mercoledì 23 maggio 2018

12 domande sul futuro dell'Unione Europea


Risultati immagini per Consultazione online aperta a tutti i cittadini europei
Consultazione online aperta a tutti i cittadini europei
12 domande  sul futuro dell'Unione Europea
La Commissione europea ha dato il via ad una consultazione pubblica online in cui chiede a tutti gli europei di indicare la direzione per l'Unione europea del futuro.
La consultazione si iscrive nel più ampio dibattito sul futuro dell'Europa avviato con il Libro bianco della Commissione il 10 marzo 2017 e, unica nel suo genere, è stata preparata da un gruppo di 96 europei provenienti da 27 Stati membri, i quali hanno deciso insieme che cosa chiedere ai loro concittadini.
Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Le elezioni europee sono dietro l'angolo: è il momento di decidere come dovrà essere l'Unione europea a 27. In ogni caso, dovrà essere un'Europa costruita dagli europei. Il sondaggio che lanciamo oggi lo chiede infatti a tutti gli europei: che futuro desideriamo per noi, per i nostri figli, per la nostra Unione? È il momento che gli europei si esprimano, forte e chiaro, sulle questioni che li interessano e sul modo in cui vogliono che siano affrontate dai loro leader.”
Il 5 e 6 maggio 2018 la Commissione ha per la prima volta convocato un gruppo di cittadini incaricandolo di redigere la consultazione pubblica: 96 europei si sono riuniti a Bruxelles dove, ospiti del Comitato economico e sociale europeo, hanno redatto, insieme, le 12 domande del sondaggio online. Si tratta di un esercizio di democrazia partecipativa unico nel suo genere, che pone i cittadini al centro del dibattito sul futuro dell'Europa.
Il contesto in cui si inquadra l'iniziativa è il dibattito in corso sul futuro dell'UE a 27 avviato con il Libro bianco della Commissione il 10 marzo 2017. La consultazione che si apre oggi viene a integrare la preesistente possibilità di esprimere la propria opinione online e procederà in parallelo con gli eventi di dialogo con i cittadini organizzati dalla Commissione europea e dagli Stati membri. Dal 2012 si sono tenuti in 160 città quasi 700 di tali dibattiti pubblici interattivi; la Commissione ne aumenterà la frequenza tra oggi e le elezioni del maggio 2019, con l'obiettivo di organizzare circa altri 500 eventi.
La consultazione resterà aperta fino al vertice di Sibiu in Romania, fissato per il 9 maggio 2019. Sul processo inaugurato con il Libro bianco la Commissione presenterà agli Stati membri una relazione intermedia in occasione del Consiglio europeo del dicembre 2018.
(Fonte: Arpat)

martedì 22 maggio 2018

La Russia è Europa, non gli USA...


