venerdì 23 giugno 2017

Siria. Grande è la confusione sotto il cielo. Di chi fidarsi?



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Dando prova di incredibile resilienza, a sette anni dall’inizio dell’aggressione l’esercito arabo siriano,  a dispetto dei ricorrenti bombardamenti della coalizione Usa, qui come in Iraq addirittura con il criminale fosforo bianco, ha riconquistato larghe fasce di territorio nel deserto che unisce Siria e Iraq e pare possa riprendersi anche Deir Ezzor, centro strategico assediato dall’Isis dal 2013. Che si possa congetturare uno scambio Raqqa-Deir Ezzor concordato tra Usa e russi? E la svolta anti-Qatar, con turchi e iraniani uniti nel sostegno dello spuntone gassifero, modificherà il ruolo, fin qui scellerato, del Qatar in Siria? I jihadisti, sostituiti dai curdi e sotto tiro, quanto meno verbale, di sauditi e Usa, metteranno la coda tra le gambe e svaporeranno, o saranno adibiti ad altri compiti, tipo terrorismo stragista dove occorre? I britannici, da sempre affettuosi padrini dei Fratelli Musulmani, li molleranno per affinità anglosassone con gli Usa e rapporti di mercato e istituzioni con i Saud?

E i russi? Che assistono abbastanza passivi alle ricorrenti incursioni di israeliani e Usa contro civili ed esercito siriani, limitandosi a una deplorazione e a un’invocazione che non si faccia più. E che hanno sancito le aree di de-escalation sottratte al  governo di Damasco. Eppure sono impegnati nella guerra all’Isis. Eppure figurano da difensori della Siria e del diritto internazionale…Ora, finalmente, dopo lo scandaloso abbattimento di un jet siriano che stava operando contro l’avanzata della marmaglia curdo-statunitense su Deir Ezzor, la reazione russa pare diventare più dignitosa: qualsiasi intervento aereo della coalizione Usa al di qua dell’Eufrate (perché non al di là???) sarà legittimo bersaglio delle forze patriottiche. Se son rose fioriranno…
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Le variabili sono parecchie. E così le domande in attesa di risposta. Però le spine ci sono e pungenti. Azzardo, io, una variabile. La risposta che i russi hanno annunciato nel caso che gli invasori Usa e i pulitori etnici curdi continuassero a colpire le truppe siriane – risposta difensiva che per il “manifesto”  si deve definire “minaccia” – potrebbe essere uno zuccherino offerto a Damasco per l’ormai evidente abbandono dell’impegno all’integrità territoriale del paese. Con il progetto di costituzione “decentralizzata” (leggi spartizione) fatto circolare a inizio anno e l’istituzione delle quattro aree di de-escalation lasciate in mano a turchi, jihadisti e curdi, ci sarebbero buoni motivi per sospettare che tra russi e Usa si sia arrivati a un tacito accordo sul male minore per entrambi: la divisione del paese in sfere d’influenza. Fine della Siria libera, indipendente, laica, sovrana, democratica. La domanda è se gli altri ci stanno.

Spartizione sottobanco? Chi ci sta e chi no.

Gli altri sono Damasco, che ha già manifestato una sua autonomia in merito attaccando la coalizione Usa-curdi-Isis in avvicinamento dalle parti di Raqqa; l’Iran, che, per la prima volta, ha tirato missili sull’Isis a Deir Ezzor; gli Hezbollah che hanno liberato aree sul confine siro-iracheno e i turchi che stanno con chiunque stia contro i curdi. Sullo sfondo anche il Qatar, in odio ai concorrenti del Golfo, con però la libertà di manovra che (non) gli concede quella grande base Usa. Usa, Sauditi con satrapi minori e Israele, la triade fine-del mondo arabo (e non solo), questi sviluppi non li avevano calcolati e ora gli tocca vedere se, pur di far fuori il renitente Iran, gli conviene giocarsi il più forte contraente militare alleato, la Turchia, già contrappostasi vigorosamente con l’invio di truppe in Qatar. In Iran, poi, va visto chi tiene il mattarello, se il filoccidentale neoliberista Rouhani, o la Guida Khamenei con le Guardie della Rivoluzione impegnate in Siria sul terreno.


Fulvio Grimaldi 

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mercoledì 21 giugno 2017

Non tutte le ciambelle riescono col soros - Cristiani contro musulmani, sunniti contro sciiti... ma Saif al Islam Gheddafi è stato liberato


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Il mammasantissima della criminalità organizzata mondialista (soros) si frega le mani. Con l’ennesima punizione terroristica inflitta al Regno Unito per la sua uscita dall’UE, il solito veicolo stragista a economica e facile disposizione di qualsiasi sicario, cosciente o incosciente, stavolta antimusulmano, fornisce all’universo mondo occidentale, lanciato allo scontro di civiltà, il bonus supplementare del pretesto per una repressione ormai ultra-orwelliana. Se ne accorgeranno eventuali disperati, esasperati, sediziosi. Altro bonus dell’assalto alla moschea, il grattacielo, inceneritosi in 6 minuti insieme a cento inquilini per risparmiare le quattro sterline della verniciatura ignifuga, anzichè in gol è finito in tribuna, come il pallone del giocatore venduto. Non se ne parli più. Ora è tempo di prodromi di guerra civile: angli e sassoni contro tutti gli intrusi. Non ha funzionato forse molto bene con sciti e sunniti? E, prima, con cattolici e protestanti?

