giovedì 23 febbraio 2017

La scissione del PD, le manovre del governo e i compiti del proletariato


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Per non finire cotto a fuoco lento, Renzi ha convocato il congresso del PD, puntando alle elezioni anticipate. La forzatura ha accelerato la lotta intestina di questo puntello sociale dell’imperialismo, intronato dalla batosta referendaria del 4 dicembre.

Nella decomposizione del PD si riflette la crisi di egemonia - dunque di direzione politica e di consenso - della grande borghesia italiana. Tale crisi si approfondirà, poiché si va a indebolire un caposaldo del suo potere politico e della strategia filoatlantica ed europeista.

Con la scissione la maggioranza renziana del PD porterà avanti una linea neocentrista, conservatrice e antioperaia, ma con una minore influenza fra le masse e sui sindacati aventi base di massa.

Una parte della squalificata minoranza socialdemocratica tenterà di ricucire con i Fratoianni e i Pisapia per resuscitare il cadavere del centro-sinistra, che tanti danni ha causato ai lavoratori, e continuare a spacciare illusioni sulla possibilità di riformare l’imperialismo e le sue istituzioni.

La situazione politica e la mancanza di leggi elettorali omogenee mantengono in vita il debole governo Gentiloni, che continuerà ad applicare le controriforme (Jobs Act etc.) e a salvaguardare gli interessi dei vandali dell’alta finanza. 

Quanto reggerà? I giochi non si decideranno solo nel congresso PD, ma sul Colle, oltre Tevere e a Bruxelles, in attesa delle elezioni in Francia e Germania e dell’evolversi della situazione negli USA.  

Sullo sfondo i vertici di marzo con i capi della UE e il G7 di maggio a Taormina, in vista dei quali per i gruppi dominanti della borghesia non si deve muovere foglia, pena l’ulteriore marginalizzazione dello sfibrato imperialismo italiano.

L’immobilismo ha però il fiato corto. Con la fine del bipolarismo le prospettive per il teatrino della politica borghese sono quelle di una minore governabilità e di una maggiore instabilità politica, mentre perdura la stagnazione economica (le stime del PIL sono sotto l’1%) e rimangono irrisolti i gravi problemi finanziari delle banche italiane. 

In questo quadro si inserisce la “manovrina” da 3,4 mld, imposta dalla UE e fatta propria dal governo Gentiloni. I suoi effetti andranno a sommarsi con quelli della lunga stagione dell’austerità che ha devastato la sanità, la scuola e i trasporti pubblici, peggiorato le condizioni di vita di milioni di lavoratori. E anticipano quelli della prossima legge di bilancio  da 20 mld, un’altra terribile mazzata, che non troverà più l’attenuante della “flessibilità”. 

Ci attende un periodo in cui i nodi verranno al pettine, assumendo la forma di conflitti di classe aperti. Come prepararci ad affrontarli? Quali compiti abbiamo di fronte?
Anzitutto, la classe operaia e le masse popolari non devono lasciarsi trascinare nelle beghe dei politicanti borghesi e piccolo borghesi. 

L’interesse degli sfruttati non sta nell’attendere gli eventi, come vorrebbero i nemici dell’unità e della lotta della classe operaia. Dobbiamo invece approfittare della crisi del PD per scalzare fra le masse l’influenza del riformismo e delle varie facce della socialdemocrazia, rompendo la passività, l’attesismo, la pace sociale che predicano gli opportunisti di tutte le risme per aiutare la fatiscente oligarchia.

La situazione chiama alla ripresa di un’azione indipendente di classe, alla riorganizzazione delle nostre forze, fuori dai logori schemi socialdemocratici e parlamentaristi.

E’ necessario metterci risolutamente sulla via dell’unità e della lotta per la difesa intransigente dei nostri interessi rivendicando misure incisive volte a scaricare il debito e la crisi sulla testa dei capitalisti, dei ricchi, dei parassiti, dei corrotti. 
Ciò deve tradursi in mobilitazione e organizzazione, nella moltiplicazione degli scioperi e degli organismi di lotta (Comitati, Consigli, etc.) per sviluppare l’opposizione al governo oligarchico e pretesco di Gentiloni e aprire la strada al cambiamento rivoluzionario della società. 

Contro l’offensiva capitalistica che massacra e umilia gli operai  - in Fiat non c’è più nemmeno il diritto di andare al cesso! – contro la reazione politica e le minacce di guerra imperialista, è più che mai necessaria l’unità di lotta dal basso, l’organizzazione di classe, e assieme ad essa un vasto fronte che organizzi tutti gli sfruttati e gli oppressi, con la classe operaia alla sua testa. 

E’ ora di uscire dall’incubo sociale del neoliberismo e dell’austerità, ma anche dal disastro del capitalismo, che ci riserva solo miseria, regressione sociale, ignoranza e guerre di rapina. 

Ci vuole una rottura rivoluzionaria con questo sistema moribondo, ci vuole un governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati, la sola vera alternativa di potere.  La classe operaia potrà assolvere questo compito storico solo con la direzione del suo Partito comunista, il partito rivoluzionario e indipendente del proletariato che dobbiamo costruire per sconfiggere la borghesia e conquistare il socialismo!


Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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mercoledì 22 febbraio 2017

Emiliano, il pescivendolo. Nella radicata tradizione dei “masanielli”

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Retroscena dietro retroscena, si arriva alla bocchetta del “suggeritore”. Lì si scopre che il melodramma emiliano era tutto stabilito sin dall'inizio. Dall'accordo del “pesce fresco” stipulato la settimana scorsa a Roma, allorché il berlusca ha accolto l'invito ad incontrare riservatamente Emiliano: appuntamento a cena in un’abitazione romana, quattro coperti a tavola padroni di casa compresi. Il Cavaliere desiderava avere notizie fresche sul Pd, se  si stava davvero avviando alla scissione, ed era parso sollevato dalle parole dell’interlocutore: «E comunque io non me ne andrò mai», aveva detto lapidario Emiliano. E così è stato, lui resta a fare da stampella al rottamatore, facendo la parte del finto concorrente interno, il candidato alternativo,  "ma  di appoggio”. 

 Che penoso teatrino quello messo in mostra dal masaniello emiliano. Giravolte, contorsioni e piroette per arrivare al "coup de théâtre" finale con la presentazione della sua candidatura alla segreteria. Ma come si può  pensare di dare ancora credito a persone simili, la cui unica preoccupazione è quella di crearsi una platea, incuranti di ciò che il paese sta subendo da troppo tempo per causa loro, nonché di aver assestato il colpo definitivo alla loro residua credibilità e serietà?.. 

