sabato 31 ottobre 2015

Trinacria, di male in peggio... dal terzo al quarto mondo



"Sicilia insula amoena est, cara..." la definirono i romani "Isola amena, cara.." (non di prezzo, ma a poeti ed a tante belle cose). 

"Felix, felice"...per le successive dominazioni cui diede tutto e di più,dagli arabi ai normanni... persino ai Borboni che, tanto bistrattati ma oggi rivalutati, dalla Sicilia presero il meglio e lasciarono il peggio. 

Mancano le citazioni dei Cartaginesi, per cui tifavo, non pervenute grazie alla "pulizia etnica" latina... ma credo fossero positive pure esse. 

Insomma, fino allo "Sbarco dei Mille", sembra che la Sicilia fosse il fiore all'occhiello di popoli, re ed imperatori che  la conquistavano o la ricevevano in dote...

Poi Garibaldi (cui oggi dedichiamo strade, corsi, monumenti e lapidi votive), tra un tradimento degli ammiragli inglesi e generali borbonici  e quello dei nobili e borghesi siciliani, consegnò la Sicilia ed il Sud  intero ai nuovi padroni sabaudi (ed alla massoneria anglo-francese). 

Da allora un impoverimento continuo e un degrado economico, politico e sociale che neppure il Fascismo riuscì a riassestare con allineamento ai progressi del Continente (che, come risaputo, inizia da Eboli in su).  Nel 1943, il colpo di grazia: sbarcano gli americani... assieme con loro torna prepotentemente la mafia. 

Una scintilla di rivolta, artatamente alimentata da "chi poteva", accendeva nel dopoguerra il sogno del Separatismo.  Piú che giustificato vista la stessa storia e genesi della Sicilia,forse unica strada per l'affrancamento dal peso del resto d'Italia. Ma,ahimè,svenduto sempre da "chi poteva" in cambio di affari (loschi) ed impunità di ogni genere. 

Uno Statuto autonomistico,che avrebbe fatto la fortuna di una qualunque Catalogna,si è rivelato una trappola mortale....per i siciliani,non certo per chi vi ha banchettato dal 1946 ad oggi,parenti ed amici degli amici compresi.  Inutile far la conta dei disastri che abbiamo traversato noi siciliani ieri,oggi... e domani! Si,domani...perché non si vede da nessuna parte un barlume di riscossa, un alito di vita. 

Messina insegni... in qualunque città del terzo mondo scoppierebbe una rivolta, per questo e tutti gli altri problemi... in Sicilia siamo del quarto se non peggio.

Vincenzo Mannello

giovedì 29 ottobre 2015

Roma. Marino lascia, anzi no, raddoppia (in un caso o nell'altro d'accordo con il PD)




Per il Pd sfiduciare il sindaco Ignazio Marino potrebbe non essere così semplice. Infatti ieri sera parlando con alcuni amici del PD ci stavamo chiedendo come andrà a finire la querelle delle dimissioni del sindaco di Roma che infine ha deciso di   ritirare (ultime notizie alla RAI del 29 ottobre 2015). Come mai ci ha ripensato? Perché adesso si fa tutta una serie di distinguo all'interno dei consiglieri romani del PD che favoriscono il  "ripensamento" marinesco (e dello stesso renzie). 


Il premier si è troppo esposto nella sua posizione anti-Marino  chiedendo ai suoi, in più occasioni: "Toglietemelo dalle palle". Ed il sindaco sembrava convinto di voler rendere il servizio al premier, anche perché si sa come vanno certe cose. Se uno non da fastidio, ed ubbidisce, più tardi un posticino glielo si trova magari come parlamentare europeo od a capo di qualche ente semisconosciuto ma redditizio (in termini di stipendio). Ma il vecchio detto latino "Cui prodest" ancora una volta ha scassato il giochino dello scambio favori. 

Eh sì perché i soliti sondaggisti guastafeste hanno scoperto che la maggioranza dei romani voterebbe per l'odiatissimo da tutti M5S. Il PD scenderebbe ai piccoli numeri per non parlare delle destre già in odio ai romani per la giunta clientelare di Alemanno, nutrice di ogni nequizia.  Ed allora cosa fare, se le dimissioni di Marino avrebbero potuto risolvere qualche problema al renzie, che vuole gestire ogni cosa a modo suo senza che gli si pongano ostacoli di sorta (soprattutto in previsione del giubileo ed in considerazione  del disgusto vaticano per le posizioni di Marino sul matrimonio gay, etc.), ma accontentare il vaticano e sfanculare Marino che non è certo un supporter di renzie avrebbe fatto comodo al renzie se tutto filava liscio... 

Ma liscio non fila affatto, ci si sono messi di mezzo i romani. Primo hanno organizzato una resistenza spontanea a sostegno del sindaco eletto dal  popolo (e non "nominato" dal viceré napoletano) e poi -cosa pessima- sempre gli stessi romani hanno dichiarato ai sondaggisti che sono intenzionati a non votare renzie ed il suo PD, in caso di prossime elezioni. Inutile dire che il renzie, sia pur allocco, tanto scimunito non è e avrà fatto due conti e si sarà segretamente accordato con le varie parti in gioco, in modo da poter  salvare capra e cavoli. 

Come nella proverbiale storiella del contadino che deve attraversare il guado facendo vari giri di avanti ed indré riuscirà a salvare la faccia ed a mantenere il controllo piddino sula capitale.  Marino  ritira le dimissioni ma le difficoltà (più o meno oggettive) di come fare per scalzarlo (vedi nota sottostante) faranno il resto.
Tutta questa elucubrazione mi è venuta in mente pensando alle controverse parole del consigliere capitolino, ex verde, Athos De Luca (da Civitavecchia), maestro nel gioco dell'affermare e negare contemporaneamente. Antica qualità dei pesci in barile che intendono restare al loro posto. 

Ma lascio da parte ogni altra considerazione personale e vi sottopongo "le ragioni" oggettive del perché Marino potrebbe non uscire di scena.

Paolo D'Arpini





Primo scenario. La sfiducia

Dopo il ritiro delle sue dimissioni,  contro Marino è stata annunciata la mozione di sfiducia del Pd. Si arriverebbe al voto in aula non prima di 10 giorni e non dopo 30. Sono i tempi di legge. Per arrivare all’approvazione servono 25 voti. Se si raggiungono il sindaco lascia il Campidoglio e viene nominato il commissario.

Secondo scenario. Governo di minoranza

Per sfiduciare Marino i dem, che vogliono evitare ad ogni costo di votare insieme alle destre, possono contare su 19 consiglieri. Uno viene dal centro democratico e 4 dal M5S. Se anche si dovesse trovare la sintesi col Movimento, altra ipotesi non priva di costi politici, mancherebbe sempre un voto, che in un’assemblea comunale, anche grande come quella capitolina, non è merce facile da trovare, a meno di un accordo con la lista Marchini. Questo considerando il Pd compatto. Uno scenario che, se Marino dovesse superare, lo costringerebbe ad andare avanti di fatto senza una maggioranza.