Tiriamo le somme. Trump celebrava la Brexit, ne vedeva motivazioni e sbocchi affini ai suoi e degli altri cosiddetti “populismi” sovranisti. Prometteva anche meno Nato e più Russia. Poi l’hanno messo in mezzo, il famigerato Stato Profondo, Cia, sinistri collateralisti, armieri e petrolieri e Trump non è più lui. E’ un pupazzetto di quelli e, per tenere a galla almeno la bananona aranciona, spara missili e minchiate a 360 gradi. Destino non difforme per la May, sua controfigura britannica che, tra coltellate e caroselli di camion, torri abitate che bruciano più rapide di uno zolfanello, dissolvenze elettorali, si ritrova alla prova del negoziato Brexit più esposta e inerme di Lady Godiva. Secondo voi, chi è che di tutto questo gioisce?

Poi, invece, ci sono  buone notizie.  

Il torero incornato dal toro in Francia, emblema di un aggiustamento morale e politico che qualcosa come 7 miliardi persone vorrebbero imporre a chi li incorna da secoli. E che quella testa di whisky di Hemingway, che sbavava in lettere e saliva su ogni corrida, riposi in pace. 

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Una vera  buona novella è la liberazione di Saif al Islam Gheddafi, figlio maggiore e successore designato del Grande Martire, da parte dei berberi di Zintan, alleati del generale Haftar, che a lui hanno consegnato Saif. Grottesca la reazione della Corte Penale Internazionale, nota per aver finora incriminato soltanto soggetti di pelle nera invisi all’Occidente: ne ha chiesto alle “autorità libiche” l’arresto e la consegna immediati.


Le “autorità libiche” (il magliaro Al Serraj ancorato al largo di Tripoli e la sua milizia di tagliagole e scuoiatori di neri a Misurata) vorrebbero bene assolvere all’ordine dello sponsor, tanto più che, già di loro, avevano condannato Saif all’impiccagione. Ma non possono, visto che il governo di Tobruk e Haftar, comandante delle Forze Armate Nazionali, gli stanno mettendo il sale sulla coda. Ben visti da Mosca e dal Cairo, i patrioti di Tobruk hanno riabilitato i gheddafiani e, forti di un consenso perciò crescente, hanno  conquistato i terminali petroliferi e si stanno riprendendo la Libia pezzo dopo pezzo. Nei giorni scorsi, con la conquista di Jufra, hanno liberato la regione centrale che dà accesso a Tripoli e a Sirte. 

 Fulvio Grimaldi -  fulvio.grimaldi@gmail.com

martedì 20 giugno 2017

Cloaca Maxima... il vero simbolo di Roma


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  • Non perdete la capacità di scandalizzarvi: i parassiti del potere contano sull’assuefazione della vita nel guano di tutti noi. Per poter continuare a scippare le risorse pubbliche.
  • Quando vedete pubblicità in tv dovreste cambiare canale. Per principio. Provate, se siete pigri, a togliere almeno l’audio: morirete dal ridere, meglio di Zelig.
  • Rendicontazione immediata: parole assenti dal vocabolario pubblico e sociale in questo squinternato Stivale.
  • Ricordate: l’ultima facoltà che il potere è disposto a cedere è la potestà impositiva. Rinunciano a tutto il resto (dignità compresa) ma non ai soldi.
  • L’Inghilterra tassa di più l’azienda che assume stranieri. Semplice ed efficace.
  • Contadini, operai, impiegati, quadri, imprenditori: tanti eroi che lavorano non solo per la pagnotta ma anche per il piacere di rispettare se stessi, di guardarsi allo specchio. Magari bestemmiando tutto e tutti, ma continuando a tirare il carro. Meritano di meglio. Basta che si sveglino.
  • In Europa masse sempre più ampie si stanno spostando verso Parti politiche eticamente individuabili, socialmente chiare. Difesa dell’identità, difesa della propria appartenenza. 
  • In Italia si fanno pochi figli? Si fanno meno figli perché hanno ucciso la speranza, hanno ammazzato il futuro. Fallimento di una cultura resistenziale e “democratica”. C.V.D.
  • Gli Italiani sono vagabondi elettorali: si affidano al “nuovo” o presunto tale di turno. Oggi tocca a Lega 2. Nessuno affronta seriamente il crescere dell’astensionismo. La casa della democrazia parlamentare si sta svuotando, è piena di polvere e di ragnatele. Ci divertiremo.
  • “Che i vili vengano governati dai malvagi, è giusto”. Plotino, filosofo neoplatonico, circa 200 a.C., Grecia.
  • I Romani, quelli veri, erano forti, tosti e spicci. Cioè civili. Ma non solo: erano anche profeti e preveggenti. Tanto è vero che costruirono la cloaca maxima. No, non per igiene pubblica. La costruirono perché sapevano che più di duemila anni dopo sarebbe diventata il simbolo della Città, al posto della lupa (“lupa” era il sinonimo di facildonna di pubblica utilità, tra l’altro. N.d.R.).

Fabrizio Belloni

domenica 18 giugno 2017

Quel che è la Grecia oggi, sarà l'Italia....


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...la Grecia massacrata da Commissione Europea, FMI e BCE  su mandato dell'élite mondialista finanziaria e tradita dal fellone infiltrato Tsipras. Quello Tsipras che abortì addirittura un partituccolo politico  capeggiato dal mangiacinquestelle Marco Revelli, quello Tsipras uno dei transeunti miti del "manifesto" e di altre animelle belle dei soliti collateralisti sinistri. Ricordate la grottesca "brigata Kalimera" che si aggirava tra greci accoltellati alla schiena e suonava cimbali e arpe e intesseva lauri e velli d'oro al nuovo Temistocle vincitore dei persiani.

Un fervore forse attribuibile alla preveggenza delle varie Castelline e Rossande e Rangiere manifestaiole: oracolesse che avevano previsto il connubio da lì a poco celebrato a Tel Aviv tra il loro eroe omerico e il campione locale di ogni scelleratezza, con tanto di territori dei due Stati circonfusi sul piano operativo militare e terroristico nello stesso ambito geografico. Avremo, dunque, dinamitardi Mossad a portata di traghetto sotto bandiera bianco-blu. Ne aveva da festeggiare la Brigata Kalimera. Chissà se i vari dinucci, giorgi, colotti hanno goduto del buffet.

