martedì 30 agosto 2016

“Islam. Siamo in guerra” di Magdi Cristiano Allam - Recensione di Rino Tripodi

In “Islam. Siamo in guerra”,  Magdi Cristiano Allam lancia l’allarme e spiega cosa sta avvenendo a un’Italia e a un’Europa ormai cieche e sorde di fronte a un pericolo che rischia di annientarle.
Per chi, ancora una volta colpito dagli ultimi terribili atti di un infinito terrorismo islamico, volesse capire perché tali orrori continuano a ripetersi e seguiteranno a farlo sempre più, può tentare di trovare qualche risposta non conformista e buonisticamente rassicurante nel libro di Magdi Cristiano Allam. Il volume è stato edito da “il Giornale”  nel settembre 2015 all’interno della collana «Biblioteca delle libertà».

allam islam

Com’è noto, da anni il giornalista di origini egiziane e a lungo (per 56 anni) di religione musulmana, ora fieramente italiano e convertitosi al cattolicesimo, conduce una battaglia ideale, spesso solitaria e molto rischiosa, della quale abbiamo già parlato (vedi Quindici “pezzi” antislamici; Magdi Cristiano Allam, chiedi perdono!). Il suo obiettivo è tentare di fare aprire gli occhi al nostro Paese e all’Europa, resi ottusi e ciechi dall’ideologia predominante, che si può sintetizzare come quella legata al “globalismo” e al “politicamente corretto”, facendo riacquistare identità e dignità. I dieci capitoli che compongono Islam. Siamo in guerra si caratterizzano, come tutti i suoi ultimi scritti, per la passione unita però a lucide e inattaccabili argomentazioni. Beninteso, lo scrittore ribadisce più e più volte che occorre separare l’islam come religione (perniciosa) dai musulmani come persone (stimabilissime). Rispettare questi ultimi non significa legittimare però l’islam, né, d’altro canto, la condanna dell’islam deve condurre alla riprovazione dei musulmani.

Il primo obiettivo di Allam è la «dittatura del relativismo», secondo il quale culture, princìpi, valori, sono sullo stesso piano; quindi, non esiste neppure una verità. Ciò vale anche per le religioni, che finiscono per essere considerate, nel bene come nel male, tutte uguali. Nella versione prevalente, “buonista”, oltre a essere assimilabili, sono tutte “di pace” e i terroristi non sono mai islamici. Ne deriva che Allah è Dio, Maometto è pari a Gesù, ciò che è scritto nel Corano è simile ai contenuti del Vangelo, e così via. Tutto ciò, oltre che falso, comporta una perdita di identità della popolazione italiana, così come di quelle europee e occidentali in genere.

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Non si tratta di un caso, ma di una ben studiata strategia della politica della “globalizzazione”, tendente a provocare il declino della nostra civiltà, fino a farla pervenire a una sorta di eutanasia, a tutto vantaggio dei “padroni del mondo” (multinazionali, potentati vari, cinesi, emiri e sceicchi, eurocrati, ecc.), che potranno spadroneggiare su un’umanità indistinguibile e miserabile, materialmente e spiritualmente, più di quanto già facciano. Guardiamo all’Italia: finanziarizzazione dell’economia e perdita della moneta nazionale, sottomissione all’Unione europea, povertà diffusa, tassi di natalità (1,3) tra i più bassi al mondo, crisi sociale e della famiglia, insicurezza e paura, emigrazione intellettuale, disfacimento della democrazia (basta osservare le percentuali di chi si reca alle urne elettorali e i governi imposti senza consenso popolare), discredito dello stato e delle istituzioni pubbliche, immigrazione disordinata e clandestina, Chiesa allo sbando, islamofilia. In tale contesto di debolezza e depressione si innestano, finanziate dall’estero, le reti di moschee, scuole coraniche, centri studi, enti assistenziali e finanziari islamici, centri di formazione di imam, siti religiosi per il proselitismo, macellerie e alimentari halal.

I fondi sovrani di Qatar, Emirati e Arabia saudita, dopo aver ridotto sul lastrico, assieme alla finanza internazionale e al mercato “globale”, intere economie e attività produttive, si appropriano di aziende, compagnie di bandiera, patrimoni immobiliari, fino ai club calcistici. Tutto, infine, si sostanzia negli sconvolgimenti demografici: gli immigrati musulmani, grazie anche ai ricongiungimenti familiari, hanno un tasso di natalità che va dal 4 al 5. Non importano le condizioni socioeconomiche dei genitori: per l’ideologia islamica non conta ogni singola persona, come per il pensiero cristiano occidentale, ma la comunità. Si calcoli quanti decenni occorreranno affinché essi soppiantino le nazionalità e le comunità precedenti. Una strategia perfetta, no? Del resto, l’homo islamicus, così come concepito dal Corano, è antropologicamente superiore e ha come fine ultimo di islamizzare l’intero pianeta: «è un’ideologia intrinsecamente razzista».

0-ISLAM INTOLLERANZA

Allam si sofferma a lungo sugli inquietanti aspetti teologici e dottrinari della religione islamica, ignorati dagli occidentali, anche perché celati loro da un’informazione conformista e afflitta da sensi di colpa vetero colonialisti e imperialisti. Il saggista parte dal fatto che «Allah è “clemente e misericordioso” con i credenti, ossia solo con i musulmani, mentre è violento e vendicativo con i miscredenti, ossia tutti i non musulmani». Con preziosa dovizia di citazioni dottrinarie dei versetti delle sure (capitoli) del Corano e di notizie storiche tratte dagli stessi testi (hadis) riconosciuti dalle autorità religiose islamiche, il saggista sovverte quelli che son diventati luoghi comuni del multiculturalismo islamofilo e buonista. Innanzi tutto, gli Abramo, Gesù e Maria rappresentati nel libro di Maometto sarebbero presunti arabi che nulla hanno a che vedere con quelli dell’Antico e del Nuovo Testamento. Ebraismo, cristianesimo e islamismo non sono le tre “Religioni del Libro”: nei primi due la parola divina è ispirata da Dio, ma trascritta da più uomini, cui viene lasciato il libero arbitrio, quindi è promessa di libertà; nel terzo la parola divina, dettata da dio, è scritta da un solo uomo ed è dispotica costrizione.

Gesù si è lasciato sacrificare sulla croce. Invece «la vita di Maometto è stata una lunga scia di sangue», scrive Allam, e ne riporta decine di esempi, come la battaglia di Badr del 624 o la battaglia del Fossato (627), allorquando il profeta «attaccò l’ultima tribù ebraica rimasta a Medina. Dopo un assedio di 25 giorni, si arresero. Alla fine furono uccisi tra i 600 e i 900 maschi adulti, mentre le donne e i bambini furono fatti schiavi». Oltre alla strage dei nemici, la parola di Allah e quella del suo profeta legittimano l’uccisione per omicidio, adulterio, apostasia («più di 400 versetti cornici istigano a commettere crimini e delitti contro la persona», afferma Allam, citando a propria volta Il Corano contro la Repubblica. I versetti incompatibili di Laurent Lagartempe).

ok islam

Conseguentemente, l’islam si è diffuso attraverso la violenza, la sottomissione, l’inganno (contemplato e giustificato). Dunque non deve sorprendere che nei simboli delle organizzazioni islamiche siano presenti delle armi, almeno le spade, come persino nella bandiera dell’Arabia saudita. Ci si dimentica che Europa meridionale, Africa settentrionale e Vicino Oriente costituivano un’unità culturale e religiosa, rotta dall’invasione islamica (vedi Mediterraneo e “Medio Oriente”: chi li ha “invasi”?): «La storia dell’Europa coincide con la guerra di resistenza e di liberazione dei cristiani sulla sponda settentrionale del Mediterraneo» e le Crociate, peraltro un insuccesso militare, furono una timida, ambigua e tardiva reazione di fronte all’imperversare degli aggressori. Così, i cristiani d’Africa e d’Oriente son passati dal 98% delle origini del cristianesimo al 20% dopo l’arrivo e il dominio islamico, fino all’attuale 5%: spariranno entro al fine del secolo, nell’indifferenza, nell’omertà e nella codardia generali. Pochi sanno che «anche gran parte del mercato degli schiavi neri, destinati all’America, era nelle mani dei musulmani». Tuttavia, solo l’Occidente si sente in colpa per tale ignominia, mentre varie forme di schiavitù persistono ancora oggi nel mondo islamico.

Tornando all’epoca contemporanea, i paesi islamici non riconoscono neppure la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; ne hanno redatta (nel 1981 e nel 1990) una “islamica”, che inquadra tutto entro la cornice sharaitica, sicché ogni articolo risulta una contraddizione dell’enunciato iniziale con le dure limitazioni immediatamente successive. Nonostante tutto ciò, l’Unione europea e le classi dirigenti occidentali, strette tra paura e ignoranza, non solo erogano risorse e servizi prioritariamente agli immigrati, discriminando gli autoctoni, ma sono giustificazioniste nei confronti persino degli attuali crimini islamici (vedi Franco Cardini islamofilo), autocolpevolizzandosi, inventandosi lo psicoreato di islamofobia, rinunciando ai propri valori laici e di libertà e persino alla propria cultura.