Terzo scenario. Nuova maggioranza

Se il gruppo Pd, come pare dalle dichiarazioni delle ultime ore, non dovesse votare compatto la sfiducia al sindaco, per Marino si aprirebbe la ricerca di una nuova maggioranza: per lui è il migliore degli scenari. La speranza dei mariniani è che di fronte a questa ipotesi Renzi capisca che conviene a entrambe le parti lasciar proseguire il sindaco, scongiurando anche un difficile voto romano in primavera.

Quarto scenario. Stessa maggioranza

Se Marino riuscisse a tirare la questione per le lunghe, fino alla fine del mese prossimo, il Pd si troverebbe di fronte all’approvazione del bilancio comunale. Affossarlo costringerebbe politicamente il sindaco a lasciare il Campidoglio. Ma così i dem si assumerebbero la responsabilità di portare la città al Giubileo nel caos. Uno scenario inizialmente vagliato poi subito scartato dai dem, visto l’alto potenziale auto-lesionista. A quel punto no resterebbe che votare sì. Confermando di fatto Marino e proiettandolo nel 2016.

Quinto scenario. Le dimissioni in massa

Per evitare la conta in aula il Pd potrebbe giocare la carta delle dimissioni simultanee. Se metà consiglio accetta la giunta decade. Un’opzione rischiosa, che rischia di rafforzare il sindaco, ma che dal Pd giudicano preferibile politicamente alla sfiducia.

Francesco  Maesano - (
Fonte La Tua Voce)

Articolo collegato: 

mercoledì 28 ottobre 2015

Mustafa Hussein, l'ultimo resistente della famiglia, ha tenuto testa a 400 marines prima di essere ucciso

Se fosse ancora vivo, cambierebbero molte cose in Iraq: "L'Americano The New York Times ha scelto il ragazzo più coraggioso e impavido del XXI secolo"




Questo ragazzo - Mustafa Hussein dell'Iraq - 14enne  nipote di Saddam Hussein, è stato l'ultima persona, con le armi in pugno, ad opporsi contro le forze speciali statunitensi, che  resistette durante l'assalto al palazzo Navvafa Sheikh Zeidan. In quel momento era rimasto l'unico  difensore vivente in casa, e accanto a lui  c'erano  i corpi di suo padre Qusay, lo zio di Uday e guardiano Abdel-Samad.

Secondo i soldati americani coinvolti nell'operazione, quando hanno fatto irruzione nella casa, Mustafa Hussein ha aperto il fuoco su di loro.

Le Truppe Usa, nel numero di 400 soldati, sono state da lui bloccate. Di fronte a lui i cadaveri di suo zio e di suo padre, il ragazzo ha sparato  e ucciso 14 marines americani con un fucile da cecchino. Il Combattimento con il nipote di Saddam Hussein è durato circa sei ore.

Quando gli americani hanno ucciso il ragazzo, non riuscivano a credere di trovarsi di fronte  all'uomo che si era a loro opposto, e ancor più  si son meravigliati quando hanno scoperto che era in realtà un  bambino.

Alla fine dell'articolo di commemorazione di Mustafa, il giornalista   del New York Times, Robert Yeisk scrive: "Se in America avessimo avuto qualcuno come questo ragazzo,  gli avremmo  costruito  un monumento in ogni città. Parlerei del suo coraggio e ovunque, sarebbe stato un modello di resistenza..."


Articolo di riferimento: http://news-front.info/2015/10/26/vnuk-saddama-xussejna-xrabrejshij-malchik-xxi-veka/


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Iraq. Abbiamo sbagliato tutto - Dice Tony Blair: «Posso dire che mi scuso per il fatto che l'intelligence che abbiamo ricevuto era sbagliata, perché nonostante Saddam avesse usato le armi chimiche in maniera estensiva contro la sua stessa popolazione, il programma di riarmo non esisteva nella forma che noi avevamo pensato. Mi scuso per gli errori commessi nella pianificazione, e certamente per il nostro errore nel capire cosa sarebbe accaduto una volta che avessimo rimosso il regime»


Commento di Carla Sandonà: “Figurati Tony, un milione di irakeni ammazzati inutilmente, ma a chi non è capitato?”

martedì 27 ottobre 2015

Milano, Napoli, Roma - La società civile si mobilita per fermare la NATO e la guerra



A Milano venerdì 23 Ottobre 2015 si è svolta presso la Camera del Lavoro Metropolitana una partecipata iniziativa promossa dal Comitato contro la Guerra Milano, in collaborazione con il Comitato No Guerra No NATO Nazionale, il cui titolo “la guerra è alle porte” è stato sviluppato da relazioni di Manlio Dinucci, Marinella Correggia ed Ugo Giannangeli. Il Consolato Venezuelano ha inviato il suo saluto così come il gruppo musicale “Banda Bassotti”; si è inoltre avuto modo di ascoltare il saluto di Jean Toschi Marazzani Visconti, che ha brevemente parlato della Yugoslavia “prima e dopo” l'intervento della NATO. La Sala Di Vittorio (400 posti) era quasi piena.

Milano il 23 Ottobre, Napoli il 24, sono le città che hanno ospitato iniziative contro le manovre NATO Trident Juncture, Lunedì 26 se ne è tenuta un'altra a Roma. Occorre dare slancio ad un lavoro che potrà produrre i suoi frutti nel medio termine. Non ci nascondiamo che quello che si sta avviando è solo l'inizio di una attività, che dovrà parlare della NATO, dei suoi crimini, i cui costi ricadono a cascata sullo Stato Sociale del nostro Paese.

Dunque la guerra è contro i lavoratori in Italia, nel Donbass, in Siria piuttosto che in Libia; sono infatti circa due milioni coloro che si erano trasferiti in Libia per trovarci una occupazione. Di questo, dei loro destini e della questione del diritto internazionale abbiamo trattato nella iniziativa del 23 Ottobre. Lo abbiamo fatto con Manlio Dinucci, che ha trattato il periodo che dal dopo guerra fredda arriva alle soglie di quello attuale e ha dedicato una parte di relazione alle dinamiche attuali che coinvolgono Libia, Siria, Iraq, Russia e Cina. Marinella Correggia ha parlato degli effetti che producono i crimini della NATO anche sull'ambiente e della vita delle vittime dei Paesi coinvolti: qualcosa di cui generalmente non si ha notizia. Ugo Giannangeli ha trattato dello stato di salute del diritto internazionale e delle implicazioni che il quadro attuale ha per la nostra Carta Costituzionale. Jean Toschi Marazzani Visconti, ha invece fatto una panoramica su come si sia disgregata la Yugoslavia in seguito all'intervento della NATO. 