Sarebbe utile (o forse inutile) che questo preludio al nostro prossimo docufilm sui crimini euroatlantici a danni del Sud Europa venisse fatto leggere agli irriducibili lisergici dell' "Altra Europa con Tsipras" nei quali si intravvede la sintomatologia dei lemmi che si suicidano in massa ("massa" si fa per dire) e che ora hanno insufflato fiati di autodistruzione nella già di per sè nata male consorteria elettorale confederativa di Anna Falcone e Tomaso Montanari. I girotondi continuano a girare. A quando finalmente "tutti giù per terra"? 

Fulvio Grimaldi - www.fulviogrimaldicontroblog.info

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sabato 17 giugno 2017

Arabia di rapina - I sauditi per pagare le armi comprate dagli USA hanno bisogno dei soldi del Qatar


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Tento normalmente di evitare la cronaca. C’è già commento e analisi a chili su questi temi, e non mi pare utile inflazionare oltre. Tuttavia, l’inattesa - e anomala - aggressione diplomatica ed economica saudita nei confronti dell’Emirato del Qatar forse merita un po’ d’attenzione.

È una daga che mira al cuore e al trono del giovane Emiro, Tamim bin Hamad al-Thani, ma la situazione presenta qualche complessità. Tra le altre cose, nei momenti più concitati del tentato golpe “gulenista” di un anno fa contro il Presidente della Turchia Erdoğan, la sicurezza personale di quest’ultimo sarebbe stata garantita non da truppe nazionali - chi poteva sapere con chi stessero? - ma da 150 uomini delle forze speciali del Qatar, prestati temporaneamente dall’Emiro al suo “fratello” turco…

Sono debiti che si pagano. I turchi ora si apprestano a mandare 5mila soldati e avieri nel Qatar per “ogni evenienza”…

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Nota Diplomatica - n. 131

L’espressione “grasping at straws” in inglese ha il senso di “appigliarsi a qualsiasi cosa”, e viene convenzionalmente tradotta con riferimenti ad arrampicate sugli specchi. Entrambi i modi di dire esprimono una disperata e confusa urgenza. L’Arabia Saudita ha improvvisamente deciso di isolare l’Emirato del Qatar e di espellerlo dal consesso sunnita, basandosi—così pare—su dei Tweet e commenti in libertà del notoriamente volubile Donald Trump. 

Questa settimana Trump trova che i Qatari siano la fonte ultima del terrorismo islamico, mentre la scorsa voleva abbandonare la Nato e l’altra ancora troncare il commercio tra gli Usa e la Cina. Ha ragione comunque che l’Emirato dia ospitalità a delle persone disdicevoli. Khaled Meshal, il capo di Hamas fino al mese scorso, abita al Four Seasons di Doha—la capitale—mentre i ribelli del Darfur preferiscono lo Sheraton Grand e l’opposizione siriana scende al Ritz-Carlton. Il leader spirituale della Fratellanza Musulmana, Sheikh Yusuf al-Qaradawi, vi è residente e i talibani afghani mantengono una lussuosa villa di rappresentanza nella città. È vero anche che 10mila americani sono di stanza alla base aerea di al-Udeid, insieme con un centinaio di droni e aerei da combattimento. Il Qatar ospita anche la sorprendentemente liberale Al Jazeera (“Al Jazz” per gli amici), di proprietà della famiglia regnante. 

Da tempo non gliene va bene una all’Arabia Saudita. Gli americani hanno fatto finta di non vedere che dei 19 terroristi di al-Qaeda che hanno attaccato le Torri Gemelle, 15 fossero sauditi. Poi gli Sceicchi hanno fatto crollare il prezzo del petrolio, contando di affossare quel “fracking” che metteva a rischio il monopolio Opec. È l’Opec che si è affossata, danneggiando le petroeconomie—compresa quella saudita. 

Per trovare dei soldi si è pensato di vendere una quota del monopolio petrolifero, la Saudi Aramco, ma nessuno sembra avere granché voglia di comprare. Per dessert si sono cacciati in una guerra—costosa e tutt’altro che vinta—per lo Yemen. Il raddoppio della tassa sulle sigarette non basta certo a pagarla. 

Il Qatar è per molti versi il “Lugano” della penisola arabica, una sorta di porto franco dove si possono combinare gli affari in relativa tranquillità mentre le signore si mettono finalmente l’hijab “parigino” e fanno un po’ di shopping negli strepitosi centri commerciali di Doha prima che tutti si rivedano per un civilissimo cocktail serale. Se l’Emirato è, come si dice, il “Club Med” dei terroristi, lo è pure dei Sauditi. Una volta erano invece Londra e Parigi ad accogliere i monarchi esiliati e i rappresentanti dei rivoluzionari. Si calmavano, li trovavi al telefono se c’era bisogno, si potevano scambiare prigionieri, soldi, frequentare locali alla moda ed eventualmente raggiungere degli accordi per finire la violenza. Ora l’Arabia Saudita aggredisce il suo Lugano. 

Ci saranno interessanti motivi politici per farlo, alcuni perfino nobili. C’entreranno forse anche le casse incredibilmente pingue del Qatar? Che il fondo sovrano dell’Emirato gestisce oltre 300 miliardi di dollari? Che i Qatari posseggono (oltre all’Alitalia…) anche il Paris Saint-Germain, Harrods, grosse fette della banca Barclays, della London Stock Exchange, dell’aeroporto di Heathrow e, come dice il Times,“più di Londra della stessa Regina”? In altre parole, non è che si tratti di un semplice tentativo di operare la più grande rapina a mano armata della storia? 

James HANSEN - hansen@hansenworldwide.com

giovedì 15 giugno 2017

Siria. Ai "femministi" curdi piacciono i Saud e gli USA (perché pagano bene...)


