venerdì 28 aprile 2017

Anidride carbonica in costante aumento, grazie all'uomo...

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Sono condizioni che il pianeta non ha mai sperimentato prima.

Ok, almeno fino a 800.000 anni fa. Ottocento mila. Perché è li che possiamo fermarci con le "predizioni a ritroso".

Ma che sia mai o che siano ottocento mila non cambia niente.

Abbiamo concentrazioni di anidride carbonica a 410ppm, con tassi di aumento galoppanti.

La stampa scritta ne ha parlato? Il telegiornale ne ha parlato? I politici ne hanno parlato?

Forse non ci si rende conto di cosa questo significhi.  Significa che la terra e le condizioni di vita cosi come le conosciamo, presto non ci saranno piu'. Vita animale, vegetale ed anche umana. Tutto cambiera'.

Ci sara' piu' calore che resta intrappolato nella nostra atmosfera, piu' squilibri, piu' eventi estremi, piu' disastri climatici, piu' terre che scompaiono, piu' livelli oceanici fuori dalla norma.

La concentrazione di 410ppm e' stata misurata alle Hawaii,  presso l'ossservatorio Mauna Loa dal cosiddetto Keeling Curve, un programma gestito dallo Scripps Institution of Oceanography presso  l'Universita' di California a San Diego.

Solo un anno fa eravamo arrivati a 400 ppm.

Fino a pochi anni fa si parlava di contenere gli aumenti a 350ppm.

E invece guarda.

I cambiamenti continuano, e anzi, accelerano pure.

Addirittura, questo livello di 410ppm e' stato raggiunto prima ancora dell'estate, quando di solito il valori sono piu' alti. Cioe', la quantita' di anidride carbonica aumentera' ancora nei mesi a venire.

Interessante che invece di correre ai ripari, non facciamo niente.

Si, c'e' un presidente USA negazionista che si e' circondato di negazionisti e che invece di pensare a come risolvere *il problema che definisce questa generazione* e cioe' i cambiamenti climatici, dice che occorre che l'uomo arrivi su Marte, entro il suo secondo mandato. 

Ma noialtri? Dov'e' la pressione che mettiamo ai nostri politici? Dove e' il nostro ardore? Dov'e' il  nostro scandalo?

La principale fonte di CO2 in atmosfera e' l'uso smisurato di petrolio, gas e carbone. 

Dovrebbe essere che parliamo di no trivelle tutti i santi giorni, e non solo perche' l'ENI e' corrotta, o perche' a Viggiano ci si ammala, ma perche' con questa folle corsa all'estrazioni delle fonti fossili stiamo distruggendo l'unico pianeta che abbiamo.

E dunque, con ogni trivella in piu', con ogni minuto che restiamo nella fossil fuel economy, ci stiamo avvelenando un pochino di piu' ogni giorno.

Come detto, mai prima d'ora, abbiamo avuto un'atmosfera cosi ricca di carbone.

Mai.

Una economia 100% rinnovabile e' possibile. Tutti i giorni raccontiamo qui storie virtuose di comunita' solarizzate, progressi nell'eolico, e del desiderio di cambiare lo status quo. Occorre
volerlo di piu', occorre protestare, occorre non avere paura di svergognare ENI e compari, occorre  volere che le nostre citta' divestano dalle fossili, occorre che il petrolio diventi un relitto del passato.

C'e' ne abbiamo uno solo di pianeti.

Occorre fare sul serio.
.

Maria Rita D'Orsogna *

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* Fisica e docente all’Università statale della California, cura diversi blog di informazione ambientale e scientifica
....................................
Commento di Claudio Martinotti Doria: "Non solo questi argomenti ormai sono stati rimossi dai palinsesti mediatici o relegati ad orari marginali per un pubblico minoritario, ma sono completamente rimossi da qualsiasi programma elettorale e dibattito politico. Del resto abbiamo dei politicanti ai massimi livelli planetari che pianificano guerre (persino disposti a ricorrere alle armi nucleari tattiche e cosiddette “sporche” cioè chimiche e biologiche) e quindi l’aumento degli inquinanti in atmosfera  come potrebbe mai interessare loro? Semmai sarebbero disposti con le loro scelte bellicistiche scellerate a provocarne un’impennata senza precedenti, riducendo ulteriormente le condizioni vitali complessive e la qualità della vita umana sul nostro pianeta. Credo che il delirio di onnipotenza renda leggermente demenziali i processi psichici decisionali dei detentori del potere, sottovalutandone le ripercussioni a causa di dissonanze cognitive che vengono risolte rafforzando in maniera autoreferenziale la propria autostima, assumendo un atteggiamento dogmatico di presunta infallibilità. Da incubo...."


