sabato 22 luglio 2017

National Health Federation esprime la sua contrarietà al decreto vaccinatorio della Lorenzin


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DALLA SVEZIA MANDANO UNA LETTERA AL PARLAMENTO ITALIANO CIRCA
L'INCOSTITUZIONALITÀ DEL DECRETO SUI VACCINI

Traduzione

"Questa è una lettera in forma di video-massaggio, diretta al governo
ITALIANO. Ci è giunta comunicazione che il governo italiano sta per
approvare una legge relativa a VACCINAZIONI OBBLIGATORIE per il proprio
popolo. Questa è una GRAVISSIMA VIOLAZIONE DELLE LEGGI DELLA COMUNITA'
EUROPEA.
Se voi, esponenti del governo, continuerete a legiferare in merito a
vaccinazioni obbligatorie, voi sarete perseguiti per questo e l'Italia sarà
SEVERAMENTE PUNITA dall'Unione Europea ed ESCLUSA COME PAESE MEMBRO DELLA UE.


La nostra è una delle tante organizzazioni di cittadini in vari Paesi, si
siamo uniti e costringeremo il governo italiano a FERMARE QUESTO DECRETO
CHE VIOLA IN MODO VIOLENTO LE LEGGI SUPERIORI e intenteremo AZIONI
GIURIDICHE contro OGNI GOVERNO DELL'UNIONE EUROPEA CHE CERCHI DI VOTARE LEGGI DEL GENERE, totalmente INCOSTITUZIONALI.


In Svezia abbiamo lottato duramente contro decreti che cercavano di imporre
vaccinazioni obbligatorie. In Svezia NON abbiamo vaccinazioni obbligatorie
Questa AGENDA VACCINALE è causata unicamente dal fatto che i GOVERNI
colludono con gli interessi DI AZIENDE COME la GLAXOSMITHKLINE.
In Svezia il nostro ministro della salute VIENE DALLA GLAXO così come il
vostro, il dottor RANIERI GUERRA, direttore generale del Ministero per il
dipartimento PREVENZIONE, ERA UN CEO DELLA fondazione GSK (massimo
dirigente).


Se non avete ancora SPAZZATO VIA la GLAXO e altre multinazionali che sono
accusate da informatori INTERNI di MOBBING CRIMINALE e di CORRUZIONE, è
arrivato adesso il MOMENTO DI FARLO.
I governi NON DEVONO FARE AFFARI, NON DEVONO COMPRARE STOCK DI VACCINI ED ALTRI PRODOTTI FARMACEUTICI da MULTINAZIONALI CHE INFRANGONO OGNI LEGGE DI CONTINUO...


E adesso il GOVERNO ITALIANO si accinge a VIOLARE LE LEGGI DELLA COMUNITA'
EUROPEA ED ALTRE LEGGI INTERNAZIONALI, GERARCHICAMENTE SUPERIORI ALLA SUA STESSA COSTITUZIONE?
 

Risultati immagini per cartello con tutti i trattati e i patti VIOLATI DAL DECRETO LORENZIN)

(appare cartello con tutti i trattati e i patti VIOLATI DAL DECRETO LORENZIN)

SAPETE CHE LA GLAXO ha subito una sanzione da TRE MILIARDI DI DOLLARI ed ha
ammesso di aver ORDITO LA PIU' GRANDE FRODE FARMACEUTICA DI TUTTI I TEMPI, CHE COINVOLGE ANCHE I BAMBINI?
E c'è di più: la GLAXO è stata sanzionata duramente per una sperimentazione
vaccinale che ha causato 14 MORTI DI BAMBINI

VI CHIEDO DI PENSARE E DI PENSARE DUE VOLTE!

Il mio nome è Sarah Boo e sono la presidente del National Health Federation
of Sweden e vi ringrazio per l'attenzione"

A TUTTI I CITTADINI DELL'UNIONE EUROPEA non date assenso ai piani di vaccinazioni obbligatorie
I GOVERNI NON HANNO ALCUN DIRITTO DI FORZARVI ALLA VACCINAZIONE, NE' DI FORZARVI A VACCINARE I VOSTRI FIGLI E SE LO FANNO, NON SONO ALTRO CHE REGIMI ANTI-DEMOCRATICI

FATE SAPERE LORO CHE SARANNO PERSEGUITI LEGALMENTE E CHE NON HANNO ALCUN DIRITTO DI INOCULARE VACCINI NEI VOSTRI FIGLI, SENZA IL VOSTRO CONSENSO

IL GOVERNO NON E' PROPRIETARIO DEI VOSTRI FIGLI
I VOSTRI FIGLI NON SONO PROPRIETA' DEI GOVERNI

INVITIAMO TUTTI I DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI
TUTTI GLI AVVOCATI
TUTTI I POLITICI
TUTTI GLI OPINION MAKERS A PRENDERE UNA RIGIDA POSIZIONE E AD UNIRSI PER DIFENDERE E COMBATTERE IN NOME DELLA LIBERTA' NELL'UNIONE EUROPEA

NOI NON CAPITOLEREMO DI FRONTE A GOVERNI CHE FANNO "PASTETTE" CON LA GLAXO, MULTINAZIONALE CHE ANNOVERA IL MAGGIOR NUMERO DI SANZIONI PER FRODE FARMACEUTICA AL MONDO IN OGNI TEMPO

NESSUNA INOCULAZIONE DI FARMACI CHE PREVEDONO RISCHI POTRA' MAI ESSERE OBBLIGATORIA

SEGNALATECI OGNI COSTRIZIONE VERRA' CONDOTTA A VOSTRO DANNO E NOI SAREMO ACCANTO A VOI NEI TRIBUNALI

SARA' IL PIU' GRANDE PROCESSO PUBBLICO DELLA STORIA!
Il Decreto sui Vaccini italiano (73 n/2017) è Incostituzionale e non è
necessario approvarlo. Prenderemo le azioni legali contro anti governi
democratici che stanno violando le leggi internazionali. Libertà Europa


www.freedomeurope.net---2000-Talets Vetenskap 3 thd Millenium scienza
www.2000tv.se

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National Health Federation
Sweden

www.thenhf.se
nhfsweden@gmail.com


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venerdì 21 luglio 2017

In memoria di Giovanni Franzoni, ex abate alternativo e teologo del dissenso...