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"Amicus meus, inimicus inimici mei". Il nemico del mio nemico è mio amico. Dando ennesima dimostrazione di un utilitarismo cinico e spregiudicato, le milizie curde di Siria non esitano un attimo ad incunearsi nello scontro in seno al "fronte sunnita", che vede contrapposti Arabia Saudita e Qatar con rispettivi alleati al seguito. 

Se Erdogan prende posizione a favore del regime di Doha, restando fedele agli storici legami sotto l'ombrello della Fratellanza Musulmana, le YPG intensificano i rapporti con Riad. Le truppe del "sultano" entrano in Qatar, per fungere da deterrente in caso di attacco degli ex alleati del Golfo. E, proprio in quel momento, i rappresentanti delle milizie della Rojava volano a Washington a concordare con i sauditi i termini della presa di Raqqa, capitale del califfato dell'Isis.

Ilham Ahmed, co-presidente del Consiglio Democratico Siriano, braccio politico delle Forze Democratiche Siriane di cui fanno parte i battaglioni curdi, ha coordinato la delegazione negli Usa ed ha espresso una forte apertura verso i regnanti wahabiti. "L'Arabia Saudita è una potenza importante nella regione e deve esercitare il suo ruolo nel promuovere la stabilità in Siria. Siamo pronti a collaborare con l'Arabia", ha dichiarato.

Riad non si è fatta certo pregare ed ha risposto con una massiccia campagna sui social media a favore dell'indipendenza curda. E' stato lanciato l'hashtag #SaudiWithKurdistan. Del resto, a sostegno della creazione di un'entità curda autonoma nei territori di Siria ed Iraq, si era espresso a favore lo stesso sovrano Salman, i cui emissari hanno già incontrato più volte esponenti curdi. 

Qualcosa lascia intendere che la luna di miele tra sauditi e YPG abbia influito in qualche modo sulle operazioni in corso a Raqqa. Dove i curdi ed i loro alleati stanno avanzando ma senza infliggere gravi perdite all'Isis. Il generale Sergei Surovikino, comandante delle forze russe in Siria, ha denunciato: "Invece di eliminare i terroristi, responsabili della morte di centinaia di migliaia di civili siriani, la coalizione diretta dagli Stati Uniti e le Forze Democratiche Siriane hanno trovato un’intesa con i capi di Daesh - ha aggiunto l'alto ufficiale -  che lasciano senza combattere le postazioni che avevano occupato per andare nelle province dove operano le truppe del governo siriano". 

Qualcuno ha fatto da tramite in queste trattative con i tagliagole? C'è lo zampino di Riad?

Le milizie curde di Siria, che continuano ad essere considerate fashion da gran parte della sinistra occidentale, non sono nuove a spericolate alleanze internazionali. Nonostante le YPG siano una filiazione del PKK di matrice marxista, negli ultimi anni sono diventate l'interlocutore privilegiato degli Usa, operando di fatto come la fanteria di quest'ultimi. Almeno tre basi militari di Washington sono state realizzate illegalmente sul suolo siriano, proprio nelle aree controllate dai curdi. Inoltre, Israele è tra i fan più accaniti del "confederalismo democratico e socialista" propugnato dalle YPG. Solidale con il separatismo curdo, mentre reprime nel sangue ogni aspirazione di sovranità dei palestinesi. 

Adesso la causa del Kurdistan diventa popolare anche presso la corte fondamentalista di Riad, in barba al tanto decantato femminismo militante delle guerrigliere della Rojava. E' la logica del nemico del mio nemico, con i curdi individuati come strumento utile a frammentare la Siria e l'Iraq su basi etniche e confessionali e lanciare un monito alla stessa Turchia. 

Omar Minniti 


Fonti:
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_curdi_di_siria_si_schierano_perfino_con_il_regime_saudita/82_20476/
http://www.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/315984003.jpg/700x350c50.jpg
http://www.awdnews.com/top-news/saudi-arabia-supports-iraqi-kurdistan-independence
http://www.kurdistan24.net/en/news/b341be09-9be6-4707-bdfb-dc4d7fd68ed4
http://aranews.net/2017/06/after-turkeys-decision-to-deploy-troops-in-qatar-syrian-kurds-express-willingness-to-cooperate-with-saudi-arabia/
https://ruskarec.ru/news/2017/06/09/komandant-ruskih-snaga-u-siriji-optuzhio-koaliciju-sad-za-dogovor-sa-id_780047

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Commento di Jure Ellero: "Mentre Erdogan invia le truppe nel Qatar, le YPG intensificano i rapporti con il regime di Riad, che ricambia con una campagna sui social media. Perché concedersi agli Usa non basta: per avere uno Stato etnico serve prostrarsi alla feccia, per diventarne parte. Ecco servito il "confederalismo democratico e socialista", nonché "femminista", propugnato dalle YPG. E mi raccomando, inviate medicinali: i Saud non hanno che petrolio e armi..." 

mercoledì 14 giugno 2017

..."lo nero periglio che vien dallo mare"... ed il coraggio di dire "basta!"


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"Lo nero periglio che vien dallo mare"

...Oggi sembra di vivere in una specie di molliccia gelatina tremolante, in disfacimento. Stiamo assistendo al tentativo di disgregare il tessuto connettivo italiano, la trama e l’ordito della stoffa che  ha vestito la nostra identità. L’eredità di tre millenni è sul punto di affondare in un mare di vigliaccheria  sfibrata, in un liquame di incompetenza, di nullaggine, di indifferenza ed egoismo ripugnante.

Badate bene, nei suoi tre millenni più volte l’Italia è stata invasa. I cosiddetti barbari calavano a depredare. Poi si stanziavano, frammischiandosi, assimilati. La civiltà di Roma sopravvisse alla sua più che millenaria storia. Erano quasi tutti barbari che provenivano dal Nord o dall’Est.