Il Comitato contro la Guerra Milano li ringrazia, per aver indubbiamente contribuito a diradare le brume della confusione, che non vorremmo regnasse sovrana. Infatti va contrastata alla radice l'idea che pervade certi ambienti, più o meno in buona fede, un'idea che viene declinata con “gli imperialismi” o “tutte le guerre”. A tale proposito si è esaminato anche l'episodio della “marcia degli scalzi”. Purtroppo, a partire dagli anni 90, c'è un unico Paese che ha creduto bene di ritagliarsi il ruolo di “gendarme del Mondo”: gli Stati Uniti d'America. Il Comitato No Guerra No NATO con il quale lavorano i compagni e gli amici del Comitato contro la Guerra Milano ha ripreso quella parola d'ordine che è parso si fosse smarrita per strada: fuori la NATO dall'Italia, fuori l'Italia dalla NATO.

 Nadia Schavecher -  via ComitatoNoNato


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lunedì 26 ottobre 2015

Ipse Dixit Napolitano, il voltagabbano



Ipse dixit, per non dimenticare (a titolo di esempio dell'ipocrisia imperante; è solo uno dei tanti): 

NAPOLITANO SULLA LIBIA OGGI (25 ottobre 2015): "Libia dissolta nel caos"
Stamattina alla radio hanno trasmesso la replica dell'ennesima incoronazione, pardon conferimento laurea honoris causa in storia al Napolitano. Il quale ha rotondamente citato la Libia e la Siria. Si veda qui: https://www.youtube.com/watch?v=Y-gY3_cPlk4&feature=youtu.be al minuto 41.53
"...conflitti che hanno visto Stati come la Siria e la Libia scivolare nella dissoluzione"

A parte il fatto che la Siria non è dissolta, sulla Libia chiediamo al Napolitano: di quale conflitto ciancia? Delle bombe Nato? O del conflitto armato avviato dai cosiddetti ribelli e poi portato a conclusione grazie alla loro alleata Nato? 

ECCO QUA L RISPOSTA:

NAPOLITANO SULLA LIBIA IERI (2011) "Risorgimento libico non deve essere schiacciato"


L'Italia non può rimanere indifferente alla repressione della libertà in Libia, non può lasciar calpestare il risorgimento arabo. Lo ha detto il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al teatro Regio di Torino, in occasione del primo appuntamento della due giorni torinese per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Napolitano ha ricordato che l'Italia nelle prossime ore dovrà prendere decisioni impegnative, difficili, su quello che sta succedendo in Libia. «Se pensiamo a che cosa è stato il movimento risorgimentale come movimento liberale e rinnovatore non possiamo ammettere - ha aggiunto il capo dello Stato - che vengono calpestate le speranze di un risorgimento anche nel mondo arabo».

E su Repubblica del 30 aprile (un giornale non certo malevolo nei confronti del Napolitano, né contrario alla guerra Nato): "La telefonata forse più difficile da quando è segretario del Pd, Pier Luigi Bersani l'ha avuta con Napolitano che sulla Libia ha chiesto alle forze politiche «senso di responsabilità» e la consapevolezza che «in gioco ci sono gli interessi nazionali»". Cioè ha chiesto ai parlamentari di non fare storie e di appoggiare la guerra.

Non per niente fra le pochissime e davvero minuscole (salvo quella a Napoli, aprile 2011) manifestazioni contro la guerra alla Libia, ce ne fu una davanti al Quirinale, autorizzata solo nei pressi, lontano dalla vista dell'augusto. Contro sua maestà George W. Napolitano non è rispettoso mostrare dissenso. 

Marinella Correggia

Damasco. Manifestazione pro Assad del 25 ottobre 2015

domenica 25 ottobre 2015

Il grande gelo e la "bufala" del Global Warming, con dati tecnici...


Sembra che l’estate si sia appena conclusa.  Tuttavia il gelo invernale è già arrivato, e la neve stringe gran parte dell’Europa. Le zone del Maine settentrionale hanno già visto il loro primo periodo di precipitazioni invernali negli ultimi giorni. Il National Weather Service ha riferito che il periodo di 138 giorni, senza alcuna traccia di neve in Caribou, che ha avuto inizio il 24 maggio e si è concluso l’8 ottobre, un record, con il periodo più breve per quella zona.
A Marquette, nel Michigan, dove i termometri scesi a 27°F, con circa 2,5 pollici di neve caduti lo scorso fine settimana. La neve è caduta anche in Ohio, nel Maine, a New Hampshire, nella zona ovest di New York e nel nord-ovest della Pennsylvania. Anche se l’inverno inizia ufficialmente il 22 dicembre, avvisi e avvertenze di neve e gelo sono state emesse dal Missouri al Massachusetts, secondo Weather Channel.
Siamo alla metà di ottobre e i governi insistono ancora che stiamo vivendo record di caldo mentre i politici di tutto il mondo, si incontreranno a Parigi per riuscire a trasformare l’intera razza umana in schiavi di carbonio. Ma sembra che la realtà conti poco o nulla per i politici. La storiella del riscaldamento globale (cambiamento climatico) sta diventando estraneo perché la natura non sta cooperando. Si, sta facendo più freddo. Il piano degli allarmisti climatici di imprigionare altri scienziati con il loro scetticismo sul ‘riscaldamento globale’ gli si sta ritorcendo orribilmente contro, e l’allarmista principale è ora di fronte a un’indagine in quello che è stato definito “il più grande scandalo scientifico nella storia degli Stati Uniti.” Cosa si aspettavano quando scandalosamente hanno chiesto alla Casa Bianca e al Dipartimento di Giustizia di utilizzare la legge RICO per indagare e perseguire le organizzazioni come il Comitato per un domani costruttivo, Competitive Enterprise Institute e Heartland Institute … per il “crimine” di “ingannare il popolo americano circa i rischi del cambiamento climatico.”
Purtroppo, il riscaldamento globale è uno scandalo popolare, ora condiviso anche dal Papa e, naturalmente, da molti politici, nessuno dei quali sono scienziati e non sanno nulla di clima. Philippe Verdier, a capo delle previsioni del tempo a France Télévisions, televisione di stato del paese, è stato appena sollevato dal suo incarico di previsore dopo aver rilasciato un libro in cui egli accusa i climatologi leader e leader politici di aver “preso in ostaggio il mondo” con dati quantomeno fuorvianti.
“I modelli climatici utilizzati dagli scienziati allarmisti per prevedere il riscaldamento globale vanno sempre peggio, non meglio; l’anidride carbonica fa più bene che male; e il presidente Obama ha sostenuto il “lato sbagliato” nella guerra al “cambiamento climatico”, dice uno dei più grandi fisici teorici del mondo, il Dr. Freeman Dyson.
Spiegando le sue dimissioni scioccanti dall’American Physical Society, il professore emerito di fisica Hal Lewis dell’Università della California di Santa Barbara ha scritto: “E’ naturalmente, la truffa del riscaldamento globale, con le (letteralmente) migliaia di miliardi di dollari che dirige, che ha danneggiato molti scienziati, e ha portato l’APS come un’onda anomala. E’ la truffa più grande e di maggior successo pseudoscientifica che ho visto nella mia lunga vita di fisico”.
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I poli risultano in raffreddamento, anche se gli scienziati dicono che i vulcani sottomarini stanno facendo quel poco di riscaldamento, e così risulta il Nord Atlantico. Parti del Nord Atlantico hanno visto registrare temperature più fredde negli ultimi otto mesi, e questo è un problema per l’Europa. Un recente rapporto ha avvertito che la quantità di luce e di calore rilasciato dal sole è calato a livelli che “non si vedevano da secoli“. Così, l’Inghilterra e gran parte dell’Europa nei prossimi decenni andranno incontro a inverni rigidi guidati da cambiamenti anomali nelle condizioni degli oceani globali e un indebolimento del sole.
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La maggior parte degli osservatori concordano sul fatto che l’eclissi lunare del 27 settembre è risultato più scuro del solito. “Non sapendo, sono stati testimoni di un segnale di raffreddamento globale”, dice spaceweather.com. La quantità straordinaria di vulcani che stanno emettendo dai loro crateri enormi quantità di materiali vulcanici che da soli possono portare al blocco dell’alta atmosfera. Obama e il Papa fanno proprio finta che tutto questo non stia accadendo sul pianeta in cui vivono.
Secondo il meteorologo dell’Aerospace Brian Walsh, è la seconda volta, dal 1874, che la neve è stata registrata a San Giovanni nel mese di settembre. L’inverno è arrivato presto in Norvegia e i ghiacciai avanzano nello Stato di Washington. “L’agenda sul riscaldamento globale è un disperato tentativo di ottenere un maggiore controllo sulle nostre vite.” – Walter E. Williams. Abbiamo già avuto una vera e propria bufera di neve in Romania. “Almeno un mese prima del solito.
E’ arrivato l’inverno precoce anche a Salisburgo in Austria. A San Giovanni Terranova, di recente la loro prima nevicata caduta in autunno mai accaduto prima! I ghiacciai avanzano in Argentina. Freddo record nel Kentucky, alcune aree sono scese fino a 20°F sotto la media. A Bowling Green shatterd il vecchio record della temperatura massima ha registrato un nuovo record di freddo.

