martedì 23 ottobre 2012

Censura, ancora una volta ci riprovano - Il governo vuol mettere i bavaglini ai giornalini




La discussione in Senato del disegno di legge che riforma il reato di diffamazione a mezzo stampa rischia di trasformare in negativo quello che dovrebbe essere un emendamento migliorativo, eliminare il carcere per i giornalisti, che allineerebbe finalmente la legislazione italiana a quella più liberale europea. 

Le pene pecuniarie previste dal nuovo testo appaiono infatti sproporzionate e indiscriminate. 

Se è giusto tutelare la dignità della persona eventualmente diffamata, non si può farlo addensando sul capo dei giornalisti la minaccia permanente di multe enormi potenzialmente in grado, nei casi più gravi, di portare alla chiusura dell’organo di stampa in cui lavorano:  poche decine di migliaia di euro di sanzione significano la rovina per le piccole testate locali o per molti giornali on line. 

Come ha di recente affermato la Corte di Strasburgo, pene eccessive rappresentano una lesione alla libertà d’informazione sancita dai trattati europei. 

Vogliamo ricordare poi la specificità dei giornali on line, cioè delle testate all digital che sono nate sul web non come versione digitale dell’edizione su carta, ma come prodotto della nuova informazione che caratterizza l’era della comunicazione di massa. 

Sono un patrimonio prezioso che arricchisce il pluralismo dell’informazione e, quindi, alimenta di nuova vita la nostra democrazia. Testate che vivono anche con i contributi dei lettori, secondo le modalità tipiche della comunicazione in rete. 

La nuova normativa, se è discutibile per la tradizionale stampa cartacea e radiotelevisiva, è pericolosa per il web perché ne misconosce la specificità e la fragilità economica. 

Chiediamo dunque che il disegno di legge ora all’esame del Senato esenti le testate solo online, per le quali si richiedono norme specifiche sulle rettifiche e pene pecuniarie proporzionate alla dimensione patrimoniale dell’azienda giornalistica, e affronti una volta per tutte la spinosa questione del diritto all’oblio. 

Segreteria anso.it

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