Ci furono, è vero, due invasioni da Sud. Una araba, che si stanziò in Sicilia, in Calabria e in Parte in Puglia. Oltre ad incursioni piratesche (il pirata tunisino Barbarossa n.d.r.) sulle coste. Ma sia l’occupazione che le incursioni furono fortemente contrastate. I ducati Longobardi (35, fino a Benevento), la forze papaline, le Repubbliche Marinare, gli ordini Di Monaci Guerrieri combatterono eroicamente contro gli arabi. Fino alla strepitosa vittoria di Lepanto, quando la forza ottomana fu umiliata.

Oggi assistiamo ad una inversione di tutto questo. Stiamo assistendo ad una invasione africana e mediorientale.

Voluta, programmata, studiata.

“Fuggono dalla guerra!” Biascicano i servi e proni a 90 gradi, quando non sfruttatori e magnaccia. E’ una balla, non mi stancherò di ripeterlo: dei 54 Stati in Africa, pochissimi hanno una situazione bellica attiva. E non confondiamo le millenarie diatribe tribali con stati di guerra. L’Europa riconosce tale stato solo per Libia (Brava Francia! Bell’idea andare a bombardare insieme all’Inghilterra il Rais Gheddafi. Si è ripetuto lo schifo di Suez del 1956), l’Eritrea e la Siria. Tutto il resto dell’Africa non ha stato di guerra riconosciuto ed acclarato.

E allora? Allora l’Europa chiude le sue frontiere.  Noi no.

Noi permettiamo che si riempiano le nostre città di disperati. Gettati qua e là come animali, sostenuti solo in parte dal cuore dei volontari e dei cittadini. Le bestie hanno di solito trattamento migliore.


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Se poi nascono problemi di criminalità, di malattie, di scontri sociali, non stupitevi: è lo sbocco naturale di una situazione gestita da "cala braghe", da sciacalli sociali ed economici, da servi sciocchi ed incapaci. Se si va avanti così rimpiangeremo i personaggi che stanno tuonando: "Bisogna avere il coraggio di dire Basta!"

Fabrizio Belloni


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Mio commentino: 

Ieri sera con Caterina abbiamo rivisto un film storico "L'Armata Brancaleone", del 1966. Una vecchia cassetta recuperata delle storiche edizioni de L'Unità. Come cambiano i tempi! Quel che era ritenuto un messaggio politicamente corretto dal giornale che fu del PCI ed ora PD, sarebbe oggi considerato altamente incorretto e razzista. Per Brancaleone, l'eroico e sfortunato eroe da Norcia, altro che combattere lo  "nero periglio che vien dallo mare" oggi gli sarebbe dato di gestire un centro di accoglienza per neri e musulmani che approdano giornalmente sulle coste della penisola. Beh! Persino il Dalai Lama, egli stesso è profugo dal Tibet invaso dai cinesi, ha detto che ad un certo punto bisogna dire "basta!"

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Commento di Paolo Sensini: "Inutile girare intorno al problema: di fatto Eunavfor Med ha favorito il business dei trafficanti di clandestini nel Mediterraneo come del resto già visto in precedenza con l'operazione Frontex e oggi le flotte delle ONG. Eppure esiste una ricetta elementare, semplicissima, per porre fine in tempi rapidi al traffico di esseri umani tra Libia e Sud Italia: basterebbe che la marina militare, che con i mezzi tecnici di cui dispone può vedere in tempo reale ogni natante nello spazio marittimo di sua competenza, fermasse in acque internazionali e rispedisse subito ai porti di partenza un paio d'imbarcazioni cariche di clandestini, e il flusso sarebbe immediatamente bloccato. Il tutto in maniera pacifica, rifocillando i viaggiatori e assistendo chi nel caso avesse bisogno, ma rinviando l'imbarcazione e il suo carico da dove erano partiti. Chi spenderebbe più le esorbitanti cifre pagate per venire ricondotto seduta stante al porto libico di provenienza? Nessuno, o pochissimi temerari. Basterebbe questo atteggiamento inflessibile per fermare il grosso del flusso, perché la voce si propagherebbe in maniera fulminea a tutti i potenziali interessati. E il problema sarebbe risolto, o quantomeno in via di risoluzione. Lo ha fatto nei giorni scorsi la Guardia Costiera libica con i suoi pochi mezzi, perché non potrebbero metterlo in pratica le potenti navi da guerra ipertecnologiche di due flotte italiane e due europee schierate da anni nel Canale di Sicilia? Ma ciò vorrebbe anche dire fine della cuccagna per molti, troppi, che ci speculano sopra..."

martedì 13 giugno 2017

Marco Saba: "L'arte di creare denaro dal nulla" - Biella, 18 giugno 2017

Il  libro  di   Bernardino del Boca “ll  Segreto”,  edito nel 1986,  finisce con l’elenco delle associazioni  finanziarie che detengono le redini  dell’attuale potere economico/finanziario/bancario   e con la frase “Entra nella Vera Chiesa  di  Cristo solo chi non conosce l’uso del segreto”.  Ed è di questo  segreto bancario  che parlerà Marco Saba nella conferenza: "L'arte di creare denaro dal nulla"  


Conferenza del dr. MARCO SABA, economista, scrittore, membro del Centro Studi Monetari:    BIELLA  18  GIUGNO  2017, ore 15.30   (ingresso libero)

                                                                                                                                         MARCO SABA - volantino formato A5


Scrive Nino  Galloni, collega  di Saba ed ex dirigente del Tesoro Italiano, nel suo libro “Bank  - il futuro  della  banca” a pag. 71: “Storicamente i banchieri (e chi per loro) hanno sempre evitato  più della peste che si capisse  come funziona  una  banca,  meglio  come  funzionano  le  banche...”