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Nel Kashmir gli agricoltori sono preoccupati per le prime nevicate e i bruschi abbassamenti di temperatura che si sono verificati. Si è assistito a nevicate nella catena montuosa del Kailash, ad Asha, Pati, Seoj Dhar, Chattar Gali e nella parte alta della città di Bhadarwah, portando ad un improvviso calo della temperatura e costringendo le persone a indossare abiti caldi per proteggersi dai freddi venti, ha riferito un funzionario della zona. “Il raccolto del nostro mais e del riso è ancora nei campi e l’improvviso calo della temperatura ha distrutto il raccolto”, ha detto Mohammad Hanif Butt, un residente del villaggio di Sharekhi. La neve dell’ultimo inverno in Scozia non si è ancora sciolta. L’ultimo giorno dell’estate, abbiamo avuto 16 pollici di neve fresca alla stazione sciistica di Montana. Inoltre, alla fine dell’estate abbiamo avuto una tempesta che ha portato una spolverata di neve sopra i 7.000 piedi nel nord della California, a Idaho, nello Utah e in Colorado.
In Nuova Zelanda, il termometro è sceso a -3,1°C l’11 agosto, la città di King ha registrato la terza temperatura più bassa in 56 anni. La temperatura dell’aria è stata la terza più fredda mai registrata, con una media di 8°C, anche se 2,7°C è la temperatura minima media.
In un post dal titolo “breve nota al Papa,” il meteorologo Joe Bastardi chiede al Papa di guardare il record di fatto della CO2 e la temperatura nella storia geologica della Terra.

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Quando si guarda questo grafico, si può facilmente vedere che non vi è alcun legame apparente tra la CO2 e la temperatura, ma questo non fermerà il presidente Obama o chiunque esso sia, dalla folla del riscaldamento globale, continuando così a raccontare i disastri del riscaldamento.
“L’IPCC ha stimato che nel prossimo futuro il riscaldamento globale arriverà fino a 10 volte quello attuale”, scrive il Dr. David Evans. Perth Evans, ingegnere elettronico, ha scoperto un errore nei calcoli matematici che possono cambiare tutto ciò che riguarda il dibattito sul clima. “L’anidride carbonica provoca soltanto un minimo riscaldamento. Il clima è in gran parte determinato da fattori al di fuori del nostro controllo”, dice Evans, che ha fissato due errori e il nuovo modello corretto trova che la sensibilità del clima attribuisce all’anidride carbonica (CO2) una molto più bassa influenza di quanto si pensasse.
Questo è ovviamente molto importante. Il Sen. Cruz ci dice che Obama alle amministrazioni sulle nuove normative del riscaldamento globale, potrebbero costare ai contribuenti fino a 10 milioni di posti di lavoro e imporre costi enormi sui consumatori americani… tra cui milioni di afro-americani e di ispanici. Inoltre, le persone sono tratte in inganno, perché invece di prepararsi per un prossimo futuro raffreddamento, che è molto più pericoloso per la salute, tutti sono portati a credere che il clima si sta riscaldando, quando invece non lo è. Il freddo uccide 20 volte più persone che il caldo. I medici e le persone quasi ovunque, dovrebbero formare il personale al trattamento di condizioni di maggiore freddo e umidità perché queste condizioni saranno responsabili per gli aumenti delle malattie.
“Il nostro modo di vivere deve affrontare una minaccia enorme nei prossimi due mesi. I totalitari di tutte le carnagioni sperano di cogliere un’opportunità a Parigi per creare subdolamente le catene giuridiche e politiche per trasformare le democrazie libere in un mondo controllato dalle soffocanti Nazioni Unite”, dice il Viv Forbes.

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La Gran Bretagna si troverà probabilmente di fronte all’inverno più lungo da 50 anni a questa parte per l’arrivo anticipato del cigno siberiano. Questi uccelli sanno qualcosa che molti scienziati e politici non sanno.

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Il ghiaccio nel Passaggio a Nord Ovest è ancora troppo spesso per il trasporto regolare a partire dalla fine di settembre, e che è abbastanza divertente se si considera che secondo il NOAA abbiamo appena sofferto l’anno più caldo della storia recente. Nonostante il “cambiamento climatico”, il ghiaccio marino nel Passaggio a Nord Ovest (PEN) rimane troppo spesso e infido per trasformarsi in un percorso regolare per il trasporto marittimo commerciale artico per molti decenni, secondo una nuova ricerca dalla York University.