Risultati immagini per La Russia è Europa, non gli USA...
Negli ultimi anni, la situazione geopolitica e l’equilibrio strategico-militare nel mondo è sempre più preoccupante. Assomiglia sempre più alla situazione del 1939. C’è l’odore nell’aria di una grande guerra. 
Negli anni ’90, molti rappresentanti dei circoli dominanti russi ebbero l’impressione che il confronto con l’occidente fosse finalmente finito. Si parlava anche di adesione della Russia alla NATO, “fine della storia” e così via. Tuttavia, ciò durò finché le élite d’oltreoceano ritennero che i processi distruttivi generati dal crollo dell’Unione Sovietica sarebbero divenuti irreversibili per la Russia. Non si dimentichi che la politica per distruggere la Russia continuava, ma velata dalla dolce voce su amicizia e cooperazione. 
Il discorso a Monaco di Baviera di Vladimir Putin, nel 2007, fu il primo segnale che in occidente sfatava l’illusione di una Russia debole, illusione generata dall’inerzia del 1991. Il conflitto in Ossezia del Sud, l’anno dopo, fu uno shock, dopo di che le potenze occidentali presero il confronto militare “in modo serio”. 
Oggi vediamo come sia disturbata la parità delle forze in Europa in connessione all’impiego dei sistemi di difesa missilistica in Romania e Polonia: in pochi anni la Russia non potrà lanciare un attacco nucleare di rappresaglia. Quale dovrebbe essere la risposta asimmetrica della Russia alle nuove minacce e sfide moderne? Il presidente del Centro Internazionale di Analisi Geopolitiche, dottore in scienze storiche, Colonnello-Generale ed ex-presidente dell’Unione del Popolo Russo Leonid Ivashov, ha parlato con Pravda di questi temi.
“Dovete capire la situazione in Europa, militarmente colonizzata dagli statunitensi che hanno imposto regimi filo-USA nei Paesi dell’Europa occidentale e completamente soggiogato l’Europa orientale. E da qui si fa pressione su UE e in misura minore Regno Unito. Dall’altro lato i turchi lavorano ai fianchi l’Europa ma, di concerto con gli statunitensi, hanno avviato il processo dei migranti musulmani, e così l’Europa di oggi è vittima della politica di Stati Uniti, multinazionali, Rothschild e Rockefeller. 
Questo è ciò che accade oggi in Europa, che ha bisogno di uno spauracchio. E questo è la Russia. E inoltre mentono così spudoratamente, senza prestare la minima attenzione all’equilibrio di potere. Come potrebbe un Paese minacciare la NATO, che ha più volte meno capacità militari? Soprattutto nel senso strategico occidentale. E per dimensione della difesa e composizione del materiale militare, siamo tre o quattro volte svantaggiati, così come negli equipaggiamenti militari complessivi. 
Pertanto, possiamo solo essere sulla difensiva, difenderci in qualche modo, ma riguardo i gruppi offensivi, non abbiamo praticamente nulla. Tutto il resto è solo disinformazione e propaganda. I nostri tentativi di creare qualcosa di simile al Patto di Varsavia non hanno mai funzionato. Non abbiamo Paesi dell’Europa orientale pronti a stringere una cooperazione militare e tecnico-militare. Gli statunitensi li tengono per la gola. Ma non abbiamo bisogno di alleati come Polonia, Stati baltici e Romania. E’ meglio averli nemici.”
Che dobbiamo fare in questo campo?
“Primo: rafforzare il nostro potere militare, per portarlo al livello richiesto per la difesa.
Secondo: rafforzare l’amicizia con la Bielorussia e, naturalmente, creare un unico spazio di difesa con essa. Inoltre, ci dev’essere lavoro politico e diplomatico necessario per dire agli europei cosa li aspetta. Non abbiamo intenzione di liberarli dall’occupazione e alcun appoggio militare, non dai migranti, né dagli Stati Uniti o dai turchi, dovranno aspettarsi. E, naturalmente, lavorare attivamente con i serbi, continuare a lavorare con i bulgari. Nei Balcani dobbiamo lavorare attivamente con mezzi politici, diplomatici ed economici.
Terzo: è necessario capire che sono gli statunitensi responsabili dell’intera isteria anti-russa e del potenziamento della NATO. Quindi dobbiamo creare un gruppo militare capace di operare sul territorio degli Stati Uniti. Gli Stati sviluppano attivamente il sistema di difesa missilistico per neutralizzare i nostri missili balistici intercontinentali. Quindi è necessario creare una serie di mezzi di alta precisione. Missili da crociera stanziati vicino gli Stati Uniti. Così sarà possibile neutralizzarne la difesa missilistica. 
Dobbiamo porre una seria minaccia agli Stati Uniti, fondamenta di tali piani. Quando gli statunitensi si sentiranno minacciati, come nel 1962, allora inviteranno al tavolo dei negoziati e cominceranno a negoziare”.

