giovedì 23 novembre 2017

Lista di popolo... o zattera di naufraghi?


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C’era una volta… un MDP, diranno subito i miei piccoli lettori (piccoli nel senso dei numeri). E anche un Fassina, un Fratoianni, addirittura un Pisapia. No, ragazzi, avete sbagliato (Collodi mi perdoni). C’era una volta un Brancaccio, con un Montanari e una Falcone, che a quelli sopra citati intendevano fornire il connotato nobile della “società civile”, il marchio DOC e DOP che, come da statuto del politicamente corretto, provengono solo “dal basso”. E autodissoltasi questa ennesima reincarnazione dei belli, buoni, bravi e politically correct, persi tra i sanpietrini delle piazze e tra le fodere dei teatri di Roma gli ultimi brusii, ronzii, pissi pissi dell’annunciata palingenesi nazionale e continentale dal basso, dal medio e dall’alto, c’è rimasto il vuoto. Ma horror vacui, come ammonisce Aristotele, la natura aborrisce il vuoto e, infatti, subito si è manifestato un fenomeno naturale di proporzioni tali da non solo colmare i vuoticini dai quali erano fuorusciti quei brusìì e scricchiolii, ma dei vuoti di proporzioni spaziali.

Trascuro qua volutamente un altro suono, un po’ più corposo, almeno in prospettiva, dei mormorii di questi soliti che vengono e, soprattutto, vanno. Il falcone che s’invola, il montanaro che si perde tra picchi rocciosi. Dei Bersani e Pisapia non mette conto seguire le traccia. Trascuro invece al momento il rumore levatosi dal Teatro Italia, sempre in Roma, ma garrulo di inflessioni da Forcella e Torre Annunziata. Dove l’ex Opg je so’ pazzo ha dato un senso, magari meno chic, ma assai concreto e credibile (a dispetto della presenza di alcune mummie revisioniste e trotzkiste), al concetto “dal basso”, con tanto di voci operaie, precarie, disoccupate, militanti con cicatrici di piazza e argomenti come Jobs Act, Buona Scuola, pacchetto Treu, riforma Fornero, guerre imperialiste. Se usciranno dalla morta gora dell’ipocrisia dirittoumanista che mimetizza la strategia colonialista dell’operazione migranti, da questa “zattera della Medusa” si potrebbe anche intravvedere un lembo di terra.

Quello che, invece, pinocchiescamente c’era una volta, ma che non ha voluto privare di sè il genere umano, il presente e il futuro della patria, la convivenza tra i popoli e l’equilibrio degli astri, è Giulietto Chiesa. E, con lui, Antonio Ingroia. Da autentici cavalli di razza quale altro motto potevano far cavalcare a una creatura che prometeicamente accenderà il fuoco nei nostri animi e sotto i fondoschiena dei nostri nemici, tinteggiando di futuro purpureo l’orizzonte meglio del sol dell’avvenir, se non  “la mossa del cavallo”, che è quella con la quale Bluecher annichilì Napoleone?

Fulvio Grimaldi



(Tratto da Finalmente qualcosa “dal basso”: la mossa dei ronzini di razza, Giulietto e Antonio - Continua: www.fulviogrimaldicontroblog.info)


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martedì 21 novembre 2017

Troppa crescita porta alla decrescita...


