giovedì 30 marzo 2017

Strabismo occidentale: "Putin, barbaro e oppressore - Soros, paladino dei diritti umani"


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E’ bastato innescare una spia da quattro soldi a Mosca per farci dimenticare tutta una serie di belle azioni della “comunità internazionale” (quella Usa-Nato). Tipo: i 200 tra uomini, donne e bambini polverizzati dall’incursione yankee su Mosul che le truppe irachene vorrebbero liberare e non uccidere, successiva ad altre incursioni a guida Usa in Siria e Iraq, sistematicamente dirette su civili e infrastrutture, quando non contro gli eserciti nazionali impegnati contro Isis e Al Qaida. Tipo: la scandalosa violazione della sovranità siriana commessa da Washington con l’invasione di suoi contingenti e armamenti, facilitati da un nuovo mercenariato, quello curdo, che ha sostituito il jihadista a cui è stato dato il benservito (servirà per gli attentati di ritorsione e destabilizzazione qua e là nel mondo); invasione finalizzata a impedire che siriani e russi arrivino prima a Raqqa, ultimo grande centro da liberare, e a mettere in piedi una colonia Usa su territori arabi predati detta “Kurdistan siro-iracheno”, garante della, da sempre programmata, frantumazione della Siria e salutata in Occidente come la “nuova vera democrazia in Medioriente dopo quella israeliana.

Tipo: il genocidio in corso da tre anni in Yemen e che USA, UE, Nato con l’armaiolo Italia, hanno commissionato all’altra vera democrazia mediorientale, la saudita, quella del record mondiale delle forniture di petrolio all’Occidente, delle scudisciate e mutilazioni inflitte ai reprobi, delle condanne a morte mediante decapitazione e lapidazione (donne). Tipo: i 16 anni di guerra Usa-UE-Nato (con l’ascaro Italia) contro un incolpevole popolo afghano, guerra perduta dal primo giorno, ma utile a conservare controllo e gestione del monopolio Usa dell’oppio-eroina (come in Colombia e nel Centroamerica della cocaina). Tipo: il colpo di Stato strisciante che una fazione di licantropi Usa, quella alleata alla sinistra, attua contro l’altra, alleata ai “populisti”, tritando i detriti post-11 settembre di quella che pareva la democrazia americana ed è sempre stata la più sfrenata plutocrazia fondata sul complesso militar-industriale e oggi anche finanziar-mediatico.

La copia caricaturale nostrana di quel complesso, a sua volta si è lanciata come un solo Mazinga sul boccone moscovita, facendo sparire tra le invettive e l’indignazione dei probi la scellerata gestione poliziesca di una legittima, ordinata, pacifica, manifestazione contro quel carcinoma europeo a 27 che dei diritti umani (sociali, ambientali, di vita, di pace) che non siano appannaggio dei gay, se ne sbatte. La terroristica diffusione della paura di una neroniana obliterazione della città da parte dei Black Bloc. Il fermo di centinaia di inermi passeggeri di pullman impediti dall’esercitare il loro diritto costituzionale a frequentare la capitale e manifestare. L’arresto di altre decine a conclusione di un corteo che, a forza di buona educazione, non ne aveva voluto sapere di sfasciare o gettare qualcosa e di fornire agli agitprop della paranoia di Stato (Repubblica, La Stampa, Corriere e affini, i tg) un minimo di sangue da mescolare alla merda che rifilano ai loro decerebrati lettori.

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Occidente: mazzate a chi si difende. Russia: spintoni a chi offende
Gli euroboss commissionati dai padrini Usa a Roma rilanciano la distruzione delle nazioni europee e relativa cultura, con sullo sfondo la loro impresa più riuscita, l’uccisione della Grecia e suo fastidioso retaggio di civiltà, con sicario Tsipras, vestale Castellina e i taffazzisti dell’ “Altra Europa con Tsipras”. La ciarlataneria politico-mediatica nostrana lancia compatta anatemi contro il repressore di Mosca, a suon di spintoni, della presunta volontà popolare, coprendo così il culo a un regime di nostrani devastatori dell’ambiente che la vera volontà popolare, abbarbicata ai suoi ulivi, cioè alla vita della sua terra, la rispettano a suon di randellate in assetto antiterrorismo a protezione di un missile di acciaio e gas (TAP) che sfonderà il Salento. Poi però, cattolicamente ipocriti fino all’oscenità, scatenano rampogne al carbonifero Donald Trump e rimpianti dell’eco-eroe Obama, legalizzatore del fracking, moltiplicatore delle trivelle marine e negatore dei vincoli ambientali “suggeriti” dal vertice di Parigi.

Alla brutalità.fatta di mazzate, gas tossici CS, idranti, arresti, sevizie in carcere e condanne spropositate inflitta a No Tav, No Muos, No Triv, No Tap, pensionati, terremotati, pescatori e minatori sardi, studenti, operai; alle incursioni omicide dei robocop Usa militarizzati da Obama e che ammazzano impuniti 5000 civili all’anno, quasi sempre neri, alle pallottole d’acciaio rivestite di gomma e, di nuovo, alle manganellate e ai gas velenosi delle europolizie in Francia, Belgio, Germania, protette dall’anonimato, dall’immunità e dal’alibi terrorista, l’intervento della polizia di Mosca contro i fan di Navalny, senza una bastonata, un candelotto, un idrante, sta come un volo di deltaplani a quello stormo di B52 che ha schiantato Mosul.