Intanto, insieme a ogni modello di integrazione assimilazionista o multiculturalista, falliscono pure i servizi di sicurezza, e centinaia sono i cittadini europei di religione islamica che abbracciano la strada del terrorismo o del reclutamento presso l’Isis. Di pari passo va l’invasione di clandestini, spinta dalla presenza di scafisti senza scrupoli e dalla criminalità organizzata, dai regimi islamici interessati alla trasformazione dell’Europa in Eurabia, e dai gruppi terroristi, che intendono infiltrare loro aderenti. Soprattutto, è l’Italia che si fa autoinvadere, anche per gli interessi di associazioni e cooperative (vedi A chi i profughi? A noi!), inviando navi a raccogliere i migranti a poche miglia marine dalla costa libica e garantendo «a ciascun clandestino gratuitamente vitto, alloggio, spese personali, sanità, istruzione, sicurezza e tutela legale», mentre sono milioni gli italiani che sopravvivono sotto la soglia di povertà. E solo il 5% degli immigrati è profugo avente diritto d’asilo e qualifica di rifugiato in quanto proveniente da zone di guerra; in compenso, il 35% della popolazione carceraria è straniero e l’80% dei crimini commessi da extracomunitari in Italia è perpetrato da clandestini o irregolari.

Gli ultimi due capitoli del libro sono dedicati alla posizione della Chiesa cattolica “immigrazionista”, che Allam giudica di apertura suicida, e alle figure e vicende di Benedetto XVI – in particolare alle polemiche e minacce islamiche seguite alla sua celebre lectio magistralis tenuta il 12 settembre 2006 all’Università di Ratisbona – e di Francesco I. Ma, soprattutto, egli intende ripercorrere, con commozione, il proprio percorso interiore che la notte della Veglia pasquale del 22 marzo 2008 l’ha condotto prima a ricevere battesimo, cresima ed eucaristia dallo stesso papa Ratzinger, quindi, dopo soli cinque anni, il 25 marzo 2013, a uscire dalla Chiesa cattolica per la propria «totale dissociazione dalla sostanziale legittimazione dell’islam». A corredo, vengono pubblicate le varie lettere aperte pubblicate su il Giornale, via via indirizzate ai due papi e alla Chiesa. Così, giornalismo e pamphlet, saggio e autobiografia, si vengono a fondere in un libro “caldo” e appassionato.

Rino Tripodi

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(LucidaMente,  agosto 2016)


lunedì 29 agosto 2016

Il "peso" di Isaac Newton nella moderna formulazione scientifica


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Tra  i fondamentali contributi dati da Newton nei settori del calcolo infinitesimale, delle teorie sulla luce e sui principi generali della meccanica,  spicca la formulazione del celebre principio generale della legge della gravitazione universale.

Questo principio dette luogo ad accanite polemiche – soprattutto in Francia - da parte dei cartesiani – sostenitori della “teoria dei vortici” – e da parte di Leibniz, fino ai primi decenni del ‘700. Si riteneva infatti inconcepibile una forza di attrazione che si esercitasse a distanza attraverso il vuoto, quasi per magia. Per lo stesso motivo tutte le teorie ondulatorie sulla propagazione della luce presupponevano l’esistenza di un mezzo impalpabile , l’etere, la cui esistenza fu smentita solo nel 1881-87 con le esperienze di Michelson e Morley.

L’affermazione definitiva delle teorie newtoniane fu dovuta, sia al grande prestigio di Voltaire, schieratosi senza esitazioni con Newton (il filosofo francese si recò anche a Londra per i funerali di stato del grande scienziato inglese nel 1727), sia alla verifica sperimentale effettuata nel 1736 di una delle conseguenze delle teorie di Newton, secondo cui la Terra doveva essere schiacciata ai poli (mentre i Cartesiani sostenevano il contrario).  La verifica fu fatta con due grandi spedizioni scientifiche in Perù (all’equatore) ed in Scandinavia. Le teorie newtoniane permisero anche l’esatta previsione della ricomparsa della cometa di Halley nel 1659.

Successivamente le leggi di Newton sul moto dei corpi celesti furono perfezionate ed ampliate da grandi fisici e matematici come lo svizzero Eulero, ed i francesi LaplaceLagrange e l’enciclopedista D’Alambert, di cui scriveremo in prossimi numeri. A metà dell’800 il francese Urbain Le Verrier e l’inglese John Couch Adams, sulla base delle teorie di Newton e di certe irregolarità notate nel moto del pianeta Urano, previdero l’esistenza di un nono pianeta, Nettuno, che infatti fu poi subito dopo scoperto nel 1846 dall’astronomo Johan Galle.

Oggi la fisica moderna – grazie anche alle intuizioni dell’inglese Faraday e dello scozzese Maxwell nel corso dell’800 - dà per scontato che esistano dei “campi”, sia di natura elettromagnetica, sia di natura “gravitazionale”, dove si esercita l’influenza sia di cariche elettriche e magnetiche, sia (nel secondo caso) di masse, anche nel vuoto.

Anche nel campo delle teorie della luce – come già fatto notare nel numero ad esse dedicato – la teoria “corpuscolare” dello scienziato inglese fu criticata da Hooke, e poi data per definitivamente tramontata in seguito alle esperienze e gli studi dell’inglese Young e del francese Fresnel all’inizio dell’800, e soprattutto dopo la scoperta delle radiazioni elettromagnetiche da parte del geniale scozzese Maxwell e degli studi del tedesco Hertz nella seconda metà dell’800. Ma la scoperta dei quanti da parte di Planck (1900) e la geniale spiegazione datane da Einstein nel 1905 – che ritenne che i quanti coincidessero con particelle di energia cui dette il nome di “fotoni” (dal greco “fos” = luce) hanno rilanciato la teoria corpuscolare, ed oggi la fisica moderna accetta completamente l’ipotesi del francese De Broglie, secondo cui tutta la materia ha una doppia natura di onda-particella.

Sbagliata si è rivelata invece la concezione newtoniana sull’esistenza di uno “spazio assoluto” (e di un tempo assoluto), concezione non presente nelle opere di Galilei, già contestata nell’800 dal filosofo Mach (così come il concetto di una massa fissa), ed oggi sostituita, nella teoria della relatività di Einstein, dalla concezione di uno spazio-tempo dove tutto è relativo.

Ricordiamo che, oltre che scienziato e matematico, Newton, all’apice della fama, fu nominato anche, nel 1696, responsabile della zecca inglese, ed anche in questo campo manifestò il suo genio con una serie di importanti riforme, tra cui il famoso “golden standard”, cioè l’aggancio del valore della Sterlina al prezzo dell’oncia d’oro (1717). Questa importante riforma monetaria fu in seguito adottata da altri stati, tra cui anche gli Stati Uniti all’inizio del ‘900.

Newton è stato anche un filosofo della scienza, particolarmente chiaro e lucido, nonostante alcuni lati oscuri del suo carattere e della sua attività.  Nel ‘900 il grande economista Keynes acquistò una serie di carte di Newton che la Royal Society aveva tenute segrete per evitare imbarazzi. Da queste risulta che il grande scienziato aveva utilizzato gran parte del suo tempo in esperimenti di alchimia che sfioravano la magia, per cui Keynes lo definì come l’ultimo dei maghi. Gran parte dei suoi scritti sono anche di natura religiosa eretica (negava, ad esempio, il mistero della “Trinità”). Concepiva un Dio “orologiaio” (che ricorda il “primo motore immobile” di Aristotele), che avrebbe messo in moto l’universo e poi lo avrebbe lasciato muoversi secondo le sue proprie leggi naturali. Per tutta la vita Newton, di carattere scorbutico e ombroso, ritardò la pubblicazione dei suoi studi per un timore quasi paranoico delle critiche, e polemizzò aspramente con i suoi critici (come Hooke o Leibniz), rifiutando un sereno confronto. A partire dal 1693 soffrì di una gravissima crisi nervosa durata un paio d’anni. Salvo che una breve e leggera infatuazione per la figlia della sua padrona di casa quando era uno studente adolescente, risulta che non abbia mai accostato una donna nel corso della sua vita. 

Si è anche parlato, nel suo caso, di un genio “autistico”, capace di risolvere in una sola notte un complicatissimo problema di fisica posto, per sfida, dallo svizzero Bernoulli , e su cui decine di fisici europei si stavano scervellando da mesi. Era un vegetariano rigoroso.