Anche un uomo dabbene capirebbe che la candidatura dell'emiliano è una farsa, una pulcinellata. La cosa penosa è che, fra il tempo perso dall'altro ambizioso toscano a fare protagonismo in una campagna referendaria ed in un prosieguo sordo e cieco alla risposta dei cittadini alla medesima, tutti hanno dimenticato che il nostro Paese è privo di un reale governo.  Mentre il partito di maggioranza relativa continua a definirsi di centro sinistra, nonostante le nefandezze che ha prodotto nei 1000 giorni guidati dal guappo toscano. 

"Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? 
Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?"

Fino a che punto deve giungere questa politica, se così vogliamo ancora chiamarla? Mi chiedo infine quale sia il reale tornaconto di questo novello pescivendolo che, guarda caso, è stato “benedetto” dal Berlusca: “Emiliano vincerà, ha le carte giuste” ... Lo scrive La Repubblica edizione barese, mica il Giornaletto di Saul...

Paolo D'Arpini




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martedì 21 febbraio 2017

Pakistan - La minoranza pagana Kalash sfruttata a scopi turistici


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Le valli della catena dell'Hindu Kush (letteralmente: "distruttore di indiani", per la difficoltà di superamento dei suoi alti passi) appaiono così aspre e brulle da farle ritenere inospitali. Invece, da tempi immemorabili, tra queste gole rocciose e impervie, lavorate per millenni dall'erosione eolica e dalle acque di torrenti impetuosi, vive un' etnia le cui origini sono tuttora avvolte nel mistero.

I Kalash sono individui dall'aspetto indoeuropeo caratterizzati da lineamenti fini, nasi sottili,occhi e capelli spesso chiari e dal carattere gioviale.

La valle è abitata da un antico e magico popolo, i Kalash.

Una volta li chiamavano Kafiri, che in arabo vuol dire "infedele", e occupavano il Kafiristan, regione dell'Afghanistan oggi ribattezzata Nuristan. Tra le varie teorie formulate da etnologi e antropologi sulle origini dei Kalash,la più suggestiva è quella che li vuole eredi dei disertori dell'armata di Alessandro il Macedone il quale, dopo essersi spinto sino all'Indo nella sua campagna del 325 a.C. prese la decisione di ritornare in patria. Decisione non da tutti condivisa; infatti, alcuni soldati che si erano uniti a donne locali, per nulla attirati dall'intraprendere la faticosa marcia di ritorno, decisero di restare.

Essi vivono una vita di clan dalle abitudini ancestrali legate ai ritmi della natura. La loro esistenza si basa su un'economia strettamente agricola, integrata in parte dall'allevamento di ovini e animali domestici.


Da qualche anno, i loro villaggi sono stati raggiunti dall'elettricità e dotati di cisterne per l'acqua potabile. Le regole politiche sono ispirate ad una forma antichissima di democrazia che in qualche modo ricorda le città-Stato della Grecia antica: il consiglio dei tredici magistrati che viene eletto dagli uomini adulti regge per un anno le sorti del villaggio, amministra la giustizia, veglia sul rispetto del diritto consuetudinario; a sua volta, il consiglio elegge un suo rappresentante che ha compiti esecutivi e contemporaneamente rappresenta il villaggio nell'assemblea plenaria di tutte le tribù nella quale si decidono i problemi collettivi, dal pascolo alla difesa, alla vendita del bestiame.


La comunità dei Kalash è un mondo fatto di sorrisi, di dignitosa povertà, di grande fierezza e di immensa ospitalità.

Da questo mitico momento si entra in un mondo in cui per millenni nulla sembra essere cambiato: né la natura delle vallate piene di boschi che ricordano certe strette e verdi valli svizzere, né le tecniche o le abitudini di vita, né la complessa religione.

La lingua il Kalashwar è solo parlata e la totale assenza di testi scritti che possano rappresentare dei solidi punti di riferimento su cui le nuove generazioni possano contare fa si che molti si convertano all'Islam per poter studiare, per non essere emarginati nella loro terra, nella loro valle.

I Kalash mantengono una cultura unica e misteriosa che ha almeno 4mila anni di storia. 
Per la festa della primavera (Joshi) le donne sfoggiano abiti e monili diversi dal quotidiano, mentre gli uomini, vestono come i musulmani, uniche differenze: una cintura di stoffa colorata tenuta ad armacollo e qualche piuma di uccello appuntata sul tondo berretto in lana.

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L'abito delle donne kalash è di cotone nero ricamato a vari colori con disegni geometrici a greche; al collo portano centinaia di collane fatte con perline di vetro o di plastica coloratissime. Sul capo invece, troneggia una stola che scende sulle spalle composta da conchiglie, bottoni di madreperla e piastrine metalliche.
Più la donna è ricca e più prezioso è il suo kopas (così si chiamano questi copricapi).

Alcune di loro, specie le ragazze nubili si tingono le mani con l'henné e in occasione di feste come questa, usano un pesante trucco, dall'effetto simile a tatuaggi. Incontrandosi due donne kalash si baciano tre volte sulle guance e sulla mano destra.
La festa offre parecchi spunti di colore - gli abiti più belli e le acconciature più elaborate.

Ciò che più colpisce è lo spirito di socialità col quale gli abitanti di ciascun villaggio accolgono gli ospiti dei villaggi vicini; si abbracciano, si scambiano calorose strette di mano e sorridono spesso, denunciando un carattere allegro e mite.

Nella festa Joshi le danze si protraggono, senza un attimo di sosta, per tutta la giornata fino a notte inoltrata. Intanto, a valle, si cuoce il pane per il giorno seguente. Anche il secondo giorno è all'insegna di canti e danze; inoltre appaiono i kasi, gli anziani, coloro che, in mancanza di testi scritti, hanno il compito di raccogliere la tradizione orale e di tramandarla di generazione in generazione.
A turno, con le loro luccicanti tuniche, si pongono al centro della scena e rievocano l'epopea del popolo kalash. Bashara Khan, uno dei capi-villaggio, brandendo un lungo bastone ricoperto d'argento avuto in eredità dal nonno, esorta il suo popolo a rispettare le tradizioni e a non piegarsi alle tentazioni del mondo, il vero grande pericolo per l'integrità della cultura kalash.

Tra il 1895 ed il 1898, l'emiro di Kabul, Abdur Rahman, scatenò una guerra ferocissima contro questi infedeli che avevano ai suoi occhi due torti fondamentali: erano, appunto, infedeli e avevano velleità indipendentistiche.


L'emiro afghano risolse il problema in modo radicale e particolarmente cruento: li sterminò quasi tutti.