Leonid Ivashov, Pravda – Fort Russ

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

lunedì 21 maggio 2018

Regione Lazio. No trivelle e geotermia sostenibile



Risultati immagini per regione lazio no trig


MARTEDI 22 MAGGIO 2018 sotto la Regione Lazio dalle ore 14.00 alle ore 18.00
Il Coordinamento NO TRIG  indice un sit-in sotto la Regione Lazio in via della Pisana 1301,

Sono invitati al sit-in : Giornalisti, Cittadini/e, Sindaci e Candidati Sindaci, Consiglieri e Assessori, Comitati, Associazioni, Gruppi Politici ecc

-Per salvare il Territorio Regionale dai rischi dalle trivellazioni geotermiche e dalla pericolosità connessa alle emissioni di gas endogeno: acido solfidrico, mercurio, ammoniaca ecc. e dall’abbinamento con le centrali a biomasse

-No all’estensione normativa delle procedure semplificate ad impianti geotermici a bassa entalpia fino a 20MW

-No all’off shore: sono centrali geotermiche nei laghi, nelle coste e nel mare

-No all’EGS (Enhanced Geothermal Systems) ), la cosiddetta “geotermia di terza generazione” perché utilizzata in condizione più sfavorevoli, producendo così fratture nella roccia e sismicità indotta. e talvolta con magnitudo tali da generare danni (vedi i casi di EGS di Soultz-sous-Forets in Francia e Basilea in Svizzera)

Il coordinamento NO TRIG chiede:

1) di costituire con urgenza una commissione speciale sull’operato della Giunta Regionale, in base alla deliberazione del Consiglio Regionale del 4 luglio 2001 n.62 prima che sia approvato il piano energetico regionale
2) di essere ricevuti il giorno del sit-in dai Presidenti e dalle commissioni permanenti dell’ VIII, X, e XII  eletti con vari decreti del 16/05/2018
3) di istituire un tavolo urgente permanente con le varie commissioni prima che sia approvato il piano energetico regionale 

Il NO TRIG informa:

-L’italia fa parte di una piattaforma mondiale con previsione dell’aumento del +500% di produzione geotermica, Italia compresa; anche la Regione Lazio potrebbe approvare il piano energetico, per facilitare gli obiettivi della piattaforma mondiale per  superare le barriere ambientali e sociali
-Noi del Coordinamento NO TRIG ci attiviamo fin da subito per poter scongiurare i rischi e gli incidenti come quelli avvenuti in Italia. Ne parleremo il giorno del sit-in. Chiunque ami e voglia difendere il territorio, le sue bellezze, il paesaggio, la salute, i prodotti DOC e DOP; è invitato a partecipare e a diffondere l’evento
È necessario organizzare e coordinare meglio le varie iniziative, per essere più efficaci nelle azioni da intraprendere, e superare la scarsa informazione su questi temi.

NO TRIG email: carloleoni16@gmail.com   

Risultati immagini per regione lazio no trig

domenica 20 maggio 2018

Siamo tutti “Assange”... alla mercè di multinazionali e basi imperiali

Risultati immagini per Siamo tutti “Assange”..

Quando i media fanno i cani da guardia della menzogna 

Dal 2012, inseguito da una falsa imputazione di stupro mossagli in Svezia e mai fornita di prove o testimoni, ridicolizzata dal rifiuto dei magistrati svedesi di interrogarlo in tutti questi anni, fino alla totale caduta dell’accusa, Julian si è rifugiato nell’ambasciata londinese dell’Ecuador, protetto dall’asilo politico assicuratogli da Rafael Correa. Da quasi tre mesi, con al potere a Quito il rinnegato fantoccio Usa, Moreno, gli è stata tagliata la connessione internet e all’edificio dell’ambasciata è stata tolta la protezione contro eventuali tentativi di incursione di Scotland Yard, che Correa aveva fatto allestire. Confinato in una stanza senza luce esterna, malato e sotto enorme pressione psicofisica, con la vista deteriorata, impedito da ogni contatto esterno, Assange rischia l’estradizione.