Ma, in contrasto ai lati oscuri ricordati sopra, il metodo scientifico nella versione del grande scienziato inglese risulta espresso con molta precisione e lucidità, ed è riassumibile in quattro punti:
-evitare ogni teoria superflua (posizione che ricorda la polemica di Occam contro la metafisica aristotelica con il suo famoso “rasoio”). Famosa la sua frase “Hypotheses non fingo”, cioè non avanzo teorie fantasiose senza prove sperimentali.
-Effetti uguali indicano cause uguali (posizione “determinista”  che valorizza il principio di causa-effetto come nell’antica filosofia atomista di Leucippo e Democrito, e come poi ritroveremo nelle posizioni analoghe di Laplace ed Eintein).
-Se vi sono proprietà comuni in molti oggetti, queste proprietà devono ritenersi universali.
-Le leggi fisiche generali si ricavano per “induzione” dalle esperienze particolari e devono essere considerate valide fino a prova contraria.

Possiamo anche dire che il metodo di Newton è all’inizio “analitico” (risalire dagli effetti alle cause) e poi “sintetico” (ottenute delle leggi generali, dedurne le conseguenze, per poterle verificare sperimentalmente).

In particolare gli ultimi due punti sopra citati pongono coerentemente Newton nel grande filone dell’empirismo britannico, che privilegia il metodo induttivo, ed i cui massimi esponenti sono stati Francesco Bacone (di cui già abbiamo scritto in un precedente numero), John Locke (di cui ci interesseremo nel prossimo numero), e l’intelligente scozzese David Hume. Nel ‘900 alcune di queste idee saranno riprese da logico Bertrand Russel e – con riferimento particolare al problema della “verifica” della validità delle leggi naturali – da Wittgenstein, dai filosofi della “scuola di Vienna”, e da Karl Popper.

Di fronte alle critiche alla sua teoria di attrazione gravitazionale nel vuoto, Newton dette una lucida risposta: “anche io non so spiegarlo, ma ho voluto illustrare ‘come’ il fenomeno avviene. Lascio la spiegazione del ‘perché’alle future generazione di scienziati”. Questa sfida è stata raccolta da Einstein che ha sviluppato, con la sua “teoria generale della relatività”, una visione dei fenomeni gravitazionali che prescindono dal concetto di “forza” e considerano la massa non costante, ma dipendente dalla velocità. Ma per tutte le applicazioni pratiche nella vita normale di tutti i giorni (che prevedono una velocità molto inferiore a quella della luce) la grande costruzione di Newton è ancora valida e viene continuamente applicata ed insegnata nelle scuole.

Vincenzo Brandi - brandienzo@libero.it

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domenica 28 agosto 2016

Nel tritacarne geopolitico degli USA: Siria, Libia, Ucraina, Yemen...


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L’intervento russo iniziato nel settembre 2015 aveva segnato un punto di svolta nella drammatica guerra in Siria. Finalmente si era vista una luce in fondo al tunnel in cui il paese era stato spinto dalle spietate sanzioni, dal blocco economico-finanziario imposto dalle potenze della NATO, e dalla guerra indiretta scatenata, con l’uso strumentale di bande mercenarie, sia dai paesi occidentali che dalle potenze reazionarie locali (come la Turchia, l’Arabia Saudita ed il Qatar) tesa a rovesciare il governo legittimo del Presidente Assad.

A partire dal 2011-2012 nell’Est del paese hanno agito le bande jihadiste, poi raggruppatesi  sotto la sigla dello Stato Islamico (o Daesh), sostenuto sotto banco da Arabia Saudita, Turchia, Qatar e all’inizio falsamente combattuto dagli USA, che anzi ne avevano favorito la nascita in funzione anti-Assad. Le bande dell’ISIS hanno in gran parte occupato le province di Raqqa e Deir-Es-Zor.

La provincia di Idlib nel Nord-Ovest è stata invece invasa da una coalizione di Al-Nusra (ramo siriano di Al-Queda), con Ahrar Al-Sham e altri gruppi minori, che si è data il nome di Esercito della Conquista (Jaish Al-Fatah), apertamente sostenuta dalla Turchia che faceva passare attraverso il confine rifornimenti e combattenti mercenari e fanatici provenienti da 90 paesi. La città di Aleppo, la più grande e ricca della Siria, era stata assediata  dal 2012 e i jihadisti erano riusciti a penetrare in alcuni quartieri del centro.

La stessa capitale Damasco era bombardata con mortai dalle bande del Jaish Al-Islam, fedeli al Wahabismo saudita, la corrente più reazionaria dell’Islam, che erano riusciti ad infiltrarsi in alcuni sobborghi (Goutha occidentale ed orientale). Nel sud altre bande, in gran parte facenti capo ad Al-Nusra e ISIS, sostenute dalla Giordania ed Israele, agivano nelle province meridionali di Deraa, Quneitra e Sweda.

La controffensiva dell’esercito nazionale siriano, sostenuta dall’aviazione russa, aveva ottenuto importanti successi, come la riconquista della città storica di Palmyra (Tadmoor in arabo) e la liberazione di gran parte della zona intorno ad Aleppo, dove le bande che si erano infiltrate in alcuni quartieri della città, da cui bombardavano i quartieri “lealisti”, erano rimaste completamente circondate.

Ma invece di addivenire ad un accordo per un cessate il fuoco, che sembrava possibile, le varie potenze che hanno giurato di distruggere la Siria hanno rilanciato gli attacchi. Migliaia di mercenari potentemente armati sono affluiti dalla Turchia, attraverso la provincia di Idlib, unendosi ad Al-Nusra (che intanto ha cambiato nome in Failaq Al-Sham nel tentativo di far dimenticare di essere ufficialmente nell’elenco delle organizzazioni terroriste) ed attaccando Aleppo.  Questa città martire, ormai priva di cibo, acqua, energia elettrica, è divenuta ancora una volta campo di battaglia, mentre la vergognosa propaganda di guerra dei mass media occidentali sfruttava la falsa immagine del bambino Omran per gettare al solito la colpa di tutti i presenti orrori sull’esercito di Assad e sui Russi.

Nel Nord le milizie curde, ormai divenute le truppe di terra di una coalizione diretta dagli USA, con la scusa di combattere l’ISIS, hanno “liberato” la città completamente araba di Manbij. Ma contemporaneamente i Curdi, scoprendo apertamente il loro doppio gioco, hanno attaccato la guarnigione dell’esercito siriano nell’importante città araba di Hassakeh. Gli aerei siriani non sono potuti intervenire perché esplicitamente minacciati di intervento dall’aviazione USA, cui i Curdi hanno concesso arbitrariamente l’uso di una base aerea su suolo siriano. E’ stata è così creata di fatto una “No Fly Zone” nel Nord della Siria.

Chi scrive ha appoggiato in passato le giuste rivendicazioni del popolo curdo recandosi anche nel Kurdistan varie volte, ma queste rivendicazioni non possono giustificare il fatto di mettersi al servizio - come mercenari - di potenze imperialiste che intendono distruggere i paesi indipendenti del Vicino Oriente. 

L’avanzata curda ha provocato un nuovo disastro, quando le truppe turche, con l’aiuto di bande di mercenari Turkmeni e jihadisti, con la scusa di combattere Daesh e contemporaneamente di frenare l’avanzata USA-curda, hanno invaso la Siria occupando la città di frontiera di Jarabulus. Si sta quindi realizzando il vecchio sogno di Erdogan di creare una fascia cuscinetto nella Siria del Nord occupata dall’esercito turco. 

E’ auspicabile che i Russi, cui Erdogan ha cercato di riavvicinarsi dopo lo strano tentativo di “colpo di stato” subito fallito in Turchia, non si facciano turlupinare come fece l’ex-Presidente Medvedev nel 2011 nel caso dell’attacco della NATO alla Libia.

In quest’ultimo paese – sempre con la scusa di combattere l’ISIS - proseguono le illegali operazioni militari, più o meno nascoste, di USA e paesi UE (tra cui anche l’Italia), in realtà condotte allo scopo di rafforzare l’alleato “governo” Serraj di Tripoli, legato alla Fratellanza Musulmana, ed indebolire il governo laico di Tobruk, sostenuto dall’Egitto, che continua a non riconoscere Serraj e condanna tutti gli interventi militari stranieri.

D’altra parte proseguono su scala mondiale le grandi manovre contro chiunque cerchi di opporsi al predominio dell’imperialismo USA, del sub-imperialismo subordinato della UE, e dei loro alleati locali come l’orribile monarchia wahabita-saudita, che – da parte sua - continua a massacrare l’eroico popolo dello Yemen, che continua bravamente a resistere.

Si moltiplicano le provocazioni alle frontiere europee della Russia, nei paesi baltici come in Crimea. Nell’ambito della strategia “Pivot to Asia”,  gli USA rafforzano le loro guarnigioni e flotte nel Pacifico che circondano la Cina; cercano di tirare dalla loro parte, con pressioni di vario genere, anche paesi come il Vietnam (quanto mutato dai tempi eroici della resistenza!) ed il Myanmar (ex-Birmania), quest’ultimo tradizionalmente in buoni rapporti con la Cina.

