mercoledì 14 giugno 2017

..."lo nero periglio che vien dallo mare"... ed il coraggio di dire "basta!"


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"Lo nero periglio che vien dallo mare"

...Oggi sembra di vivere in una specie di molliccia gelatina tremolante, in disfacimento. Stiamo assistendo al tentativo di disgregare il tessuto connettivo italiano, la trama e l’ordito della stoffa che  ha vestito la nostra identità. L’eredità di tre millenni è sul punto di affondare in un mare di vigliaccheria  sfibrata, in un liquame di incompetenza, di nullaggine, di indifferenza ed egoismo ripugnante.

Badate bene, nei suoi tre millenni più volte l’Italia è stata invasa. I cosiddetti barbari calavano a depredare. Poi si stanziavano, frammischiandosi, assimilati. La civiltà di Roma sopravvisse alla sua più che millenaria storia. Erano quasi tutti barbari che provenivano dal Nord o dall’Est.

Ci furono, è vero, due invasioni da Sud. Una araba, che si stanziò in Sicilia, in Calabria e in Parte in Puglia. Oltre ad incursioni piratesche (il pirata tunisino Barbarossa n.d.r.) sulle coste. Ma sia l’occupazione che le incursioni furono fortemente contrastate. I ducati Longobardi (35, fino a Benevento), la forze papaline, le Repubbliche Marinare, gli ordini Di Monaci Guerrieri combatterono eroicamente contro gli arabi. Fino alla strepitosa vittoria di Lepanto, quando la forza ottomana fu umiliata.

Oggi assistiamo ad una inversione di tutto questo. Stiamo assistendo ad una invasione africana e mediorientale.

Voluta, programmata, studiata.

“Fuggono dalla guerra!” Biascicano i servi e proni a 90 gradi, quando non sfruttatori e magnaccia. E’ una balla, non mi stancherò di ripeterlo: dei 54 Stati in Africa, pochissimi hanno una situazione bellica attiva. E non confondiamo le millenarie diatribe tribali con stati di guerra. L’Europa riconosce tale stato solo per Libia (Brava Francia! Bell’idea andare a bombardare insieme all’Inghilterra il Rais Gheddafi. Si è ripetuto lo schifo di Suez del 1956), l’Eritrea e la Siria. Tutto il resto dell’Africa non ha stato di guerra riconosciuto ed acclarato.

E allora? Allora l’Europa chiude le sue frontiere.  Noi no.

Noi permettiamo che si riempiano le nostre città di disperati. Gettati qua e là come animali, sostenuti solo in parte dal cuore dei volontari e dei cittadini. Le bestie hanno di solito trattamento migliore.


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Se poi nascono problemi di criminalità, di malattie, di scontri sociali, non stupitevi: è lo sbocco naturale di una situazione gestita da "cala braghe", da sciacalli sociali ed economici, da servi sciocchi ed incapaci. Se si va avanti così rimpiangeremo i personaggi che stanno tuonando: "Bisogna avere il coraggio di dire Basta!"

Fabrizio Belloni


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Mio commentino: 

Ieri sera con Caterina abbiamo rivisto un film storico "L'Armata Brancaleone", del 1966. Una vecchia cassetta recuperata delle storiche edizioni de L'Unità. Come cambiano i tempi! Quel che era ritenuto un messaggio politicamente corretto dal giornale che fu del PCI ed ora PD, sarebbe oggi considerato altamente incorretto e razzista. Per Brancaleone, l'eroico e sfortunato eroe da Norcia, altro che combattere lo  "nero periglio che vien dallo mare" oggi gli sarebbe dato di gestire un centro di accoglienza per neri e musulmani che approdano giornalmente sulle coste della penisola. Beh! Persino il Dalai Lama, egli stesso è profugo dal Tibet invaso dai cinesi, ha detto che ad un certo punto bisogna dire "basta!"

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Commento di Paolo Sensini: "Inutile girare intorno al problema: di fatto Eunavfor Med ha favorito il business dei trafficanti di clandestini nel Mediterraneo come del resto già visto in precedenza con l'operazione Frontex e oggi le flotte delle ONG. Eppure esiste una ricetta elementare, semplicissima, per porre fine in tempi rapidi al traffico di esseri umani tra Libia e Sud Italia: basterebbe che la marina militare, che con i mezzi tecnici di cui dispone può vedere in tempo reale ogni natante nello spazio marittimo di sua competenza, fermasse in acque internazionali e rispedisse subito ai porti di partenza un paio d'imbarcazioni cariche di clandestini, e il flusso sarebbe immediatamente bloccato. Il tutto in maniera pacifica, rifocillando i viaggiatori e assistendo chi nel caso avesse bisogno, ma rinviando l'imbarcazione e il suo carico da dove erano partiti. Chi spenderebbe più le esorbitanti cifre pagate per venire ricondotto seduta stante al porto libico di provenienza? Nessuno, o pochissimi temerari. Basterebbe questo atteggiamento inflessibile per fermare il grosso del flusso, perché la voce si propagherebbe in maniera fulminea a tutti i potenziali interessati. E il problema sarebbe risolto, o quantomeno in via di risoluzione. Lo ha fatto nei giorni scorsi la Guardia Costiera libica con i suoi pochi mezzi, perché non potrebbero metterlo in pratica le potenti navi da guerra ipertecnologiche di due flotte italiane e due europee schierate da anni nel Canale di Sicilia? Ma ciò vorrebbe anche dire fine della cuccagna per molti, troppi, che ci speculano sopra..."

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