I kasi, titolo che viene dato a coloro che raccolgono la tradizione orale e la tramandano, passando di casa in casa, di villaggio in villaggio, sostengono che l'assalto dei nemici alla loro libertà per costringerli a rinunciare alla loro religione, è stato continuo per secoli. Per questo dovettero spostarsi poco alla volta sempre più lontano ed in luoghi sempre più appartati sino a quando un dehar, un veggente, nel corso di una trance vide una divinità che gli parlò: "Io, disse, lancerò tre frecce nel cielo, saranno di tre colori, una rossa, una gialla ed una nera. I tre figli dell'ultimo capo Kalash, Rumboor, Birir e Bumburate dovranno andare a cercarle e costruire un paese che porterà il loro nome e così vivranno in pace in mezzo agli dei".

I tre giovani percorsero le montagne dal fondo delle valli alle cime innevate, e, finalmente, trovarono le tre frecce nelle valli che scendevano a raggiera come un fiore per incontrarsi nella valle del Chitral.

Forse leggendaria è la loro origine. Nel 327 a.C. Alessandro il Grande con il suo immenso esercito passò per questi luoghi in un'epica marcia di conquista verso l'India. Alcuni suoi soldati, incantati dalla bellezza dei luoghi, decisero di rimanere; i Kalash sarebbero loro discendenti.

Di certo c'è, per ora, che, varcata la porta magica, si entra in un mondo popolato da Dei il cui padre e Di-Zao (nel pantheon greco è Dias-Zeus) ed il cui messaggero è il dio Balumain, i cui simboli il sole, la luce ed il cavallo sono gli stessi di Apollo; Dei che pretendono di essere adorati almeno tre volte l'anno con complessi riti purificatori della durata di svariati giorni ciascuno, durante i quali si compie il sacrificio di molte capre.

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I Kalash, gli ultimi infedeli nel cuore dell'Islam, non più di 4mila uomini schiacciati tra la minaccia dei Talebani e gli interessi economici di Karachi.


Molto prima dei turisti che oggi scendono dalle jeep con le macchine fotografiche spianate, quasi andassero a un safari, i primi europei a scoprire l'esistenza del popolo Kalash, abbarbicato sulle montagne impervie dell'Asia, furono gli hippie in cerca dell'anima che migravano come formiche verso l'India, alla fine degli anni '60.


La Kalash Indigenous Survival Programme è un'organizzazione che lavora per le indigenti persone Kalash: "...ancora oggi ci atteniamo alla nostra cultura, alle convenzioni e tradizioni ma a causa di varie ragioni sia il nostro popolo, sia la nostra cultura s'indeboliscono sempre più e senza immediati provvedimenti sarà troppo ritardi per fermarne il declino.


Con questo scopo e per migliorare le condizioni di vita è nata, alla fine del 1998, la KISP e questi sono alcuni dei nostri sforzi: abbiamo iniziato a tenere seminari nazionali ed internazionali per presentare il popolo Kalash e per lottare per i nostri diritti, come pure abbiamo organizzato una campagna locale e nazionale sull'unità consapevole fra le maggioranze e le minoranze del Pakistan. Stiamo sostenendo due piccoli ospedali a Rumboor e Birir e più di 5000 mille persone hanno avuto benefici con i medicinali gratuiti. Stiamo sostenendo studenti alcuni dei quali presso i collegi di Peshawar...".

Il governo pakistano, un tempo nettamente ostile ai Kalash, oggi invece ne utilizza il territorio in tre modi: come attrattiva turistica (nei poster della compagnia di linea ci sono le donne kalash in costume tipico), come cuscinetto per i profughi che arrivano a frotte dall'Afghanistan, martoriato da 20 anni di guerra civile, e infine come luogo dove i grandi proprietari di hotel stanno costruendo senza infrastrutture".


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(Fonte: Ereticamente)

lunedì 20 febbraio 2017

Scissione PD, conseguenza delle "primarie aperte"


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Tutto cominciò il dì in cui  Bersani, per dare una dimostrazione di "apertura democratica" acconsentì ad indire le "primarie aperte", ovvero aperte a chiunque pagasse 2 euro ai seggi, contestualmente all'espressione della preferenza. La prima volta gli andò bene ma fu costretto a "rinunciare" per l'impossibilità di formare un governo (a causa della dabbenaggine dimostrata da Grillo) nelle successive primarie  il "rottamatore" (in finta concorrenza con i due bolsi Civati e Cuperlo) trionfò e prese tutto il cucuzzaro.  Il risultato fu  ottenuto perché  a votare ci andarono  tutti quelli che avevano un interesse a sostenere renzi. Ovvero forzaitalioti ed ex democristiani  e frotte di extracomunitari, di picciotti, di "simpatizzanti" di varia estrazione e natura cooptati all'occorrenza.  Così renzi fu eletto segretario e subito dopo si sostituì a Letta alla  Presidenza del Consiglio, senza passare dalle urne (ricordate il celebre  detto "Stai sereno Enrico" prima del calcio in c.?). 

Da allora le malefatte di renzi non si contano più... in due anni di malgoverno egli riuscì a fare un numero "ridicolo" di riforme  che hanno cambiato lo scenario politico ed economico del paese... Senza volerle menzionare tutte ricordo la soppressione dei diritti dei lavoratori, l'eliminazione del voto provinciale, la politica filo bancaria e armaiola a tutto scapito dei servizi, etc. Per fortuna le riforme peggiori, quelle costituzionali e quella sulla legge elettorale "italicum" sono state bocciate rispettivamente dal popolo, con il recente referendum,  e dalla consulta. 

Malgrado le bocciature, ed i risultati meschini raggiunti in questi anni, renzi ha ancora la faccia tosta di riproporsi a guida del paese. La sua caparbietà giunge sino al punto di preferire la frantumazione del partito nel quale si è incistato -come fa il cuculo ponendo le sue uova nei nidi altrui. In verità  il PD è risultato il nido ideale per il cuculo  Renzi. 

Ed avendo eliminato ogni opposizione, con la "shis sione", egli  finalmente può congiungersi  apertamente al suo predecessore e partner  Berlusconi. In fondo non ha più bisogno del PD gli basterà il  "Partito della Nazione". Renzi ritiene che la sua alleanza con i media, le banche e le multinazionali (e l'appoggio del cavaliere)  sarà sufficiente a garantirgli il seggio supremo.  

Male fecero i cattivi consiglieri che convinsero Bersani & soci a svolgere ‘primarie aperte ai non iscritti’  ed ora se ne vedono le disastrose conseguenze. 

Piango, da tesserato del PD,  e non so più a quale santo votarmi. Qui si tratta di passare dalla padella alla brace... 


Paolo D'Arpini


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Tantrismo... se il sesso aiuta la causa (spirituale)!