I Cinesi non si lasciano intimorire e stringono un accordo militare con il governo Assad, carico di promesse.
Ma che succederà quando a Novembre dovesse diventare prima Presidente USA donna la guerrafondaia Hillary Clinton (quella che chiedeva l’attacco militare alla Siria, appoggiava il colpo di stato di Piazza Maidan in Ucraina,  e metaforicamente ballava sul cadavere di Gheddafi sghignazzando con le sprezzanti parole:”I came, I saw, He died”)? Ancora oggi in settori della pseudo-sinistra italiana c’è chi tifa per la “Killary”, perchè ha orrore del folkloristico Trump, accusato tra l’altro di voler dialogare con Putin e di aver sostenuto l’ultimo governo legale dell’Ucraina spazzato dal colpo di stato. 

Per fortuna Siriani. Iracheni, Libici, Yemeniti, Libanesi continuano a resistere e Russia, Cina, Iran vigilano. La partita è aperta.
                        
Roma 28 agosto 2016 - Vincenzo Brandi

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sabato 27 agosto 2016

Realpolitik (o politica povera?) - Papaveri e papere... e bolle di sapone


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Prevenzione anti-terremoto no, Tav sì
Scrivo da un’Italia che, dopo aver esaurito le sue lacrime e i calcinacci da spostare, farebbe bene a urlare in faccia ai nostri mafioreggenti, tanto da travolgerli, le loro colpe per ogni singola tragedia che ci colpisce, dal terrorismo, alla mancata prevenzione, alle Grandi Opere, alle grandi guerre. Tragedie sulle quali poi reclamano e sciaguratamente ottengono – vecchio trucco di tutti i farabutti - la “grande unità nazionale”. Un miliardo in 10 anni per la ricostruzione dell’Aquila, 44 milioni per il 2016, briciole scandalose per non sforare a Bruxelles. Invece arriviamo ai 50 miliardi per le Grandi Opere, tutte devastanti, tutte inutili, tutte mafiose: Tav Torino Lione, Tav Terzo Valico, altri TAV, trivelle dappertutto in terre e mare, Olimpiadi, Orte-Mestre, Ponte sullo Stretto, Expo... per citarne solo alcune, Grandi Opere di uno Stato killer. Con 10 miliardi all’anno si metterebbe in sicurezza un paese in cui per il 70% si è costruito senza criteri antisismici. 
Si ristabilirebbero l’organico e i bisogni finanziari dei Vigili del Fuoco, si potenzierebbe un Corpo Forestale ora sequestrato dai carabinieri. Intanto Nicoletta Dosio, tanto per citarne una, quasi 70 anni, da un quarto di secolo combattente nonviolenta anti-Tav e punto di riferimento di una resistenza nazionale che va oltre la Valsusa, protagonista con Alberto Perino del mio docufilm “Fronte Italia-Partigiani del 2000”, rischia il carcere perché non accetta il diktat di una magistratura alla Torquemada che le impone i domiciliari e l’obbligo di firma. E l’ex-procuratore generale Giancarlo Caselli, uno che, a dispetto del suo narcisismo, non ha fatto proprio il massimo delle figure nel contrasto a mafia e brigatisti (vedi “La trattativa” di Sabina Guzzanti), e i suoi due para-dioscuri Padalino e Rinaudo alla procura di Torino, persistono implacabili nella persecuzione di quelli che il senatore piddino e fucilatore politico di sindaci eterodossi come Marino e Raggi, gli indica come terroristi della Valsusa. Basterà un terremoto a darci la sveglia?

Il baro di Ankara
Al grande poker mediorientale chi vince questa mano è Erdogan, biscazziere e baro principe (ma il casinò è in mano a USraele), mentre il pollo, meritatamente e con soddisfazione di chiunque abbia in odio i rinnegati, i venduti e i traditori, sono i curdi. Naturalmente idolatrati e difesi oltre ogni limite della decenza e della verosimiglianza, dall’italiota quotidiano salafita (nella specificità curda, ma solo in questa, adornato di scintillanti piume laiche. Per il resto Fratellanza Musulmana fino alla morte). L’invasione turca della Siria, per prendersi la città arabo-siriana di Jarablus (per nulla curda, come tante altre occupate dall’YPG e dal geografo del “manifesto” diplomato a Tel Aviv assegnate ai curdi, in parallelo con la stessa revisione operata sui territori arabi dell’Iraq), dopo quella di Manbij e dopo l’attacco curdo-americano ad Hasakah, respinto dai lealisti, insegna ai rinnegati di Rojava che vendersi al primo venuto, nel caso gli Usa, di solito conduce all’essere rivenduti. Cosa immediatamente dimostrata dalla dichiarazione del vice-Obama, Joe Biden, con sospetta puntualità sul posto, a sostegno del partner di poker dalla lucidissima follia e dal formidabile ricatto (vedi migranti, UE, Merkel, Putin). Dopo aver condotto al guinzaglio i curdi dell’YPG, che il patetico “manifesto” insiste a definire “Forze Democratiche Siriane”, vedendoci, oltre ai curdi, inesistenti arabi, circassi, assiri e turcomanni, a espandersi su territorio arabo sotto sovranità della libera, democratica e laica Siria, ora Biden gli intima di arrendersi ai propri boia turchi, anzi di arretrare al di là della riva orientale dell’Eufrate, dove storicamente gli spetta di stare.

La vera estensione della presenza curda.
Dunque i curdi, dalla figura da cioccolatai per la dabbenaggine e di merda per l’infamia, prestatisi a fare da ascari a Nato, Usa, Israele, Golfo, internazionalmente più accettabili dei jihadisti logorati dal tempo, dalle sconfitte, dalle eccessive barbarie e dalle nequizie loro attribuite in Europa, hanno assolto al proprio compito e se ne ritornino a cuccia. Restano sul bagnasciuga dei detriti spiaggiati tutti coloro che si erano arrapati a vedere frantumare la Siria renitente a colonialismo, imperialismo, non più dagli impresentabili scuoiatori e crocefiggitori Isis (richiamati nella riserva) o Al Qaida-Al Nusra (rigenerati da Assopace, Cia e Hillary in milizia moderata), bensì dalla meraviglia di un nuovo popolo eletto, democratico, laico, partecipativo, femminista. Non per nulla portato in spalla dall’altro popolo eletto e dalla sua lobby, che non nega armi, fondi, ospedali, propaganda a chiunque si presti a fare a pezzi stati arabi felicemente multietnici e multiconfessionali.
Grande è la confusione sotto il cielo con i curdi, mercenari degli Usa e longa manus di Israele, che picchiavano l’Isis, mercenari Usa-Nato-Israele-Golfo, e ora vengono picchiati dai turchi con il beneplacito dei loro padrini e compari americani e israeliani, mentre i russi, amici di Damasco, che, avendo flirtato con i curdi in funzione anti-Nato, se li sono visti sottrarre dalla Nato in funzione anti-Damasco e ora però sono costretti a biasimare i turchi che li picchiano, ma con i quali turchi s’erano illusi di poter consumare merende. Collateralmente, anzi in subordine, al rientro del “maverick” (mattocchio imprevedibile) turco nell’ordine geopolitico che, in un modo o nell’atro, con i partner e subordinati che capitano, corrisponde alla visione dell’élite mondialista, plaudono i diretti interessati europei, a partire da Hollande fino allo zannuto ministro della Difesa tedesco.

Carta perde, carta vince
A prima vista Erdogan parrebbe aver calato il poker: ha rimesso in riga gli odiati curdi, si è rifatto una verginità davanti all’opinione pubblica occidentale, dopo il mezzo autogolpe e la successiva epurazione da rendere la Gestapo un corpo di boy scout, fingendo di dare addosso al califfo che aveva fin lì avuto come socio d’affari e di genocidio in Iraq e Siria. Difatti l’Isis, ricevuto l’ordine di servizio, ha abbandonato Manbij e Jarablus senza lasciarsi dietro neanche una mina (mentre ad Hasakah l’eroico YPG delle splendide ragazze e dagli invincibili giovanotti, infiltratosi in città compiendo assassinii, saccheggi e sequestri, ne è stato cacciato da forze armate serie, quelle di Bashar el Assad.). A questa rigenerazione d’immagine ha poi aggiunto la costituzione della famosa “zona cuscinetto” di 30 km per 7 all’interno del territorio siriano, quella che andava invocando da due anni, che Hillary non perdeva l’occasione per definire indispensabile e urgente, ma che Obama frenava perché apprensivo su un’eventuale seguito di impegno Usa a terra.
Freno saltato nel momento in cui forze di terra e aria americane, richiamate dai curdi, ansiosi di farsi sudditi e mercenari dell’Impero al pari dei fratelli del Kurdistan iracheno, sono penetrate in Siria attraverso l’ospitale Rojava e vi hanno costituito una base (che domani, in caso di liti in famiglia, potrebbe anche rimpiazzare quella turca di Incirlik).

