giovedì 4 giugno 2015

"Piove, governo ladro!" - Il passivo delle banche lo pagheranno i correntisti, decide il governo...


Il passivo delle banche lo pagheranno i correntisti

Lo prevede un disegno di legge approvato dal Senato con i voti di Pd, Forza Italia, Udc, Nuovo centrodestra democratico e Scelta civica. Si sono astenuti i grillini e la Lega. Contrari solo i fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle. Il prelievo dai conti correnti è previsto da una direttiva dell’Unione europea.

Le banche italiane, in molti casi piene di ‘sufferenze’, si accingono a fare pagare i propri debiti agli ignari cittadini italiani. In pratica, in base a una legge già approvata dal Senato della Repubblica le banche potranno pagare i propri debiti prelevando i soldi dai conti correnti dei cittadini! Incredibile per quanto possa sembrare, questa legge è stata votata dai senatori del Partito democratico di Matteo Renzi, da Forza Italia di Silvio Berlusconi, dal Nuovo centrodestra democratico di Angelino Alfano e da alcuni senatori del gruppo misto. Sono stati 19 i senatori che si sono astenuti (Lega Nord e Movimento 5 Stelle). Gli unici a votare contro sono stati i senatori Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino (Italia lavori in corso) più altri tre fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle.

Qualche anno fa, a Cipro, quando le banche, senza alcun preavviso (e per di più in prossimità di una festività nazionale) hanno chiuso gli sportelli e bloccato i bancomat stava scoppiando una rivoluzione. Nel nostro Paese, invece, non è avvenuto nulla, anche perché, su tale argomento, non c’è stata molta informazione. Anzi. In molti, osservando quello che stava avvenendo a Cipro,   hanno pensato che non sarebbe stato un caso isolato (chi scrive è tra questi). I fatti, almeno in Italia, stanno confermando che il prelievo dai soldi dai conti correnti dei cittadini sta per diventare realtà.  

Cominciamo col dire che l’Italia si sta limitando a recepire la “Legge di delegazione europea 2014 - Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione”.  Un nome anonimo che non lascia comprendere al lettore superficiale cosa prevede il recepimento delle “direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione”. Una legge di cui, casualmente, il governo (che pure non ha mancato di presentare il decreto Buona Scuola con una “lezioncina” davanti ad una lavagna) non ha parlato. Insomma, questa volta Renzi ci ha risparmiato la sua spiegazione. Né ne hanno parlato i media (nel timore di scatenare un più che giustificato attacco di panico tra icorrentisti). 


Il 14 Maggio il Senato della Repubblica italiana ha autorizzato le banche a fare quello che in tecnicese viene chiamato bail-in: gli istituti che presentano problemi finanziari ed economici, invece di ricorrere a fonti esterne per recuperare le perdite (bail-out), potranno “scaricare” parte delle proprie perdite sui conti correnti dei propri clienti (al di sopra dei centomila euro) e farle pagare agli azionisti e ai creditori non garantiti. Un “trucchetto” finanziario, volutamente taciuto (ovviamente per evitare la corsa degli italiani a svuotare i conti correnti e a svendere le proprie azioni), che a breve sarà definitivamente approvato dalla camera dei deputati e diverrà legge dello Stato. Qualcosa che il numero uno della Bce, Mario Draghi, e molti altri avevano previsto già da tempo (se ne parlò già nel 2012 e il governatore della Banca d’Italia, Visco, ne ha parlato anche non più tardi di un paio di mesi fa, a Marzo).

In questo modo i danni causati dalle speculazioni azzardate dei banchieri non saranno più pagati dai responsabili, ma dai correntisti e da alcune categorie di azionisti. Un sistema, quello introdotto in grande silenzio dal “nuovo che avanza” (al secolo il governo di Matteo Renzi e dai parlamentari che lo sostengono), che non è affatto nuovo. Ad imporre una misura simile fu Giuliano Amato durante il suo primo mandato da Presidente del Consiglio e, precisamente, l'11 Luglio 1992. Allora il governo Amato emise un decreto che prevedeva, tra l’altro, il prelievo forzoso di denaro (il 6 per mille) dai conti correnti bancari e, come se non bastasse, retroattivamente. Ai tempi  scoppiò uno scandalo. La norma, assolutamente impopolare, venne giustificata affermando che il Paese si trovava in una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica.

Oggi, ad essere in crisi non è tanto la finanza pubblica quanto, piuttosto, le banche: nonostante il governatore della Banca d’Italia Visco abbia parlato di “crediti deteriorati, oggi pressoché inesistenti”, altri numeri (quelli dello studio condotto dall’Associazione bancaria italiana e dal Cerved) parlano di 189 miliardi di euro di “sofferenze” delle banche italiane. Una somma enorme, resa ancora più pericolosa dal fatto la sua incidenza sul totale dei crediti erogati è doppia rispetto alla media aggregata dell’Eurozona (dati confermati dalla stessa Banca d’Italia, a dicembre scorso). Come se non bastasse, sulle banche grava l’agonia finanziaria  della Grecia: nelle ‘casse’ delle banche italiane giacciono junk bond greci (“titoli spazzatura”, come si definiscono in “tecnicese”) per oltre 40 miliardi di euro. L’Italia è il terzo Paese europeo per possesso di titoli di Stato ellenici (dopo Germania e Francia, dati Bloomberg), e il default della Grecia non potrebbe non avere conseguenze pesanti sulla situazione delle banche italiane.