Ci sono le immagini e, per quanto abbiano potuto inventarsi violenza e orrori russi i vari travet italioti nel concerto occidentale di presstitute russofobe, per quante nefandezze putiniane abbiano preannunciato e poi descritto i vari Formigli, Littizzetto, Travaglio, Coen, Colombo, Caldiron, Fazio, Molinari, Calabresi e tutta la crème de la créme di questo paese al 70° posto nella libertà d’informazione, grazie anche a un sindacato che va in piazza per Giulio Regeni dietro ai pifferai Cia e Mossad, porcaccia la miseria, un qualcosa di sanguinolento che oscurasse le teste rotte dai picchiatori in divisa europei, proprie non si è riusciti a vedere e a mostrare.

Settemila i manifestanti richiamati in piazza a Mosca dal carisma di Alexey Navalny. Alcune centinaia in una ventina di altre città. Flop cosmico, sempre che non lo guardiate attraverso la lente d’ingrandimento del New York Times, del Manifesto, o di Repubblica, dove vedete una mongolfiera al posto di un aeroplanino di carta. 7000, secondo la Questura, i manifestanti anti-Ue, anti-euro e anti-Nato sabato a Roma. Mosca ha 12 milioni di abitanti, Roma meno di 3. Facendo le proporzioni, i 7000 di Mosca equivalgono a meno di 2.500 a Roma. Me cojoni, una vera rivoluzione anti-Putin! E’ che la forza d’attrazione di un Navalny (3% di consensi, contro l’84% attribuito dai sondaggi di società Usa a Putin) scaturisce dal suo curriculum. Per i cicisbei di corte di cui sopra ne esce una specie di arcangelo Michele che agita la spada fiammeggiante dei diritti umani sul regno di Mordor. Per i russi, che di curricula del genere sono pratici, li hanno visti in casa e li hanno osservati in varie parti del mondo, chi li vanta ha il carisma di una cacchetta di piccione sul marciapiede.


Pesce pilota pescato da Soros
E’ il curriculum di un rivoluzionario colorato. Quelli made in Soros. Un lanzichenecco dell’imperatore. Un soldato di ventura. Di solito un farabutto con storie sporche alle spalle e quindi ampiamente ricattabile. Ne abbiamo visti, del genere, a Tehran, ancora a Mosca, in Georgia, in Libano, in Venezuela, a Haiti. Il due volte condannato per corruzione Navalny ha lo stesso cursus honorum di suoi predecessori. Esce da una cosca di tipo cospiratoriale messa su all’università di Yale, la “Greenberg World Fellows Program”, che alleva candidati a funzioni di spionaggio, provocazione, infiltrazione, ovunque l’Impero intenda destabilizzare. Vengono addestrati, come lo fu Otpor in Serbia, a utilizzare facili e comprensibile parole d’ordine (Navalny: “Tutti corrotti e ladri”) in grado di raccattare scontenti o frustrati, politicamente sprovveduti. L’accusa di corruzione, che la parte del pianeta più corrotta della storia, con un’élite che prospera grazie a depredazione, devastazione, sfruttamento del resto del mondo e dei propri cittadini, lancia contro Putin (e non ha mai lanciato contro Eltsin quando svendeva il suo paese a oligarchi e multinazionali), viene poi condivisa da noi che per corruzione siamo primi in Europa e le offriamo ogni anno un obolo tra gli 80 e 100 miliardi di euro.
Il movimentuccolo di Navalny, “Alternativa Democratica” ha gli stessi padrini finanziatori di tutti gli Otpor e affini messi in scena da Cia e Mossad negli anni di Bush-Obama: il National Endowment for Democracy (NED), inventato da Reagan per fare il lavoro della Cia quando questa, in occasione dello scandalo droga-Contras, si era rivelata al mondo più che un’agenzia di intelligence, lo strumento imperiale delle operazioni sporche, colpi di Stato, sabotaggi, destabilizzazioni, rivoluzioni finte, squadroni della morte di John Negroponte (il principale di Giulio Regeni). E’ un nanerottolo deforme in Russia e un gigante radioso in Occidente. La storia se lo papperà come Ernesto bassotto fa secchi i topi. E’ tua questa talpa?