B. del Boca  lo aveva ben  compreso come si può rilevare  qui:  
http://www.teosofia-bernardino-del-boca.it/categorie/scienze-finanziarie-economiche/ (vedi l’intervista ad Howard Zikto e le affermazioni di A.M. Trucco circa “il fantasma” moneta e la sua previsione della seconda guerra mondiale).  La creazione di denaro dal nulla da parte delle banche è ormai argomento ufficiale come si può leggere qui di seguito:

Marzo 2014:  La Banca d’Inghilterra  spiega nel suo bollettino  che le banche creano denaro facendo prestiti e che quindi nascono prima i prestiti e di seguito i depositi, al contrario di quanto comunemente creduto.
6 settembre 2016:   il giudice dell’esecuzione del Tribunale di Bolzano ha riconosciuto la verità: la banca  crea denaro. 

25 aprile 2017:    Jon Nicolaisen,  vice-governatore della banca centrale norvegese,   all’Accademia delle Scienze e delle Lettere, afferma  che le  banche  creano  denaro dal nulla  http://seigneuriage.blogspot.it/2017/05/ammissioni-interessanti-della-banca.html

prof. GUIDO TABELLINI –  Professore di Economia ed ex Rettore dell’Università Bocconi di Milano, in una intervista rilasciata nell’ottobre 2005 dichiara:  “…Il patrimonio e le riserve della Banca d’Italia sono il frutto del signoraggio pagato nel corso degli anni dai cittadini italiani e riscosso dalle autorità monetarie con la creazione di moneta. Appartengono alla collettività, non sono di proprietà delle banche….”

E nel   dicembre 2008: “…se ci si basa sul patrimonio della Banca d’Italia, la valutazione complessiva è intorno ai 20 miliardi di euro. Ma il patrimonio della Banca Centrale è frutto del signoraggio passato e appartiene a tutti i cittadini, non può essere riconosciuto alle banche azioniste”. (da “Il sole 24 ore” sabato 27-12-2008)      http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-04-19/deflazione-e-moneta-che-piove-cielo-071642.shtml?uuid=ACUMYYAD

Paola Botta Beltramo 

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Grillo e le 5 stelle cadenti…. – Concluso l’apogeo del “caro leader” e della protesta del “poi” (o del mai?)

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Si dice “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” e quando è così la fattura diventa evidente. Ciò valse per il berlusca, seguito dal renzie ed ora tocca al grillo, definito familiarmente “grullo” per la sua totale inadeguatezza in politica.
Andreotti, Craxì, Berlinguer? Quelli erano altri uomini, in altri tempi… Di quando la politica riusciva a soddisfare gli interessi del sistema e del popolo. Allora si poteva votare tranquilli per ognuno che salisse al potere sapendo che le briciole sarebbero comunque cadute dalla tavola dei magnaccioni. Ma è inutile rimpiangere i padri defunti, i tempi cambiano e le situazioni maturano, anzi marciscono. E quindi limitiamoci per ora ad osservare la parabola delle 5 stelle cadenti, pur che San Lorenzo ancora è lontano… E da lontano dobbiamo partire per capire il fenomeno del “grillo” e dei 5 stelluti.
Per fortuna ho una certa età, e pure una discreta memoria, tanto da ricordare come l’esegeta riuscì ad imbambolare le masse. A quel tempo il “comico”, che si limitava a calcare le scene di periferia, come già fecero altri comici prima di lui (vedi il verde Athos De Luca, tanto per fare un esempio), aveva istituito un parlatorio attraverso il quale attingere a notizie di cronaca e proteste popolari che poi lui riverberava con lazzi e frizzi. Ricordo benissimo che esisteva un indirizzo “dillo al Grillo” (titolo di fantasia) attraverso il quale confidare i propri problemi che poi -se dallo staff del guitto ritenuti portanti- venivano riverberati e magnificati sul palcoscenico. In verità il grillo non capiva nulla e non sapeva nulla ma riusciva a recitare un copione prestabilito con foga e grandi smorfie e facce storte… Ed il popolo era soddisfatto. “Che grande protestatario quel grillo, lui sì che sa…!”.
Così nacque la protesta grillina e così la truffa satanica/ridicola -una volta subentrato il Casaleggio- prese forma ed assunse veste politica e passò dai teatri di periferia alle piazze degli oppressi, Insomma dal parlatorio giunse in parlamento. Ma non che giungesse a qualche risultato concreto, l’importante era trovare ragioni valide di scontento e ce n’erano sempre tante…
Le banche private centrali Rothschild producono moneta dal nulla sostituendosi allo stato e lucrandoci sopra? E via una bella campagna a supporto delle idee di Auriti, subito dopo abbandonate per passare ad altri temi meno pericolosi. No all’Europa dominata dalla “crande Ghermania” che poi diventa “sì all’Europa e sì all’Euro ma con discrezione e moderazione”. Prima   “no all’importazione di masse non qualificate che abbassano la dignità del lavoro” e immediatamente dopo “sì alla grande invasione umanitaria”. No alla politica razzista d’israele? Ed invece sì al grande israele ed al pianto al muro del pianto. Uno vale uno e primarie degli iscritti qualificati sul web ma le decisioni finali le prende il caro leader: “fidatevi di me che so quel che faccio!”. Lotta alle riforme anticostituzionali renziane? Ma sì alla nuova legge elettorale anticostituzionale, in combutta col renzie e col berlusca.  I vaccini poi fanno bene alla salute, si sa, quindi il grillo si dichiara a favore dell’industria farmaceutica, etc…
Ho solo menzionato alcune delle incongruenze grilline, poiché non voglio annoiare il lettore che, nel caso volesse saperne di più, invito a leggersi “l’Arlecchino servo di due padroni” del celeberrimo Goldoni. Insomma il grillo, che poi così grullo non è, è riuscito a infinocchiare gli innocenti lasciando loro credere che le istanze da loro sollevate erano state portate avanti e custodite in buone mani, in attesa però di tempi migliori… Intanto aspettiamo e decantiamo, che la rivoluzione può attendere!
Gli italiani -è vero- sono innocenti e pure sempliciotti e sopportanti ed avvezzi a piegarsi al potere vigente “franza o spagna purché se magna”, ma di tanto in tanto si svegliano.. e tra una partita di pallone, una merenda fra compagni di merende, un cambio di occhiali da vista ed una maggiore attenzione… si accorgono che le urla del guitto avevano il solo scopo di distrarre la loro intenzione, di convogliare la loro buonafede e desiderio di giustizia sul binario morto della “protesta da palcoscenico”.
Persino i cinque stelli onesti, che davano credibilità e lustro al movimento, sono in caduta libera, si distaccano… c’era da aspettarselo! I frutti non raccolti nella stagione giusta, cadono a terra e…
Paolo D’Arpini
Portavoce European Consumers Tuscia