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GIOVANNI FRANZONI  era stato Abate della Basilica di San Paolo fuori le Mora, nella capitolina via Ostiense - Il titolo di " abate " era corrispettivo a quello di un vescovo (e infatti Giovanni aveva partecipato in tale veste alle conferenze della C.E.I.) -

Più tardi aveva cominciato a mettere in discussione la struttura burocratica e sclerotizzata della " casta sacerdotale" venendo gradualmente emarginato, fino alla sospensione " a  d i v i n i s " . Da qui la costituzione della Comunità di San Paolo che raccoglieva  persone di diversissima provenienza, ma che in comune si riconoscevano in quelli che  allora erano definiti " cattolici del dissenso" (già qualche anno prima vi erano stati fenomeni simili a Firenze con la comunità dell' Isolotto di don Mazzi e a Parma, dove i fedeli avevano occupato la Cattedrale) -

Nei primi anni '70 Franzoni, insieme ad ex  confratelli  tra i quali ricordiamo FILIPPO GENTILONI, GIANNI NOVELLI , LUIGI SANDRI, GIULIO GIRARDI e ROSARIO MOCCIARO avevano dato vita alla rivista COM , che più tardi si fuse con NUOVI TEMPI , diretto dal pastore valdese GIORGIO GIRARDET assumendo così la testata di " COM/ Nuovi Tempi ", una rivista referente alla Teologia della Liberazione, prima che anni dopo, il nuovo titolo CONFRONTI diventasse (per usare un'espressione del docente marxista CLAUDIO MOFFA)" una succursale cristianeggiante di SHALOM ", mescolante sionismo di "sinistra " con buonismo veltroniano -
Buonista ma fin dove faceva ad essa comodo- 

Nel 1994 la prof. BIANCA SCARCIA AMORETTI, docente di Islamistica all'Università della Sapienza venne estromessa da CONFRONTI, con metodi, a dir poco "gesuitico-stalinisti", senza tanti complimenti, solo per essere stata " troppo filo-palestinese " - Alla faccia del "confronto" . E fu in quel periodo che la Bianca Scarcia Amoretti, insieme a CLAUDIO MOFFA, a COSTANZO PREVE, a FRANCO CARDINI, a DOMENICO LO SURDO ed altri sottoscrissero un documento in cui si rivendicava la LIBERTA' DI RICERCA STORICA sugli avvenimenti del XX Secolo (un po' come in Francia faranno ROGER GARAUDY e l'ABBé PIERRE, attirandosi i fulmini da destra e da manca ) -

GIOVANNI FRANZONI scrisse diversi libri di teologia, ma anche di antropologia culturale, di critica sociale - Alcuni editi dalla casa editrice di orientamento evangelico " Claudiana" , oltre a collaborare a diversi quotidiani , come IL MANIFESTO e piu' tardi LIBERAZIONE - Franzoni non era un marxista dogmatico, era estimatore di Pasolini e si confrontava anche con il Partito Radicale .

Ma l' ex abate non scriveva solo di politica - Giovanni Franzoni  aveva interessi filosofico- antropologici  al limite di un certo "esoterismo" - Nel 1987 aveva presentato " Il diavolo mio fratello" , dove rifacendosi ad un ' antica tradizione caucasica, alla fine dei tempi  il diavolo stesso verrà comunque salvato e con lui tutti gli "empi" - Un'analisi che non piacque né ai custodi dell'ortodossia marxista (...ci siamo ridotti a parlare del diavolo... stiamo scadendo... disse qualcuno in quel di Imperia...) e né a certi mussulmani intransigenti.

Ricordo che nella primavera del 1986 lo incontrai sul treno per Firenze. Sul "Manifesto " lessi la notizia della morte dello scrittore e antropologo romeno MIRCEA ELIADE (articolo scritto con una certa obiettività da quotidiano " gauchista" romano). Giovanni Franzoni mi disse di leggere sempre volentieri i libri dello scrittore deceduto, per quanto certa cultura ufficiale "progressista" lo considerasse "di destra" - Gli risposi che culturalmente piaceva anche a me, ma che non trattava mai problemi sociali (ero allora in Cassa Integrazione). Franzoni sorrise.

L' ultima volta lo vidi a Torino una decina di anni fa in una libreria del Gruppo "Abele",  mi riconobbe subito.

Ho saputo della sua morte (avvenuta il 13 luglio 2017) con una decina di giorni di ritardo.

Penso che dispiacerà a molti. E non solo a chi  si professa  "catto/comunista"  .....


GIANNI DONAUDI

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giovedì 20 luglio 2017

Italia, avanti con l’islamizzazione ed il ritorno al medioevo profondo…



La situazione internazionale (e le notizie sull’invasione programmata, che continua senza sosta) non promette bene… In tutta Europa, ma soprattutto in Italia, i musulmani aumentano e ci sono poche speranze che si integrino all’interno della comunità che li sta accogliendo. Non dimentichiamo infatti che la stragrande maggioranza dei “migranti”, anche se provenienti dall’Africa sub-sahariana, sono islamici. 
“Ma questi non sono profughi”, come disse Giobbe Covatta. Quando vediamo sbarcare questi giovanottoni con ‘sti fisici da lottatori, si capisce che l’Europa non ha capito niente della situazione in Africa, dove ci sono milioni di persone, donne e bambini, che non riuscirebbero ad affrontare una passeggiata di cento metri, tanto sono malridotte, figuriamoci una traversata. Senza contare che col costo di un imbarco, ci vivrebbero in mille per un mese. 
Stiamo facendo ponti d’oro a gente che non lo merita, spendendo ogni anno cifre astronomiche per accogliere questi finti “profughi”. Nel frattempo i cinesi, che sono più furbi, emigrano in Africa dove ci sono ampi spazi e grandi risorse. Ma capisco che certi discorsi è meglio non farli, son troppo politicamente scorretti, e soprattutto non fanno comodo agli interessi geo-politici ed economici di chi dirige i giochi e ci specula sopra.
Tutto ciò senza contare che la spinta verso la conversione all’islam, anche in Italia, si fa sempre più forte. La gente si converte perché si sente motivata. Le persone hanno bisogno di sentirsi protette all’interno di una comunità compatta con regole facilmente comprensibili. Lo stato e la religione cattolica sono ormai visti come enti corrotti, alieni e prevaricatori, che operano solo per spremere e burocratizzare sempre più la società. Tutto sommato le regole della sharia sono più semplici ed accettabili.
Andando avanti così vedo per l’Italia un futuro di staterelli semi autonomi, suddivisi in varie etnie e religioni. Ci saranno alcune città governate da uno pseudo stato centrale, altre città, dove esistono le basi NATO, saranno controllate direttamente dagli USA, poi ci saranno paesi e contrade in mano alle mafie, alle confraternite massoniche ed alle fratellanze etniche nere, gialle, etc. Insomma un ritorno al medioevo profondo. Quelli che saranno messi peggio sono i “laici” che sono invisi a chiunque.
Beh, ci sarà da divertirsi…

Paolo D’Arpini
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L'occhio di sion su Cipro - Accordo Grecia-Cipro-Israele ed i giacimenti di gas e petrolio nel mar Mediterraneo orientale


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L'occhio sionista su Cipro

Petrolio e gas, Turchia Grecia e Siria, Usa e Israele, Russia e Cina, rotte commerciali e strategiche. Con il recente accordo/asse politico-militare Grecia- Cipro -Israele è apparso subito chiaro l'anello debole della catena: Cipro.
Uno Stato indipendente situato in luogo strategico nel Mediterraneo orientale, diventato ancor più fulcro del confronto delle potenze regionali e mondiali dopo la scoperta di enormi giacimenti di gas e petrolio nelle acque di sua competenza (ma contese dalla Turchia e dalle Corporation del fossile).