Se Totò Riina fosse russo, sarebbe un dissidente
Navalny, già funzionario governativo processato per appropriazione indebita (vendeva legname di Stato sottocosto a privati); gli oligarchi Khodorkovsky, Nevzlin, Berezovsky, Gusinsky, Abramovic, tutti della banda criminale di Eltsin, tutti traditori, processati per indicibili delitti di ogni genere, tutti fuggiti all’estero con i miliardi rubati, tutti ebrei; la Politovskaya, una specie di Sofri russa che sosteneva la destabilizzazione Cia-Mossad in Cecenia raccontando balle alla radio della Cia Radio Liberty/Free Europe (frequentata da Giulietto Chiesa ai tempi di Gorbaciov-Eltsin e, a Belgrado, dalle Tute Bianche di Casarini); Dmitry Voronenkov, deputato comunista russo fuggito da Mosca, ucciso l’altro giorno a Kiev e, grazie all’individuazione di un killer russo, subito diventato martire anti-Putin. Poi, colpo di scena, risulta invece vittima dei nazi installati dalla coppia Obama-Clinton, visto che investigatori onesti hanno scoperto l’assassino vero: Pavel Parshov, veterano della Guardia Nazionale Ucraina fondata dal nazista Andrey Parubiy e formata da teppisti con la croce uncinata tratti dai battaglioni nazi.

Infine, Alma Shalabajeva, moglie di Mukhtar Ablyazov, deportata e consegnata alle autorità del Kazakistan (paese filorusso) in base all’unico provvedimento corretto mai adottato dall’incredibile Alfano, pianta come vittima sacrificale dal menzognifico mediatico in quanto consorte di un “oppositore” del regime kazako (filorusso). Con pervicacia degna delle loro cause, questi giornalai hanno sistematicamente occultato il fatto che la signora era complice del marito, in quanto ne aveva occultato i delitti e lo nascondeva. Marito ladro che aveva svuotato la banca BTA ad Astana, sottratto fondi per milioni di dollari alle banche russe e ucraine, era ricercato da Interpol e polizie di Kazakistan, Russia, Ucraina e Gran Bretagna. Un delinquente di altissimo bordo internazionale, ma per i nostri gazzettieri e politicanti un democratico dissidente. Come tutti gli altri menzionati prima.

Si comprende che per regimi occidentali, fondati come sono su ladrocinio, truffa, azzardo, rapina a mano armata, speculazione, gente come quella possa elevarsi da criminali a dissidenti, modelli di opposizione democratica. Dai letterati, scienziati, scacchisti, gli Sharansky, Zakharov, Pasternak, Kasparov, che all’epoca dell’URSS venivano incaricati di fare da quinta colonna anticomunista, si è passati ai briganti di passo. Segno dei tempi. Certo, però, che se Putin si deve guardare da oppositori del genere, difficile che venga intaccato quel suo 84% di consenso popolare.

Democrazia e democrature
Riconosciamo a Putin, per esperienza diretta e documentata, non solo di aver tirato fuori il suo immenso e complesso paese dalla catastrofe in cui l’avevano cacciato Gorbaciov, Eltsin e i loro mandanti occidentali, di aver risollevato dalla povertà più abietta un’intera nazione, di averle ridato benessere, dignità, autostima, decisivo ruolo nel mondo, soprattutto per quanto riguarda la difesa del diritto internazionale. Assolutamente imperdonabile. Per neutralizzare l’effetto stima e contagio tocca aprire la cataratte della calunnia. Poi, magari, gli arsenali atomici.

L’Occidente degli Obama, Clinton, Trump, Blair, Merkel, Hollande, Juncker, Renzi e tutto il cucuzzaro di padrini, picciotti e fratelli, si autoproclama “democrazia”, mentre annichilisce a forza di attentati false flag, di tecnologie e chip nel cervello (da oggi in produzione di serie) i propri sudditi, annienta con guerre e terrorismi i popoli disobbedienti, spiana le coscienze con la concentrazione dell’informazione in poche mani sporche di petrolio, armi, chimica e dollari. Rispetto a questo modello di democrazia, quello di Putin sfavilla. Con le sue libere elezioni, i suoi partiti d’opposizione, le sue agenzie, tv, pubblicazioni, di opposizione, di cui, alla faccia degli accanimenti diffamatori, si può aver quotidiana evidenza sul posto e in rete - persino maldestri diffamatori citano le critiche fatte da media e oppositori - sarebbe un paese a cui chiedere asilo politico. Dal 2014 sono mezzo milione i rifugiati dall’Ucraina. E non stanno nei CIE...

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Ma della Siria cosa vogliamo farne?
A Putin, piuttosto, vorremmo porre qualche domanda sulla Siria, sugli Usa che la invadono con i mercenari curdi, tagliano la strada per Raqqa all’esercito siriano, stanno mettendo in piedi, su territori rubati agli arabi, un Grande Kurdistan siro-iracheno che spacchi in due quei paesi. Domande anche sulla Turchia che occupa 2000 km quadrati di Siria e si allarga, su Israele che, sempre più regolarmente, corre in aiuto all’Isis bombardando la Siria, sui curdi che stanno sostituendo i jihadisti nel ruolo di soldati di ventura dell’Impero, sui jihadisti cui, in cambio, è affidato il nuovo caos da creare in Iran, Xinjiang, Cecenia, repubbliche ex-sovietiche, Filippine.