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Commento di V.Z.: “È giunto il momento per beppe-minuscolo di capire che l’autoritarismo non paga e per il movimento di liberarsi dal mito del caro leader. La politica democratica è del popolo, non dei raìs, vil razza dannata…”
Commento di G.M.: “In democrazia si vuole giustizia e libertà. La democrazia, proprio come un essere vivente, pulsa in continuazione, si espande e si contrae incessantemente, come se respirasse. Corsi e ricorsi storici, in un divenire continuo che vede questa giovine sballottata da una parte all’altra, senza pace. Il motivo di questo incessante cambiamento sta nel fatto che il “sistema sociale e politico” di una comunità può essere inclusivo oppure estrattivo, ma è sempre una miscela delle due componenti in continua evoluzione…”


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Mia integrazione: "Ecco, era tutti previsto sin dal 2013 http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2013/03/povero-grillo-beppe-finira-come-un.html – E come cantava Gino Paoli in La vita è un walzer: Tutto passa, tutto va via... tutto comincia ancora una volta... ed ogni volta è l'ultima volta ed ogni volta si ricomincia, la vita è un gioco che va giocato un po' per volta un po' con tutti ..." (P.D'A.)

lunedì 12 giugno 2017

Elezioni amministrative dell'11 giugno 2017 - Nessuno vince, al ballottaggio il centro-destra-sinistra, grande escluso il m5s


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Nelle città più grandi dove l'11 giugno 2017  si è votato per l’elezione dei sindaci si andrà quasi ovunque ai ballottaggi, perché nessun candidato ha ottenuto il 50 per cento più uno dei voti necessario per vincere al primo turno. I ballottaggi riguarderanno soprattutto centrosinistra e centrodestra, in alcuni casi liste civiche, ma non il Movimento 5 Stelle che è andato peggio del previsto anche dove solitamente raccoglieva molti consensi. 
I risultati del M5S sono stati deludenti se confrontati con i successi di un anno fa, quando fece eleggere propri sindaci a Roma e Torino: nel complesso va comunque ricordato che a parte qualche eccezione, il Movimento ha sempre faticato nelle elezioni locali rispetto a quelle nazionali. In molte città dove ci saranno i ballottaggi, sia il centrodestra sia il centrosinistra si sfideranno quasi alla pari, conferma di una ripresa del centrodestra dopo i declini degli ultimi anni.
Palermo
A Palermo lo spoglio è ancora in corso, ma si sta profilando una netta vittoria del sindaco uscente Leoluca Orlando appoggiato dal centrosinistra. A quasi metà delle sezioni scrutinate su 600 è in testa con il 46 per cento dei voti, mentre Fabrizio Ferrandelli del centrosinistra è al 31,7 per cento. A differenza degli altri comuni, a Palermo è sufficiente ottenere il 40 per cento più uno dei voti per essere eletti al primo turno, quindi salvo sorprese dovrebbe esserci una riconferma di Orlando.
Genova
A Genova lo spoglio è praticamente finito ed è in testa Marco Bucci del centrodestra con il 38,7 per cento dei voti, seguito da Giovanni Crivello con il 33,4 per cento, e sostenuto dal centrosinistra: saranno questi due candidati ad andare al ballottaggio. Luca Pirondini, candidato del M5S, ha ottenuto il 18,1 per cento dei voti. Il dato è comunque interessante se confrontato con la percentuale di voti ottenuta dal Partito Democratico in città: 19,9 per cento. Il centrosinistra a Genova appare in lieve difficoltà, considerato che ha amministrato la città per quasi 50 anni e si giocherà l’opportunità di continuare a farlo al ballottaggio.
Verona
A Verona si andrà al ballottaggio tra Federico Sboarina (29,3 per cento) del centrodestra e Patrizia Bisinella (23,62 per cento) che si è presentata con una serie di liste civiche e con il sostegno di Fare!, il movimento politico del sindaco uscente Flavio Tosi. Orietta Salemi del centrosinistra è arrivata al 22,4 per cento, mentre il M5S con Alessandro Gennari è fermo al 9,5 per cento.
Parma
A Parma il sindaco uscente Federico Pizzarotti ha ottenuto il 34,7 per cento dei voti e andrà al ballottaggio con Paolo Scarpa del centrosinistra, che ha raccolto il 32,8per cento dei voti. Pizzarotti era stato eletto alle precedenti comunali con il M5S, di cui ora non fa più parte: si è presentato con una propria lista civica e ha ottenuto un buon successo. Il candidato del M5S, Daniele Ghirarduzzi, ha ottenuto il 3,2 per cento, il centrodestra con Laura Cavandoli si è fermato al 19,3 per cento.
Cuneo
A Cuneo ha vinto al primo turno il sindaco uscente Federico Borgna del centrosinistra ottenendo il 60,5 per cento dei voti, distanziando enormemente tutti gli altri candidati. Il centrodestra con Giuseppe Menardi si è fermato al 13,7 per cento, il Movimento 5 Stelle con Manuele Isoardi ha ottenuto il 5,6 per cento dei voti.
Padova
A Padova il centrodestra è in vantaggio con Massimo Bitonci, già sindaco della città, che ha ottenuto il 40,3 per cento dei voti. Il centrosinistra è distanziato di molto con Sergio Giordani al 29,3 per cento. Arturo Lorenzoni, che si è presentato con una serie di liste civiche, ha ottenuto il 22,7 per cento, mentre Simone Borile del M5S è al 5,26 per cento.