Il fascino del modello Erdogan
Il biscazziere di Ankara, grande bluffatore, ma anche grande ricattatore ha vinto questa mano: sta dentro la Siria e questo significa che in Siria ci sta ufficialmente la Nato. Ha preso in giro la Russia ventilando qualcosa che, per i nostri grandi e sprovveduti analisti, pareva addirittura un cambio di campo. Ha sottratto la milizia curda agli Usa, che da quella avevano ricevuto grande beneficio propagandistico (vedi “il manifesto” e la lobby), dopo essersi macchiati col parto, l’allevamento e la manutenzione del terrorismo jihadista. Ha anche rabbonito gli iraniani che, nell’incontro dei rispettivi ministri della Difesa, hanno convenuto con i turchi che, sì, i curdi sono per entrambi una gran rottura di coglioni. E chissà se questo non si riverbererà sull’appoggio di Tehran a Hezbollah e Damasco. E poi ha turlupinato il mondo intero facendo credere che andava menando quell’Isis che, commissionatogli da USraele, nelle persone di Hillary, Obama e Netaniahu, è stato il rompighiaccio del suo ottomanesimo d’assalto contro Siria e Iraq e suo partner nel colossale business del petrolio rubato, trasportato, venduto a Israele e altri. Ora che, con la scusa di colpirlo (avendogli attribuito gli autoattentati compiuti contro i propri cittadini) s’è tolto dai piedi i curdi, complici nella distruzione della Siria, ma concorrenti su chi se ne deve avvantaggiare, e ha ricondotto gli Usa alla coerenza Nato, la mano parrebbe davvero sua.
Erdogan mette sul tappeto verde, col cinismo del serial killer, la posizione geostrategica del suo paese e del suo esercito, il secondo Nato dopo quello degli Usa, la più preziosa per mosse in qualsiasi direzione da questa specie di “heartland”: Mediterraneo, Medioriente, Africa, Iran e Asia, Russia. Un autentico pivot. Ma che senza il perno sul quale girare, gira vuoto. E il perno sono gli Usa, fornitori dell’intero armamentario delle forze armate turche (che nessuno riuscirebbe a sostituire in meno di vent’anni); Israele, che ne può stabilizzare o destabilizzare l’assetto agendo sulle minoranze curde, come fa da sempre in Iraq; e la NATO insieme all’UE, che lo vedono inserito-incastrato in un sistema reticolare di alleanze e interdipendenze che, se Erdogan prova a usarle tipo agitando i milioni di turchi contro Merkel, può davvero isolarlo da quella “comunità internazionale” nella quale, per intima sintonia criminale, non può non restare collocato. Venendo ai russi, è proverbiale la loro prudenza. E la prudenza è spesso saggezza. Ma non sempre. Con questa fissa di tenersi buoni tutti quanti, trascurano che il diavolo e l’acqua santa alla resa dei conti sono inconciliabili.

Poker contro scala reale
Se dunque il tiranno di Ankara ha calato il poker, che stia in guardia: c’è di fronte un giocatore che potrebbe avere in mano i colori. E non credo che all’altro lato del tavolo vi sia un russo disposto ancora a rilanciare. Per quanto forse gli converrebbe. Ora. C’è ancora una finestra temporale nella quale il grande pezzo degli Usa che guarda a Trump (non a quello bislacco e islamofobico, a quello anti-guerra, distante dalla Nato e che vuole il dialogo con Mosca) non pare disponibile all’armageddon probabilmente nucleare. Quello che arriverà con il pendaglio da manicomio criminale, Hillary. Perché allora non ce ne sarà più per nessuno. Quanto a noi, che da qui guardiamo col fiato sospeso e il cuore in gola a cosa riserverà il domani alla Siria e, con lei, al mondo, troviamo conforto nello sguardo sull’Iraq dove l’avanzata delle forze nazionali irachene verso le ultime roccaforti dell’Isis alimenta la speranza che il progetto anglosionista della spaccatura del grande paese in frammenti coloniali possa stavolta non riuscire. A dispetto degli ineffettuali mercenari Peshmerga e del loro narcomafioso presidente Barzani.

Curdi buoni, egiziani cattivi, Regeni martire
Mettendo sottosopra la realtà per ridurla nei termini in cui ce la intendono proporre da Washington (Langley), Londra, Tel Aviv, Bruxelles, il quotidiano salafita, da autentico virtuoso, si spacca in due opposti e ci offre un doppio paginone-ossimoro (il manifesto, 29/8/16). Da un lato lo scontro tra manigoldi attorno a Rojava, curdi, turchi, Isis, Usa, con il corredo delle forze speciali (squadroni della morte) Nato, ci viene presentato come il martirio degli unici buoni, i curdi, che solo loro combattevano e vincevano i jihadisti (i siriani lo fanno da quasi 6 anni, ma non conta, non sono i buoni) e, hai visto mai, alla lunga ce l’avrebbero fatta anche contro il “dittatore di Damasco”. Bombardando i civili siriani a Hasakah avevano bene iniziato.
Sulla pagine di fronte riesumano, ormai ultimi giapponesi nella giungla, affiancati dal solito virulento capo-Amnesty d’Italia (indifferente all’epico fiasco del recente rapporto sugli scomparsi nelle carceri siriane, diligentemente ripreso dall’agenziucola umanista “Pressenza”), un Giulio Regeni ormai prudentemente lasciato ai trafiletti dal resto della stampa. Un estremo, quasi disperato sforzo pro Fratelli Musulmani e loro braccio armato terrorista (delle cui imprese bombarole contro civili e funzionari egiziani nulla fanno sapere). L’occasione è l’uscita del presidente Al Sisi – che ha resi verdi di bile sia i manifestini che gli amnestini - sui rapporti normalizzati con Roma. Noury di Amnesty abbaia e Chiara Cruciati risponde con guaiti frustrati su quella che è la loro “mission non accomplished”: l’isolamento dell’Egitto uscito dalle benefica morsa dei Fratelli Musulmani e dalla tutela di Erdogan, che ne avrebbero garantito docilità e collaborazionismo incondizionato. Sulla Libia e tutto.
Contro quella che viene definita la resa del governo italiano, questo duetto di botoli lancia su Al Sisi (come già su Assad e, prima, su Milosevic, Gheddaffi, Saddam) fantasmagoiriche e totalmente indocumentate cifre di omicidi extragiudiziali, prigionieri politici, scomparsi. Di quello che al momento, anche per la nuova amicizia con Mosca e il ruolo determinante in Libia, per il controllo del Canale di Suez da lui raddoppiato, per la scoperta disponibilità, grazie all’ENI, di un’enorme ricchezza di idrocarburi in mare, è diventato un protagonista dell’area e oltre l’area e, oggettivamente, un antagonista di Israele e dei suoi sodali in Turchia e nel Golfo, si pretende grottescamente che sia un apripista dell’espansionismo sionista. E gli si invoca contro tutto l’amamentario già collaudato contro altri birbaccioni: rotture diplomatiche, sanzioni, ostracismo politico, boicottaggio economico e alla fine, non detto ma sperato, bombe.
Ciò che questi trombettieri e pifferai dell’Impero devono occultare, come si sono affannati a fare fin dall’inizio, è la vera natura del personaggio Regeni., come evidentemente è nota al governo italiano, a molti media e agli accademici di Oxford e Cambridge che alla richieste di complicità della famiglia Regeni hanno opposto un consapevole silenzio. Chi e come abbia chiuso la vicenda umana del giovanotto non è dato ancora saperlo. Non deve essere facile per gli inquirenti egiziani: la controparte opera bene. Del resto noi aspettiamo da un po’ di tempo che ci dicano chi abbia abbattuto l’Itavia di Ustica, chi abbia rapito e ucciso Moro, chi abbia colpito l’Italicus e via ignorando. Ma sapendo il cui prodest.

Trattasi di papere
E’ dato sapere qualcosa che Amnesty e il quotidiano salafita, pur avendone piena contezza, nascondono e, a domanda, non rispondono. Cosa andava facendo Regeni in Egitto, all’Università americana, dopo aver lavorato in Inghilterra alle dipendenze di maestri spioni e masskiller angloamericani come David Young, carcerato per il Watergate, Colin McCole, ex-capo dei servizi segreti britannici, e John Negroponte, creatore dei Contras e degli squadroni della morte in Centroamerica e poi in Iraq. La loro ditta, Oxford Analytica, si occupava di spionaggio economico e politico, aveva 1.400 dipendenti e sedi a Londra, Parigi, Washington e New York. Non un ufficetto alla Callaghan. Regeni lavorava per delle spie. Regeni faceva corsi all’Università Americana del Cairo. La resistenza afghana ha appena fatto saltare l’Università American a Kabul. Io conoscevo molto bene l’Università Americana di Beirut. Tutti sanno che le università americane in quei paesi allevano i virgulti dei diplomatici e delle multinazionali Usa insieme a quella che dovrebbe diventare la futura classe dirigente collaborazionista locale. In parole povere, sono scuole e covi di spie.
Regeni non era una spia, mandata a farsi ammazzare per sfrucugliare un governo non gradito? Diceva qualcuno che se cammini come una papera, fai quac quac come una papera, deponi uova come una papera, è molto probabile che tu sia una papera.




giovedì 25 agosto 2016

Deterioramento del pensiero religioso - Tutto comincia in India...