Nei testi che trattano di tantrismo abbiamo spesso letto che individui speciali, dotati di un’autentica potenzialità spirituale, riuscivano sovente a convertire altri esseri umani (ovviamente di sesso opposto) proprio grazie ad un’abile utilizzo delle loro potenti capacità sessuali. Queste persone speciali (grandi yogi, o mahasiddha) erano in grado di ottenere risultati davvero strabilianti, tramite le pratiche tantriche di cui erano perfettamente padroni, risultando così vincenti nel rapporto sessuale e affettivo, tanto che i loro partner (spesso al femminile, ma talvolta anche al maschile) arrivavano così ad una sorta di venerazione che poi, una volta che essi stessi raggiungevano la vera comprensione del Dharma, sublimavano in una comune Coscienza unica. 

Alcune di queste storie  sono spesso state davvero promozionali per l’illuminazione delle persone che ebbero tali esperienze (in quanto un individuo realizzato ha sempre principalmente a cuore la redenzione e la salvezza degli altri esseri, portandoli poi alla conoscenza del Dharma) si può perciò capire quanto mai utili possano esser state quelle esperienze (e quindi, anche quelle di tipo sessuale).

Poiché, di solito, il sesso è già di per sé una forte attrattiva e una potente calamita che spinge le persone fuori di sé per farle aggrappare fisicamente e mentalmente ad un altro individuo di sesso opposto (o almeno, questo è ciò che avviene in natura nella maggior parte dei casi), il cosiddetto sesso sacro è usato dalle persone illuminate per far dirigere le persone ‘normali’ verso la spiritualità. Questi esseri illuminati, proprio per attirare gli esseri ‘ordinari’ verso il Dharma, diventavano delle ‘esche’, al fine di poter essere afferrate dalle menti delle persone ottenebrate ed abituate a trattare con i consueti fenomeni ‘normali’ del mondo ordinario (samsara). Quindi, proprio come veri bodhisattva, essi scendevano nei meandri della vita di tutti i giorni e utilizzavano la loro abilità nelle arti amatorie per far innamorare i rispettivi partner occasionali.

    I mahasiddha indiani e tibetani (e probabilmente anche cinesi) usavano tutta lo loro potente virilità per riuscire a far innamorare particolari donne che poi, quando erano ben emancipate, diventavano a loro volta delle ‘realizzate’ che poi andavano a caccia di determinati uomini, per ripetere tutta la faccenda… (0vviamente, in tutto ciò giocava anche e soprattutto il ruolo del karma, dato che solo persone con elevati meriti virtuosi potevano essere avvicinate dai bodhisattva, per la loro redenzione). Così, tutte quelle persone che venivano attratte dall’amo del bodhisattva, normalmente, diventavano a loro volta individui speciali dotati di forte capacità intuitiva per comprendere il Dharma e proseguire così l’apostolato.

   Bisogna dire, comunque, che questa sorta di iniziazione tramite l’approccio sessuale, o almeno tramite il rapporto affettivo, non fu soltanto una prerogativa dell’Induismo e del Buddismo. Vi sono innumerevoli esempi, più o meno approfonditi o rivelati in modo parziale, anche in altre religioni. Già nell’antico Cristianesimo possiamo leggere che Licia, una giovane fanciulla che era al seguito dei discepoli e dei seguaci di Gesù Cristo, fece innamorare di sé un giovane centurione, al fine di convertirlo alla ‘fede’, e grazie alle sue ‘grazie’, a quanto sembra vi riuscì… 


E nell’Islam, ai devoti musulmani che applicano bene la religione e le regole del Corano, viene promesso che dopo la loro morte essi potranno arrivare in un celestiale paradiso, delizioso e pieno di felicità, abitato da disponibilissime e bellissime vergini chiamate ‘uri’, che sanno bene come ricompensare i baldi giovani che hanno meritato quel paradiso… Vi sono comunque tanti esempi, per cui non serve che io ne faccia un elenco. Basta saper sfogliare i testi sacri e si scoprirà che la sessualità, se usata a fin di bene, è una magnifica ‘leva’ per poter aprire la porta del cuore, e quindi per approdare alle sponde del Nirvana.

   D’altronde, nel Buddismo, il sesso non è mai esplicitamente vietato. Al contrario, noi troviamo che viene solo raccomandato di ‘non fare sesso scorretto’, il che significa che vi sono circostanze, periodi e persone in cui e con le quali il sesso NON si deve fare. Ed è facile capire quali siano le persone, le circostanze e i periodi in cui bisogna astenersi dal fare sesso. Sono tutte quelle volte in cui il sesso produce dolore e sofferenza. Cioè, quando si fa soffrire qualche persona a causa del voler ricercare il nostro personale piacere e quindi, ogni volta che si provoca un dolore nella mente di un’altra persona. Facilmente si capisce, perciò, quali siano le occasioni e le persone con le quali bisogna astenersi dal fare sesso. In tutte le altre occasioni, quando la natura e l’altra persona (il partner, o coloro da cui essa dipende) sono permissive e consenzienti fino in fondo, allora possiamo utilizzare il sesso per provare, e far provare gioia e felicità.

  Oggigiorno, sembra che le cose che riguardano la sessualità non siano più così facili, e forse nemmeno così utili e vantaggiose. La morale sociale e religiosa più imperante è che il sesso può essere fatto solo dopo il matrimonio ed a scopo procreativo. Qualche eccezione la legge la consente a persone adulte consenzienti che abbiano comunque la decenza di farlo in luoghi privati ed appartati. Ma, quanto agli effetti ‘emozionali’ e psi-cologici che i rapporti sessuali hanno sulla sfera sociale, la cosa viene lasciata al caso o solo alla maturità individuale delle singole persone. Benchè vi sia un numero crescente di ‘sessuologi’ che blaterano intorno alla sessualità, nelle istituzioni pubbliche e sociali il sesso è e resta sempre un ‘tabù’, anche a causa di una continua ‘degenerazione’ delle coscienze che, ai giorni nostri, sono davvero ridotte allo stato pre-animale.

  Forse, ed è appunto questa la conclusione del mio discorso, oggigiorno nemmeno la religione e la spiritualità possono più redimere il sesso e farlo tornare alla sua funzione di sacralità. Se, continuamente, nella Chiesa Cattolica moltissimi sacerdoti e alti prelati sono accusati, e spesso anche condannati, per i loro immorali atti sessuali perpetrati nei confronti di ingenui giovani e donne che frequentano oratori e sacrestie, ciò sta a significare che la funzione di sesso sacro si è profondamente ‘trasformata’. Mancando un vero spirito di redenzione e salvezza dell’anima nei riguardi dei nostri simili, oscurati dalla loro ignoranza di ‘come le cose veramente sono’, quei religiosi di qualunque tipo che oggi sono così invischiati nelle passioni del sesso, purtroppo cadono nella egoistica trappola del mero sfogo personale. Ecco quindi perché, alla fine, essi vengono travolti totalmente, restando imprigionati alle passioni solo per il loro piacere personale, e non certo per un atto di compassione e tenerezza verso gli ingenui succubi delle loro turpi manifestazioni.