La stanno negoziando Moreno con Londra e Washington. Una volta estromesso dall’ambasciata, l’uomo che ha messo il più grosso bastione tra le ruote della mafia mediatica occidentale e della politica di morte da questa servita, verrà consegnato agli americani, andrà sotto processo, finirà in carcere e rischierà la pena di morte per “collaborazione con servizi di intelligence ostili” e “alto tradimento”. Glielo hanno assicurato ceffi come Mike Pompeo, Segretario di Stato, e Gina Haspel, la torturatrice vicecapo della Cia, ora nominata da Trump a direttore della stessa.

Tra gli organi di stampa che si fanno passare per “liberal”, di sinistra, il più stimato rimane inspiegabilmente il “Guardian”, da lungo tempo distante anni luce dalle sue origini progressiste. Nelle ultime settimane, contro Assange, il quotidiano londinese ha tirato ben tre cannonate. Tutte basate su logore e già smentite fandonie, come la violenza sessuale, i miliardi accumulati da spia con la sottrazione di documenti, l’indubbio lavoro al servizio di Putin, immancabile. Il “Guardian”, che si può definire fratello e corrispettivo inglese del “manifesto”, come l’ultrà sionista “Liberation” lo è in Francia, compone quel trio “di sinistra” della stampa europea che ai politici e agli organi dell’imperialismo fornisce i puntelli morali per le loro operazioni. Che siano la necessità di liberare i paesi dai dittatori, l’obbligo di accogliere milioni di emigranti costretti a lasciare i loro paesi alla mercè delle multinazionali e basi imperiali, o la criminalizzazione di Assange figlio di buona donna russa.

Il trattamento riservato ad Assange, uno dei sempre più rari eroi dell’informazione non coartata e manipolata, è un crimine contro quel diritto di tutti noi che viene dopo il diritto alla vita, il diritto alla verità. Senza quello noi “stiamo come d’autunno sugli alberi le foglie”. Morituri.