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Il culto degli antenati in molte delle civiltà antiche è stato il fattore coagulante per la conservazione del senso di comunità. In Cina, ad esempio, era assurto quasi a religione, infatti il confucianesimo non è altro che un sistema morale basato sul rispetto delle norme “gerarchiche” di padre/figlio – sovrano/suddito. In qualche modo questo sistema, che garantisce un ruolo alle generazioni della comunità, ha assicurato in oriente come in occidente, una crescita ordinata e rigorosamente etica della società, pur con le pecche di inevitabili eccessi, esso ha mantenuto quel processo solidaristico nato nei clan matristici anteriori, e successivamente trasmesso al patriarcato.
Questa concezione è andato avanti senza grandi sovvertimenti sino all’inizio del secolo scorso momento in cui si è avviata una “rivoluzione di sistema”, una rivoluzione apparentemente incruenta e non specificatamente voluta, ma il risultato è un repentino mutamento d’indirizzo e la sortita dei modelli utilitaristici ed esclusivi.
Coincide con l’inizio dell’era industriale e dell’economia di mercato e con la comparsa dei grossi insediamenti urbani, le metropoli., che già avevamo visto l’abbozzarsi nel modello imperiale di Roma poi ripreso negli Stati Uniti d’America.
La scintilla del presente  paradigma sociale ed economico -secondo me- è una diretta conseguenza della grande crisi del 1929 che da una parte costrinse migliaia di famiglie all’urbanizzazione forzata ed all’abbandono del criterio piccolo-comunitario e all’adozione di modelli sociali strumentali. Una nuova programmazione sociale ed economica basata sulla capacità collettiva di produzione e sul consumo di beni superficiali (coincide con la nascita della Coca Cola, delle sigarette, delle fibre sintetiche, della diffusione di automobili ed altri macchinari). Come ripeto questo modello non fu specificatamente perseguito ma l’inevitabile conseguenza di una accettazione di gestione produttiva “finalizzata” -da parte degli individui operativi- e la demandazione agli organi amministrativi delle funzioni solidali e sociali.
Questo procedimento trovò la sua affermazione anche in Europa a cominciare dagli anni ‘50 (malgrado le prove generali dei primi del secolo in Inghilterra) e pian piano si espanse al resto del mondo occidentalizzato, meno che in sacche di necessaria “arretratezza” che oggi definiamo “terzo o quarto mondo”. Ma questo terzo o quarto mondo sta anch’esso pian piano assumendo il modello utilitaristico ed il risultato è il totale scollamento familiare e sociale con l’interruzione dell’agricoltura ed artigianato e venuta in luce di schegge impazzite di società aliena a se stessa. Avviene nelle cosiddette megalopoli di venti o trenta milioni di abitanti, con annesse baraccopoli e periferie senza fine. La solidarietà interna delle piccole comunità è morta mentre si son venute a stratificare categorie sociali che hanno poco o nulla da condividere con “l’umanità”.
Nelle grandi città industrializzate e consumiste da una parte c’è la classe dei produttori “attivi” e dall’altra quella dei cittadini “passivi”, ovvero i bambini e gli anziani. Lasciamo per il momento in sospeso la discussione degli attori in primis, i cosiddetti produttori ed operatori, e vediamo cosa sta avvenendo nelle categorie passive, degli usufruitori inermi od assisiti.
I bambini sono forse i più penalizzati giacché verso di loro è rivolto il maggior interesse redditizio e di sviluppo, sono i “privilegiati” delle nuove formule di ricerca di mercato ed allo stesso tempo abbandonati a se stessi, in seguito alla totale mancanza di solidarietà interna in ambito familiare e sociale. Con poche prospettive reali di crescita evolutiva in intelligenza ed interessi futuri, i bambini si preparano ad essere la “bomba” della perdita finale di collegamento alla realtà organico-psicologica tra uomo natura ambiente. Già in essi assistiamo alla quasi totale incapacità di relazionarsi con una realtà sociale e materiale, sostituita da una “realtà virtuale e teorica”. Ora finché le generazioni che son nate dagli anni ‘50 sino al massimo degli anni ‘80 sono in grado di reggere il colpo della produzione utilitaristica questa massa di “imberbi passivi” può ancora mantenere una ragione almeno consumistica, dopodiché la capacità di sopravvivenza si arresta ineluttabilmente, assieme al volume operativo dei genitori…..
L’altra categoria, passiva per eccellenza, è quella degli anziani ed invalidi, i pensionati, che sopravvivono senza speranza già sin d’ora, preda di violenze sempre più diffuse, di furti e truffe e di strumentalizzazioni della loro condizione vittimale (perseguita da enti ed associazioni che sorgono per “proteggerli” dagli abusi….). Nella società solidaristica antecedente gli anziani avevano una precisa ragione sociale nella trasmissione della cultura e delle esperienze necessarie alla vita, convivendo in ambiti familiari in cui non c’era separazione fra bambini, giovani e vecchi. Ora gli anziani son d’impiccio e finché possono arrangiarsi da soli, bene, poi diventano oggetto di mercato per gli assistenti sociali, per gli ospizi e per colf spesso senza scrupoli o finti operatori assistenziali che mungono alle loro misere pensioni, inoltre -recentemente- son sempre più vittime di “enti morali” fasulli e ladri. E questo perché gli anziani non hanno più posto né tutela nella società.
Ma, qui vorrei porre un punto interrogativo, come faranno i quarantenni di oggi a garantirsi la sopravvivenza se la struttura sociale è così degradata? I quarantenni di oggi saranno ancor meno assistiti sia dalla società che dai loro stessi figli e -mi vien da dire- sarà proprio per questo inconsapevole sospetto che molti rifiutano di aver figli e si atteggiano ad eterni “ragazzi”. Oggi si è “giovani di belle speranze” sino a cinquant’anni (ed oltre) e poi improvvisamente si precipita nell’inferno dell’anzianità e dell’abbandono….. Insomma “finché ce la fai a barcamenarti con le tue forze bene e poi ciccia al culo!” Forse siamo ancora in tempo a prendere coscienza di ciò ed attuare una repentina inversione di marcia prima del precipizio…..
La soluzione alla crisi umanitaria  che la nostra società sta vivendo -secondo me- sta nella così detta "decrescita" ovvero nel superamento dei modelli consumistici e dello schema sociale attuale, in primis, per ritrovare in una socialità allargata nuove espressioni per la solidarietà umana, contemporaneamente abbandonando l’ampliamento dei grandi agglomerati urbani e rinunciando ai parossismi culturali (musiche preconfezionate, televisioni, sport idioti, giochetti virtuali, etc) in modo da ricreare in noi lo stimolo primario della gioia di vita e la capacità creativa per produrre qualcosa che abbia lo spirito del necessario e del bello. 
Insomma si parla ancora di ecologia profonda e di spiritualità laica.