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Ab initio... c'è una religiosità che si tramanda da millenni e passa dall'India, alla Mesopotamia (vedere l'incidenza dei miti mesopotamici nella  Bibbia), poi passa  al cosiddetto POPOLO ebraico, detto anche Popolo del Libro (ma quale libro e
cosa c'è realmente scritto? Ce lo spiega benissimo Biglino). A questo punto
si apre una parentesi formidabile. INIZIA la STORIA come noi la intendiamo.


C'è un PIVOT essenziale, c'è di mezzo ALESSANDRIA! E' interessante come di Alessandria si parli poco. Si parla di Atene, per la filosofia e le mitologie dette greche (in realtà Mediterranee, vedasi il mito omerico, quello Orfico, ( Leggere... Guido Vitali, Cantano i Miti, ed. Paravia). Alessandria è l'incrocio, e NON solo geografico, ma la GRANDE CREAZIONE di Alessandro, vero CREATORE COSCIENTE dell'Ecumene
Indo-Mediterraneo della Classicità. E NON a caso in questo epicentro NASCE una Università ed una Biblioteca (sul significato della biblioteca vedi Borjes e poi Umberto Eco il quale, professore "laico" di semeiotica ha CAPITO fra i pochi il significato del termine biblioteca, che OGGI va studiato in parallelo con l'utilizzo generalizzato di Internet, una gigantesca biblioteca popolarizzata e speriamo indistruttibile, visto che
quella di Alessandria è stata BRUCIATA due volte. La prima dagli uomini di Giulio Cesare, che voleva RICREARE l'uomo nuovo, l'altra dall'ISLAM che rifiutava la cultura in nome dell'eterno FANATISMO MONOTEISTA che aveva raggiunto il massimo della sua evoluzione nella religione degli uomini del DESERTO.


Infatti nel deserto NON ci sono piante, non foreste dove albergano ninfe e divinità silvestri, non c'è fauno, non c'è PRIAPO, ed il vino, che provoca l'ebbrezza che solleva lo spirito, che piace a Bacco e che costituisce il sangue di Cristo, NON si può produrre e, qualora si producesse, la religione ne vieta l'uso). 

L'Egitto è invaso dagli Assiri nel 670 A.C. circa, 655 a.c. sollevamento dell'Egitto, 529-522 l'imperatore persiano Cambise che rimane Satrapia persiana fino all'imp. Dario, 405. Nel 332 l'Egitto è invaso dalle truppe di Alessandro, 331 fondazione di Alessandria da parte del Faraone Alessandro. 331-323 : Cleomene di Neocrati governa per 9 anni Alessandria che SI TRASFORMA NELLA PRINCIPALE CITTà DI CULTURA GRECA. 323 muore Alessandro....  Giungiamo così fino al 30-29 A.C. suicidio di Cleopatra. L'Egitto diviene il granaio di Roma! Ma Alessandria, e forse
proprio per questo rimane il CENTRO propulsore di Cultura di TUTTO l'ecumene ellenistico e della sua cultura assimilatrice e rielaboratrice: il NEOPLATONISMO! 


Lo stesso che avrebbe CREATO il RINASCIMENTO italiano POI allargatosi a tuta Europa. Alessandria, ove convergono PER secoli i maggiori pensatori, pensiamo a Seneca,è un perenne crogiolo di quello che i sociologi chiamano STATO NASCENTE. Il Frame entro il quale si muove ed evolve il pensiero poi detto occidentale. NON è VERO! E sappiamo perché.

Qui viene rielaborata la cosiddetta Bibbia ( non si sa cosa sia né chi l'abbia scritta, ma la Bibbia dei 70 è cosa certa) e certamente riscritta da ben 70 pensatori, filosofi, dottori di varie e disparate religioni. Qui viene elaborata l'opera fondamentale di Filone: L'interpretazione allegorica della Bibbia. Ma se un'opera definita sacra ha bisogno non di una interpretazione letterale ma di una ALLEGORICA ( con imposizione di nuovi significati o almeno divergenti) NON CREDO SI POSSA SOSTENERE L'IPOTESI DI UNA COMUNICAZIONE DIRETTA DEL BUON DIO (come ci conferma ancora Biglino!). 


E qui  nasce il cristianesimo con l'invenzione del Mito di Gesù, il quale viene dall'Egitto (non lo si ricorda mai) all'età di 30 anni e poi gira la Palestina PREDICANDO (lo spiegano gli Evangeli!) la NUOVA novella: il Neoplatonismo nella versione moralista dello Stoicismo e dell'Epicureismo (leggere le opere di Seneca per capirlo!). 

E' INTERESSANTE NOTARE LA RIPETITIVITà DI CERTI AVVENIMENTI: ENTRATO IN ROTTA DI COLLISIONE COL POTERE DELLA CASTA SACERDOTALE, perché predicava la MORALE interiore ed il rapporto DIRETTO con la Divinità, Gesù viene ucciso dai sacerdoti della religione giudaica, con l'astensione del potere politico (Erode e Pilato).


Né più né meno di quanto accaduto a uomini di fede, filosofi, congreghe religiose di stampo GNOSTICO, che predicano il rapporto diretto con la Divinità, escludendo l'intermediazione della Casta sacerdotale. TUTTA GENTE FINITA INESORABILMENTE AL ROGO... E NON SOLO GIORDANO BRUNO, uno fra i milioni, (anche le streghe o presunte tali, spesso donne dei boschi, rifiutavano l'intermediazione della Chiesa...) . 

Qui avvengono le crudelissime lotte di potere e di definizione dei caratteri della nuova
religione, e SEMPRE sulla base delle precedenti e spesso convergenti IPOTESI FILOSOFICHE (ricordiamo che la Teologia è solo FILOSOFIA). Qui hanno operato, pensato, insegnato e scritto, meno alcune eccezioni, I PADRI DELLA CHIESA. Fino all'avvento di Costantino che chiude il periodo di gestazione facendo diventare i sacerdoti cristiani ELEMENTI DEL POTERE POLITICO. L'assimilazione al potere politico giunge poi alla consacrazione con la NASCITA dello Stato PONTIFICIO, grazie al crollo, molto auspicato, della frazione occidentale dell'Impero. 


In conclusione, che oggi anche  la nuova religione sincretica detta NEW AGE possa servire al potere politico globalizzato NON è una ipotesi. E' una certezza. Ma ci vorranno MOLTI decenni.

Giorgio Vitali
 
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mercoledì 24 agosto 2016

L'illusione del denaro, proiettata nel futuro - Parabola Sufi



A Uwais Al-qarni fu offerto del denaro.
Lui disse: “Non mi serve, perché ho già una moneta”.
L’altro disse: “Quanto ti durerà? Non vale niente”.
Uwais rispose: “Garantiscimi che vivrò più a lungo di quanto mi durerà questa somma e accetterò il tuo dono”.

I soldi sono il simbolo del futuro. Perché si accumula denaro? Per il futuro. Il denaro è futuro, futuro nascosto. Per questo le persone che non vivono nel presente si aggrappano sempre al denaro. Possono permettersi di perdere l’amore, ma non di perdere soldi, perché l’amore non è una promessa per il futuro. Può andare bene adesso, ma che cosa farai quando sarai vecchio? Sii avaro, accumula soldi, perché in futuro ti sarà utile.

Perché la gente impazzisce dietro ai soldi? Sono un simbolo del futuro. I soldi sono futuro, sono futuro condensato in una moneta, in una banconota. Sono una promessa per il futuro. Ogni banconota dice: “Ti prometto che questa somma di denaro, quando ti servirà, sarà a tua disposizione”. È una promessa per il futuro. Gli avari non vivono mai qui, non possono. Vivono nei loro soldi.

Uwais era un maestro illuminato. 
Gli offrirono del denaro. È un simbolo, un simbolo del futuro. Gli offrirono del futuro, mettiamola così.
Lui disse: “Non mi serve, perché ho già una moneta”.
Ho già una moneta, non mi serve. In questo preciso istante sto vivendo, disse. E questo momento è abbastanza. Ho già una moneta. Che moneta? Questo istante è la moneta. Una sola, molto piccola. Puoi viverla qui e ora, ma non è di grande aiuto per il futuro. È una moneta così piccola che faresti la figura dello stupido a serbarla per il futuro. Un momento è così piccolo, è una moneta. Il tempo è un assegno post-datato: mille euro, un milione di euro, un miliardo di euro. Il tempo è denaro, grosse cifre. Un momento? È solo una goccia, una monetina.

“Non mi serve, perché ho già una moneta” disse Uwais. 
L’altro probabilmente non capì. Difficile. È difficile quando parli con un uomo come Uwais. Parla una lingua diversa dalla tua e la comunicazione diventa impossibile.
L’altro disse: “Quanto ti durerà? Non vale niente”.
E guardava la moneta, pensava alla moneta, non capiva ciò che Uwais stava dicendo. Disse: “Quanto ti durerà?”. Il momento presente: quanto può durare? È una moneta così piccola, finirà prestissimo.