Fulvio Grimaldi

Risultati immagini per Fulvio Grimaldi

sabato 19 maggio 2018

L'oscuro signore - Mattarella come Napolitano



Risultati immagini per L'oscuro signore - Mattarella come Napolitano

Non ho nulla contro Sergio Mattarella. Personalmente mi sta anche simpatico, ed ho pure accolto con una certa qual soddisfazione la sua elezione a Presidente della Repubblica (vedi “Social” del 6 febbraio 2015). Ma, francamente, la sua gestione dell’attuale crisi mi lascia fortemente perplesso.
Ricapitoliamo: le elezioni le ha vinte la coalizione di centro-destra (265 seggi), seguita dai grillini (227) e dal centro-sinistra (122); nessuno dei tre schieramenti dispone della maggioranza assoluta (315+1). Ciò era perfettamente chiaro fin dal giorno successivo a quello delle elezioni. Aggiungo: era prevedibile fin dall’approvazione di quell’insulso sistema elettorale – il Rosatellum – che il signor Presidente della Repubblica ha controfirmato senza batter ciglio; se mal non ricordo, senza neanche la richiesta di chiarimenti o approfondimenti. Dal 3 novembre del 2017, dunque, il Capo dello Stato doveva essere perfettamente cosciente che una delle ipotesi più probabili era quella che, dalle elezioni del marzo successivo, potesse venir fuori uno “scenario spagnolo”.
Quando i risultati elettorali hanno dato corpo a tale ipotesi, il Presidente della Repubblica avrebbe logicamente potuto percorrere due strade: o dare l’incarico al candidato dello schieramento vincitore (per cercare i voti in aula o, al limite, per un governo di minoranza), o indire nuove elezioni. Erano scelte che potevano essere fatte in tempi rapidi, già all’indomani della costituzione dei gruppi parlamentari. E, se proprio non si voleva prendere una decisione, si sarebbero potute almeno iniziare le consultazioni di rito. Invece, si è fatto trascorrere un mese tondo prima di iniziare le consultazioni (il 4 aprile), conducendo poi le stesse con flemma tutta mattarelliana per un altro mese intero.
Dopo di che, preso atto di quello che tutti sapevano da almeno due mesi, il Capo dello Stato non ha ritenuto di seguire una delle due strade naturali (l’incarico al candidato del centro-destra o le elezioni anticipate), ma ha comunicato di voler scegliere lui un nominativo cui affidare il compito di formare un governo più o meno tecnico, che si trascinasse fino a Natale; governo che avrebbe dovuto essere “di tutti” ma che – è stato subito chiaro – avrebbe potuto contare solo sul PD. Un governo di minoranza, dunque, di infima minoranza, che in aula avrebbe potuto racimolare poco più di un centinaio di voti (su 630).
In sintesi: il Capo dello Stato faceva sapere di non essere disposto ad affidare l’incarico al candidato del Centro-destra, il quale riteneva di poter trovare in aula i 50 voti che gli mancavano per raggiungere la maggioranza aritmetica, magari con qualche astensione strategica. Peraltro, è stato proprio così che in Spagna hanno evitato di tornare per una terza volta al voto.
D’accordo, la decisione spetta al Capo dello Stato, e nessuno si sogna di metterlo in dubbio. Ma, di grazia, vorrebbe spiegarci il signor Presidente della Repubblica per quale arcano motivo avrebbe preferito, ad un candidato cui mancavano 50 voti, un altro candidato cui ne sarebbero mancati quasi 200?
E, questo, mentre da Bruxelles si faceva trapelare che loro non temevano un esito indesiderato della crisi italiana, perché avevano la massima fiducia nel Presidente Mattarella.
Ma non finisce qui. Perché – poco prima che Sergio Mattarella svelasse il nome del suo candidato – Salvini e Di Maio gli notificavano di essere prossimi a trovare l’intesa per formare un governo con un’ampia base parlamentare. A quel punto, il Capo dello Stato doveva per forza fermarsi, nell’attesa che la strana coppia esperisse il suo tentativo.
Ed è qui che arriva quello che io considero il terzo passo falso del Presidente. Lo dico senza conoscere ancora quale sarà (se ci sarà) l’accordo fra Salvini e un personaggio come Giggino Di Maio, sulla cui valenza politica mantengo inalterato il mio giudizio radicalmente negativo. Premetto questo, per significare che le cose che andrò a dire sul comportamento del Presidente della Repubblica non sono dettate da simpatia per un tentativo che giudico bislacco e, in ogni caso, privo di una adeguata preparazione. Ciò premesso, dunque, dico che considero decisamente sopra le righe il recente intervento di Mattarella, il quale – proprio nelle ore in cui le due forze politiche si confrontavano per identificare un nominativo condiviso – ricordava che era lui a dover nominare il Presidente del Consiglio e successivamente anche i Ministri.
Cosa ineccepibile dal punto di vista giuridico. Ma che la prassi della cosiddetta “seconda repubblica” (dal 1994 in poi) ha reso obsoleta, addirittura improponibile. Il cittadino, infatti, non vota più per una semplice testimonianza di fede politica, ma per “scegliere chi dovrà governare”. Il Capo dello Stato, quindi, pur continuando ad essere formalmente titolare della nomina del Presidente del Consiglio, è moralmente tenuto a designare chi è stato indicato dal popolo sovrano con libero voto democraticamente espresso. Né tampoco, soprattutto all’indomani di una tornata elettorale, può nominare un Presidente del Consiglio di sua fiducia e che sia portatore di istanze politiche contrarie a quelle emerse dalle urne.
In altre parole, Sergio Mattarella non può nominare un premier “tecnico” che abbia la fiducia solo del PD. E non può neanche nominare – è la mia personale opinione più o meno eretica – un premier che sia portatore di quegli “ideali europei” che sono usciti sonoramente battuti dalle urne del 4 marzo.
Padronissimo il signor Presidente della Repubblica di continuare tenacemente a credere in quegli ideali. Non è invece padronissimo – a mio sommesso parere – di imporre quegli ideali al popolo italiano attraverso un Presidente del Consiglio di sua fiducia.
È una brutta strada, quella intrapresa dal Presidente Mattarella. Una strada già percorsa da Giorgio Napolitano, campione assoluto della nomina di “governi del Presidente”. Ma, quando Napolitano ci ha imposto il governo Monti, erano almeno trascorsi tre anni dalle elezioni e si poteva ipotizzare – almeno in teoria – che il sentire politico degli italiani fosse nel frattempo mutato. Mattarella non ha questo alibi: si è votato appena ieri, e lui non può far finta di niente.
Piaccia o non piaccia, siamo in una repubblica parlamentare, non presidenziale. Piccolo particolare: se ci fosse un sistema presidenziale il Capo dello Stato dovrebbe essere eletto democraticamente dai cittadini. E dubito fortemente che gli italiani sarebbero disposti ad eleggere un Presidente che identificasse il bene dell’Italia con la fedeltà alle istituzioni europee.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