Paolo D’Arpini
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lunedì 20 novembre 2017

Esiste "altra" vita nell'Universo?


Uh, Uhu… Certo, mettersi a parlare di UFO ed alieni non è propriamente nel mio filone culturale, anche se talvolta in passato me ne sono occupato.

Veramente ricordo che anche il mio Guru, Swami Muktananda, in vari discorsi parlò di abitanti di altri piani e di altri mondi. E che la vita sia possibile in ogni condizione, anche diversa dal nostro sistema biologico, è una logica conseguenza dell’espressione della Coscienza attraverso i cinque elementi: Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra.

Si dice che possano esistere intelligenze ed enti persino nelle stelle (trattasi evidentemente di esseri energetici dell’elemento Fuoco).

Beh, comunque l’Universo è praticamente infinito e la considerazione che la vita possa essere  presente in esso, nella totalità di esso, è decisamente plausibile.

Anche a titolo personale ho avuto delle “sensazioni” che mi fanno intuire che altre forme vitali possano e vogliano prendere contatto con noi umani, anche se -lo confesso- dal mio punto di vista ritengo che sia opportuna la non interferenza diretta fra le specie in via evolutiva.

Ovvero ritengo che ogni specie vivente, su ogni nucleo o dimensione, debba potersi sviluppare senza che ci siano dirette manomissioni nella sua crescita da parte di entità aliene. Perciò il contatto con gli alieni -secondo me- dovrebbe avvenire unicamente su un piano di parità, almeno in senso spirituale se non tecnologico.

Comunque tutto è possibile…. e d’altronde anche noi, in quanto specie umana, abbiamo pesantemente interferito nello sviluppo degli animali (perlopiù sfruttandoli e torturandoli) forse ci meritiamo altrettanto da parte di intelligenze più evolute…

Ma se realmente fossero “più evolute” potranno poi compiere quegli stessi errori nei nostri confronti?