   Purtroppo, questo mistero del ‘sesso-sacro’ rimane oscuro ed ignoto ai profani, dato che esso si svela e viene totalmente compreso solo dopo l’illuminazione. Infatti, è solo quando si è compreso che ‘siamo tutti un’unica realtà, che è possibile sentirsi e ‘inter-relarsi’ come se fossimo tutti ‘un solo corpo’. A quel punto, così come ognuno sa bene come far emergere il piacere dal proprio corpo, manipolandolo senza alcun bisogno di creare disturbi in altre persone, a quel punto, si sarà in grado di far sorgere il piacere in altre persone, pensandole e trattandole come se fossero il nostro stesso corpo. Però questo è il segno e la caratteristica di chi ha superato il limite egoistico della persona comune, ed è in grado di usare il sesso allo steso modo di ogni altra capacità umana, se e quando è usata allo scopo altruistico per aiutare e non nuocere agli altri 

   Questo significa che, al giorno d’oggi, in cui il sesso è spesso considerato quasi come una violenza fatta su qualche altra persona, di solito ignorante in materia ed educata soltanto a non essere usata come sfogo degli altrui istinti animaleschi, è molto meglio applicare la ‘via della rinuncia’. Alla luce di questo, i bodhisattva contemporanei hanno dovuto riadattarsi e riprogrammarsi. Oggi non è più possibile (se non in particolari e rare circostanze) gettare l’esca della sessualità tantrica per far abboccare le coscienze. Oggi è necessario saper utilizzare meglio gli altri ‘mezzi-abili’, che sono la dialettica, la metafisica, una buona capacità di convinzione, il carisma (quando c’è) e una grande compassione mentale che sia in grado di espandere il suo amore per gli esseri, perché non vuole più vederli soffrire e vuole portare le loro menti sulla via della saggezza consapevole e dell’illuminazione.


Alberto Mengoni

domenica 19 febbraio 2017

Golpe su golpe post-democratico - USA, UE... e la povera Italia


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Lo strumento più potente in mano all’oppressore è la mente dell’oppresso”. (Stephen Biko)

Qualcuno, edulcorando, usa l’eufemismo “post-democrazia”. Per non ammettere che è post-nazismo. Nel senso di nazismo senza camicie brune e senza sostegno di masse consenzienti, ma con sostegno di masse abuliche. E’ il dato che emerge da tre capitali che, una volta di più, unisce in unico progetto globale il pianeta Usa al satellite UE e all’asteroide Italia. Colpi di mano antidemocratici avvolti nella stagnola della menzogna e dell’inganno.
La cavalla di razza di Soros e i suoi puledrini

Fattasi, come la Botteri in Kosovo e poi in Iraq per la Rai, ossa sorosiane come promotrice UNHCR dello spopolamento di paesi da svuotare delle sue energie migliori, da poi far fruttare nel mondo neoliberista a costi ridotti, e della destabilizzazione dei paesi di accoglienza, promossa perciò a giustiziera della democrazia parlamentare a forza di ghigliottine e “canguri”,
 Laura Boldrini ha aggiunto un altro credito al suo percorso di palafreniera di alcuni cavalieri dell’apocalisse. Quel che stentatamente sopravvive di pretese sinistre nel ginepraio atlantista-neoliberista-mafioso-massonico denominato PD, sta per lasciare un partito che a ogni impennata renziana perde qualche milione di voti. Boldrini, coppiera dei potenti in odore di santità, corre in soccorso.

Piccoli farlocchi sinistri vorrebbero crescere e salivano famelici alla vista degli spazi fatti intravvedere dai 20 milioni di NO al referendum costituzionale. Ma per questi già si arabattono e divorano tra di loro una muta di altri botoli sedicenti di sinistra (grande è il marasma nel “manifesto” su chi eleggere a “vera” sinistra). Compreso il pelouche spelacchiato che insiste a chiamarsi
 “L’altra Europa con Tsipras”, mentre il suo “editore di riferimento”, uomo-Troika per far fuori una Grecia come neanche persiani, turchi, italiani e tedeschi, abbraccia a Kiev Poroshenko, le cui brigate neo-SS stanno nello stesso momento sterminando donne e bambini in Donbass. Da uno che è andato in Israele a offrire il suo paese alle voglie depravate di Tsahal e Mossad non c’era nulla di diverso da aspettarsi.

Il problema è che quelli spazi sono già in significativa misura occupati dai 5 Stelle, anche perché di ciò di cui si vantano di essere vessilliferi i detritini “di sinistra”, ma che hanno gettato alle ortiche, si è fatto carico quel Movimento. Compresa la lotta alla guerra, all’UE e alla Nato, di cui, prudentemente, non c’è menzione alcuna nei programmi dei detritini,. Ed è qui che entra in campo la parca che si vuole presidenta e come tale ha azzannato e azzoppato sistematicamente quei 5 Stelle quando hanno provato a ristabilire in aula quanto la Costituzione dispone. Infrantosi il puntello SEL alla Vandea renziana, eccola sulla linea di partenza con Giuliano Pisapia. Altro SEL riciclatosi nella gloriosa impresa renziana dell’Expo e nel tonitruante voto SI allo sfascio della Costituzione. Fingersi di sinistra, insieme a fuorusciti di varia estrazione, Bersani, D’Alema, mezzo SEL che sia, per annichilire gli eventuali gnomi da giardino con cappuccio rosso, da Fassina a Ferrero e ai tsiprasiani. Ma soprattutto, per risparare sui 5 Stelle il napalm già lanciato dal PD, ma che, anziché incenerire il bersagli, è al lanciatore che ha scottato le dita.
 
E’ golpe una campagna di assassinii politici a forza di fango?

Rastrellare cani e porci contro chi ha dietro la maggioranza dei liberi elettori e utilizzare ogni mezzo sporco, compresa un’informazione al 99% falsa e bugiarda, non è ancora colpo di Stato. Ne è una tappa.
 Da noi, caduto in obsolescenza quello dei Di Lorenzo e Borghese, esauritosi l’altro del duo mafia-Servizi nei primi anni ‘90, fatta la pelle a Mani Pulite con tangentopoli, servizi e mafia, i detentori Usa del brevetto ne hanno subappaltato il copyright a Napolitano che lo ha via via perfezionato, fin dai tempi della caduta del cacicco pornomane. L’accelerata in atto, invisibile solo a chi crede che nei partiti, nell’intellettualità di corte, nei media di regime, in Vaticano, nella magistratura, nella scomposta caciara dei “nuovi soggetti di sinistra”, campino integrità, competenza ed etica e, dunque, una speranza di sopravvivenza nazionale, ha per taglio del nastro il Campidoglio e gli onesti confusionari della giunta comunale. Che subiscono un bombardamento di nequizie, frottole e intrighi che nessun vietnamita, libico, o abitante di Dresda, vorrebbe sostituito a quanto a suo tempo gli stessi sponsor dei bombaroli attuali gli avevano riservato. 