Ma la situazione dell'isola non è per nulla stabile dall'invasione turca del 1974, che è ora divisa a metà tra occupatori turchi e ciprioti greci (e qui semplifico). Grecia e Turchia, entrambe nella NATO, su Cipro sono ai ferri corti da allora (ma anche su molti altri fronti). L'evoluzione delle condizioni politiche interne e internazionali portano ancor più oggi i due Paesi su fronti opposti: la scoperta dei nuovi giacimenti e la crisi siriana (o meglio l'aggressione imperialista alla Siria) hanno approfondito ulteriormente la loro storica contrapposizione.


Attorno ai giacimenti girano tutte le corporations mondiali del fossile: Exxon Mobil, Eni, Total, inglesi, olandesi, russi, cinesi.


Nelle acque dell'isola sono presenti le marine militari più potenti al mondo, nessuno escluso. Intere flotte, portaerei, sommergibili, incrociatori, aviazione, si stanno confrontando a distanza nella regione. In un fazzoletto di mare.

Una situazione talmente complessa e pericolosa, e sottaciuta, che meriterebbe un convegno dedicato.


 Radio3RAI ha dedicato alla questione mezz'ora del suo tempo in Radio3Mondo * spiegando poco o nulla di quanto sopra. Che non sono opinioni, ma fatti. Conduceva l'approssimata trasmissione la redattrice esteri Marina Lalovic, una sottospecie di Botteri in salsa serba. E se se ne cominciano ad occupare, di Cipro, i cantori di regime, vuol dire che qualcosa potrebbe o sta per accadere.


Jure Ellero



* Il podcast della trasmissione  è scaricabile dal link:
http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-630e174b-1351-4b04-96fa-b601cdc89924.html



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http://paolodarpini.blogspot.it/2017/07/israele-e-la-terza-guerra-mondiale-la.html

mercoledì 19 luglio 2017

Storia di vaccini, guappi e merdacce - Recensione cinematografica



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«Lei non è un uomo, ma una merdaccia».
La citazione è solo per ricordare il grande Paolo Villaggio scomparso recentemente. Le merdacce fantozziane però sono estremamente diffuse nel mondo odierno, più di quello che possiamo immaginare. Non passa giorno infatti senza che uno scandalo investa il mondo della scienza, della politica e della medicina.


Partendo dallo scandaloso Matteo Renzi che come premier invitò a Palazzo
Chigi i CEO delle più importanti case farmaceutiche del mondo, soprattutto
quelle legate ai vaccini come la Glaxo. Era il 7 ottobre 2014. Sempre lui
dalla sede della Glaxo dichiarava ai media che i medici che mettono in
discussione i vaccini devono essere radiati. Ha detto questo dalla sede
della più losca casa farmaceutica che sforna vaccini da mattina a sera, e
li sforna guarda caso nella Toscana la regione del pinocchietto…

L’anno seguente nel 2015 il direttore dell’AIFA Sergio Pecorelli fu
costretto a dimettersi per accuse pesanti su conflitti di interessi con
aziende farmaceutiche che producevano vaccini.
Pecorelli infatti riceveva contributi (cioè finanziamenti) da aziende come
la Sanofi-Pasteur, che casualmente produce sempre vaccini. Era pure
presidente della Healty Foundation e advisor per un fondo di investimenti e
venture capital (Principia Sgr) da 400 milioni di euro, di cui 40 sarebbero
stati investiti nell’industria dei biomedicali e dei farmaci.

L’ultimo in ordine cronologico investito dallo scandalo è l’illustrissimo
megadirettore galattico (con tanto di lampada in pelle umana) Walter
Ricciardi, il capo dell’Istituto Superiore di Sanità.
Ricciardi avrebbe gravi conflitti d’interesse che meritano un chiarimento e
un’interrogazione parlamentare, dicono giustamente alcuni senatori del Mdp.
Si parla di un finanziamento da parte della Merck la multinazionale
farmaceutica leader nel settore dei vaccini, al dipartimento di Igiene
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, diretta dal 2002 proprio
dal Ricciardi e dove l’esimio insegna.

La donazione di 600mila euro (anche se l’università dichiara 200mila)
finanzierebbe un posto da ordinario a chiamata diretta nel settore Igiene
generale e applicata della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Il nome del
beneficiario è già uscito: Stefania Boccia, professore al dipartimento di
igiene della Cattolica e segretario nazionale della SItl, la Società
Italiana di Igiene e Medicina Preventiva. Guarda caso la società che ha
partecipato alla stesura del Piano Vaccinale.
Molto interessante è venire a conoscenza che il dottor Walter Ricciardi,
consulente del Ministero per il decreto sui vaccini, che ha svolto con il
suo Iss un ruolo significativo nella predisposizione del Piano Nazionale
Vaccinale 2017-2019, sembrerebbe collegato con la ditta che produce vaccini…

Se confermato questo è un conflitto d’interessi gravissimo visto il
vergognoso, illiberale e incostituzionale decreto che stanno votando
proprio in queste ore al Senato.
Ricciardi è quello che ha pubblicamente ringraziato l’ordine di Treviso per
aver radiato - senza alcuna motivazione - uno dei più bravi medici
italiani, il dottor Roberto Gava. «Grazie, è il primo allontanato per il
suo comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini».
Aveva perfettamente ragione Ricciardi, perché dopo Gava è stato radiato il
dottor Dario Miedico. E ora le epurazioni andranno avanti senza tregua fino
a che la classa medica non avrà un rigurgito di dignità e moralità.

Quindi colui che critica senza mezzi termini il dottor Roberto Gava per
comportamenti non etici è quello che avrebbe collegamenti e intrallazzi con
le lobbies farmaceutiche. Ipocrisia e arroganza a livello patologico!

La tristissima situazione italiana è la seguente: i politici sono i
camerieri dei banchieri; l’economia è controllata e fagocitata dalla
finanza internazionale; la Scienza, quella basata sulle evidenze, è gestita
dalle corporation chimiche che decidono e impongono i protocolli
terapeutici; la salute pubblica è nelle mani di una ministra incapace di
parlare ma bravissima nello sfornare dati falsi; l’Istituto Superiore di
Sanità è diretto da un medico che collabora con i produttori di farmaci e
vaccini. Non male direi…

Forse era meglio per l’Italia intera se il dottor Ricciardi invece di fare
il medico avesse proseguito la carriera di attore iniziata negli anni
Sessanta con la serie televisiva “I ragazzi dello zio Tobia” e proseguita
poi negli anni Ottanta con ruoli di primo piano a fianco di attori
importanti. Nella sua filmografia vanno ricordati i film “Io sono mia”
(1978), “Il mammasantissima” e “Napoli... la camorra sfida e la città
risponde” (1979).