martedì 25 aprile 2017

Siria - Terra per giochi di guerra e terra di conquista


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Che l’obiettivo politico militare strategico in Siria fosse la destituzione del presidente eletto Bashar al-Assad (da tutta i media mainstream definito con l’abusato stereotipo di “dittatore sanguinario”, pur in assenza di prove), in quanto di ostacolo alle mire della coalizione occidentale (leggasi soprattutto USA), credo fosse evidente a tutti, anche agli osservatori più disattenti e disimpegnati. Meno evidente ma intuibile anche il fatto che i paesi limitrofi, oltre agli USA ed i loro partner primari, volessero spartirsi il paese, per assicurarsi la realizzazione dei business pianificati da tempo (come le pipeline), cui Assad si opponeva, oltre a creare reciproche zone e sfere di influenza, per poter collocare proprie basi militari in contrapposizione a quelle russe già esistenti.

L’intervento militare russo del 2015 a supporto dell’esercito siriano governativo e su richiesta del presidente legittimo Assad, aveva spiazzato questi piani di spartizione della Siria, creando scompiglio nell’eterogenea ed invasiva coalizione straniera, che vorrei rammentare essere presente illegittimamente nel paese, con l’alibi della lotta al terrorismo (gli unici autorizzati dal governo legittimo sono i russi), mentre in realtà il terrorismo lo aveva precedentemente e tutt’ora finanziato e sostenuto in chiave anti-siriana. 

In una situazione così complessa e falsificata, forse è più opportuno lasciare la parola a veri esperti, cioè a specialisti del settore militare, come quelli che curano il sito istituzionale di cultura e divulgazione militare DIFESA ONLINE, che è il più qualificato e conosciuto e non può certo essere tacciato di faziosità. Dall’articolo recentissimo che vi propongo risulta evidente la conferma di quanto vi ho riferito in premessa, senza nascondimenti.  Vedi: http://www.difesaonline.it/geopolitica/tempi-venturi/truppe-giordane-e-usa-nel-sud-della-siria-prove-di-spartizione-del-paese 

Quello che i media mainstream propinano costantemente sono una marea di menzogne orchestrate per manipolare l’opinione pubblica, ciò che motiva gli interventi militari oltre alle strategie geopolitiche è sempre e solo il business, ed i “dittatori sanguinari” si devono rimuovere solo se sono ostili al business ed agli interessi del più forte, altrimenti perdono la connotazione di “sanguinari” e diventano “moderati” o addirittura “illuminati”. 

Tra l’altro questi piani di spartizione della Siria risalgono a parecchi anni fa, ben prima che si creassero le condizioni per la deflagrazione della guerra civile nel paese (che di civile ha ben poco).

Claudio Martinotti Doria

lunedì 24 aprile 2017

7 maggio 2017, Douce France... avec Macron le dragueur des culos


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"Ha vinto il banchiere di Rothschild, hanno vinto, per ora, gli atlanto-euro-sionisti, i fautori della guerra, del turbo capitalismo, del neocolonialismo, del terrorismo. Ha vinto il Renzi francese. Ha vinto l’alleanza criminalità mafiosa-criminalità politica. Ha vinto Soros." (Fulvio Grimaldi)



Francia - Elezioni Presidenziali - Il ballottaggio tra Macron e Le Pen avrà luogo il giorno 7 maggio 2017.


E così in Francia si fronteggiano Macron, un globalista liberista, una Clinton in pantaloni, prodotto dalla grande finanza, filo-atlantico e continuatore delle politiche neocoloniali della Francia, e Marie Le Pen, espressione della destra sovranista e antiglobalista...Tutti si sono affrettati a dichiarare il loro voto al ballottaggio per Macron in nome dell'antifascismo. Anche tanta sinistra italiana che non vota in Francia. Meno male che Mélenchon non si è accodato al coro..e spero non cambi idea! Nessuna simpatia per la Le Pen, ma questa sinistra, così antilibersita che alla prima occasione non si esime dal votare i suoi esponenti anche più radicali come Macron, e che non sa stare a casa un attimo per riflettere un po' sulle sue disgrazie, non ha proprio nessun futuro. (Antonio Castronovi)

Articolo collegato: 