Abbiamo saputo che l’ottimo ministro Lavrov ha convocato l’ambasciatore di Israele. In compenso il golpista ucraino Poroshenko ha convocato il presidente israeliano, Rivlin, che gli ha assicurato pieno appoggio per il “recupero della Crimea” (vedi foto). Ne parliamo al prossimo giro. Intanto ci diciamo preoccupati.

Fulvio Grimaldi 

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mercoledì 29 marzo 2017

Italia - La porta dell’inferno


La porta dell’Inferno, immaginata da William Blake

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina potestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore;
dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’ intrate.»

(La Commedia – versi 1-9 – Dante Alighieri)
Sui giornaloni ed in TV, come se fosse a capo del governo, il dimissionato Renzi continua a parlare qua e là. Ogni affermazione è il contrario di quella precedente. Lui fa un po' pena ma ancor più chi lo sostiene. Un branco di arrivisti assetati di potere o semplicemente poveri illusi? A proposito, che fine ha fatto il mega aereo di 180 milioni di euro che Renzi, credendosi un imperatore ha comprato con i nostri soldi?…
Italia - Paese con stipendi più bassi d’Europa. Paese con pressione fiscale più alta d’Europa. Paese più corrotto d’Europa. Paese con il tasso di mortalità più alto d’Europa. Paese con le nascite più basse d’Europa. Paese con il maggior numero d’arrivo di clandestini d’Europa. Media al 77esimo posto come libertà d’informazione. Tranquillo italiano, oggi tra un litigio dei componenti della casta e le varie boutades di Paoletti & Co, ho sentito che in Renzi dobbiamo credere sempre di più!
E la finta speranza del M5S? Questi non vogliono andare al governo, tengono a bada la protesta aspettando che la Finanza apolide  finisca di compiere il suo golpe. L’abbiamo visto con il lento cambiamento di rotta operato dai vertici grillini… (a riprova di ciò ripropongo una mia lettera pubblicata su La Stampa:   http://www.lastampa.it/2017/01/11/cultura/opinioni/l-editoriale-dei-lettori/crepuscolo-grillino-QsSim1r6YuZ6YKGMV14XsL/pagina.html)
Paolo D’Arpini - Portavoce European Consumers Tuscia
……………..
Una canzoncina finale ci sta ben: https://www.youtube.com/watch?v=jMGanySpxrE

Pensioni pagate dagli immigrati, un falso mito immigrazionista


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Questa è la busta paga di un lavoratore straniero con moglie priva di reddito e tre figli a carico.

I contributi Inps che vengono versati all'Inps dall'azienda sono 479 euro (di cui 349 euro a carico dell'azienda) ma al contempo, l'Inps versa al lavoratore 317 euro per gli assegni familiari; inoltre il lavoratore ottiene dal fisco uno sconto per detrazioni fiscali per 260 euro quindi non versa un euro di tasse e in aggiunta riceve anche gli 80 euro. 
Quindi sommando importi a debito e a credito questo lavoratore allo Stato non versa nulla ma, al contrario, prende. Infatti 479-317-260-80= +178
Ecco questa è una busta paga tipica di un lavoratore dipendente immigrato, quelli che -secondo i partiti immigrazionisti- dovrebbero  pagare  le pensioni degli italiani.
C'è poi da considerare che oltre a non versare ma a prendere, infatti la sua retribuzione netta è addirittura superiore a quella lorda, i suoi tre figli e la moglie utilizzeranno il welfare (scuola, asili nido, sanità).
Le gestioni INPS ed Erario vengono gestite dallo Stato in modo separato, ma quello che conta è che se verso nel settore contributivo ma prendo dal settore assistenza e fiscale per un importo superiore, alla fine lo Stato da te non prende ma versa. 

Questo lavoratore non versa un euro allo Stato grava sul welfare con il suo nucleo familiare di 5 persone usufruendo dell'assistenza sanitaria gratuita, asili nido, abitazione del Comune, scuola pubblica.
Ripeto non versando un euro allo Stato, ma a carico del contribuente italiano, figuriamoci se può pagarci la pensione.
Io non voglio pensare che politici come Emma Bonino siano in malafede ma voglio credere che non siano informati su queste "cose che hanno a che fare con i numeri" e che quindi siano convinti che facendo entrare immigrati che hanno redditi bassi e nuclei familiari numerosi che gravano sul welfare ritengano che ci pagheranno le pensioni. Ma non è così.
Ci potrebbero essere immigrati che pagano le pensioni: ad esempio se un ingegnere straniero arriva in Italia con moglie anche lei che lavora e tre figli a carico, se guadagna 60.000 euro lordi e la moglie 30.000 euro lordi non otterrà assegni familiari non avrà sconti fiscali e anche se utilizzerà servizi pubblici li pagherà attraverso i versamenti. Questo è il genere di immigrati che dovremmo incentivare una immigrazione qualificata che apporta valore aggiunto e know-how.

Luigi  - luleonin@libero.it

martedì 28 marzo 2017

Aleksandr Dugin, se sei amico di Putin non puoi stare in Europa....