Paolo D'Arpini


domenica 19 novembre 2017

La carne non è cibo da uomini…


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Nella cultura occidentale il consumo di carne è stato associato alle figure di potere. Le abitudini alimentari indicano le differenze di classe ma anche di genere; infatti solitamente alle donne, considerate cittadine di seconda classe, sono assegnati cibi ritenuti inferiori dalla cultura dominante: verdure, frutta e cereali….
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Il sessismo implicito nel consumo della carne è portatore di una mitologia che permea tutta la società occidentale: la carne è un cibo da uomini e mangiarla è un’attività maschile. Questo atteggiamento risale all’avvento del patriarcato ed alla conseguente utilizzazione di animali allevati per farne carne. Avvenne in seguito alla specializzazione di alcuni maschi che uscivano dal clan matrilineare per dedicarsi appunto alla transumanza nomade con gli armenti. Nel contempo la base alimentare presso il clan matriarcale continuava ad essere sostanzialmente composto da vegetali spontanei raccolti e dai prodotti delle prime forme agricole, essendo l’apporto di carne dato dalla caccia minimale e sporadico.
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L’abitudine quindi di considerare l’uomo più “titolato” al consumo carneo, in quanto cacciatore od allevatore, è l’erronea comprensione sulla funzione di questi “transfughi” maschi, che dipendevano comunque dagli “scambi” con la produzione agricola portata avanti dalle donne in quanto la carne non potrebbe mai e poi mai sostituire i vegetali che sono assolutamente necessari per il metabolismo umano, pena l’insorgere di malattie tipo gotta, scorbuto, etc..
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Oggigiorno con gli allevamenti industriali, e l’introduzione della carne in termini massicci nella dieta alimentare, la “ciccia” è diventata parte di un’economia di plusvalore e chi la controlla detiene un forte potere economico, sociale e politico.
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Peggie Sand, una ricercatrice statunitense, ha messo in correlazione l’economia basata sul consumo di alimenti vegetali e potere femminile e l’economia basata sullo sfruttamento animale e potere maschile, notando che il consumo di carne è legato in maniera proporzionale allo status. In tal modo è stato appurato che nelle società in cui maggiore è lo sfruttamento animale più grave è la segregazione o la sperequazione sul lavoro, ovvero le donne lavorano più degli uomini e sono meno retribuite, inoltre debbono occuparsi della famiglia in cui vige la patrilinearità ed anche la religione ha caratteristiche patriarcali monoteiste. Al contrario nelle società in cui l’alimentazione è basata sui vegetali vige un diffuso egualitarismo: le donne infatti, pur avendo una posizione di maggior rispetto sociale, non abusano del loro potere per discriminare gli uomini.
La scrittrice Carol Adams ha ipotizzato in un suo libro, “La politica sessuale della carne”, che vi sia uno stretto legame tra la violenza sulle donne e quella sugli animali. Tale violenza essendo determinata dall’istituzionalizzazione della cultura patriarcale.
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“Proprio come si elidono i cadaveri, nel linguaggio relativo alla carne, così nella descrizione della violenza culturale e sessuale le donne sono considerate referenti assenti. Ad esempio il termine “stupro” viene usato metaforicamente per indicare una violenza devastante. Attraverso questa funzione del referente assente, la società occidentale restituisce la realtà della violenza entro parametri “controllati”. Violenza sessuale e consumo di carne sono associate alla struttura del referente assente”.
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Gli animali sono la base per la produzione della carne, eppure l’animale è assente quando lo si mangia, poiché esso viene considerato semplicemente “cibo”. Esso è assente anche perché nel linguaggio corrente viene rinominato il cadavere smembrato prima di consumarlo, si parla di: filetto, braciola, prosciutto, bistecca, salame, etc.
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Tutti termini che non hanno un riferimento preciso con l’animale ucciso. Pertanto anche gli animali vivi, selvatici od allevati, sono referenti assenti nel concetto “carne” e conseguentemente si procede alla loro “cancellazione”. In quanto carne sono completamente assenti come animali, infatti si parla genericamente di carne di….
Il nesso fra la violenza sessuale e la macellazione è evidenziabile in alcuni esempi concreti. Andrea Workin afferma: “La pornografia rappresenta la donna come un pezzo di carne femminile..”. Mary Daly, riferendosi ai medici che praticano la lobotomia od il trapianto, usa il termine “macellai”. Ed altri ancora… che tralascio per carità “cristiana”…
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L’oggettivazione fa sì che l’oppressore guardi all’altro come ad un semplice oggetto, per poter essere in grado di violarlo come nel caso dello stupro, in cui si nega alla donna la possibilità di dire no, lo stesso avviene nella macellazione che converte animali viventi in oggetti morti e cibo. Questo processo avviene attraverso lo smembramento brutale ed il consumo.
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Ma attenzione c’è una contropartita da pagare per i consumatori di carne, l’allarme è stato lanciato da Richard Sharpe del centro di biologia riproduttiva di Edimburgo: “La capacità di essere fertili, da parte dei maschi, si è dimezzata del 50% a causa dell’incapacità di produrre spermatozoi. Non solo, questi spermatozoi presentano minori capacità di resistenza e maggiori mutazioni regressive”. Come dire che la specie umana si sta involvendo e regredendo anche in termini di intelligenza media, ma la cosa più preoccupante e significativa di questo processo di abbrutimento della società è che il precipitare delle azioni mascoline è strettamente legato all’inquinamento atmosferico e tecnologico e soprattutto al consumo smodato di carne, in seguito al tipo di alimentazione con cui gli animali d’allevamento sono obbligati con forte impiego di ormoni femminili e prodotti OGM nei mangimi.
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In tal modo si rovescia completamente il binomio: virilità = consumo di carne.