Emmanuel Macron è il perfetto prodotto di laboratorio dell’ideologia dominante: un tecnocrate, banchiere di sinistra, con idee più illuminate che illuministe, progressista, multiculturale, ecologista ma a favore della globalizzazione; pro-immigrazione, vuole più Europa, più “integrazione” cioè più potere a Bruxelles e in politica estera condivide le posizioni guerrafondaie sulla Siria ed è ostile alla Russia di Putin in perfetta sintonia con l’agenda atlantista.
Le sue idee politiche sembrano prese direttamente dai documenti dell’Open Society di George Soros; come il nome del suo Movimento (En March!) così incredibilmente uguale a Move.On, l’organizzazione di cui Soros è il principale finanziatore e che appoggia le politiche liberal dei candidati democratici negli Stati Uniti.
Attorno a Macron si è raccolto il gotha del potere finanziario, mediatico e industriale francese: in primis Pierre Bergé il grande industriale miliardario e filantropo definito non a caso il Soros di Francia; ma a torto perché Bergé è uno dei più straordinari interpreti del nostro tempo; l’uomo che ha amato Yves Saint Laurent trasformando il suo genio in industria.
Bergé è anche l’azionista di maggioranza di Le Monde (di cui detiene il 64% delle quote insieme a Pigasse l’altro banchiere enfant prodige della sinistra francese) e Nouvelle Observateur.
Nel team di Macron, ha un ruolo guida Bernard Mourad, l’uomo di Morgan Stanley in Francia e poi a capo del comparto media del colosso olandese Altice/Sfr che gestisce oltre 60 testate (quotidiani e periodici) tra cui Liberation, Le Figaro, L’Express, radio e tv come RMC e BFM; ruolo da cui si è dimesso per gestire la campagna elettorale.

domenica 23 aprile 2017

LAC dice no al foraggiamento di cinghiali in Liguria


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La LAC (Lega per l’abolizione della caccia) si schiera contro la Regione Liguria che, secondo l’associazione animalista, avrebbe aggirato il divieto statale di foraggiamento dei cinghiali.
“Foraggiare i cinghiali attualmente è un reato contravvenzionale, previsto dall’art. 7 della legge statale 221/2015, è punito con l’arresto da due a sei mesi oppure con un’ammenda alternativa (sempre irrogata dal tribunale) di importo da 516 a 2.065 euro.

Ma la cosa non sembra interessare al ‘regno autonomo’ dell’assessorato agricoltura della Regione Liguria, che con un decreto dirigenziale (n. 302 del 27 gennaio 2017), ossia il Piano regionale di abbattimento del cinghiale per l’anno 2017, prevede la possibilità per i cacciatori di effettuare i cosiddetti ‘foraggiamenti dissuasivi’; si tratta del rilascio autorizzato di quantità di un chilogrammo al giorno di granella di mais per ogni sito (oramai ce ne sono parecchie decine in ogni provincia ligure), purché a 500 metri di distanza dalle case e coltivi, nel periodo intercorrente tra il 1 aprile e il 30 settembre 2017” spiegano dalla LAC.

Il pretesto, definito “farlocco” dalla LAC, sarebbe quello di tenere lontano i cinghiali dalle produzioni agricole: “In realtà il foraggiamento in boschi e campagne è gestito dai cacciatori ‘cinghialisti’, sotto l’egida degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), ed ha il vero scopo di ‘fidelizzare’ i cinghiali nelle aree dove ciascuna squadra di cacciatori esercita in forma esclusiva le battute al cinghiale in un determinato comune o area. Si sta infatti diffondendo l’impiego di foraggiatori appesi agli alberi che rilasciano automaticamente il mais nei boschi, grazie all’ausilio di di un timer”.

“Il punto assai grave è che la Regione Liguria autorizza, con un proprio atto amministrativo, una pratica che in realtà una legge dello Stato vieta espressamente e qualifica come reato. Di fatto questi foraggiamenti costituiscono una risorsa alimentare aggiuntiva per la specie cinghiale, diminuendone la mortalità naturale. Ovviamente i prescritti 500 metri di distanza da case e coltivi, quand’anche effettivamente rispettati, non garantiscono per nulla che i cinghiali già foraggiati a mais non si avvicineranno mai più ad un orto. Un comportamento, quello della Regione Liguria, illogico e incoerente, viste le giuste critiche a chi alimenta illegalmente i cinghiali anche nelle aree urbane, oltre agli ipocriti proclami dell’Assessorato regionale sulla necessità di contenere la specie. Una sorta di tela di Penelope venatoria: fingere di voler diminuire i cinghiali, ma al tempo stesso blandire le squadre di cacciatori che, coi foraggiamenti, vogliono mantenere inalterate le possibilità di carniere anno dopo anno” concludono dalla Lega Abolizione Caccia.