Risultati immagini per michele rallo

giovedì 17 maggio 2018

"Urban Waste" - Contrastare gli sprechi alimentari e la sporcizia causata dai "turisti" - Proposte per ridurre la produzione di rifiuti


Risultati immagini per turisti sporcaccioni

Pacco per cani, uso dell'acqua di rete, donazione di cibo in eccesso da parte di  alberghi e distributori  a fini di solidarietà sociale, istruzioni chiare in lingue diverse per fare la raccolta differenziata, queste le azioni contro lo spreco e a favore della riduzione di rifiuti. 

Urban Waste: un impegno per ridurre i rifiuti urbani

"Urban Waste"  è un progetto europeo, finanziato dal programma di ricerca Horizon 2020, con l'obiettivo di supportare gli amministratori locali nella gestione sostenibile dei flussi di rifiuti prodotti dai turisti.

Il progetto ha preso avvio nel 2017 con la costituzione di una "Comunità di pratica" promossa dalla stessa Regione Toscana e, dopo un'intensa attività di confronto tra soggetti pubblici e privati, a metà maggio, è entrato in una fase operativa con la firma dell' accordo tra Regione Toscana, supportata da ARRR, Comune di Firenze, Città Metropolitana di Firenze, Alia Spa, Publiacqua Spa e portatori di interesse, tra cui: associazioni di categoria, Cispel, Associazione Banco Alimentare della Toscana onlus, Associazione di volontariato Solidarietà Caritas onlus- Firenze, i Consorzi di filiera, Associazioni di consumatori, ambientaliste, rappresentanti di strutture ricettive ed esercizi commerciali nonchè Istituti scolastici.
Quattro le azioni con cui si intende, in concreto, ridurre i rifiuti urbani prodotti in particolare dai turisti e dalle attività produttive maggiormente legate al turismo:
  • uso di doggy bags e prevenzione dello spreco ai buffet e nei ristoranti - misura realizzata in collaborazione con le associazioni di categoria, l'iniziativa consiste nella definizione e promozione di un menù "Urban Waste" che preveda un menu bambino e/o le mezze porzioni, e che metta in evidenza quei piatti della tradizione che utilizzano "scarti" della cucina, come il pane raffermo. Allo stesso tempo la promozione dell'uso di doggy bag con la quale il cliente può portare via i propri avanzi da consumare successivamente.
  • uso di acqua di rete – con questa azione verranno valorizzate le fontane pubbliche del centro storico che saranno inserite nella mappa di progetto e saranno realizzate borracce con il logo "Florence Urban Water" che i turisti potranno ricevere come premio per aver utilizzato la APP di progetto. Saranno altresì individuati locali "Urban Waste" con acqua pubblica, cioè una rete di pubblici esercizi disponibili a fornire acqua di rete, identificabili mediante un apposito logo. Sarà Publiacqua a analizzare l'acqua di rete del pubblico esercizio rilasciando idonea documentazione da esporre nel locale.
  • istruzioni sulla raccolta differenziata in diverse lingue - misura realizzata in collaborazione con Alia, l'azione riguarda la diffusione delle istruzioni per le modalità di conferimento dei rifiuti da parte di cittadini e turisti e per effettuare una corretta raccolta differenziata. In particolare verranno realizzati strumenti multilingu, e una WasteApp realizzata nell'ambito del progetto Urban Waste.
  • donazione di cibo da parte di hotel e attività di catering a fini di solidarietà sociale - l'obiettivo di questa azione è creare una rete "solidale" in grado di mettere in contatto donatori e beneficiari, valorizzando la filiera corta nella quale il cibo donato viene raccolto dalle associazioni sul territorio che lo smistano direttamente ai beneficiari finali, evitando il più possibile stoccaggi intermedi. Per questa nisura è già stata avviata una sperimentazione in alcuni hotel del centro storico di Firenze.
Per ciascuna delle 4 azioni sono in corso di definizione appositi piani operativi con la definizione dei promotori, destinatari e delle azioni specifiche che ciascun soggetto coinvolto sarà chiamato a realizzare.