Infine, inquietante e alquanto profetico è il suo capolavoro del 1978
“L’ultimo guappo” con Mario Merola (vedere locandina film).
Il guappo significa camorrista ma ha più significati e per estensione
indica la persona sfrontata e arrogante.
Nella storia della cinematografia mai attore e titolo del film sono stati
più azzeccati.

Speriamo solo si tratti dell’ultimo “guappo”…

Marcello Pamio II - 12 luglio 2017
 

domenica 16 luglio 2017

Ipocrisia e retorica "buonista" sui migranti


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...vorrei esprimere una personale opinione sull’ondata di retorica e di sospetto pietismo con cui viene affrontato, specie nella sedicente “sinistra” il fenomeno dei “migranti” (ma perché “migranti” ? Migranti casomai sono gli uccelli migratori che si spostano secondo cicli naturali …).

Preciso che ho sempre militato nelle file dell’estrema “sinistra” (se questo termine ha ancora un significato, fatto su cui ho molti dubbi, ma questo è un altro discorso che ci porterebbe lontano …).
Sono lontanissimo da qualsiasi suggestione razzista, di superiorità dell’uomo bianco europeo o di missione dei popoli “civilizzati”.

Tuttavia trovo il pietismo nei confronti del fenomeno “migranti” caratterizzato da enormi dosi di ipocrisia e falsa retorica.

La prima causa dell’intensificarsi del fenomeno negli ultimi anni è certamente il contemporaneo intensificarsi di una serie di guerre scatenate dai paesi “civili” contro stati nuovi ed ex-coloniali, spesso su iniziative della “sinistra” (mentre la “destra” è stata in genere molto più prudente ed attenta) per presunti motivi “umanitari” e con formule del tipo: “responsabilità di difendere i civili” dai “regimi” e dai “dittatori” locali.

Queste motivazioni sono state alla base della distruzione della Libia ad opera della NATO (con l’aiuto dei jihadisti locali). Il risultato è stato che un paese che era, secondo le statistiche ufficiali dell’ONU, quello con il tenore e la qualità della vita più alto dell’Africa, ha visto la fuga di circa 2 milioni di Libici e di altri 2 milioni di Africani che lavoravano nel paese.

Ora la Libia, che prima funzionava da filtro per i lavoratori che si spostavano dall’Africa centrale, è diventato un buco nero dominato da milizie estremiste e scafisti che speculano sugli spostamenti di torme di disperati. Questi ultimi si spostano da paesi tuttora sottoposti a sfruttamento post-coloniale da parte dei vecchi padroni (ad esempio la Francia) che in realtà non hanno mai mollato l’osso e organizzano colpi di stato (come in Costa d’Avorio) se qualche presidente locale si mostra troppo indipendente. Oltre tutto uno dei motivi per cui fu fatto fuori Gheddafi era perché stava creando una Banca Africana per sottrarre il continente nero alle grinfie della grande finanza internazionale.
Altri paesi riottosi, come il Sudan, o la Somalia, sono stati fatti a pezzi e altri, come l’Eritrea, sono indicati come “stati canaglia” e sottoposti a sanzioni. Tutto questo alimenta spostamenti di popolazione e fenomeni di destabilizzazione.

Analogo discorso vale oggi per la Siria, sottoposta dal 2011 a sanzioni durissime e ad un attacco concentrico da parte dei paesi occidentali, alleati con le peggiori dittature confessionali (come l’Arabia Saudita) e bande di jihadisti sunniti fanatici. Sei milioni di Siriani hanno lasciato il paese, mentre altrettanti si sono dovuti spostare all’interno dalle zone occupate da Al Qaida e dallo Stato Islamico a quelle poste sotto la protezione dell’esercito. Si badi bene che prima del 2011 nessuno fuggiva dalla Siria o si spostava all’interno. Il paese era un modello di laicismo e tolleranza interreligiosa (Sunniti, Sciiti, Cristiani, Drusi, atei). Oggi la gente fugge, non dal “regime”, ma dalla guerra e dai terroristi fanatici diretti dall’esterno.

Discorsi analoghi possono farsi per l’Iraq, distrutto e fatto a pezzi dopo l’attacco anglo-americano del 2003 giustificato con la bugia delle “armi di distruzione di massa” e per l’Afghanistan invaso nel 2001 con la scusa della “guerra al terrore” e dove i combattimenti infuriano da 16 anni. Siriani, Afghani, Iracheni, Libici, Africani sub-sahariani formano almeno i due terzi dell’immigrazione complessiva.

E non dimentichiamo l’immigrazione dall’Est Europa, sottoposta alle delizie del capitalismo internazionale. Molti immigrati vengono dalla Romania che, ai tempi del tanto deprecato Ceausescu, conosceva una situazione di piena occupazione  e non aveva debito estero. Oggi la popolazione rumena è diminuita di vari milioni rispetto a quei tempi per l’emigrazione massiccia. Situazioni analoghe si hanno, ad esempio, per Ucraina e Moldavia, mentre la Bielorussia, dove il presunto “dittatore” Lukaschenko ha mantenuto molte delle vecchie istituzioni sovietiche, se la passa molto meglio.

Infine, come ultimo esempio, ricordiamo la sfortunata Jugoslavia: prima massacrata dal Fondo Monetario Internazionale cui i dirigenti “riformatori” post-Tito si erano incautamente affidati; poi travolta dagli odi interreligiosi ed interetnici opportunamente alimentai dall’esterno (il presidente musulmano della Bosnia, Itzebegovic, appoggiato dagli estremisti di Al Qaida, fu fatto passare per un “democratico”); infine bombardata e smembrata definitivamente dalla NATO (con la benedizione del nostro baffetto D’Alema).

Ma, anche se le ragioni dell’immigrazione clandestina, che cresce ogni giorno, fossero puramente economiche, avrebbe un senso la parola d’ordine: “facciamoli entrare tutti”?

Una parola d’ordine del genere può essere forse giustificata in bocca al Papa, visto che la Chiesa pratica il pietismo e la carità per motivi ideologici ed identitari, ma suona stonata e demagogica se pronunciata dai portavoce dell’ex-sinistra o addirittura da settori movimentisti dell’estrema “sinistra”. Sembra quasi che certi settori politici (come il PD, ma non solo), per far dimenticare il fatto di aver abbandonato tutti i loro programmi e le parole d’ordine più qualificanti, si affidino ad una demagogia umanitaria, di cui la difesa dei “migranti” è uno dei punti più caratteristici.

Nel mondo siamo ormai circa 7 miliardi. Ben oltre la metà della popolazione è povera o sull’orlo della povertà. Si può ragionevolmente risolvere il problema con emigrazioni di massa, di stampo biblico? Si può pensare che fenomeni del genere non abbiano effetti destabilizzanti e che possano risolvere il problema della povertà di massa?

E’ evidente che solo assicurando uno sviluppo adeguato dei paesi di provenienza, rinunciando a sfruttarli, a sottoporli al ricatto finanziario del debito, alle aggressioni militari se cercano di rendersi indipendenti, si potranno dare soluzioni al problema. Altrimenti molti degli ex-paesi coloniali faranno da soli, come ha fatto la Cina che è diventata la massima potenza mondiale di produzione di beni.