Ad essere in crisi oggi non è l’Italia: sono le banche, le quali poi scaricano le conseguenze del loro modo di gestire la finanza sul Paese. E siccome in Europa i governi non hanno a cuore gli interessi dei cittadini, ma gli interessi (finanziari ed economici) delle banche, non sorprende che il governo italiano, sostenuto in Parlamento da Pd, Forza Italia, Udc, Nuovo centrodestra e Scelta civica, abbia deciso di correre in loro soccorso. E, come al solito, l’ha fatto creando i presupposti per spremere le tasche dei cittadini non appena la Camera dei deputati approverà questa legge. Saranno loro, i cittadini, che pagheranno per le cattive gestioni delle banche. Saranno i cittadini ad essere “prestatori di ultima istanza”.

In altri Paesi sono le banche centrali a farsi carico, letteralmente, delle insolvenze del sistema bancario ricorrendo alle ricapitalizzazioni. Negli USA, dopo la crisi finanziaria del 2008, è stata la FED ha salvare le banche americane, stampando moneta; analogamente in Gran Bretagna, la Bank of England ha comprato i titoli marci della banche inglesi. In genere, in un Paese, se una banca rischia il fallimento, è la Banca centrale di appartenenza che, grazie al potere di emettere valuta, ricapitalizza le perdite. Ma non in Europa. Nel Vecchio Continente a pagare, come già ricordato, saranno i cittadini.

I singoli Stati, infatti, hanno ceduto la propria sovranità monetaria alle banche centrali che, a loro volta, l’hanno ceduta alla Banca centrale europea (Bce). Ma sia le Banche centrali dei singoli Paesi, sia la Bce sono soggetti privati di proprietà di banche private. Per loro è molto più semplice, invece che far gravare questi debiti sui propri azionisti (le banche), scaricarli sulle spalle dei cittadini.

Per farlo, però, hanno bisogno dei politici di turno. I quali, vista l’enorme quantità di titoli di Stato che le banche acquistano trimestralmente per non far sembrare i conti dello Stato come sono realmente, dipendono dalle banche. È per questo che, non contenti dei miliardi di euro già concessi in aiuto delle banche, i  politici di turno, sia Bruxelles, sia a Roma, non hanno avuto niente da obiettare quando è stato loro chiesto (anzi praticamente imposto) di approvare e poi di recepire il regolamento UE 2014/59/UE  “Bank Recovery and Resolution Directive BRRD”, ovvero quello che regola “le azioni per il risarcimento del danno ai sensi del diritto nazionale”. Ed è per questo che nessun politico ha avuto niente da obiettare neanche quando la Commissione Europea ha sollecitato ad alcuni Paesi (Bulgaria, Francia, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica ceca, Romania e Svezia) l’attuazione della direttiva che impone ai cittadini di pagare i crediti delle banche. Una richiesta avanzata nei confronti di alcun Paesi e non di altri. Eppure, secondo i dati pubblicati dall’Eurostat, gli interventi di sostegno attuati da diversi governi dell’area dell’euro alle banche alla fine del 2013 ammontavano a quasi 250 miliardi in Germania, quasi 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e nei Paesi Bassi, poco più di 40 in Grecia. Perché nessuno ha sollecitato questo prelievo in Germania?

Di tutto questo, forse temendo che potesse ripetersi in Italia quello che è avvenuto a Cipro (dove, come già accennato, i cittadini, qualche anno fa, hanno preso d’assalto le banche!), il governatore della Banca d’Italia non ha parlato. Nella sua Relazione annuale, infatti, Visco si guarda bene dal fare cenno al possibile scippo che le banche italiane si preparano a ‘pilotare’ ai danni degli ignari correntisti (sebbene su questo problema avesse già presentato una nota a Marzo 2015). Né nessun altro ha pensato di spiegare ai cittadini italiani che, se il disegno di legge verrà convertito in legge, le banche ai limiti dell'insolvenza avranno gli strumenti e i poteri necessari per far pagare i propri debiti a i contribuenti: saranno i cittadini, come sempre, a farsi carico del fallimento delle banche. Lo faranno, magra consolazione,  “per salvaguardare la stabilità finanziaria”.


C. Alessandro Mauceri

 

Disegno di legge n. 1758, bail-in, regolamento UE 2014/59/UE, “Bank Recovery and Resolution Directive BRRD”,C.Alessandro Mauceri, banche, prelievi dai conti correnti

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