Infine, è prevista nell'ambito del progetto anche la realizzazione di una campagna di informazione rivolta ai turisti ma anche ai cittadini e la predisposizione di una WASTE APP, con cui i turisti, particolarmente virtuosi ed attenti alla prevenzione e corretta raccolta dei rifiuti urbani, otterranno punti convertibili in premi.

Testo a cura di Stefania Calleri

Risultati immagini per turisti sporcaccioni
(Fonte: Arpat)

mercoledì 16 maggio 2018

Maria Lacerda de Moura: "L'amore è libero solo dopo l'emancipazione della donna..."


"La gente comune confonde spesso l'anarchia con il caos e la violenza; non sa che il termine, che letteralmente significa ''senza governo'', non indica la vita senza regole, ma uno stato di cose, un ordine sociale assai organizzato, senza dominatori, senza principe. L'uso peggiorativo di questa parola non è forse una conseguenza diretta dell'idea per cui la libertà del popolo era ed è terrorizzante per chi detiene il potere?" (Noam Chomsky)

Risultati immagini per Maria Lacerda de Moura vedi

Il 16 maggio 1887 nacque a Manhuassu (Brasile) Maria Lacerda de Moura è stata una anarchica, pedagogista libertaria, femminista e scrittrice.

Considerata una dei pionieri del femminismo in Brasile ed una delle poche che inquadrò la condizione femminile nell'ambito della lotta di classe. Anticlericale, ha scritto molti articoli e libri sulla morale sessuale borghese, denunciando l'oppressione delle donne, specie quelle degli stati più poveri. Tra le tematiche affrontate: verginità , formazione dei giovani, amore libero, il piacere sessuale, il divorzio, la maternità coscienziosa e la prostituzione, all'epoca considerata vero e proprio tabù sessuale. Gran parte dei suoi articoli furono pubblicati nei giornali libertari brasiliani, uruguayani, spagnoli e portoghesi.

Nel suo libro Religião do amor e da beleza, Maria Lacerda de Moura difende strenuamente l'amore libero, che per lei sarà effettivamente libero solo quando le donne si saranno emancipate dal dominio maschile.

Ciurma Anemica


L'immagine può contenere: notte

La società voluta dagli anarchici rifiuta che dei VALORI UMANI vengano mitizzati e considerati come superiori a UOMINI E DONNE concreti.