Intanto il fenomeno corrente non può non essere regolamentato, accettando solo quelle persone che richiedono realmente un asilo politico (ad esempio, so per esperienza diretta che molti ragazzi eritrei in cerca di fortuna ed avventura si fingono perseguitati per essere accolti) e, per quanto riguarda gli immigrati “economici”, accettare solo quelli che possano essere integrati con mutua soddisfazione, nostra e loro, evitando che siano ferocemente sfruttati in nero, o ridotti all’accattonaggio, alla prostituzione, o alla delinquenza. Si tratta di razionalizzare e sveltire tutte le procedure finalizzate a questa strategia.

Infine, non si possono non denunciare tutti quei settori che alimentano e si servono del fenomeno per propri fini, ammantandoli di bugie umanitarie. Schematicamente questi settori possono essere così indicati:
-alcuni settori capitalisti dei paesi sviluppati che si  servono dell’ondata immigratoria per abbassare i salari e le pretese dei lavoratori locali. In questa ottica vedo anche le dichiarazioni irresponsabili della Merkel di un paio di anni fa: “venite tutti”, fatte in un momento in cui l’economia tedesca era in ascesa ed aveva bisogno di braccia, salvo poi essere costretta a fare marcia indietro. In quest’ottica ritengo sbagliato liquidare alcune obiezioni della Lega o di alcuni governi europei (ad esempio, Ungheria) come pure manifestazioni di razzismo.
-alcuni settori capitalisti e finanziari statunitensi, o di altri paesi concorrenti della UE, che cercano di favorire il fenomeno in funzione destabilizzante della “concorrenza”. Questo tipo di azioni può avere anche risvolti di destabilizzazione politica e ricatto (vedi ad esempio i ricatti e le minacce della Turchia di Erdogan che si riserva di aprire i rubinetti dell’emigrazione).

-alcune ONG, opportunamente finanziate e manovrate da alcuni paesi, che alimentano il traffico di carne umana, mandando, ad esempio, le loro navi in prossimità delle coste libiche a prelevare orde di disperati con la complicità di milizie jihadiste e scafisti locali. Alcune di queste ONG vanno per la maggiore, come Amnesty International e “Save the Children”, notoriamente finanziate da istituzioni e finanzieri USA (come George Soros) e che si attengono strettamente alla politica statunitense in tutte le crisi internazionali. Medici senza Frontiere è invece più legata alla politica francese, com’è dimostrato dalla figura del suo carismatico ex-presidente Kourchner, divenuto poi Ministro degli Esteri di Sarkozy, e grande sponsor delle guerre in Jugoslavia e Libia. Esiste poi una galassia di ONG più piccole create appositamente per gestire questo nuovo commercio degli schiavi sotto sembianze solidaristiche. Tutte queste ONG, così come molte istituzioni legate all’accoglienza gestiscono una fiorente “industria dell’immigrato”.

Roma 14.07.2017                   Vincenzo Brandi


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Integrazione commento di Vincenzo Zamboni:

"La banalità del vivere che non conta più –  Ho avuto un via vai intensissimo di migranti su e giù per casa mia, per dieci anni (una amica definì questa casa "una piazza con i muri").
Di fatto, senza distinzione di nazionalità razza colore, sul banale presupposto di averli conosciuti per caso (anche se i pignoli sosterrebbero che "niente succede per caso"; ma il caso è solo l'ordine che non stavamo cercando, perlomeno coscientemente).
E' stato interessante, anche se talvolta un po' stressante.
Italiani, europei ed extraeuropei che si spostavano di qua e di là, in cerca di cose normalmente banali ma necessarie a tutti: un posto in cui vivere e un lavoro di cui vivere.
Una coppia di circostanze che banale oggi non è più, sono sempre più difficili da trovare.
Mentre uno stato che in questa epoca impoverisce i propri cittadini , spingendone parecchi nella miseria, ma finge di occuparsi di migranti extracontinentali per avere finanziamenti con cui pagare le proprie cooperative, però lascia il 40% dei giovani nella disoccupazione, nonostante l'avanzo primario annuale che gli serve per ingrassare i conti dei banchieri usurai ladri, falsi e bugiardi, che dettano legge pur mai eletti da nessuno.
Forse ora i governativi cominciano ad accorgersi che la rabbia furibonda dei cittadini si sta organizzando, e non sarà frenabile.
I governativi quanti metri quadrati di casa propria stanno mettendo a disposizione dei migranti e disoccupati italiani e stranieri, prima che qualcuno cominci a prenderla davvero male nei confronti della loro sterminata ipocrisia ?
Che diavolo fa questa gente il cui dovere è di amministrare, al meglio e a beneficio di tutti, i beni comuni invece di svenderli per finanziare progetti completamente folli ?
Il popolo è sempre meno disposto a sopportarli.
Anzi, il vorticar di attributi rotanti si diffonde sempre più intenso.
Quousque tandem, regimen, abutere patientia nostra ?"

venerdì 14 luglio 2017

Israele, alla conquista del mondo (a suon di bombe atomiche)


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“La potenza militare israeliana e i solidi agganci internazionali di cui gode Tel Aviv pongono lo Stato ebraico nelle condizioni di non aderire alla conferenza indetta dall’ONU per la creazione di una zona mediorientale libera da armi nucleari, cui invece l’Iran partecipa. Lo autorizzano a tenere “200 bombe atomiche pronte al lancio su Teheran”, come confidato dall’ex segretario di Stato Colin Powell al suo partner d’affari e grande finanziatore del Partito Democratico Jeffrey Leeds in una e-mail scovata e pubblicata dal sito DcLeaks; gli permettono di produrre plutonio in quantità sufficienti a sviluppare ogni anno dalle dieci alle quindici bombe dalla potenza analoga a quella sganciata dalle forze aeree statunitensi su Nagasaki; gli consentono di fabbricare trizio, un gas radioattivo utile per le armi nucleari di nuova generazione come le mini-nukes impiegabili negli scenari bellici più ristretti, come ad esempio Gaza, o come gli ordigni neutronici, adoperabili in conflitti alle porte di casa perché capaci, grazie all’emissione di neutroni veloci, di garantire un elevatissimo grado di letalità, pur provocando un contenuto livello di contaminazione radioattiva.

Le indiscusse competenze tecnologiche acquisite nel corso dei decenni pongono l’industria bellica israeliana – che annoverà società di grande prestigio come la Elbit Systems, la Israel Aerospace Industries, la Israel Military Industries e la Rafael – nelle condizioni di ritagliarsi un ruolo di primissimo piano nel mercato mondiale delle armi. Composta da un misto di società sia private che statali, l’industria bellica israeliana assorbe oltre 50.000 impiegati e beneficia del rapporto di osmosi con colossi del complesso militar-industriale USA come la Lockheed Martin, che gli permette di riprodursi in maniera allargata, inserendosi sempre più addentro al sistema militar-tecnologico mondiale.