Se a quegli sprovveduti di amministratori romani riuscisse anche solo la chiusura di una buca, il percorso puntuale di un bus, una casa popolare, un taglio drastico all’ecomostro di Tor di Valle, per gli altri suonerebbe la campanella di fine corsa nazionale. Ecco perché non si può procedere con le regole dei padri fondatori, dell’etica, dell’onestà. Il fine della
 messa in sicurezza del magna magna nazionale, di Cia, Mossad, Nato, Rothschild, Merkel, Juncker, Draghi, JP Morgan, Messina Denaro e Piromalli, giustifica i mezzi. Giustifica che, riuscendo agevolmente a mettersi nei panni di chi compila lettere minatorie con i ritagli dei giornali, ci si avventi sul vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, appioppandogli un taglia e cuci che rovescia nel contrario la sua presa di distanza dal reprobo incarcerato per essersi fatto comprare un appartamento in cambio di…disponibilità. Quanti ergastoli si dovrebbero dare a chi ha venduto e fatto comprare il paese in cambio di poltrone, agi da nababbo, talkshow da Fazio? Ma questo è un calcolo che, per i nostri campioni d’Europa (e oltre) del giornalismo trash, cortigiano e sicario, è arabo. 

Cosa poteva fare Boldrini di fronte a un’oscenità mediatica dei supergiornaloni come quella di avere, in perfetta malafede, fatto dire a Di Maio il contrario di quanto aveva detto, allo scopo di lacerare, una volta per tutte, quell’odiosa candida veste dei pentastellati che così tanto li distingue dai satrapi di palazzo con i loro broccati e velluti intrisi di merda? A mali estremi estremi rimedi. Mettendosi nella scia della campagna dei nostrani media di regime, ovviamente lanciata dalla “primavera americana” a firma Soros, contro le fake news attribuite dai Grandi Mentitori ai social media e a tutti i comunicatori eterodossi, la megera, dal suo alto scranno, con alto grido, ha invocato la missione punitiva contro quei bastardi che non dicono le stesse cose che dicono lei, i cari colleghi non populisti, edicole e schermi unificati, Hillary Clinton, George Soros e il papa.
Laura indica la via, Adele la asfalta
Un gruppo, chiamato “Misto” perché dall’identità varia e variabile, ma poi soccorso dall’intero arco costituzionale, con in testa Adele Gambaro, la Scilipoti femminile, (vittima di una delle prime bonifiche dei 5 Stelle), ha proposto al parlamento un DDL in cui si chiede carcere, confisca e dannazione per tutti coloro che diffondono, ovviamente solo in rete, sennò sai che spasso, fake news. All’italiana: “notizie false, esagerate e tendenziose”, con ampia libertà di interpretazione riservata a censori amici e per pena minima un anno di gabbio e 5000 euro di multa. Sono le notizie che “possono recare nocumento agli interessi pubblici", o che possono “fuorviare settori dell’opinione pubblica”. Tipo non credere che 19 piloti sauditi abbiano abbattuto tre torri gemelle e perforato il Pentagono, tipo credere nella lotta di classe, tipo dubitare che Obama possa essere Nobel della Pace, tipo dire che Boldrini è vagamente di parte e ha gli occhi da Psycho. Rispetto a questi, il Grande Fratello che controlla le sorti dell’Olocausto è un’eccellenza giuridica.

Mettiamoci nei panni di Boldrini-Gambaro. Notizia falsa:
 il babbo di Renzi è un traffichino; Notizia esagerata: il Babbo di Renzi è un trafficone. Notizia tendenziosa: Matteo Renzi è figlio di un traffichino; oppure: Anche il sindaco di Milano caccia assessori. Notizia che reca nocumento agli interessi pubblici: Inquisito per traffico di influenze il papà del premier; oppure: Il CETA favorisce le multinazionali. Notizia fuorviante l’opinione pubblica: 2000 tecnici e scienziati negano la validità della versione ufficiale dell’11 settembre; o ancora: Osservatori confermano: in Siria condotte regolari elezioni presidenziali; oppure anche: le foto evidenziano una certa pinguedine di Renzi.

La pensata migliore è però quella del reato di “campagna d’odio”, roba che già s’era giocato il Doppelgaenger Renzisconi. E' la chiave universale, il passpartout. Vuol dire cazzi amari tuoi se t’incazzi. Non ti sognare mai di sfanculare Boldrini, una donna, un migrante stronzo. Tutto OK se lo fai con Assad, o con Grillo.

Rinchiuderci nel menzognificio e blindarlo

Non conviene, a dispetto dell’infima qualità dei proponenti, sottovalutare la mossa. Boldrini, Gambaro, i firmatari PD, FI, FdI, Lega, sono mosche cocchiere. E dal momento che pare si sia con la merda oltre il collo, milioni di mosche, come diceva Concetto Marchesi, non possono aver torto. E’ il golpe di un potere criminale che può sopravvivere soltanto corazzando il menzognificio in cui tiene rinchiusi i sudditi e bloccando ogni grumo di vero con minaccia, repressione, corruzione, ricatto.
 Le Salomè Boldrini e Gambaro sono i balon d’essay del movimento per la sacralizzazione di una fogna piena di ratti che la stampa nobilita a giardino delle Esperidi. Se ne denunci il fetore, violi il tabù, offendi il totem, sei fuori. E dentro per almeno un anno. Ci siamo giocati anche la democrazia farlocca con la quale ci avevano turlupinato e tenuti buoni per un paio di secoli. Quando il gioco si fa duro, come suol dirsi….La cosa buffa è che qui i duri cominciano a giocare duro prima ancora che l’altra squadra sia entrata in campo. Prevenire è meglio che curare. Principio di precauzione.
Golpisti UE