Paolo D’Arpini


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sabato 18 novembre 2017

Storia da "Mille ed una notte" - Arabia Saudita, l'erede presuntivo Mohammad bin Salman ed i 40 ladroni


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Storia da "Mille ed una notte"  

È però un ragazzo a modo… Il 32enne Principe saudita Mohammad bin Salman, da quest’estate ufficialmente l’erede al trono del Regno, ha dichiarato una “guerra alla corruzione” che riporterebbe $800miliardi nelle casse dello Stato - equivalenti ad almeno una ventina di “manovre” medie italiane in un unico colpo - e ha come felice sottoprodotto anche l’effetto di consolidare la sua presa sul potere.

L’arresto di molti cugini, zii e amici d’infanzia dell’assai distesa Famiglia Reale creerà però un po’ di disagio mondano. Limerà inevitabilmente l’affollamento alle feste in famiglia e gli inviti alle cene del Ramadan. Dovendo trattare con riguardo i suoi prigionieri/parenti, il giovane e creativo bin Salman ha fatto requisire l’albergo Ritz-Carlton di Riyad - un hotel a cui la parola “opulento” non fa giustizia - per farne un carcere. Lì però gli ex potenti del Regno sono degli “incomunicados” ai quali è negato ogni forma di contatto con l’esterno.

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L’erede presuntivo 


Per non scomodare gli esperti del protocollo reale, l’erede presuntivo è colui che un giorno, alla morte o l’abdicazione del re, siederà sul trono più alto, “a meno che succeda qualcosa”. Il Principe Mohammad bin Salman Al Saud (Riyad, 31 agosto 1985) è un membro della famiglia reale saudita e figlio dell'attuale monarca. Il 21 giugno è stato nominato erede apparente dal re suo padre, Salman, diventando il primo nella linea di successione al trono dell'Arabia Saudita. Ha 32 anni. 

Per gli amici è “MBS”, un po’ come “JFK”, almeno secondo i suoi pubblicisti, forse gli stessi che lo hanno persuaso al curioso gesto di concedere il mese scorso la cittadinanza a un robot antropomorfico—un “first” mondiale dopo il “last” di concedere, a settembre, il diritto di guidare alle donne. Si potrebbe pensare che all’erede solo apparente convenga un po’ di prudenza: specialmente dato che re Salman pare sia afflitto dalla demenza e non è, diciamo, sempre in perfetto quadro. MBS però ha voglia di fare. Tempo fa, quando era già il più giovane ministro della Difesa al mondo a 29 anni, ha portato il suo Paese a combattere una guerra disastrosa nello Yemen. Da allora, si è scontrato con il resto dell’estesissima Famiglia Reale, con il Clero, con le Forze Armate e con buona parte della comunità degli affari saudita, nonché con l’Iran, la Turchia, il Libano, la Giordania, il Qatar, l’Iraq e pure—si dice—con la CIA, che pare preferisse un precedente “presuntivo”. 

I critici gli attribuiscono pure un ruolo chiave nella sanguinosa guerra siriana, fomentata dai Sauditi. Ad ottobre ha annunciato la costruzione della prima città al mondo ad essere totalmente automatizzata e “sostenibile”, ad energia solare, con le auto senza conducente e tutta gestita dall’Intelligenza Artificiale. La metropoli sarà una sorta di porto franco e occuperà una grande distesa di deserto tra l’Arabia Saudita, la Giordania e l’Egitto. 