La forza di questo sistema ha consentito a Israele di accreditarsi nel 2012 come sesto esportatore di armi a livello mondiale, scavalcando colossi come la Cina e l’Italia.”

Da Israele. Geopolitica di una piccola, grande potenza di Giacomo Gabellini, Arianna Editrice, pp. 84-85



“Il clamoroso, enorme vantaggio competitivo accumulato dall’economia di guerra israeliana, in termini di ideazione, sviluppo e commercializzazione di dottrine tecnologiche militari, è perciò il risultato di un sistema radicato e istituzionalizzato di dominio, controllo e oppressione dei Palestinesi. Le aziende militari israeliane possono vantare una lunga esperienza nelle operazioni di contro-insurrezione, nella “lotta al terrorismo” e nella repressione delle manifestazioni, e di avere ideato, testato e perfezionato i propri prodotti sul campo di battaglia. Pertanto, i progressi delle esportazioni di armi sono legati alla crescente sofisticazione dei diversi tipi di produzione militare. Ogni operazione bellica funge sia da banco di prova per le nuove tecnologie militari, sia da vetrina per promuovere le vendite all’estero, rafforzando l’industria degli armamenti che, a sua volta, svolge un ruolo di primo piano nel sistema produttivo israeliano.”

Da Gaza e l’industria israeliana della violenza di Enrico Bartolomei, Diana Carminati e Alfredo Tradardi, Derive/Approdi, p. 192








giovedì 13 luglio 2017

Eataly sanguinolenta - Oscar Farinetti, il carnivoro, fischiato a Milano...


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L'11 luglio 2017,  a Milano, in tarda serata, cittadini e turisti hanno avuto la sorpresa di un blitz animalista "live". Attivisti del movimento Iene Vegane si sono schierati dapprima all'interno e poi all'esterno del food store Eataly Smeraldo ex teatro trasformato in tempio esclusivo di cibo prevalentemente di origine animale dall'imprenditore Oscar Farinetti.

Gli animalisti si sono esibiti con cartelli di colore rosso sangue di condanna nei confronti delle enormi quantità di carne, insaccati, pesci e formaggi esposti e proposti raccontando le ragioni della scelta vegan e denunciando il dolore della prigionia, degli allevamenti e dei mattatoi per un numero infinito di molti viventi.

Una nota del Movimento riferisce: "Un avvilente scempio animale proposto ai clienti che vengono incoraggiati a consumare prodotti di origine animale; se ne cibano in mezzo ad arti di maiale appesi allontanando dalla mente e dal cuore la consapevolezza di tante vite usate, sfruttate e giustiziate per il gusto di un pasto. Chiediamo a Farinetti, che si autocompiace di essere un imprenditore illuminato e peraltro insignito nel 2012 di un premio per l'alimentazione per aver dimostrato di saper coniugare attività imprenditoriale ed attenzione verso l'ambiente ed il sociale, di dimostrare la sua sensibilità ambientale promuovendo i cibi di origine 100% vegetale a favore di quelli di origine animale, che impattano gravemente sull'ambiente e sulla salute dei consumatori".

Oscar Farinetti, il patron di Eataly, già “colpevole” di avere trasformato uno storico teatro milanese, luogo di cultura che ospitò sul suo palcoscenico anche Bob Dylan e Ray Charles, si è ultimamente contraddistinto per cinismo e indifferenza nei confronti della sofferenza degli animali nel corso di un'intervista rilasciata in un programma Rai sugli allevamenti intensivi mentre la conduttrice gli poneva il problema della sofferenza degli animali al mattatoio. Il luogo di cultura caro ai milanesi è ora il triste palcoscenico di tutta la sofferenza legata allo sfruttamento degli animali e della loro morte.

Silvia Premoli

VEGANOK Animal Press
mob 328 0440 635
animalpress@veganok.com 
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VIDEO: https://youtu.be/UoKBEeRnk6k

mercoledì 12 luglio 2017

Vaccini a buon mercato a Palazzo Madama


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L'11 luglio 2017 via libera dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato al decreto vaccini (su cui il Governo sarebbe intenzionato a porre  la fiducia, soprattutto in caso di richiesta di "voto segreto" da parte della Lega). Oggi l'approdo in Aula a Palazzo Madama. Durante la seduta notturna la Commissione ha approvato, tra gli altri, l'emendamento che prevede l'istituzione dell'Anagrafe Vaccinale Nazionale, che registrerà la situazione vaccinale degli italiani, e un emendamento che prevede vaccinazioni anche per operatori sanitari, sociosanitari e scolastici. Su quest'ultimo si attende, però, il parere della Commissione Bilancio che arriverà  prima dell'approdo in Aula.


Sono queste le novità principali del testo che prevede l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola.

Tra le modifiche apportate dal passaggio in Commissione a Palazzo Madama, la principale riguarda la riduzione delle vaccinazioni obbligatorie, passate da 12 a 10, ovvero: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella. A queste, poi, se ne aggiungono altre 4 "consigliate" attivamente dalle Asl: anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus.

Diminuite, inoltre, le sanzioni ai genitori che non vaccinano e tolto il riferimento al rischio della perdita di patria potestà. Tra gli
emendamenti approvati nei giorni scorsi, uno prevede la possibilità, per i medici, di somministrare i vaccini in farmacia.