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The Guardian ha perso ogni credibilità, pubblicando come il ghiaccio antartico si sta sciogliendo così rapidamente, che l’intero continente è a rischio di scioglimento entro il 2100 e che il pianeta dovrà scendere di 2°C per limitare il riscaldamento globale. Yahoo news ha pure pubblicato questa storia. La pubblicazione può dire tutto ciò che vuole aspettandosi che le persone ci credano, ma se si guarda alle spalle la loro storia, è facile vedere come siano solo grandi bugie.
Il dottor Benny Peiser, dal forum Global Warming Policy (GWPF) ha spiegato, “Il ghiaccio globale marino è a livelli record, un altro indicatore chiave che qualcosa sta lavorando nella direzione opposta a quanto era stato annunciato.”  Anche se abbiamo sentito rapporti costanti di aumento di scioglimento dei ghiacci e degli oceani, la verità è che l’estensione artica del ghiaccio marino è ora superiore al 2005, 2006, 2007 e al 2011. Ted Maksym, un oceanografo presso l’Istituto Oceanografico di Woods Hole, nel Massachusetts, ha condotto uno studio dove ha inviato un robot sottomarino nelle profondità del mare Antartico per misurare il ghiaccio. I suoi risultati contraddicono le ipotesi precedenti fatte da scienziati e hanno dimostrato che il ghiaccio è in realtà molto più spesso di quanto è stato previsto nel corso degli ultimi 20 anni.
Conclusione
Il presidente Obama e molti altri come lui sono dei truffatori che vendono al mondo notizie costruite, atte a far ignorare la dura realtà che è il sole al centro del nostro sistema solare, donatore di vita e di calore sul nostro pianeta. Uno studio condotto lo scorso annodall’Università di Lund, in Svezia, ha ricostruito l’attività solare durante l’ultima era glaciale. Gli scienziati hanno concluso che il clima è influenzato dal sole. Questa è stata una conclusione ovvia. Lo studio ha mostrato che i cambiamenti nell’attività solare non sono una novità e che l’attività solare influenza il clima. Gli scienziati, quelli veri che sono rimasti, ci dicono di gravi diminuzioni della radiazione solare che sta per portare un grande raffreddamento sulla Terra. Si, questo sta già avvenendo e sarà sempre peggio, molto peggio, il che significa che farà molto più freddo.
Anni fa, il Dr. Bruce West, dell’Ufficio di Ricerca dell’Esercito, ha sostenuto, dopo vari studi che le “variazioni della temperatura media della superficie terrestre sono direttamente connesse alle fluttuazioni statistiche a breve termine dell’irraggiamento solare e dei suoi cicli a più lungo termine.” Questo rende perfetto il senso che, urlando sui pericoli dell’anidride carbonica, si ignora il ruolo centrale dell’attività solare.
La BBC ha pubblicato quasi due anni fa: “Sono stato un fisico solare per 30 anni, e non ho mai visto niente di simile”, afferma il Dr. Richard Harrison, capo della fisica spaziale presso Rutherford Appleton Laboratory nell’Oxfordshire. “Se si vuole tornare a vedere quando il Sole era inattivo … dobbiamo tornare indietro di circa 100 anni,” dice. Questo è solo l’inizio di un forte raffreddamento. Chiunque dice il contrario sta mentendo e consumando il proprio ego, che è più grande del sole.
Fonte: Dr Sircus.com

sabato 24 ottobre 2015

Eurogendfor - Si attiva lo scambio delle polizie per meglio sottomettere il territorio


Arrivano poliziotti stranieri in Italia e poliziotti italiani vanno 
all’estero. Ecco cosa sta accadendo. Questa è l’Eurogendfor


    In diverse città italiane sono entrati in servizio agenti della
    Polizia spagnola, così come agenti italiani e carabinieri vanno in
    Spagna. Eurogendfor in atto, ma nessuno sa nulla.


E’ di pochi giorni fa la notizia, passata piuttosto in sordina sui media 
nazionali, ma raccontata per esempio dal quotidiano *La Nuova Venezia* 
(vedi nuovavenezia.gelocal.it  - http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/07/02/news/forze-dell-ordine-spagnole-in-servizio-a-venezia-1.11712715
che in diverse città italiane sono entrati in servizio agenti del Corpo 
di *Policia Nacional* spagnola e della *Guardia Civil*così come 
agenti della Polizia italiana e dei Carabinieri presteranno servizio in 
alcune città spagnole.

Le città interessate in Italia sono *Roma, Firenze, Venezia e la costa 
amalfitana*, mentre le forze dell’ordine italiane saranno presenti a 
Madrid, Malaga, Ibiza e Formentera.

Il progetto con le pattuglie miste di forze dell’ordine italiane e 
spagnole era già partito in passato, ma il numero degli uomini e delle 
città coinvolte è stato aumentato.

A che pro dei poliziotti spagnoli prestano servizio in Italia? (E 
viceversa in spagna gli italiani?)

Con quale autorità la polizia spagnola può effettuare degli arresti, 
dei controlli e quant’altro sul territorio italiano? Con quella del 
governo spagnolo?  E’ normale che in Italia circolino poliziotti con la 
bandiera rossa e gialla della Spagna, anziché con il tricolore?!?

La sovranità nazionale ormai è un lontano e vago ricordo, anche se 
l’Italia ne ha sempre avuta ben poca, avendo in casa migliaia di soldati 
a stelle e strisce. L’unico premier che pensava di far valere la 
sovranità nazionale fu Craxi 
http://caosvideo.it/v/la-notte-di-sigonella-in-memoria-alla-sovranita-nazionale-perduta-9536
e infatti sappiamo tutti la fine che ha fatto.

Dicono che questa “trovata” serva per il turismo: ma è evidentemente una 
scusa bella e buona, visto che si tratta, almeno per adesso, di pochi 
uomini e città coinvolte (/anche se li hanno aumentati rispetto ad un 
anno fa… “strategia della gradualità”…)  ma sopratutto non si capisce 
quale utilità possa avere. *Poi non è che i turisti spagnoli siano così 
tanti da richiedere misure speciali, anzi sono molti di più i turisti di 
altre nazionalità. *Se volessero fare qualcosa per i turisti, potrebbero 
assumere nelle forze dell’ordine personale che conosca le lingue, ad 
iniziare dall’inglese, da dislocare nelle zone turistiche. Ma dire che 
in Italia c’è bisogno della Guardia Civil a Roma per tutelare i turisti 
spagnoli, non regge… e credo che sia evidente a tutti!