Carlo Consiglio, Via Angelo Bassini 6, 00149 Roma, telefono 06/64690478, 392/9475797, fax 178/2259097, email consiglio.carlo@tiscali.itinfo@carloconsiglio.it, sito www.carloconsiglio.it

sabato 22 aprile 2017

Olocausto armeno e sionismo


Il 24 aprile 2017 ricorre il 102° anniversario del genocidio armeno, relativo a circa 1.500.000 cristiani armeni (cattolici e scismatici) sterminati dai Turchi. Di seguito  un articolo pubblicato  dal quotidiano israeliano “Haaretz”, relativo al ruolo che avrebbe avuto Theodor Herzl, padre del Sionismo, nella vicenda. 

Come Herzl liquidò gli armeni

Herzl sostenne il brutale sultano ottomano contro gli Armeni, credendo che questo inducesse il sultano a vendere la Palestina agli ebrei, di Rachel Elboim-Dror, Professoressa emerita di storia e cultura alla Hebrew University (“Haaretz” del 1/5/2015)

La questione armena ha interessato il movimento sionista sin da quando i turchi fecero un massacro di armeni alla metà degli anni 1890 – prima ancora del Primo Congresso Sionista. La strategia di Herzl si basava su un progetto di scambio: gli ebrei avrebbero pagato l’enorme debito dell’Impero Ottomano, e in cambio avrebbero ottenuto la Palestina e la possibilità di stabilirci uno stato ebraico, col consenso delle maggiori potenze. Herzl aveva cercato in ogni modo di persuadere il sultano Abdul Hamid II ad accettare, ma senza successo.

“Invece di offrire soldi al Sultano,” gli disse il suo agente diplomatico Philip Michael Nevlinski (che fece da consulente anche al sultano), “offrigli appoggio politico sulla questione armena e vedrai che accetterà la tua proposta, almeno in parte.” I paesi cristiani d’Europa avevano criticato l’assassinio dei cristiani armeni ad opera dei musulmani, comitati a sostegno degli armeni erano stati costituiti in vari paesi e l’Europa offriva anche rifugio ai leader della rivolta armena. Questa situazione rendeva assai difficile per la Turchia ottenere prestiti dalle banche europee.
Herzl seguì con entusiasmo il consiglio. Pensava fosse giusto tentare ogni strada per affrettare la nascita di uno stato ebraico. Acconsentì quindi a servire come strumento del Sultano e cercò di convincere i leader della rivolta armena che se si fossereo arresi al Sultano, questi avrebbe accolto alcune delle loro richieste. Herzl cercò anche di mostrare all’Occidente che la Turchia era anzi molto umana, che non aveva altra scelta che gestire in quel modo la rivolta armena, e che voleva la fine del conflitto e l’intesa politica. Dopo molti tentativi, il 17 maggio 1901 ebbe anche un incontro con il Sultano.

Il Sultano sperava che Herzl, giornalista famoso, sarebbe stato capace di mutare l’immagine negativa dell’Impero Ottomano. Quindi Herzl lanciò un’intensa campagna per soddisfare il desiderio del Sultano, presentando se stesso come un mediatore per la pace. Stabilì contatti ed ebbe incontri segreti con i ribelli armeni, nel tentativo di convincerli a cessare ogni violenza, ma i ribelli non si convinsero della sua sincerità e non credettero alle promesse del Sultano. Herzl tentò anche energicamente di usare per il suo disegno i canali diplomatici europei, che lui conosceva molto bene.
Come era nel suo carattere, non si consultò con altri leader del movimento sionista, e continuò ad agire in segreto. Tuttavia, occorrendogli un aiuto, scrisse a Max Nordau cercando di cooptarlo al suo progetto. Nordau rispose con un telegramma di una parola: “No”. Nella sua ansia di ottenere dai turchi la concessione della Palestina, Herzl dichiarò pubblicamente – quando l’annuale Congtresso Sionista era già iniziato – che il movimento sionista esprimeva la sua ammirazione e la sua gratitudine per il Sultano, sollevando le proteste di alcuni rappresentanti.