Cristina Bassi

lunedì 10 luglio 2017

Terremotati per sempre... e le doti di preveggenza dei nostri governanti


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Continuo a leggere  messaggi disperati di terremotati  di varie parti del Centro Italia, che si trovano ancora in tenda,  mentre le promesse di rapide soluzioni  rimbalzano governo dopo governo. Il pallonaro renzie, all'epoca del sisma di agosto ed ottobre dello scorso anno,  aveva detto   "i terremotati sono nei miei pensieri", ma passata la mano a Gentiloni i pensieri si sono fatti sempre più oscuri, ed a parte le incursioni  delle camicie gialle impegnate a farsi fotografare con la scopa in mano nei luoghi disastrati, le soluzioni celeri sono di là da venire. Sempre colpa -ovviamente- dell'Europa, una buona scusa per mascherare l'incapacità operativa.  
Ricordo però che nel 2012, ai tempi del governo Monti, furbescamente una soluzione preveggente fu trovata. La trovò l'allora ministro  Clini,  con  l'escamotage di  affrancare lo stato dalle sue responsabilità con  l’assicurazione obbligatoria sugli immobili.
Ovvio, gli immobili sono a rischio terremoti alluvioni incendi etc. e lo stato non può permettersi di accollarsi i danni civili per cui il cittadino deve arrangiarsi, “prevenire” il danno -si dice- ed assicurarsi su tutti i malanni  che incombono sulle proprietà. Quella mossa di Clini   ha consentito il lavaggio delle mani dei governi successivi.
I professori avevano previsto tutto... infatti perché li chiamano professori? Perché rispetto ai comuni “politici ignoranti” hanno il pregio di aver studiato e sanno come  spremere  il popolino, facendo pagare  tasse anche sulle case diroccate.
Questo mi fa venire in mente - ad esempio - la precedente invenzione professorale, quella dell’IMU (Imposizione Povertà Unificata), cioè l'imposta sull'abitazione dei privati (poiché gli enti e le fondazioni -come le banche- ne sono esenti). L'IMU e l'ICI  in realtà furono  una invenzione dell’impero britannico. L’imposta sulle abitazioni vide la luce nell’800 nei possedimenti indiani della corona. Allorché un “furbo” vicere pensò bene di tassare le case degli indigeni. La cosa sembrò tanto irreale e “persino” infernale ai poveri indiani che essi, anticipando la nonviolenza gandhiana, si inventarono una forma di protesta passiva: "la morte in vita", si chiamava. Ovvero tutti si astennero dallo svolgere qualsiasi attività di ogni genere, non solo l’astensione dal lavoro ma anche quella dal cibo, dal lavarsi, etc. etc. Ognuno si piazzò fuori della porta di casa e si accoccolò in attesa della morte. Una protesta siffatta gli inglesi non l’avevano mai vista. Magari una rivolta, che so, un attentato, una parolaccia, un mugugno… ma che uno si lasciasse morire per una tassa... non era mai capitato.
Ma tornando ai nostri governanti si intuisce che   - malgrado la loro furbizia  -  non  hanno lo scopo  di pareggiare il bilancio dello stato o di arricchire la nazione. No, quello scopo potrebbe essere ottenuto in modo immediato e semplice, togliendo alle banche private centrali il diritto di emissione monetaria (al posto dello Stato). Invero  lo scopo coercitivo dei tassatori   è quello di indebolire sempre più il nerbo della creatività italica e di aumentare il debito pubblico (con spese inutili e forsennate: nuove costose armi, prebende ai politici, etc.).
Certo, ci sono gli imprevisti, le inondazioni, i terremoti, ma queste cose succedono una tantum mica ogni anno con regolarità.  Nel frattempo però, le famiglie italiane, con la diminuzione del numero dei figli, magari si ritrovano con tre case, una nel paesello dei nonni, una nella città dei genitori ed un’altra in cui si vive con la propria famiglia. Queste case restano lì un po’ per ricordo e per rispetto degli avi, un po’ perché ci si va in pellegrinaggio due o tre volte all’anno od anche in vacanza e magari si spera che un giorno potranno essere d’uso a quel figlio od a quella figlia ancora studenti.
Cosa succede con l’IMU? Improvvisamente quelle case diventano un peso, ogni anno bisogna pagare una tangente  per poterle conservare e la tangente è esosa, molto esosa. Allora si cerca di correre ai ripari e si mettono in vendita le case avite che non vengono più usate continuativamente.  Ogni italiano mette in vendita una o due case e il mercato crolla. I prezzi delle abitazioni vanno a stracci, ed in alcun modo  si riesce a venderle, per via dello sbilanciamento di richiesta-offerta.
Lo vedo qui a Treia. Quando arrivai dieci anni fa c’erano sì dei cartelli vendesi in giro ma non molti, le case in vendita erano quelle di chi per un motivo o per l’altro aveva lasciato il centro storico per andare a vivere nelle  frazioni o -causa trasferimento di lavoro- in altri luoghi. Con l’avvento dell’IMU i cartelli si sono moltiplicati e sono scomparsi gli acquirenti.
Infatti  chi è disposto ad acquista una tassa? Chi vorrebbe pagare per ottenere un bene che comporta di dover pagare ulteriormente ogni anno una tassa? E non si tratta solo di IMU. Per avere una casa agibile devi pagare l’imposta sui rifiuti anche se non la abiti, devi pagare l’acqua, devi pagare l’elettricità, devi pagare il gas, devi pagare altre innumerevoli piccole e grandi gabelle che su di essa gravano. Oppure devi abbandonarla completamente, cioè rinunciare all’uso, tagliare tutte le utenze e renderla di fatto inagibile. Ma anche questo non ti salva dalle responsabilità civili in caso di terremoti, alluvioni, etc.,  da qui la bella pensata del Clini sull’assicurazione obbligatoria.
Alla fine se sei un privato meno hai meglio stai.
La casa ti è stata pignorata? Ne occupi una abusivamente o vai sotto i ponti. Il cibo manca? Provvederà la Caritas. Sul ponte sventola bandiera bianca? Ci penserà Grillo con il reddito di cittadinanza! Sei proprio ridotto al minimo? Per fortuna la mafia c’è ed una mano è sempre disposta a dartela, in cambio di piccoli servigi….

Paolo D’Arpini


domenica 9 luglio 2017

ONU - Nonostante i boicottaggi dei grandi si approva il trattato per la messa al bando delle armi nucleari

"All’appello dei 122 voti a favore, (1 astensione e 1 contrario) è mancata anche l’Italia, e altri paesi che hanno deciso di isolare il trattato ostacolato dalle altre 9 potenze nucleari (le cinque riconosciute dal Trattato di non proliferazione del 1968, Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina, oltre alle quattro non ufficiali: India, Pakistan, Israele e Corea del Nord. Dunque, tutti i paesi che hanno un arsenale nucleare o lo stanno sviluppando non hanno partecipato ai lavori, come i loro alleati)." (Rossana) 


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Nonostante i boicottaggi dei grandi si approva il trattato per la messa al bando delle armi nucleari

La conferenza che si è aperta a Marzo al Palazzo di Vetro rischiava di rivelarsi un flop dato il boicottaggio dei paesi nucleari. Invece, oggi è stato approvato lo storico trattato di disarmo multilaterale da 2/3 delle nazioni ONU. Adesso inizia il processo di adesione e ratificazione.

Il 7 luglio potrebbe diventare una data storica: al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, 122 paesi hanno approvato il trattato che proibisce il possesso di armi nucleari nel mondo. I paesi che posseggono queste armi di distruzione di massa, tra cui gli USA, Francia, Gran Bretagna e alcuni loro alleati (tra cui l’Italia), non hanno neanche partecipato ai lavori della conferenza,  che però ha comunque portato a questa storica firma ben due terzi dei paesi dell’ONU.

I negoziati per la messa al bando degli arsenali nucleari erano andati avanti per alcuni mesi senza suscitare entusiasmi. Si erano aperti il 27 Marzo all’ONU in un’atmosfera di scetticismo. Il discorso tenuto da Elayne Whyte Gómez, rappresentante permanente del Costa Rica alle Nazioni Unite, che aveva presieduto la seduta, era stato ascoltato solo da pochissime (e apparentemente disinteressate) persone. I paesi che posseggono armi nucleari, come appunto Stati Uniti, Francia, Regno Unito, India, Israele, avevano affermato la loro intenzione di non partecipare ai lavori di questo trattato di non proliferazione. E gli ambasciatori dei paesi non partecipanti alla conferenza, guidati dall’ambasciatrice degli Stati Uniti Nikki Haley, avevano ribadito le loro riserve e i motivi del loro boicottaggio alla conferenza. Haley aveva dichiarato che sarebbe “irrealistico” pensare che con quel trattato tra paesi di buona volontà si potrebbe contenere paesi come la Nord Corea, che invece continuerebbero la loro corsa nucleare.