La Metro di Roma è letteralmente infestata dagli scippatori 
http://newsdelmondo.it/roma-la-stazione-termini-e-in-mano-a-bande-di-scippatrici-12052
tutti lo sanno, nessuno fa niente, nonostante le continue segnalazioni 
dei blogger romani, e ultimamente anche della stampa, visto il livello 
raggiunto dal degrado nella capitale. La stazione Termini è in mano a 
chi impone il pizzo per acquistare i biglietti, falsi aiutanti vestiti 
con la maglia dell’Italia che “impongono” di accompagnare i passeggeri 
sul treno e pretendono anche 20 euro per il “servizio” e quant’altro… 
Roma è avvolta da un degrado spaventoso… e loro portano qualche 
poliziotto spagnolo per risolvere il problema???

Questo “scambio” serve solo per una cosa: introdurre gradualmente nei 
paesi – che guarda caso sono entrambi “PIIGS” ed entrambi fondatori 
di Eurogendfor (ne fanno parte i Carabinieri e la Guardia Civil) 
forze dell’ordine *straniere,  per farlo diventare “normale” agli 
occhi dei cittadini.

Quest’anno le città coinvolte nello scambio sono aumentate, e possiamo 
scommettere che tra un anno diranno che “il servizio è stato molto 
utile” e saranno aumentate ulteriormente, progressivamente sarà normale 
avere poliziotti stranieri in tutte le principali città italiane. *Così 
come in Spagna dovranno abituarsi a quelli italiani.

E’ evidente che c’è la volontà di “normalizzare” (cioè far apparire 
“normale”) la presenza sul territorio nazionale di forze dell’ordine non 
italiane, e con queste operazioni iniziano a farci abituare…

Un anno fa erano “solo 3 poliziotti a Roma”…

Quest’anno sono “solo 20 poliziotti in 4 città”…

Tra un anno magari saranno “solo 100 poliziotti in 10 città”..

Fino a quando sarà normale essere fermati e magari perquisiti da un 
poliziotto spagnolo. *E chissà che questi “scambi” presto non riguardino 
ulteriori nazioni… dopotutto “siamo in Europa”…

E nel frattempo, sul sito dell’Arma, è spuntato*un comunicato ufficiale 
che fa riferimento a Eurogendfor 
http://www.carabinieri.it/arma/partners/eurogendfor : un tema che – 
nonostante il testo del “Trattato di Velsen – sia disponibile 
online da anni, c’è ancora chi cerca di relegarlo a “bufala”.

Ormai le politiche economiche sono in mano ai burocrati di Bruxelles, 
che certo non sembrano essere molto interessati all’Italia, agli 
italiani, agli interessi di questo paese.  E tra qualche anno, sarà 
Bruxelles a gestire anche le forze dell’ordine, ovvero il corpo 
EurogendFor, che prende ordini anche dalla NATO (e quindi dagli 
americani!) e che affiancherà le forze dell’ordine nazionali, magari 
retrocesse a corpo di secondo livello._


Fonte: http://www.informarexresistere.fr/2015/10/19/arrivano-poliziotti-stranieri-in-italia-e-poliziotti-italiani-vanno-allestero-ecco-cosa-sta-accadendo-questa-e-leurogendfor/

venerdì 23 ottobre 2015

Trapani. "La Nato va disciolta" - Resoconto del gesto eroico di Marinella Correggia raccontato dal di dentro e dal di fuori


 

LA NATO VA SCIOLTA”. “LA NATO ROMPE E NON PAGA MAI”.
RACCONTO DI UNA PICCOLA AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA (CARTELLO E DISCORSETTO) DAVANTI AL VICESEGRETARIO GENERALE DELLA NATO ALEXANDER VERSHBOW E A MILITARI ASSORTITI , DURANTE LA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELLE MANOVRE TRIDENT JUNCTURE, AEROPORTO MILITARE DI TRAPANI, MATTINA DEL 19 OTTOBRE 2015. SUCCESSIVO RESOCONTO DELLA CERIMONIA E DELLA MOSTRA DI VELOVOLI DA GUERRA E ALTRE BELLEZZE. POESIA FINALE, PER UN MONDO POST-NATO.


Un modello di riferimento inarrivabile, per un’azione diretta durante un conferenza stampa? Munthazar al Zaidi, il giornalista iracheno che a Baghdad lanciò le sue scarpe a George W. Bush urlando «in nome delle vedove, degli orfani e del milione di uccisi in Iraq». Finì in carcere, e torturato, per quasi un anno: vilipendio di capo di Stato estero.

Dire a Vershbow che l’organizzazione è criminale e va dissolta

Ma qui, all’aeroporto militare di Trapani, il 19 ottobre 2015,  sotto il tendone della conferenza stampa che presenta le esercitazioni Trident Juncture dell’Alleanza atlantica, quali conseguenze avrebbe avuto il lancio di una scarpa – senza mirare bene, per carità – contro l’ignaro vicesegretario generale della Nato Alexander Vershbow? Chissà. Ad alzare un cartello contro la Nato criminale, non succede nulla. Te lo tolgono e basta. Sarebbe stata efficace e forse ugualmente non sanzionata una pioggia di monetine da 5 cent. O come sarebbe stato accolto uno schizzo con la stella a 4 punte (il simbolo dell’Alleanza) trasformata facilmente in svastica? Troppo tardi per pensarci. Non ci sarà un altro accredito stampa, ormai! Non alla Nato, almeno.

Andiamo per ordine. Vershbow ripete quel che ha detto poco prima, alla cerimonia di apertura. La solfa è «le esercitazioni della Nato sono vitali per la sicurezza, la democrazia nel mondo, l’autodifesa»; infatti, «ogni giorno ci sono nuove sfide; così dimostriamo che possiamo difendere ogni alleato». Grandi minacce contro i valorosi paesi membri si addensano infatti cupe e infingarde. Vengono da Est, «la Russia si è annessa la Crimea», da Sud, «la Russia è entrata in guerra in Siria» (che Mosca sia l’unica a combattere con successo contro il califfato e a farlo autorizzata dal governo locale come richiede l’Onu – lo h detto forse meglio di tutti famiglia cristiana giorni fa -, non importa). E l’Alleanza è estremamente impegnata contro il terrorismo, visto che «gli Stati falliti come la Libia e la Siria fanno sì che i gruppi estremisti avanzino».

Dopo alcune domande falso-provocatorie da parte di testate italiane ed estere («Perché non dite che la Trident guarda alla minaccia da parte della Russia?») e le risposte («ma no non è così»), ha inizio l’azione diretta. Intanto il microfono ottenuto per fare la domandina diventa occasione per un sermoncino – scritto sul notes - rivolto al vicesegretario; quindi in inglese - inutile parlare ai responsabili italiani. Ecco qua (e chissà se ne è rimasta traccia): «Lei ha detto che la Nato combatte il terrorismo, ha anche nominato la Libia e la Siria come Stati falliti. Ha parlato di autodifesa collettiva dei membri. Ma in realtà fu proprio, nel 2011, la guerra della Nato in Libia, travalicando il mandato dell’Onu, a trasformarla in Stato fallito, a mettere al potere jihadisti e a contribuire al diffondere di gang terroriste. E sono i paesi membri della Nato a fare in modo diretto e indiretto guerre che rovinano nazioni e distruggono; altro che autodifesa. Di recente poi, il bombardamento per mezz’ora e più dell’ospedale a Kunduz, in Afghanistan. Allora, nonostante tutto questo tragic record, questa storia tragica, come mai la Nato non viene mai incriminata? Al massimo paga una piccola mancia ai familiari delle vittime… ». Il parlato è meno chiaro di così, vista la concitazione, ma è lungo così. Loro lasciano parlare. Devono mostrarsi buoni, non far scoppiare il caso. L’Italia è democratica, la Nato di più.