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Europa e Stati Uniti hanno spesso ricambiato il favore ad Aleksandr Dugin. Un anno fa, il famoso politologo russo è stato messo alla porta in Grecia. Accompagnato dal patriarca di Mosca Kirill per una conferenza sul Monte Athos, Dugin è stato fermato all’aeroporto di Salonicco e gli è stato comunicato che il suo ingresso all’interno dei territori della Ue gli era interdetto. Un anno prima, il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti lo aveva inserito nella lista dei cittadini russi sotto sanzioni per la crisi ucraina. Un mese dopo è il Canada a mettere sotto embargo Dugin. Di lui hanno scritto tutti, da Foreign Policy, che lo chiama “il cervello di Putin”, al Sole 24 Ore, che la settimana scorsa lo ha definito il “Rasputin di Putin”. 

Figlio di un ufficiale sovietico, dissidente negli anni Ottanta, avversario di Eltsin negli anni Novanta, Dugin è un pensatore russo che un saggio della rivista australiana Quadrant ha definito “un consapevole folle postmoderno”. Ma un folle con accessi politici importanti. Il suo libro, “Fondamenti della geopolitica”, è usato nelle scuole militari, Dugin è una presenza fissa sulla tv Tsargrad (canale patriottico voluto dal Cremlino e finanziato dal miliardario Konstantin Malofeev) e quando la Turchia ha abbattuto due aerei russi Dugin ha usato i suoi contatti ad Ankara per aiutare Putin a ricucire con Erdogan. Il filosofo coltiva anche relazioni in tutta Europa, come in Grecia, dove è molto amico del ministro degli Esteri, Nikos Kotziás, così come pare ci sia un legame con Steve Bannon, braccio destro di Donald Trump alla Casa Bianca.  Dugin ha concesso questa intervista esclusiva al Foglio per spiegare non soltanto le sue idee, ma anche la visione che guida la Russia di Putin. 

Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha parlato della nascita di un “ordine postoccidentale”. Questo è puro Dugin. Quanto è vicino a Putin? “E’ difficile rispondere, non sono così vicino al presidente come pensano alcuni, ma molte idee che ho espresso in filosofia, in politica, hanno molto influenzato Putin”, ci dice Dugin. “Non bisogna esagerare, anche se è vero che c’è stata un’influenza autentica delle mie idee sul presidente. Le idee hanno un proprio destino, e possono influenzare la logica della politica e della storia. Le idee sono enti viventi e possono trovare molti modi per arrivare alla gente. Il problema con l’occidente è proprio questo, è che non crede più nelle idee, c’è un mondo spirituale dove vivono le idee e che l’occidente non riconosce più”.
  
Ad Aleksandr Dugin chiediamo dove nasca la sua avversione culturale per l’Europa che tanto sembra aver ispirato Putin. “Oggi l’Europa occidentale sta nella trappola della modernità e della postmodernità, il progetto della modernizzazione liberale va verso la liberazione dell’individuo da tutti i vincoli con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia, con l’umanesimo stesso. Questo liberalismo libera l’individuo da ogni vincolo. Lo libera anche dal suo gender e un giorno anche dalla sua natura umana. Il senso della politica oggi è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono arrestare questo processo ma possono solamente continuare: più immigrati, più femminismo, più società aperta, più gender, questa è la linea che non si discute per le élite europee. E non possono cambiare il corso ma più passa il tempo e più la gente si trova in disaccordo. La risposta è la reazione che cresce in Europa e che le élite vogliono fermare, demonizzandola. La realtà non corrisponde più al loro progetto. Le élite europee sono ideologicamente orientate verso il liberalismo ideologico”.

A Mosca, la vittoria di Donald Trump è stata accolta con favore, per usare un eufemismo. “Trump negli Stati Uniti ha preso il potere cambiando un po’ questa situazione, e l’Europa si trova oggi isolata”, continua Dugin. “La Russia oggi è il nemico numero uno dell’Europa perché il nostro presidente non condivide questa ideologia postmoderna liberal. Siamo nella guerra ideologica, ma stavolta non è fra comunismo e capitalismo, ma fra élite liberal politicamente corrette, l’aristocrazia globalista, e contro chi non condivide questa ideologia, come la Russia, ma anche Trump. L’Europa occidentale è decadente, perde tutta l’identità e questa non è la conseguenza di processi naturali, ma ideologici. Le élite liberal vogliono che l’Europa perda la propria identità, con la politica dell’immigrazione e del gender. L’Europa perde quindi potere, la possibilità di autoaffermarsi, la sua natura interiore. L’Europa è molto debole, nel senso dell’intelletto, è culturalmente debole. Basta vedere come i giornalisti e i circoli culturali discutono dei problemi dell’Europa, io non la riconosco più questa Europa. Il pensiero sta al livello più basso del possibile. L’Europa era la patria del logos, dell’intelletto, del pensiero, e oggi è una caricatura di se stessa. L’Europa è debole spiritualmente e mentalmente. Non è possibile curarla, perché le élite politiche non lo lasceranno fare. L’Europa sarà sempre più contraddittoria, sempre più idiota. I russi devono salvare l’Europa dalle élite liberal che la stanno distruggendo”.