Si pensava, dunque, che i negoziati fossero destinati al fallimento. Eppure, oggi, l’Ambasciatrice White Gómez, in una conferenza stampa ha annunciato l’adozione del trattato storico che proibisce l’uso delle armi nucleari. Con occhi lucidi e pieni di emozione ha affermato che 122 nazioni (ovvero 2/3 delle nazioni ONU) hanno firmato il trattato giuridicamente vincolante.  “Siamo emozionati perché rispondiamo alle speranze e ai sogni delle generazioni presenti e future”, ha detto l’ambasciatrice White Gómez. Le armi nucleari, infatti, erano le uniche di distruzione di massa che finora non avevano un apposito documento che le vietasse. Il Portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, a nome di Antonio Guterres ha dichiarato che il  “il trattato rappresenta un passo importante e un contributo all’aspirazione comune di un mondo senza armi nucleari”.

All’appello dei 122 voti a favore, (1 astensione e 1 contrario) è mancata anche l’Italia, e altri paesi che hanno deciso di isolare il trattato ostacolato dalle altre 9 potenze nucleari (le cinque riconosciute dal Trattato di non proliferazione del 1968, Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina, oltre alle quattro non ufficiali: India, Pakistan, Israele e Corea del Nord. Dunque, tutti i paesi che hanno un arsenale nucleare o lo stanno sviluppando non hanno partecipato ai lavori, come i loro alleati).

L’ambasciatrice statunitense Nikki Haley, l’ambasciatore britannico Matthew Rycroft e l’ambasciatore francese Francois Delattre, hanno espresso in una dichiarazione congiunta che i loro paesi “non intendono firmare, ratificare o mai diventare parte” del trattato. “La Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti non hanno partecipato alla negoziazione del trattato sul divieto delle armi nucleari. Non intendiamo firmare, ratificare o mai far parte di esso”, afferma la loro dichiarazione. “Questa iniziativa chiaramente ignora le realtà della sicurezza internazionale. L’adesione al trattato è incompatibile con la politica di deterrenza nucleare, che è stata essenziale per mantenere la pace in Europa e nel Nord Asia per oltre 70 anni”. Tuttavia, i tre paesi, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, hanno ribadito il loro costante impegno al Trattato sulla Non Proliferazione delle Armi Nucleari (NPT) e al lavoro verso il disarmo nucleare.

Il cuore del trattato è nell’articolo 1 che stabilisce chiaramente che è vietato sviluppare, testare, produrre, acquisire, possedere ma anche trasferire o ricevere il trasferimento, consentire la dislocazione di armi nucleari e altri dispositivi esplosivi nucleari. Inoltre, proibisce di “incoraggiare, indurre, assistere o ricevere assistenza per una qualsiasi delle suddette attività”. L’articolo aggiunge anche che la “minaccia d’uso” è proibita, raccogliendo così molte delle istanze della società civile internazionale. Altro punto determinante è nell’articolo 4 dedicato all’impegno “verso la totale eliminazione delle armi nucleari”. Questo articolo è stato volutamente tenuto aperto affinché le nazioni che possiedono armi nucleari, e che non hanno partecipato al trattato, possano aderire e adottare misure a loro discrezione.

Il documento, poi, garantisce una assistenza alle vittime dell’uso di armi o della sperimentazione atomica, sancisce la necessità di bonifica ambientale (articolo 6). Bonnie Docherty,  Senior Clinical Instructor presso la Clinica Internazionale dei Diritti Umani di Harvard e Senior Researcher della Divisione Arms di Human Rights Watch, ha comunicato che il pacchetto di disposizioni che proteggono le vittime delle armi nucleari nel diritto umanitario internazionale e affronti l’impatto del nucleare armi sull’ambiente sono  per la prima volta stati inclusi in un trattato di questo genere.

La dichiarazione degli USA, dell’Inghilterra e della Francia si oppone espressamente all’articolo 1. In risposta alle domande sulla dichiarazione congiunta, l’ambasciatrice Whyte Gómez ha ricordato che quando il Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (NPT) è stato adottato quasi 50 anni9 fa, non ha goduto in un primo momento di un gran numero di adesioni. Avviato per la firma nel 1968, il Trattato è entrato in vigore nel 1970. Nel 1995, il trattato è stato esteso indefinitamente. Un totale di 191 Stati hanno aderito al Trattato, compresi i cinque Stati dell’Area nucleare che sono i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti. All’inizio, era inimmaginabile che questi Stati sarebbero stati parti del TNP, ha notato. “Ma il mondo cambia e le circostanze cambiano”.

Oltre a ciò, Beatrice Fihn, direttore esecutivo dell’ICAN, aveva dichiarato in una conferenza stampa tenuta il giorno prima, che questo trattato fornisce il quadro per eliminare il prestigio e lo stigma sulle armi nucleari per gli Stati membri armati nucleari. Fihn ha spiegato ai giornalisti corrispondenti dall’ONU che “questo è un grande momento per la campagna perché questo documento crea un percorso per l’adesione di altri paesi. Gli Stati di armi nucleari si uniranno al trattato quando è nel loro interesse, ma almeno ora avranno il quadro per farlo”.  Il 7 luglio 2017,  una volta firmato il trattato, ha riaffermato la sua convinzione che altri Stati aderiranno al trattato. L’asserzione è stata in seguito alla domanda della giornalista del giornale Giapponese Nikke, su come fosse stato possibile che il Giappone, l’unica nazione afflitta da un attacco nucleare diretto, non avesse firmato il trattato.

Ci sono state, indubbiamente, pressioni da parte degli stati nucleari che hanno determinato la non partecipazione di molte nazioni. In un documento del 17 ottobre, gli Stati Uniti hanno avvisato altri membri della NATO che gli sforzi per negoziare un trattato che vieta armi nucleari o vuole delegittimizzare la deterrenza nucleare “sono fondamentalmente in contrasto con le politiche fondamentali della NATO sulla deterrenza”. Nozipho Mxakato-Diseko, ambasciatrice del Sud Africa, ha confermato che ci sono state pressioni, ma anche che le nazioni presenti alla discussione sono riuscite a superarle. Parole d’incoraggiamento ma difficili a credere visto che nazioni come l’Olanda e il Giappone, che avevano partecipato alle discussioni, si sono poi dovuti astenere al momento del voto.

La firma del trattato coincide con l’escalation di tensioni tra USA e Corea del Nord. Il lancio di missili intercontinentali che potrebbero arrivare fino in Alaska, sottopone il mondo a una nuova minaccia nucleare. Ora, però, inizia il percorso (sicuramente tumultuoso) di ratifica e entrata in vigore.


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http://www.lavocedinewyork.com/onu/2017/07/07/sorpresa-allonu-approvato-il-trattato-sul-bando-alle-armi-nucleari/