Prima che Vershbow risponda, ecco il cartello alzato, per lui lì davanti e per le telecamere lì dietro. Su carta quasi velina per nasconderla meglio in borsa, l scritta è con pastelli a cera ma oleosi, mal calcolati (sbavano, l’acquerello rende meglio). Su un lato, in inglese, «Nato must dissolve»; sull’altro «Nato never pays for crimes» (monco, in effetti, ma chiaro). Ovviamente le mani di un soldato di vedetta si allungano subito e strappano via l’inelegante intrusa: la carta, mentre l’attivista sotto mentite spoglie viene lasciata lì seduta, la Nato è democratica e protegge i civili, anche quelli ottusi.

Vershbow risponde compito, come a una vera domanda: «La Nato in Libia ha protetto i civili, abbiamo agito per evitare una strage» (ormai si sa che è tutto falso, ma chi protesta?). Per giustificare il casino successivo: «Quel che è successo dopo, è frutto forse di giudizi approssimativi….» (mis-judgements). Quanto all’Afghanistan, «ci scusiamo tantissimo per il tragico errore» (quasi un’ora di errori?); naturalmente «è in corso un’approfondita inchiesta, e siamo sicuri che non si ripeterà più».

Mentre si avvia all’uscita, l’impassibile vice-segretario generale viene omaggiato, con un altro blitz, della poesia Il mondo dopo la Nato, «scritta da un profugo iracheno» le copie disponibili per i giornalisti vengono invece sequestrate, «la leggo io la poesia».

Impatto mediatico? Contenti i russi. Qualche foto è stata fatta. Alcuni giornalisti locali nella fretta non hanno visto ma vengono a informarsi. Il reporter di un’agenzia internazionale che in passato ha coperto manifestazioni pacifiste a Roma senza però riuscire a farsi trasmettere, osserva: «In altri tempi questo dissenso sarebbe costato. Adesso gli rimbalza. Anzi, aiuta a parlare dell’evento Nato!» Eppure, se gesti così si ripetessero ogni volta, come zanzare disturberebbero. Del resto, non è nel farsi arrestare il senso di un’azione diretta con la quale si irrompe «a casa del diavolo», proprio sotto il naso dei guerrafondai e della supponente stampa mainstream. Il senso è far vedere che sappiamo. Nel racconto di Andersen Gli abiti nuovi dell’imperatore, il bambino è l’unico a dire all’imperatore che è nudo, a dirglielo in faccia.

Fine della storia della piccola azione diretta nonviolenta.

Ma forse a qualcuno interessa anche uno sguardo dal di dentro, sulla mattinata alla base militare fra cerimonie ed esibizioni statiche e in volo. Visto che non erano presenti giornalisti anti-Nato. O almeno non si sono espressi.

Ecco qua, per la serie «ho visto cose…». Al fondo, la poesia.

Antefatto. Tutti hanno sempre detto che un ente dannoso va sciolto

«Nato, rest in peace». «Nato, riposa in pace». L’augurio più geniale rispetto al destino della macchina da guerra atlantica risale al 1967: un libro di Paul Martin per la «Campagna dei giovani per il disarmo nucleare». E se in Italia tutto sommato possiamo puntare a un «Visto che è Nato, morirà», non era male neanche «The Coming Dissolution of Nato» («Il prossimo scioglimento della Nato»), titolo di uno scritto dell’attivista statunitense Albert Weisbord pubblicato da La parola del popolo nel 1977. Weissbord sbagliò in pieno. Tempo prima, era stato invece preveggente l’economista gandhiano J.C. Kumarappa. Pochi anni dopo la nascita dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (Nato) nel 1949 – dunque precedente il Patto di Varsavia - egli così scrisse: «Con il pretesto dell’autodifesa, viene istituita la Nato: per dividere il mondo in due blocchi. Grazie alla Nato, uno Stato aggressore riesce a far dichiarare ‘aggressore’ la vittima e a usare contro questa le armi unificate del grosso energumeno e dei suoi alleati» (pubblicato in Economia della condivisione, Centro Gandhi).

In effetti si proclama organizzazione per l’autodifesa collettiva ma fa tutt’altro: negli ultimi anni ha disfatto la Libia, distrutto la Jugoslavia, fatto danni in Afghanistan. Divora risorse e distrugge. Non è semplicemente un ente inutile. E’ un ente disutile. E gli enti disutili vanno cancellati.

La Nato festeggia in questi giorni i quattro anni dall’uccisione del leader libico Gheddafi, coronamento di sette mesi di bombardamenti in appoggio ai «partigiani rivoluzionari». La Libia ridotta a failed state esporta terrorismo. Ma la Nato non paga mai per i danni. Nessuno va in prigione se per conto della stella a 4 punte uccide e rade al suolo. E al massimo le vittime ottengono qualche migliaio di dollari di mancia. Immunità, impunità.

Ecco perché il cartello preparato per l’azione diretta non violenta davanti alle facce dei kapò della Nato e dei remissivissimi media aveva due messaggi: da una parte «La Nato va sciolta» (o dissolta), dall’altro «La Nato non paga mai per i crimini».

19 ottobre, accredito alla mega-celebrazione di Trident Juncture. Giornalismo di pace

Purché si possa citare qualche testata (anche nient’affatto mainstream), ci si può far accreditare anche come free-lance, alle conferenze stampa della Nato, che essendo buona non può censurare volgarmente. Durante la guerra contro la Libia nel 2011 gli incontri mediatici si tenevano a Napoli e a Bruxelles. Un’occasione per porre domande scomode, ottenendo risposte che erano praticamente autodenunce. Occasione sprecata. Peccato che i mediattivisti non pensino o non sappiano di questa possibilità. Una sola domanda cattiva non basta. Farebbe la differenza una sfilza di astuti perché, da parte di cinque-dieci giornalisti, ogni volta, in successione. Si chiama giornalismo di pace.