Il principale oppositore di Herzl su questa questione era Bernard Lazare, un intellettuale ebreo francese di sinstra, noto giornalista e critico letterario, che si era distinto nella battaglia contro il processo Dreyfus ed era un sostenitore della causa armena. Era così infuriato contro l’operato di Herzl che si dimise dal Comitato Sionista e abbandonò del tutto il movimento nel 1899. Lazare pubblicò una lettera aperta a Herzl in cui chiedeva: come è possibile che chi pretende di rappresentare un antico popolo la cui storia è scritta col sangue, offra una mano a degli assassini senza che nessun delegato del Congresso Sionista si levi a protestare?
Questo dramma che ha coinvolto Herzl – un leader che ha messo in secondo piano ogni considerazione umanitaria e si è posto al servizio del potere turco in nome dell’ideale di uno stato ebraico – è solo uno dei molti esempi di conflitto tra obiettivi politici e principi morali. Israele si è trovata più volte di fronte a simili tragici dilemmi, come dimostra la sua ormai annosa posizione di non riconoscre ufficialmente il genocidio armeno, così come da altre più recenti decisioni che riflettono la tensione esistente tra valori umanitari e considerazioni di realpolitik.



venerdì 21 aprile 2017

Outlet di Serravalle - Il mercato degli schiavi aperto tutti i giorni (feste comandate comprese)


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Le multinazionali hanno divorato la classe media


Ancora si discute il caso dell’outlet di Serravalle (Savona). Ancora c’è chi è pro o contro il lavoro domenicale e, in particolare, a Pasqua e a Santo Stefano.

Fermo restando che, ad esempio, nei ristoranti si lavora persino a Natale e a Capodanno, come negli ospedali e in moltissime altre attività, non c’è dubbio che, nelle feste, sia più grande il desiderio delle persone di restare con la propria famiglia.

McArthurGlen, la multinazionale proprietaria del più grande outlet d’Europa, dice che, in tempi di e-Commerce, è meglio favorire i clienti, visto che gli incassi, di domenica, possono superare quelli medi anche del 50 per cento. Non parliamo poi delle feste di Natale e Pasqua, quando pullulano turisti e famiglie (in riposo) che si aggirano desiderosi di acquistare!

Io credo, però, che sarebbe necessaria qualche altra riflessione. Ad esempio, che contratti hanno i lavoratori dell’outlet? Non saranno, per caso, pagati poco e tiranneggiati per la paura di perdere il posto?

Nell’attesa di sedare questi dubbi amletici (la cui risposta, però, in questi tempi, è quasi ovvia), si può fare un altro passo indietro.
I centri commerciali, gli outlet, le grandi catene, hanno costretto a chiudere definitivamente la maggior parte dei piccoli negozi.

A Savona, ad esempio, il centro commerciale Il Gabbiano ha eliminato moltissimi esercizi nelle vie adiacenti perché i piccoli commercianti non potevano sostenere la concorrenza di un tale colosso (avvedutezza politica che ne ha permesso l’ubicazione in piena città). Poi, sono venuti “Le Officine”, “Il Molo” a Vado Ligure ecc.

Come in qualunque altro settore, i piccoli imprenditori di una, due, tre persone, sono stati inghiottiti dalle multinazionali (anche quelle che vendono su internet, che commercializzano i prodotti cinesi, quelle che sfruttano senza pietà i lavoratori di tutti i continenti).
La nostra classe media, quella che popolava il paese costruendo benessere generalizzato, è stata decimata.

Al suo posto rimangono i pochi lavoratori dei centri commerciali.
Ora, i piccoli commercianti –quei rari sopravvissuti-, mentre affogano tra concorrenza insostenibile, tasse, debiti, mancate vendite, assurdi studi di settore, sono persino accusati di essere ladri ed evasori. È su di loro che si abbatte il discredito pubblico.
Il mondo è ogni giorno di più nelle mani di mostri globali che raccolgono enormi ricchezze mentre le persone comuni sono sempre più povere.

E mentre i sociologi dibattono soluzioni future nei talk, l’aumento dell’automazione toglierà altro lavoro agli umani.