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domenica 11 giugno 2017

Comunicare su internet... dove l'ombra vale più della sostanza


La comunicazione su internet cambierà la storia

Alcuni psicostorici ritengono che solo le forme pensiero che siano sostenute da immagini accompagnate da emozioni e sentimenti, oltre che da intelligenza, possano essere recepite nel subconscio e quindi entrare a far parte della cultura umana. Infatti dal subconscio le forme pensiero vengono inizialmente  rielaborate in sogni, immaginazioni, invenzioni e successivamente in credenze, filosofie, religioni, ideologie, ecc.
Il processo quindi della trasmissione e assimilazione delle notizie ricevute, nel contesto culturale umano, è alquanto complesso e può richiedere anni ed anni. In effetti le attuali forme pensiero, quelle consolidate nelle nostra società, sono il risultato di una lenta crescita all’interno della psiche collettiva, una crescita che è iniziata parecchie centinaia e migliaia di anni fa… 
Lo dimostra anche il fatto che le religioni - ad esempio - hanno durata millenaria e non parlo solo del Cristianesimo o Giudaismo o Islamismo che sono tutto sommato alquanto recenti, mi riferisco invece alle religioni matristiche ed animistiche che hanno avuto incubazioni di migliaia di anni…. e sono ancora presenti in vari modi nella nostra cultura attuale. Questo perché come avviene in natura e nel mondo della fisica “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”.  
La trasformazione comunicativa, sempre in corso perenne, ha subito una forte accelerazione con internet, una accelerazione che è iniziata prima in forma passiva con la radio e la televisione ed ora è diventata interattiva con il web.  Ma torniamo alla questione iniziale e vediamo se esiste una risposta, o più risposte alle domande, e qui inserisco alcune ipotesi.
“….le previsioni sono sempre difficili e qualsiasi previsione è ipotetica. Per quanto riguarda questo aspetto, dobbiamo riferirci alla documentazione  storica. E la storia ci insegna che le grandi rivoluzioni sono in realtà trasformazione del sistema di comunicazione. Con l’invenzione della stampa -ad esempio- il primo libro veicolato è stato la Bibbia protestante, non quella controllata dalla Chiesa cattolica…. da qui la forza di Lutero e  gli altri riformisti. Il controllo del mezzo di comunicazione significa il controllo di tutto il resto”. (Giorgio Vitali)
Ma vediamo bene, è forse possibile un controllo sui modi espressivi della comunicazione? In effetti anche l’ipotetico controllo deve tener conto delle mutazioni in cui l’informazione e la trasmissione del pensiero  si muove. Succede così  una evoluzione fatale nella conquista elettronica, come sta avvenendo  proprio su internet, costruita inizialmente per motivi di supremazia militare e politica, che alla fine si è democratizzata per forza propria. 
La comunicazione interattiva, una volta avviata, ha preso il sopravvento ed  il numero di messaggi partiti ed arrivati è inestinguibile! La rincorsa del potere che cerca di correre ai ripari è perlomeno altrettanto caotica che l’immissione stessa su internet di notizie incontrollabili.
Chi detiene ipotetici poteri di controllo cerca di controbilanciare quella messe di nuove idee come in passato fecero al Concilio di Trento… creando realtà paramassoniche, i gesuiti, i dottrinari, gli inquisitori mediatici ed altro ancora.   Ma alla fine  la diffusione del pensiero laico  ed il recupero di dottrine esoteriche, tenute “occulte” per ragioni di sicurezza, hanno preso il sopravvento sul dogmatismo religioso. 
Su internet  un nuovo processo informativo (e siamo solo agli inizi!) è ormai avviato e sarà  difficilissimo bloccarlo… e a poco serve l’utilizzo di altre indicazioni veicolate dai Media facenti parte del Sistema. Anzi, è proprio il gioco dell’evasione, dell’inosservanza, che consente ai “violatori” di trionfare  su internet.
Malgrado le varie visioni e strumentalizzazioni del  nuovo metodo di comunicazione globale,  abbiamo comunque visto che gli “argomenti” che  più coinvolgono gli utenti sono in fondo sempre gli stessi: religione, sesso, costume e qui aggiungerei anche “mito”, il mito è infatti un elemento  ricorrente in ogni modo comunicativo, è il ponte fra la realtà e la fantasia.
Su internet scorgiamo la sua presenza nelle cosiddette “leggende metropolitane” ovvero storie immesse nel web al limite della credibilità, storie che rappresentano quello che si vorrebbe  credere vero e che magari viene anche ritenuto vero in uno spazio della mente. Insomma attraverso queste cronache si ricrea il meccanismo della narrazione primitiva della tribù attorno al fuoco  e delle avventure raccontate che diedero origine alle immagini di draghi, chimere, fantasmi, dei, demoni ed eroi. Sono  quelle “forme pensiero” in grado di assumere una consistenza abbastanza forte da poter essere ritrasmesse e divenire parte integrante della cultura.
Anche questo articolo, ovviamente, rientra in questo processo formativo al limite del fantastico, in cui si dice e non si dice, si evoca ma si distingue, ed in cui la realtà del web viene comparata al sogno ed alla creazione onirica.
Paolo D’Arpini