Ovviamente se oltre alle domande scomode si alzano anche cartelli di protesta e si distribuiscono poesie post-Nato, non si otterranno ulteriori accrediti dallo stesso ente. Dunque, occorrerebbe essere, a turno, in molti.
Arriva via email dall’Allied Joint Force Command con base a Brunssum (Paesi bassi), la risposta positiva alla domanda di accredito per la «giornalista indipendente». L’evento sarà il 19 ottobre 2015, aeroporto militare di Trapani, cerimonia di apertura delle manovre congiunte che uno dei militari quel giorno definirà «tremendous display di forze». Da Roma, pare, la Nato ha messo a disposizione un aereo per i giornalisti. In tanti devono averne approfittato, atterrando direttamente vicino al tendone della cerimonia. Infatti la mattina del 19 (tutto sommato il viaggio in corriera Roma-Marsala non è stato male!), ad aspettare fuori dai cancelli dell’aeroporto ci sono solo giornalisti locali, due documentaristi russi e un cane di strada che dev’essere fresco di abbandono, ancora bello e bianco, bisognoso di carezze; volentieri accetta l’unico cibo a disposizione, mandorle. (Il soldato di piantone non risponde alla domanda: «Ve ne prendete cura voi spero?».

Il cartello è in borsa, piegato, dissimulato in un ingenuo faldone di materiali su sicurezza alimentare e caos climatico (ma con la guerra, tutto c’entra). «Lasciate le borse aperte lì in quella tenda», è l’istruzione ai giornalisti. Ahi! Basta uno sguardo veloce lì dentro e l’azione diretta andrà a monte. Invece no. La Nato - anzi meglio l’esercito italiano - o non si aspetta o non teme il dissenso. Si cautela invece contro gli attentati: metal detector e cani anti-esplosivo non sono pagati per evitare le proteste verbali e scritte.

La cerimonia, la mostra e il volo dei salvatori di civili indifesi

La cerimonia di inaugurazione precede la conferenza stampa. Enorme tendone attrezzato, tappeto blu Nato a terra. Presenti militari assortiti di ogni ordine e grado, politici, uffici stampa; e stampa. Entrano le bandiere dei trenta paesi che si eserciteranno. Purtroppo anche i partner non membri, quelli che non partecipano alle guerre della Nato: Svezia, Austria, Finlandia… Sugli spalti dei media, un cronista di Radio Cuore è in brodo di giuggiole; è nel suo elemento: accompagna passo passo le fasi, con voce baritonale e intenta. Una signora tacco 16 si fa un autoscatto. E scattano tutti in piedi i media alle prime note del guerrafondaio inno di Mameli. Scrutandoli dal basso, dal sedile, paiono soldatini. La tentazione di estrarre adesso il cartello è forte, ma sarebbe impossibile fare il discorsetto di spiegazione e il placcaggio da parte di qualche addetto stellettato sarebbe così rapido da non far percepire niente, se non che «una pazza si è lanciata contro le bandiere». In questi contesti la conferenza stampa è l’unica che offre un po’ di tempo. Accadde anche a Roma nel 2013 per l’azione contro Kerry & Terzi & gli altri di fatto sostenitori di gruppi jihadisti.

I discorsi sono a base di «La Nato lavora per la soluzione pacifica dei conflitti, ma certo quando questa non funziona, abbiamo la capacità di intervenire militarmente, nel quadro dell’Onu», «le più importanti esercitazioni degli ultimi anni sono un segnale importante che i paesi danno». Vershbow dice quel che ripeterà poi ai media. Un comandante spiega che appunto si tratta di «combattere terrorismo e sovversione» e le «sfide di regimi autocratici». Insomma «la Nato si adatta alle nuove minacce». E’, Trident, un «tremendous spiegamento di forze per rispondere a minacce da Nord, Est e Sud».

Poco dopo, la conferenza stampa; e in seguito,, tutti nuovamente sui 4 pullman dei media, per un’altra tappa. Sulla pista aerea di cemento adiacente al prato stanno fermi e disciplinati diversi aerei ed elicotteri da guerra. Neri, grigi, marroncini, chiazzati. Le telecamere si mescolano ai soldati, grande curiosità, le ferraglie quasi si possono toccare! Poi ecco la sfilata aerea. Sfrecciano rumorosi, arrivano di colpo, in rapida successione, come i fuochi artificiali. Gli elicotteri si posano un po’ più in là, sul prato. Sarebbe di impatto mettersi a correre sotto e contro quei rumori con uno striscione arcobaleno; o almeno agitare un cartello, per qualche fotografo attento. Ma manca la materia prima. La locandina «Nato Killing machine». scarabocchiata in fretta sul pullman, fa appena in tempo a comparire che subito un giovane soldato la strappa via. Inutile provare a scriverne un’altra sul prato. «E’ entrata come giornalista, faccia la giornalista.»

L’ultima occasione di protesta sarebbe il buffet, sotto un’altra tenda. Esporre un cartellino tipo «La Nato mangia tanto»? Inutile, taccuini e telecamere sono a riposo. Intanto un reporter della zona dice che a causa della guerra in Libia l’astuta compagnia Ryan Air fu risarcita con 3 milioni di euro (il Comune molto meno) per aver subito una riduzione dei voli da e verso trapani, a causa dei continui voli militari a due tiri di schioppo dalle piste civili.

Comunque nel ripartire in pullman - finalmente senza militari e senza media - verso Palermo in un pomeriggio di fresco sole, e poi in nave per il continente, viene in mente «Hanno fatto la manifestazione», nell’epica canzone I treni per Reggio Calabria. Ma, a parte i cartelli scritti a mano, si parla di tempi, il 22 ottobre 1972. Allora si rischiava molto anche a manifestare pacificamente. Nell’Italia del 2015, invece, andare alla marcia No - Trident Juncture per le vie di Napoli, il 24 ottobre, è un obbligo senza spine.

Marinella Correggia



Ecco infine la poesia di Elias, sfollato iracheno

IL MONDO DOPO LA DISSOLUZIONE DELLA NATO
(ma in realtà si chiama “Il sogno di un uomo”)

La guerra finirà
pianteremo alberi
perché rimangano
non perché siano legna da ardere
con i nostri bambini e giovani e
anziani pianteremo fiori
alle frontiere
e grano nei campi dei soldati
trasformeremo le prigioni in musei.

La guerra finirà
faremo pace fra di noi
insieme sradicheremo le mine
come i contadini sradicano le infestanti
al ritmo dei suoni del raccolto
chiuderemo le fabbriche di armi
diventeranno ospedali e scuole materne
e i veicoli militari
diventeranno bus scolastici
una volta ridipinti con arcobaleni a onde.

La guerra finirà
alzeremo la bandiera dell’amore e della tolleranza
cantando per gli umani e la natura
applaudendo insieme
con risate e sorrisi puri
metteremo vasi di fiori alle nostre porte
ogni fiore da una parte diversa del mondo
ordiremo un arazzo colorato
ogni filo da una nazione.

La guerra finirà
ciascuno benderà le altrui ferite
pianteremo gelsomini
sulle tombe delle nostre vittime.


.................

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