“Irrisolta la questione ucraina” Ma la Russia non dovrebbe aspirare ad avvicinarsi all’Europa, come sembrava dopo il crollo del comunismo? “La Russia è una civiltà a sé, cristiana ortodossa. Ci sono aspetti simili fra Europa e Russia. Ma dopo il crollo del comunismo, quando la Russia si è avvicinata all’occidente, abbiamo capito che l’Europa non era più se stessa, che era una parodia della libertà, che era decadente e postmoderna, che versava nella decomposizione totale. Questo occidente non ci serviva più come esempio da seguire, per cui abbiamo cercato un’ispirazione nell’identità russa, e abbiamo trovato che questa differenza è fra cattolicesimo e ortodossia, fra protestantesimo e ortodossia, noi russi siamo ereditari della tradizione romana, greca, bizantina, siamo fedeli allo spirito cristiano antico dell’Europa che ha perso ogni legame con questa tradizione. La Russia può essere un punto di appoggio per la restaurazione europea, siamo più europei noi russi di questi europei. Siamo cristiani, siamo eredi della filosofia greca”. Al centro del pensiero di Dugin, accanto alla lotta al liberalismo, è l’Eurasia, a giustificazione dell’ambizione di Mosca di ritornare nelle terre ex sovietiche, dal Baltico al mar Nero, di restaurare il dominio sulle popolazioni non russe, arrivando a stabilire perfino un protettorato sull’Unione europea.

“I paesi vicini alla Russia erano costruzioni artificiali dopo il crollo dell’Unione sovietica e non esistevano prima del comunismo”, dice Dugin al Foglio. “Sono il risultato del crollo comunista. Erano invece parte di una civiltà euroasiatica e dell’impero russo prerivoluzionario. Non c’è aggressione di Putin, ma restaurazione di una civiltà russa che si era dissolta. Queste accuse sono il risultato della paura che la Russia si riaffermi come potere indipendente e che voglia difendere la propria identità. L’Ucraina, la Georgia, la Crimea, hanno fatto tanti errori contro la Russia e aggredito le minoranze russe che vivono in quei paesi”. Ma le avete invase. “La Russia con grande potere ha risposto alle violazioni dei diritti georgiani, osseti, ucraini, abkhazi, crimei. L’Europa non può comprendere l’atto politico per eccellenza, la sovranità, perché essa stessa ha perso il controllo della propria sovranità. Trump ha cominciato a cambiare la situazione negli Stati Uniti e ha ricordato che la sovranità è un valore e noi russi con Putin abbiamo ricordato questo al mondo prima di Trump”. La Russia quindi metterà gli occhi anche sui paesi della Nato al proprio confine, la questione di Kaliningrad, ex Koenigsberg, la patria di Kant, il cuneo fra est e ovest? “Geopoliticamente, i paesi baltici non rientrano nella sfera di interesse dei russi, con la Georgia siamo in un momento di stabilità, il problema resta con l’Ucraina, perché la situazione non è pacifica, non abbiamo liberato i territori dove l’identità pro russa è dominante, dove è vittima di un misto di neonazisti e neoliberali. L’Ucraina resterà il problema numero uno, ma con Trump c’è la possibilità di uscire dalla logica della guerra”.

Europa e islam. Putin si vanta di aver costruito un concordato con l’islam in Russia, mentre l’Europa è sotto attacco islamista. “Il problema non è con l’islam, ma le élite hanno fatto entrare milioni di musulmani, senza integrarli perché c’è un vuoto senza identità”, prosegue Dugin al Foglio. “In questo liberalismo non c’è più assimilazione culturale, gli europei non possono proporre ai migranti un sistema di valori, ma solo la corruzione morale. Questa politica suicida europea non può essere accettata dai migranti musulmani. E l’Europa si impegna per porre i musulmani, soprattutto i fanatici fondamentalisti, continuando a distruggere l’Europa: islamisti da un lato distruggono l’Europa e dall’altro ci pensano le élite liberal. L’ideologia wahabita e dello Stato islamico è il problema, non l’islam tradizionale che è vittima del fanatismo islamista. Senza questa politica dell’immigrazione, l’islam che esiste nelle sue terre non rappresenterebbe un rischio per l’Europa”. “Putin è forte, ma non lascia eredi”.

Da tre anni, la Russia ha costruito l’immagine di un paese che adotta politiche opposte a quelle dell’Europa. “I matrimoni gay e l’Lgbt sono questioni politiche, non morali. Non a caso l’ideologia liberale vuole destrutturare l’idea di uomo e donna. Putin ha compreso questo molto bene e ha cominciato a reagire contro questa visione che distrugge la società. Questo non è il problema della scelta personale e individuale, non ci sono leggi contro l’omosessualità, ma leggi contro la propaganda di questa ideologia gay che distrugge l’identità collettiva, che distrugge le famiglie, che distrugge la sovranità dello stato cercando di cambiare la società civile. Non è una questione morale o psicologica, ma politica”. Dugin è considerato un grande sostenitore di Putin, ma qui ne rivela i limiti.