Renata Rusca Zargar


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giovedì 20 aprile 2017

Geopolitica e genio militare - La Russia è lungimirante e pragmatica. Gli USA sono miopi e isterici


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Ecco  altre informazioni taciute dai media generalisti e riportate solo dagli specialisti, prendendo spunto dalla superbomba USA (definita dalle veline del Pentagono e da tutti i media mainstream “la madre di tutte le bombe non nucleari”, per enfatizzare la presunta superiorità bellica americana), recentemente sganciata in Afghanistan contro una rete di cunicoli sotterranei che paradossalmente erano stati costruiti con i finanziamenti della CIA quando sosteneva i combattenti locali. Ebbene, come riporta giustamente l’articolo sottostante, i russi ne possiedono una meno costosa e molto più efficace, ma i media mainstream pare non esserne informati, perché gli USA devono essere sempre descritti come i meglio dotati, superiori in tutto, cui subordinarsi obbedientemente per essere difesi.

In realtà  sono decine le armi, o meglio i sistemi d’arma, comprese le cosiddette “armi elettroniche” (Electronic warfare, EW), che le Forze Armate russe posseggono e che risultano molto più sofisticate, efficaci e potenti di quelle degli USA, per il semplice fatto che sono state concepite, progettate, ideate, rinnovate, costruite e collaudate negli ultimi dieci anni, grazie a precise scelte politico strategiche di Putin, non solo per far tornare in auge la Russia come grande potenza, ma perché aveva capito con largo anticipo quali sarebbero stati i rischi prossimi futuri, aveva previsto gli scenari che si sono ormai delineati e vi è arrivato preparato. 

Occorre riconoscere che gli ingegneri militari e l’industria bellica russa hanno fatto un ottimo lavoro. Al contrario gli USA che avevano il più potente esercito al mondo anche come dotazione e non solo dislocazione (oltre 700 basi militari nel mondo), avendo speso negli ultimi anni mediamente 700 miliardi di euro all’anno per le forze armate, posseggono una struttura talmente ciclopica che solo mantenerla in servizio attivo assorbe la maggior parte delle risorse, e rimane poco per il suo rinnovamento. 

Oltre a scelte molto discutibili ed assai onerose e che minano l’efficienza complessiva dell’intero apparato militare USA, che si sono accentuate dopo l’11 settembre, come dividere le competenze di intelligenze e sicurezza in ben 17 Agenzie Federali, spesso in competizione tra loro e poco coordinate, delegare molti servizi alle corporation paramilitari private (Private military company, Private Security Contractors (PSCs), Private Military Corporations, Private Military Firms, Military Service Providers), con altissimi oneri per la finanza pubblica e con il rischio assai elevato di perderne il controllo. Basti pensare che la Russia spende per le sue forze armate (compreso il rinnovamento dei mezzi) un decimo delle risorse degli USA, ma con risultati migliori. In questo caso si può affermare che ad arrivare ultimi si è avvantaggiati …

Per fornire qualche esempio concreto di questa altamente probabile superiorità militare russa (gli specialisti, tra cui quelli dell’intelligence USA, lo sanno molto bene), basterebbe citare il carro armato T-14 ARMATA, talmente all’avanguardia che è in grado di intercettare automaticamente i missili o qualsiasi proiettile che gli sia sparato contro ed è talmente ben corazzato da non essere possibile perforarlo (dovrebbero usare la “madre di tutte le bombe, peccato che costi 16 milioni di dollari!). Il caccia multiruolo di 5 generazione Sukhoi PAK FA T-50 dotato di tecnologia stealth, temuto dagli esperti del Pentagono perché sanno che il loro F-35 con tutti i difetti che sono emersi non è in grado di competere e prevalere, in compenso l’Italia entro i prossimi anni ne acquisterà parecchie decine, nonostante siano costosissimi ed onerosi nei costi di esercizio e soprattutto di manutenzione, ed i piloti non lo apprezzano affatto, conoscendone i difetti.

Inoltre si possono citare i missili anti-nave supersonici P-800 "Onyx" e i missili da crociera "Tsirkon", i sottomarini del progetto "Varshavyanka", silenziosi e praticamente invisibili, i sistemi missilistici antiaerei S-300 e S-400 che già oggi non hanno eguali e che saranno presto integrati dall'S-500 che avrà una gittata maggiore, cui si aggiungerà il sistema anti-missile e di difesa spaziale "Nudol". 

In poche parole la Russia si sta preparando a difendersi (non attaccare, che non avrebbe alcun senso) da qualsiasi aggressione americana e NATO, e pare che i nostri politicanti non siano molto aggiornati sulla reale situazione bellica in un eventuale confronto sul campo, essendo troppo abituati ad essere servi stolti ed utili idioti della leadership neocons americana.

Claudio Martinotti Doria

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