulle rive di una palude frequentata da caimani, dove operano da procacciatori di vittime. Oggi il loro impegno è di contribuire con i loro sibili di rettili a gonfiare le vele della flotta in rotta verso la guerra. Se per vele intendiamo la russofobia, l’uragano che le muove ha assunto via via varie colorature: Putin omofobo, autocrate e assassino di oppositori, libertà d’espressione annientata, sport russo dopato in ogni sua specialità, hacker russi che hanno determinato la sconfitta di Hillary, Mosca che finanzia populisti e ultradestre per mandare in vacca l’Europa, Russia imperialista che divora l’Ucraina e si risente se la democrazia installa una selva di missili ai suoi confini, Igor, il pluri-assassino, che imperversa tra i bravi cristiani terrorizzati delle lande emiliane, è ovviamente “Igor il russo”, militare siberiano nientemeno (la Siberia, i gulag…), anche se poi decade in serbo, sempre slavo è… La fantasia dei detrattori è sconfinata.

L’antesignano Sofri e i succedanei di Novaja Gazeta: è la volta dei LGBT
Amici ceceni di Sofri e della Politovskaja
Oggi hanno riesumato i fasti ceceni del Sofri, illustre editorialista di regime, che diffondeva le gesta dei sequestratori e tagliatori di teste ai tempi della prima attivazione dei banditi jihadisti in Cecenia, poi glorificati da quella Politovskaja, fiduciaria Cia e sua inviata per Radio Liberty, il cui giornale, Novaja Gazeta, attiva, a dispetto dei diversi non manipolabili, una delle quinte colonne imperialiste più care a George Soros e alla sua panoplia di sinistri liberal dirittoumanisti: l’ala LGBT che nel bandito affossatore di valute e nazioni si riconosce. Non manca l’occasione di guadagnarsi il riconoscimento dei suoi sponsor “il manifesto”, che imbratta una pagina con un copia e incolla dal quotidiano russo sugli orrori anti-LGBT perpetrati in Cecenia sotto lo sguardo iniettato di sangue dell’omofobo Putin. Tanto per ribadire che in Russia l’autocrazia dell’ex-KGB non consente la minima libertà di stampa, come vuole la vulgata dell’industria di fake news occidentale. E per farci rimpiangere che a Mosca non ci sia nessuno come l’ungherese Orban che impedisca alle Ong dei sabotatori finanziati da Soros e dalla NED di destabilizzare il paese diffondendo falsità e reclutando agenti provocatori.

Il Grand Guignol di “Novaja Gazeta” e “manifesto” ci dipinge un quadro splatter di orrori inflitti ai gay ceceni. Guardate qua, la prosa degli sceneggiatori di bufale ripresa con fervore orgasmatico dal giornaletto dei “diritti civili” come interpretati dai pubblicitari di genocidi: “Picchiati con tubi di gomma, attaccati alla corrente elettrica, costretti a sedersi su bottiglie, lasciati senza cibo né acqua, a volte fino alla morte…Auschwitz (l’accostamento non manca mai), la segregazione del disumano… nella prigione segreta scoperta da due giornaliste di “Novaja Gazeta”….” E sapete come l’hanno scoperta? Leggete e ammirate l’inconfutabile prova: “Le due reporter (si fa per dire) non sono entrate nel centro di segregazione, ma hanno ricostruito attraverso testimoni dove e cosa succede lì dentro”. Tre testimoni. Anonimi. Poi gli ho telefonato, anonimo anch’io, e gli ho rivelato che Putin si ciba di cuori strappati a neonati ebrei. Esce nel prossimo numero del giornale della Politovskaja. Le due reporter badino che i loro mandanti non gli facciano fare la fine nell’ascensore della loro collega martire. Ci penserà comunque il “manifesto” a consacrarle.

I numeri di convenienza delle pene di morte
Non si fa mancare nulla “il manifesto”. A completare il servizio del quotidiano socialimperialista (stavolta il termine calza), la boiata cecena è sovrastata da una denuncia agghiacciante. La Cina, proclama sgomenta la filiale del Dipartimento di Stato, capeggia la classifica delle esecuzioni capitali. 85 tra il 2014 e il 2016. Non dice niente delle 27 degli Usa nel solo 2016. Ovviamente ci si astiene dal fare il rapporto tra esecuzioni e popolazioni. Quanto fa 85 in tre anni su 1miliardo e 400 milioni, rispetto a 27 in un anno su 300? Ma Amnesty International, fonte prediletta della sinistra imperialista, trascura qualche particolare. Per esempio, che ai 27 interventi del boia americano vanno aggiunte le 5000 esecuzioni extragiudiziali annuali di civili disarmati, quasi tutti neri, da parte della polizia (e magari anche qualche decina di migliaia di quelle commissionate ai terroristi in Siria e Iraq). Amnesty, che è scaltra, si aspetta l’obiezione e prontamente, la rintuzza: le 85 esecuzioni cinesi nei tre anni sono invece “almeno 931, però non riportate nei registri”. Lo dice Amnesty. E se lo dicono loro… 
Non sono quelli che ci hanno rivelato che Assad ha fatto strangolare 13mila detenuti nelle sue carceri? E mica perché queste fossero troppo affollate. Perché gli andava. 
Quando si è amici di Putin….

Fulvio Grimaldi 

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