Restando nell’ambito dello strisciante colpo di Stato, o piuttosto di Stati, la striscia parte, oltre mezzo secolo fa, da certi illusionisti riuniti a Roma e, corroborandosi a Lisbona e Maastricht, dagli Stati ha generato conigli che ogni tanto il prestidigitatore a stelle e strisce estrae dal cilindro ed esibisce, candidi e giulivi, perché il pubblico possa applaudire (e votare) quest’Europa democratica e senza guerre. Poco fa se, calato il sipario, gli spettatori si ritrovino conigli scuoiati appesi ai ganci della macelleria, senza più la pelliccia protettiva della sovranità politica, economica, valutaria, sociale, militare e con propri mercenari impegnati in guerre da quasi trent'anni.
Tra i coniglietti erano state raccolti 3 milioni e mezzo di firme contro il trattato CETA tra UE e Canada (si fa per dire: è un Canada cavallo di Troia delle multinazionali USA). Mica pizze e fichi. E’ bastato un voto 408 (PD in testa) contro 254 (e 33 non so) al Parlamento Europeo per dissipare al vento quei 3 milioni e mezzo e stabilire che al giustiziere atlantico fosse consentito di scaraventare 1000 multinazionli sulle nostre piccole e medie imprese, banche troppo-grandi-per-fallire sul nostro metastatico sistema finanziario, gli avvoltoi delle liberalizzazioni-privatizzazioni su sanità, scuola, trasporti, servizi pubblici, regole e mercato del lavoro (su quel che resta da rosicchiare). Ed è proibito adottare misure che limitino l’accesso di operatori esteri, Monsanto o Nato che siano, e le loro devastazioni del paese. Vero è che poi ci sono 38 parlamenti nazionali che devono ratificare. E voi pensate che questi non si, anzi ci, taglieranno anche la seconda gonade, dopo quella troncataci all’epoca del Trattato di Roma? Per l’intanto il trattato per la sua peggior parte già entra in funzione.
La Grossissima Koalition e il piccolo miliardario


Ho detto “Nato”
 pour cause. Che se col CETA si è riusciti a prendere in ripartenza un Trump anti-trattati di libero scambio in contropiede, con la Nato, presa da improvviso impeto espansivo, si cerca di arrivare allo stesso risultato, prevenendo le paventate frenate di Trump. Con scatto stoltenberghiano, la Nato ha allagato tutti i confini occidentali della Russia di truppe, mezzi corazzati, Forze Speciali e quant’altro serva a impedire che con l’Impero del Male putiniano la nuova amministrazione Usa e il subalterno europeo possano arrivare a intese piuttosto che a conflagrazione.

E chi si precipita a dare copertura politica alla mossa se non i conigli europei ansiosi di fare terra bruciata del proprio continente, come vaticinato dai referenti Usa preferiti, piuttosto che dare una mano a chi, nella Casa Bianca, contro grandine e tempesta, prova a riportare un po’ indietro le lancette dell’orologio nucleare.
 Alla conferenza europea della Sicurezza, a Monaco, i ministri della difesa dell’UE, precipitati nell’angoscia dalle critiche trumpiane alla Nato e dall’ammorbidimento dei toni verso la Russia, hanno inviato un “severo monito a Washington contro l’abbandono dei valori condivisi e contro accordi con Mosca alle spalle degli alleati”. La cresta, di solito bassina di fronte al padrone d’Oltreatlantico, ha improvvisamente lampeggiato rigogliosa, inturgidita dal vigore con cui i tradizionali padrini obamian-hillarian-neocon-neoliberalcon hanno affrontato lo sconveniente parvenu. Alla testa degli inviperiti di Monaco, Ursula von der Leyen, principessa teutonica e bundesministro della Difesa. E chi se no? E’ donna. Come May, Pinotti, Mogherini, Rice, Albright, Powers, Hillary, Merkel, Thatcher. Una garanzia politically correct.


Tutto questo a chiamarlo colpo di Stato non si fa torto a nessuno. Considerazione che vale tanto più per
 gli Usa che, da quando hanno messo gli scarponi sul suolo italico, (1943) non hanno mai cessato di farci lezione, sollecitandoci in direzione dell’autoritarismo, oggi detto “governabilità”. Lì una tradizionale plutocrazia che, pur garantendo che nessuno sarebbe mai diventato presidente, ministro, governatore, senza avere a disposizione più quattrini di quanti ne avessero insieme tutti i suoi elettori, era riuscita a infinocchiare un gran numero di persone urbi et orbi mediante una formidabile, secolare propaganda circa le proprie virtù democratiche. Ma, da Clinton, Bush, neocon, in poi , ha proceduto a cipolla, dismettendo uno strato di pseudo democrazia dopo l’altro, raggiungendo la quasi totale nudità con l’11 settembre, la guerra al terrorismo e i conseguenti Patriot Act e obamiano Stato di sorveglianza e spionaggio totali.
La belva si autodivora: da genocidi a dirittoumanisti, tutti contro Trump
Il frutto finale di quest’altro colpo di Stato galoppante l’hanno colto le larghissime intese, già presenti, ma contraffatte, nell’obama-hillarismo. Contro il neo presidente è emerso un larghissimo fronte, che fin lì si fingeva diviso e colliso: neocon pimpanti come non mai, neoconliberal marca Soros, Cia, FBI, NSA, FED e buona parte di Wall Street, Pentagono e tutta l’industria militare, fino ai muselidi della “sinistra” o chic, o radical, o alternativa, o diritto-umanista, o centrosinistra, lo sconfinato arcipelago delle Ong di servizio tipo Amnesty, HRW, Save the Children, Avaaz, i tecnologhi decerebranti e sociocidi di Sylicon Valley alla Zucerberg con fitto input di talmudisti e catto-bergogliani. Una Santa Alleanza, da Left a Rothschild, che fa apparire quella del 1815 una consorteria di rivoluzionari. Il peggio del peggio della storia moderna, portato a cavaceci da un coro mediatico rivelatosi nella sua vera identità, tutto intero coro delle voci del padrone. Sotto le loro insegne, masse di anime belle e beceroni, convocate a tradurre in sana invocazione di popolo quanto di tossico era stato fatto bollire nel pentolone degli stregoni. Revanscisti e non rassegnati nostalgici dei fasti del neoliberismo guerresco e finanzcapitalistico con cui avevano consolidato le proprie fortune. I generaloni, miliardari, goldmansachsisti messi da Trump ai posti di comando per temperare la virulenza di questa orda forsennata e ingraziarsi un minimo di quegli acari che infestano la moquette e i tendaggi della presidenza, non attenuavano di un cincinino la furia golpista.

Premetto con forza che sullo strambo neoinquilino della Sala Ovale, che del resto sta già volgendosi nel contrario di se stesso, non esprimo giudizio alcuno fino a quando i suoi mille atti, che fanno a pugni tra di loro, non abbiano trovato un minimo di composizione strategica. Per il momento assistiamo a una mirabolante, caleidoscopica frenesia twittatoria che spara tutto e il contrario di tutto, nomina uno, caccia l’altro, promette pace e distensione, scarponi Usa in Siria, niente scarponi Usa in Siria, Crimea russa, Crimea da riprendere alla Russia, Nato schifo, viva la Nato
. Fino ad arrivare con il nuovo capo, Pompeo, a insignire del “massimo premio Cia per la lotta al terrorismo” nientemeno che il principe ereditario saudita. Uno che del terrorismo jihadista wahabita e takfirista è, in sinergia con Bush e Obama, il massimo finanziatore e promotore. Al trasformista Arturo Bracchetti questo Trump gli fa le scarpe.