“Non pensare al momento” dicono gli pseudo saggi. “Pensa al futuro” dicono. Essi dicono: “Non pensare all’immediato, quanto durerà? Pensa al futuro”. E io dico, questi saggi sono gli avvelenatori dell’umanità. Vi hanno avvelenato la mente completamente, perché l’immediato è la sola cosa che esiste. Il momento immediato è l’unica realtà che esiste. Per quanto piccola, è la sola realtà. E i vostri assegni post-datati, per quanto grandi siano le somme promesse nel futuro, sono solo promesse. Il futuro non arriva mai. Nessun direttore di banca può darvi la garanzia del futuro. Futuro? Chi può garantire? Chi può prevederlo? Non è niente, solo un istante.

Gli pseudo  saggi dicono: “Non vivere la vita nel momento”. Dicono: “Pensa al futuro”. Dicono: “Non vivere qui e ora soltanto, guarda avanti. Sii lungimirante, non solo rispetto a questo mondo, ma anche rispetto all’altro mondo. Pensa al paradiso e all’inferno, a moksha, a brahman, al nirvana”. E io vi dico, questi saggi sono avvelenatori. La vera saggezza consiste nell’essere qui e ora, perché per la vera saggezza è l’unica esistenza, non ne esiste un’altra. È l’unica esistenza.
Uwais rispose: “Garantiscimi che vivrò più a lungo di quanto mi durerà questa somma e accetterò il tuo dono”.

È un bellissimo dialogo. Uwais disse: “Garantiscimi che vivrò più a lungo, più a lungo di questo momento, di questa monetina. Puoi assicurarmi che sarò vivo domani? Se non puoi, per favore lasciami vivere oggi. Se non puoi garantirmi il prossimo istante, per quanto breve sia, lasciamelo vivere adesso. Una volta perso è perso per sempre, e tu non puoi garantirmi il momento successivo. Quindi perché mai dovrei sprecare la mia monetina per monete più grandi che non possono essere garantite?”.


da: Osho, Just Like That 



(Fonte: http://www.oshoba.it//index.php?id=articoli_view_x&xna=210)

martedì 23 agosto 2016

Essere ebrei a volte aiuta... (se si è anche laici)



In fondo anch’io sono mezzo ebreo ma non mi perito di criticare ogni insulsaggine da qualsiasi parte provenga, anzi se proviene dalla parte ebrea sono ancora più critico e “cattivo”. E questo è normalissimo poiché in fondo lo faccio per difendere la “categoria”, evidenziando sempre la distinzione netta che esiste fra l’ebraismo originario e l’ebraismo di comodo (ad esempio dei kazari e dei sionisti).
Insomma la mia laicità, tutto sommato, giova alla causa della verità universale…
E d’altronde lo stesso Ramana Maharshi prendeva come massimo esempio di “non dualismo” l’affermazione della Bibbia (riferita alla natura di dio) in cui fa dire a Yhwh (che significa “io sono”): “I am that I am” – traduzione corretta: “io sono quell’io sono”. Ovvero quell’io sono, che è consapevolezza coscienza, la vera natura di ogni essere senziente. E qui, tanto per restare sull’empirico analitico e non strafare con il metafisico, vi propongo questo mio articolo:

Chi sono gli “ebrei”? – Sionismo, ebraismo, olocausto e karma collettivo…

Durante i vari scambi epistolari avuti con persone di diverso credo, ho notato, a parte alcuni casi rari, che si tende a giudicare e ad esprimere pareri sulla base di una “convinzione” prestabilita, non corroborata cioè da una personale ricerca sui fatti avvenuti. Sulla realtà della nascita del “problema ebraico”, a cominciare dal periodo biblico sino alla fondazione di Israele… ci si lascia guidare da emozioni, da tendenze a voler credere in una verità, già accettata in quanto tale.
Ovvio che questo tipo di atteggiamento non possa essere da me condiviso. Io mi sento una specie di San Tommaso, ho bisogno di mettere il dito nella piaga per credere.. E sono contento che questo mio “sentiero” mi abbia condotto a scoprire alcune verità scomode, sia per una parte che per l’altra, verità che dimostrano come sia importante comprendere gli eventi trattati attraverso il proprio “lume”.
Mi son trovato così in mezzo a due fuochi. A prendere i pesci in faccia da destra e da sinistra.. come si dice in gergo… Eppure ho il piacere e la soddisfazione di potermi osservare senza riscontrare macchie nel mio sentire. Mi guardo allo specchio e mi dico: “Bello o brutto, con i nei o con la pelle liscia, tu sei quel che sei, caro mio Paolo/Saul”
Saul, sì, è il nome recuperato, considerando la mia “lontana” origine ebraica.. vi ho già raccontato la storia.. e quel po’ di sangue “eletto/infetto” rimastomi nelle vene ha fatto sì che io volessi conoscere la verità su quella parte di me.. su quel pezzo di Paolo D’Arpini, nel bene e nel male….
Ricordo un proverbio che mi citavano i vecchi contadini di Calcata: “il meglio è nemico del bene”… Ed è proprio così, arrabattandoci e cercando di migliorarci agli occhi del mondo non riusciamo a percepire il bene che già c’è in noi… Ed in fondo cosa significa essere perfetti? Semplicemente essere quel che si è senza remore né rimpianti, senza cercare l’approvazione di qualcuno, perché se siamo quel che siamo evidentemente ci compete.. Da ciò nasce spontaneità e naturalezza…
E la società umana, nella sua interezza come specie, va a rotoli, perché non può funzionare come un meccanismo, non è fatta di semplici ingranaggi e di numeri (di razze distinte)…
Allora, si può uscire -ed i miei fatti lo dimostrano- dal concetto di “razza eletta” ma si può entrarvi? Sul merito delle conversioni all’ebraismo c’è da dire che in passato queste avvenivano, sia nel contesto dei popoli semitici (non ancora distinti) che potevano passare da un credo all’altro e comunque venivano accettati se “tornavano” all’ovile (ne abbiamo evidenze nella stessa bibbia in cui si parla di idolatri che poi tornano alla fede), sia nel periodo del primo cristianesimo, che non essendo altro che una setta ebrea si poneva comunque (diversamente dall’ebraismo ortodosso) come una fede aperta anche ai gentili… Solo più tardi ci fu una separazione netta e sia gli ebrei che i nuovi ebrei -ovvero i cristiani- trovarono più conveniente andare ognuno per la propria strada.
Comunque l’ultima grande conversione fu quella dei Kazari, attorno al 1000, che con il loro numero formarono le fila dei cosiddetti “ebrei orientali”.. che dal punto di vista “tradizionale” del “seme” non sono però dagli ortodossi accettati nel novero degli “eletti”.
Infine ci sono le propagazioni o conversioni per filiazione mista, ovvero i figli di donne ebree e gentili.. e di questi casi se ne contano a migliaia soprattutto per motivi di “economia” e “convenienza politica”.
Restando in tema di “convenienza politica” ma anche di “giustizia umana” -che non guasta- c’è da dire che non si può colpevolizzare tout court un senso di identità.
Anche noi lo abbiamo, magari più debole in quanto la nostra è una identità recente, come “italiani”. Vediamo che diversi popoli nomadi hanno mantenuto una forte identità proprio per salvaguardare la cultura nella quale sono nati e si riconoscono, come ad esempio gli zingari ma ve ne sono altri e non soltanto nomadi, magari stanziali ma rinchiusi in un ristretto ambito territoriale. Insomma voglio dire che chi nasce in una famiglia ebrea si nutre del senso di appartenenza, è un fatto culturale quasi imposto dalle condizioni esterne ed obbligatorio, vista la estraneazione di cui essi “soffrono” (pur volendo mantenerla) nelle società “cristiane” o “musulmane” ove la differenza viene fatta percepire più duramente. Va da sé che dopo generazioni e generazioni il senso di differenza ed estraniamento si acuisce.
E si tende a cercare rivalse morali, intellettuali od economiche.  Non dimentichiamo che in simili condizioni “di diversità congenita” sono nati i più grandi geni dell’umanità e qui non mi riferisco solo agli ebrei ma a tutti coloro che hanno dovuto, per una ragione o per l’altra, vivere ai margini o addirittura rinnegare la famiglia e la comunità in cui sono nati.
Insomma non vorrei che l’appartenenza alla cultura ebraica fosse considerata di per sé motivo di giudizio negativo. Personalmente ho conosciuto decine di ebrei, in ogni ambito culturale e spirituale, e li ho sempre trovati degni di fiducia e ragionevoli interlocutori. Certo anch’io mi ponevo verso di loro con lo stesso atteggiamento.. Per cui direi che spesso le situazioni di attrito contribuiscono a scatenare divisioni, rancori e vendette di ogni sorta.
Ora parliamo dei sionisti. I sionisti essenzialmente si sono concentrati in Israele, appoggiati però dalla sponda sionista americana. Il sionismo è nato avendo in mente la fondazione di Israele. Siccome la conquista di quel territorio è avvenuta e mantenuta con la forza, nella condizione di continua conflittualità (per conservare le posizioni raggiunte) si tende a indurire il cuore ed a non considerare i diritti dell’altro.  Questo avviene in ogni conquista territoriale, guardate la conquista delle Americhe a tutto scapito delle popolazioni autoctone, o guardate ogni altra invasione in cui sempre il conquistatore tende a cancellare la cultura degli sconfitti (nonché le persone fisiche che la incarnano) per sostituirla con la propria.
Questa posizione dal punto di vista psicologico è chiamata “sacralizzazione della colpa”. La colpa viene resa nobile e degna. Insomma si gira la frittata ed in tal modo si cerca di pacificare il proprio animo derelitto, consapevole del male commesso giustificando il male e chiamandolo bene (magari per i propri confratelli, non importa…).
Mi sa che sto allontanandomi troppo dal discorso iniziale, comunque ribadisco, come affermato in precedenza, che usare discriminazione ed oculatezza nel giudizio è un esercizio che favorisce la crescita dell’intelligenza.
“Dio non saprà riconoscere i suoi…” saprà riconoscere però il nostro senso di giustizia e di equanimità.
E per equanimità e giustizia riporto di seguito alcuni pareri “parole” “sentimenti” che non avevo riportato prima, li avevo tenuti, come suol dirsi, in un cassetto.. in attesa di trovare il momento giusto per l’esposizione.. Ed ora che non temo più ritorsioni (in quanto la mia posizione mediana si è stabilita). eccoli a voi, in ordine sparso e senza menzionare gli autori (sono idee provenienti dall’akasha collettiva):
“L’argomento è ed è sempre stato di grande attualità ma la trattazione necessità di forte cognizione, critica e storica. Condivido la posizione di Paolo. Personalmente, non credo che il “fatto dell’olocausto” ed il concetto giuridico-umanistico della “libertà di pensiero” siano unitamente discorribili in termini di connessione e complementarietà. In un contesto culturale e sociale, quale quello attuale, i due concetti restano e dovrebbero rimanere ben distinti. Dacché, a mio modesto avviso, il “dramma dell’olocausto” resta un “fatto” comunque incontrovertibile e, “di fatto”, innegabilmente testimoniato, non vedo come ed in che misura “la libertà”, quale astrazione idealistica del pensiero, possa essere disinteressatamente espressa senza scontrarsi con l’altrui libertà –politica o sociale- di non ricevere il prodotto di un concetto non generalmente ancora condiviso e soprattutto accertato…”
“In prevalenza gli attacchi alla Chiesa vengono da circoli sionisti e mondialisti che hanno interesse, in una prospettiva mondialista futura di Governo mondiale, di far sì che tutte le religioni siano ridimensionate e ridotte a manifestazioni più che altro “folcloristiche”. Il Vaticano in primis, visto che la sua estensione e le sue interessenze lo configurano anche come un “potere” ed una forza economica fastidiosa e da ridimensionare. Che la Chiesa e il Vaticano abbiano il fatto loro mi può anche star bene, ma teniamo anche presente a chi questo fa ancor più comodo…”
“Ebrei conversi? Cristo non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Noi qui non scriviamo per suscitare odio verso gli ebrei, ma – nel silenzio mediatico che condona la loro paranoia – per mostrare in piena luce la loro patologia (ben dimostrata dal Muro in Palestina, dalle 300 bombe atomiche accumulate, dall’oppressione ferocissima sui palestinesi), nella speranza che “si convertano”. Se non altro, si convertano alla comune umanità, sentendosi parte corresponsabile della normale famiglia umana, come già fanno alcuni di loro: Uri Avneri, Norman Finkelstein, eccetera….”
“Come ho già scritto più volte, negare la volontà (e la prassi) nazista di sterminio degli ebrei è completamente inane, e rasenta la follia. Si chiedono i “documenti”. CE NE SONO UNA MAREA (NERA) e l’evidenza è impressionante. Certo si può negare anche questa, chiudere gli occhi con un lucchetto. Ma allora, poi, non ci si venga a lamentare della “religione” (e relativa laida industria) dell’”Olocausto”. La quale esiste senz’altro, ma a cui non se ne può contrapporre un’altra di segno contrario. BASTA, a 360°, con l’attitudine fideista. Si studi liberamente e senza pre-giudizi anche questo periodo atroce del secolo scorso. L’”elezione” è un puro delirio, ogni appartenente alla sottospecie Homo sapiens sapiens (congolese, ebreo, palestinese, iracheno, cinese, ucraino, maori…) possiede lo stesso diritto alla vita. Le sofferenze degli uni non hanno meno valore di quelle degli altri. E, soprattutto, non autorizzano nessuno a infliggerne ad altri ancora”
“…ognuno deve seguire la propria “equazione personale”. La verità, nella nostra epoca, NON può trionfare. E’ perciò che mi limito a parlare di testimonianza. Quanto alla morte, quella spetta a tutti, prima o poi.”
“..i sionisti, dopo le atrocità ed i crimini commessi ai danni del popolo palestinese negli ultimi anni, chiederanno al mondo intero il 27 gennaio – in occasione dell’anniversario della “Giornata della Memoria” – di commemorare la Shoah e celebrare quel tanto osannato valore (unilateralmente) condiviso del ricordo di un – sì – terribile genocidio le cui vittime – però – non valgono certamente né più, né meno degli indifesi caduti del recente brutale assassinio che si consuma tuttora nella Striscia di Gaza..”
“..al di là della condivisione sulla descrizione dei concetti, delle strategie e dei fatti citati, ciò su cui non concordo è l’uso dell’aggettivo “ebraico” che, a mio modesto parere, andrebbe (possibilmente OVUNQUE) sostituito con l’aggettivo “sionista” e questo non tanto perché io pensi che l’etica ebraica non abbia responsabilità per non aver chiarito in passato la differenza di posizioni quanto perché oggi esiste un certo numero di organizzazioni di ebrei ortodossi (veri RELIGIOSI), tra cui la Neturei Karta, che affermano con forza che “gli ebrei non sono sionisti ed i sionisti non sono ebrei” e non solo fanno una distinzione teorica ma anche, in pratica, manifestano pubblicamente (a prezzo della loro stessa incolumità fisica) queste posizioni, presso le sedi istituzionali sioniste. Non dimentichiamo che “sion” ha come radice “senà” traducibile come “odio” universale (cioè verso tutto il mondo che non è aderente al Talmud, alla Ghemarà, alla Mishnà, allo Shermonè Ezrè che sono delle successive manipolazioni degenerative del messaggio biblico iniziale, per intenderci il Vecchio Testamento. Se consideriamo che il sionismo è un progetto politico che non ha molto a che fare con l’etica religiosa (con NESSUNA etica religiosa) è logico capire che si è meno attaccabili dai debunker se si indica il VERO responsabile (chi vuole nascondersi dietro la foglia di fico del razzismo diretto contro i semiti e della persecuzione religiosa contro gli ebrei)”
“Il progetto, anche religioso, di dominio mondiale non inizia e non finisce con il sionismo o comunque non è solo sionista. Ora se è pur vero che ci sono tantissimi ebrei che non possono essere catalogati con i loro correligionari “lovercraftiani”, è anche vero che l’esperienza mi dice di andarci molto cauto. Perché ci sono delle costanti, delle attitudini, delle peculiarità particolari e irripetibili nel popolo ebraico che lo distinguono dagli altri. Non è infatti un caso che il concetto di razza eletta è uscito dalla bibbia. Gli ebrei inoltre non tendono alle conversioni, vivono da secoli in una specie di segregazione religiosa, gelosi dei lori dogmi, riti, e leggi. Certo ci sono tanti ebrei che se ne fregano ed escono fuori da queste catene religiose, ma sarà un caso, l’esperienza ha dimostrato, e gli stessi ebrei lo affermano decisamente, che non per questo, costui smette di essere ebreo…”
“..come si può affermare che per un piccolo numero d´uomini, che per breve tempo abitarono quella regione, sia possibile ricostruire la mappa genetica come costoro sostengono per se stessi, così auto definendosi “razza”… e tutto questo proprio quando la moderna biologia dimostra che questo concetto è falso. Allora, reale concetto, i “razzisti” e sostenitori della razza sono proprio loro! Il popolo della kippah vive e si nutre di menzogne che spaccia per culturali, e per questo tenta di distruggere la storia dei palestinesi, oltre che fisicamente massacrarli per farli da quelle latitudini sparire…”
“…Anche se siamo nell’errore, questo non ci vieta di dire quello che sentiamo. Se io penso che tu stai sbagliando e vengo aggredito dal sentimento della giustizia, per evitare di cadere nell’errore dell’arroganza ti devo dire che stai sbagliando, che non sei giusto, che non mi cerchi o che non ami i fratelli. Ma devo esprimere il mio pensiero con calma, dire quello che sento, la sensazione e il sentimento che provo. Posso dirti che secondo me stai sbagliando, che tu non stai facendo una cosa giusta. Però te lo dico con amore e ti bacio…”
Ecco, vedete un po’ se così va bene…

Paolo D’Arpini