“La storia è sempre aperta, non possiamo dire cosa sarà della Russia. Per creare un futuro forte e sano per la Russia dobbiamo fare molti sforzi, niente è garantito, ci sono molte sfide per la Russia e Putin è riuscito a rispondere a molte di queste, vincendo. Il problema del nostro paese consiste nella nostra forza e debolezza, Putin garantisce alla Russia la conservazione della sovranità e dell’identità, il ritorno sulla scena della grande Russia, ma siamo anche deboli, perché Putin rappresenta se stesso, non è riuscito a creare una eredità che possa garantire la sopravvivenza di questa idea della Russia. Finché c’è Putin, la Russia ha speranza di essere forte, ma Putin è un problema perché non ha istituzionalizzato la sua linea di pensiero. La Russia oggi è Putin-centrica”. Dunque, cosa vede in serbo per l’Europa? “Sono un seguace di René Guenon, che ha identificato la crisi della società occidentale europea ben prima del XXI secolo. La forma di degradazione spirituale dell’Europa è cominciata con il modernismo, la perdita dell’identità cristiana, ma è arrivato al culmine negli anni Novanta, quando tutte le istituzioni vennero plasmate dal liberismo di destra in economia e dal liberalismo di sinistra nella cultura. L’approvazione dei matrimoni gay mi hanno fatto capire verso dove stava andando l’Europa. Si arriverà presto al momento finale, dopo ci sarà il caos, la guerra civile, la distruzione. Forse è troppo tardi per ribaltare la situazione”.

lunedì 27 marzo 2017

La finta economia del denaro bancario ed il collasso sistemico imminente


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 ...il sistema oligarchico che regge le sorti del pianeta, in particolare nel mondo occidentale che con il dollaro (seguito dall’euro) domina ancora la finanza, continua a dare un “calcio al barattolo”, cioè a guadagnare tempo producendo tramite le banche centrali denaro creato dal nulla e distribuito alle banche private, che a loro volta lo daranno al loro entourage, agli amici degli amici, cioè a quelli più vicini alla “stampante monetaria”. 

Denaro non supportato dall’economia reale, quindi fittizio, che dovrà essere rimborsato dal lavoro produttivo che dovrà ancora essere svolto e dagli improbabili consumi. Il problema consiste infatti in questo, il trucco sta tutto qui, queste elargizioni servono per schiavizzare chi lavora veramente e seriamente, chi rischia in prima persona con le proprie risorse, che confluiranno nel sistema bancario truffaldino e criminale messo in piedi da alcuni secoli e perfezionato negli ultimi decenni, in particolare da quando hanno completamente eliminato il gold standard ed aumentato la pressione fiscale. 

E’ la solita perversa formula dell’incamerare i profitti e socializzare le perdite, del rischiare coi soldi degli altri, del far pagare i danni alla collettività tramite ulteriori tassazioni, dell’impunità garantita agli oligarchi e finanzieri che non pagheranno mai per le loro furfanterie ed incompetenze.  Basterebbe eliminare la riserva frazionaria ed imporre alle banche di rischiare solo con il denaro effettivamente disponibile e concesso consapevolmente dai propri clienti per effettuare investimenti (e non semplicemente depositato), basterebbe prevedere il carcere effettivo per ogni banchiere e finanziere che viola la legge e commette abusi, basterebbe condonare una porzione significativa dei debiti accumulati dagli stati e dai privati (se lo avessero fatto con la Grecia sarebbe stato decisamente meglio) ed ogni problema si risolverebbe. 

Ma finché la gente sarà tenuta all’oscuro di come funziona il sistema monetario e finanziario, finché il popolo sarà ignorante, il sistema si protrarrà e l’oligarchia ne gioverà, finché non avverrà un collasso provocato da eventi imprevedibili ed incontrollabili, un “battito d’ali di una farfalla” che provocherà una tempesta finanziaria. A quel punto la stampante monetaria non risolverà il problema, avendolo causato, e con il denaro di carta potranno tappezzare le pareti degli uffici e con quello virtuale potranno giocare al poker online … 

Claudio Martinotti Doria

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Articolo collegato: http://www.maurizioblondet.it/cosa-significa-regalo-draghi-alle-banche-234-miliardi/

domenica 26 marzo 2017

Luci ed ombre dell' "obsolescenza programmata"


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Se alle varie forme di obsolescenza più o meno programmata o indotta aggiungiamo i difetti di fabbrica, ci ritroveremo una notevole mole di prodotti acquistati che dureranno molto meno delle aspettative e che si trasformeranno in rifiuti pericolosi da smaltire, e questo fenomeno consumistico coinvolge anche i migliori sentimenti ed intenzioni, come in ambito ecologico. 

Cito il classico esempio delle lampadine a basso consumo e più di recente quelle a LED.  Se quelle ad incandescenza avevano una durata limitata per un sorta di truffa industriale diffusa a livello planetario, non meno truffaldino è stato il modo in cui, spingendo sulle nobili motivazioni ecologiche, sono state sostituite da quelle a basso consumo. 