Fuori Flynn, presidenza seccata

Il colpo di Stato si è materializzato, a coronamento di quanto andava strisciando da anni, con la caduta del Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Michael Flynn, consigliere principe di Trump anche nella campagna elettorale, prima testa pensante di tutto il cucuzzaro che costituisce la nuova amministrazione e propugnatore in coppia con il segretario di Stato, il petroliere Tillerson, della museruola al complesso militar-securitario che spinge alla guerra con la Russia. Flynn aveva l’incarico di far una cosa senza precedenti: portare sotto il controllo suo e del presidente Pentagono e piovra dell’Intelligence, da tempo veri manovratori della politica estera, detta Sicurezza Nazionale. Dalla sua aveva la lunga confidenza con le Forze Speciali SOCOM e YSOC, l’élite militare, robusta garanzia contro eversioni interne. Non è bastata. Golpe e contro golpe? Non esageriamo.
Se a Obama e Hillary non ha fatto nemmeno aggrottare le ciglia che il senatore in missione estera John MCain facesse bisboccia con Al Baghdadi, o lisciasse i baffi ai nazisti di Privy Sektor a Kiev, l’amicizia di Flynn con il presidente ucraino legittimo, Yanukovich, poi fatto fuori dal golpe di Obama eseguito dai nazisti, come la sua idea che con Mosca ci si confronta e non ci si picchia, per la turba anti-Trump è valsa alto tradimento, la consegna del paese nelle fauci dell’orso. Parlare con i russi, considerare Putin un essere umano, non capire che Russia vuol dire criptonite, bersi una vodka insieme anziché spendere un trilione per ammodernare l’armamento nucleare, non significa solo precipitare nelle barbarie, ma frantumare quella coesione sociale a forza di “minaccia comunista”, poi islamica e infine, più terrificante di tutte, la “minaccia russa”. Con metodo che solo golpista si può definire, i servizi segreti, strumento del famigerato Stato Profondo, hanno spiato le conversazioni telefoniche della più alta carica dello Stato dopo il presidente, hanno scoperto – che dio lo fulmini! - che parlava con l’ambasciatore russo. E hanno, di nuovo golpisticamente, fatto colare le intercettazioni sulla stampa. Azioni criminali che avrebbero dovuto essere seguite istantaneamente da arresti per mano dell’FBI. Che invece gongola.
Flynn si è dimesso per un pretesto formale: al vicepresidente Pence avrebbe mentito, occultandogli che con l’ambasciatore aveva parlato anche di sanzioni. Balle. A Trump è come se gli avessero scompigliato il ciuffo. O tagliato il braccio destro. L’anatra zoppa ora è lui. Non ci resta che fantasticare su cosa avrebbe potuto fare con le zampe palmate sane. Da quel momento la Crimea deve tornare all’Ucraina, la Nato è bella e la Cia premia il saudita per meriti anti-terrorismo. Che è come Obama col Nobel per la pace. O come Lucifero premiato per l’opera antincendio, come Boldrini Miss Universo. E ricordiamoci che era stato Flynn ad avvertire, nel 2013, che a sostenere i jihadisti si sarebbe finiti con ritrovarsi un califfato alla saudita tra Siria e Iraq. Flynn è stato il primo. Poi verranno gli altri. Compreso Trump. Compresa l’intendenza.

Sono colpi di Stato. E volete che non trionfino quando hanno dietro tutto quello che formicola dall’estrema destra all’estrema sinistra? La Boldrini! La mandante dell’esecuzione di Gheddafi Rossanda e l’esecutrice Hillary! Il New York Times e il manifesto! La Merkel e Juncker! Netanjahu, Tsipras, Saviano, la Botteri!
 

Juncker, presidente europeo, in quel suo raro momento di sobrietà, ci ha poi esemplificato tutto: “
Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno".

E’ così che funzionano i colpi di Stato. Li chiamano post-democrazia.

Ah, perché non son io coi miei pastori…in Romania!


Fulvio Grimaldi


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sabato 18 febbraio 2017

DAT - Scelta di morte o scelta di vita? - “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”.


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All'Aula della Camera si discuterà il 20 febbraio 2017  sulla Proposta di legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”.
Una farisaica proposta di legge che illude il cittadino maggiorenne, capace di intendere e di volere, di poter scegliere in vita, anni prima, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi, se accettare o negare determinati interventi della meditecnica, attraverso disposizioni anticipate di trattamento. Con le “DAT” può esprimere il consenso o il rifiuto anche per le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Può altresì indicare una persona di sua fiducia (“fiduciario”) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e le strutture sanitarie.
Sembra un'enunciazione banalmente logica ma non è così.

In primis le DAT devono essere redatte burocraticamente in forma scritta, datate e sottoscritte davanti ad un pubblico ufficiale, ad un medico o a due testimoni o attraverso strumenti informatici di comunicazione e ciò esclude di fatto la più parte della popolazione. Quindi aria fritta soprattutto se negli anni cambi idea e devi ripetere il giro burocratico o magari cambi idea proprio dopo il ricovero e ti tocca magari di morire, perché la burocrazia vince sul rapporto umano medico-paziente.
 
Questo farisaico provvedimento non abroga la legge che impone la “morte cerebrale” a cuore battente in 6 ore a cittadini che la rifiutano, al fine di permettere loro una scelta di vita e di cure. Hanno creato una categoria di malati senza diritti: sono i malati affetti da lesioni cerebrali per traumi o malattia che vengono esclusi in vita dal diritto di rifiutare la “morte cerebrale” e gli esami dannosi non finalizzati alla cura ma all'utilizzo o eliminazione del paziente (esami immuno-genetici per la compatibilità, coronarografie, angiografie cerebrali, test dell'apnea...). Atti di tortura praticati senza autorizzazione. Costoro subiscono recalcitranti la Distanasia di Stato o se preferite la “crudele eutanasia autoritaria imposta dalla legge”: vengono uccisi con l'espianto o se “non donatori” soffocati per rimozione della ventilazione senza “svezzamento” e senza autorizzazione.
 
Si verifica una discrepanza di diritti tra i cittadini che possono in vita presentare i DAT per vietare idratazione e nutrizione artificiali nello stato vegetativo ed i cittadini che non possono coi DAT vietare la tortura della Distanasia/Eutanasia di Stato. Ciò va a contrastare l'art 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge...”

Piuttosto che questo approccio farisaico al problema, meglio nessuna legge.
Consiglio Direttivo
Presidente
Nerina Negrello