Nessuno per i primi anni ha mai rivelato che esse sono altamente tossiche se si dovessero rompere o smaltire, a causa del loro contenuto di mercurio ed altre sostanze pericolose impiegate nella produzione. 

Certo il vantaggio dei bassi consumi ha convinto tutti a comprarle, ancor prima che la legge lo imponesse vietando quelle ad incandescenza, ma una maggiore informazione sarebbe stata necessaria e doverosa, non fosse altro che per motivi prudenziali. 

Poi negli ultimi anni ci hanno martellato con quelle a LED, ancora più energeticamente vantaggiose di quelle a basso consumo, ma costosissime inizialmente, adesso i prezzi stanno scendendo, grazie ad alcune aziende che per prime li hanno abbassati a livelli popolari, ma la maggioranza costano ancora care e sono pure soggette a difetti di fabbricazione per cui a volte non arrivano neppure ad un decimo della durata prevista e dichiarata nella confezione. 

La garanzia non serve a nulla per il semplice motivo che nessuna conserva lo scontrino per l’acquisto di una lampadina LED al supermercato e quindi se dopo soli due mesi si guasta la si butta, obsolescenza programmata o meno. 

La verità quindi è che siamo ancora lontani da standard minimi di qualità garantita al consumatore e da un concepimento del prodotto che tenga conto di tutte le sue ripercussioni in tutto il suo ciclo di vita e fine vita. Per cui ogni onere attribuibile alla deficienza progettuale ricadono sul consumatore finale, sia in termini economici che ecologici. 

Claudio Martinotti Doria

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http://www.treccani.it/magazine/tecnologia/Ostaggi_dell_obsolescenza_programmata.html

venerdì 24 marzo 2017

Psicologia esoterica - "Il destino come scelta"


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Nel campo della psicologia transpersonale Dethlefsen occupa una nicchia di prim’ordine, ed è facile capire perché  sfogliando questo suo agilissimo testo, una piccola summa theologica, saremmo tentati a dire, quasi un manualetto da “giovani marmotte” nella sua essenzialità; aspetto che peraltro non va a discapito della completezza e della profondità della trattazione. 
     Evitando le astrusità e le tortuosità verbali e cerebrali di molti autori del settore, Dethlefsen ci guida con grande semplicità e con cristallina trasparenza attraverso temi di grande risonanza per la vita interiore. La lettura è pastosa e cordiale, poichè il tono discorsivo, fluido e sempre abbordabile  facilita un’assimilazione immediata e diretta di argomenti di vasta portata.
     Ma il più grande pregio dello psicologo tedesco riteniamo sia l’abilità nello smascherare e smontare le gabbie concettuali e i pregiudizi che generalmente si formano attorno a nozioni di non comune accettazione: il suo rendere limpida, lineare e “di tutti i giorni” la comprensione e la familiarizzazione con concetti quali per esempio l’esoterismo, indicante un settore generalmente ghettizzato nella terra di nessuno popolata da idee deformanti e spropositate dietro cui l’immaginario collettivo si rifugia come baluardo atto ad arginare tutto ciò che esula dalla razionalità. Il volo radente delle sue spiegazioni, ben guidato da una torre di controllo saldamente al comando della situazione in virtù di istruzioni di disarmante chiarezza, fornisce le nozioni da lui illustrate di carrelli d’atterraggio più che adeguati a prendere contatto con i terreni  a volte accidentati della mente.
     Illuminante in particolare il capitolo dedicato all’astrologia, che riconduce al suo vero senso la scienza delle stelle, un senso che in verità sfugge ai più: la responsabilità degli eventi si sposta dai pianeti, semplici vettori energetici, alle entità, o meglio ai principi primi preposti alla trasmissione degli impulsi archetipi che caratterizzano la nostra dimensione terrena; ma soprattutto alla loro interazione con l’individuo, che riacquista padronanza del suo destino nell’ambito di una progettualità assai più vasta, tramite l’alleanza con i principi che da sempre reggono le fila del gioco ma che sanno anche  piegarsi graziosamente al volere dell’individualità.
     Reincarnazione, numerologia, malattia, ritualità…tutti questi argomenti acquistano una loro affettuosa quotidianità, una volta conclusasi l’operazione di questo meccanico della psiche che li sdogana dal loro alone un po’ inquietante, e dopo averli ripuliti della loro intimidatoria connotazione ce li restituisce già pronti per essere digeriti. E utilizzati.
     “La malattia del nostro tempo è la mancanza di significato nella vita, e questa mancanza di significato ha sradicato l’uomo dal cosmo….solo quando l’uomo è pronto ad assumersi tutta la responsabilità di quel che vive e che gli accade scopre la significatività del destino: chi è disponibile ad assumersi la responsabilità del proprio destino si ritrova inserito nelle leggi di questo universo e perde le sue paure, in quanto ha ritrovato il rapporto con la sua origine prima” 
Simone Sutra