L’investimento iniziale saudita sarà di $500 miliardi. Oh, e vuole trasformare l’ultraconservatrice fede Wahabista dei Sauditi in una forma di Islam più moderna e liberale… In questi giorni l’erede presuntivo ha improvvisamente lanciato una vasta campagna “anti-corruzione”, facendo arrestare, tra gli altri, il Principe Alwaleed bin Talal—uno degli uomini più ricchi del mondo, con importanti partecipazioni negli studi 21st Century Fox, Citigroup, Apple, Twitter e molte altre attività. Sono state messe sotto chiave “dozzine” di altri principi, alti ufficiali militari, quattro ministri del Governo e diverse decine di ex ministri. Per il Wall Street Journal il valore dei patrimoni sequestrati e da sequestrare si aggirerebbe sugli $800 miliardi. In un paese democratico, tanta energia moralizzatrice potrebbe forse provocare un’ondata di sostegno popolare. L’Arabia Saudita non è una democrazia. 

Parrebbe una strategia alla “o la va o la spacca”, anche se altri propendono per la più netta “è uscito di testa”. Però, che sia intenzionale o meno, il giovane ed entusiasta bin Salman potrebbe forse avere trovato una soluzione per il singolo più pressante problema del Paese: il basso prezzo del petrolio. Grave confusione in Arabia Saudita, il più importante produttore del greggio al mondo, dovrebbe spingere all’insù i prezzi che languono sui mercati internazionali. Basterà che i Sauditi siano ancora in grado di estrarlo una volta che abbiano raccolto i cocci.

 James Hansen   - hansen@hansenworldwide.com



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venerdì 17 novembre 2017

Salvare il salvabile... Fuga dalla UE e dalla NATO, al più presto!


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Quando, per chi lo ricorda, uscì sugli schermi del nostro sventurato Paese 1997: fuga da New York di John Carpenter, regista di horror e fantascienza a basso costo con al suo attivo alcuni titoli preveggenti, (oltre a quello testé citato, l'inquietante Essi vivono), le immagini di quella pellicola ci sembravano fantasie lontane, fantascienza appunto.

Oggi, dopo decenni di sonno comatoso, anche l'italiano medio – quello che si agita per la sconfitta della propria squadra in trasferta, ma che continua a seguire imperterrito campionati truccati – inizia ad avvertire di essere precipitato in un mondo in cui la fantascienza è stata superata da una realtà mostruosa, tale da rendere 1984, di George Orwell, lettura di intrattenimento per scuole medie inferiori.

Certo, chi fa parte della casta collaborazionista (la categoria più odiosa è quella dei radical chic),vive sempre alla grande – o almeno crede – e ci dirà tutt'ora, citando un articolo di Repubblica, che questo è il migliore dei mondi possibili, il regno della libertà e della democrazia, dove chi non può avere figli avrà persino un utero in affitto (e chissà se chi non può permettersi nemmeno un monolocale, potrà permettersi almeno quello...); con tanto tempo libero a disposizione da impiegare nei viaggi, nello yoga, nella meditazione, neibotox party, in cui ci si inietta un po' di botulino antirughe per apparire eternamente giovani.

Ma sorvoliamo sui rentiers e altri dorati cascami umani assimilabili: essi non pagheranno mai, per il semplice fatto che siamo noi a pagare per loro.

Passiamo alla classe media, o meglio ciò che ne rimane.
Chi – beato lui, perché oggi la schiavitù è una conquista - ha ancora un lavoro, tenta di esorcizzare la realtà con uno scambio di battute davanti alla macchina del caffè dell'ufficio sull'ultimo programma visto in tv; con un tradimento coniugale organizzato via smartphone(di marca, per carità!); oppure rifugiandosi nell'effige del salvatore di turno: Cristo è passato di moda, ora ci sono Grillo, Renzi, o qualunque uomo-immagine fabbricato dal sistema di potere per infinocchiare i diversamente intelligenti. Deluso anche dal movimento cinque stelle, visto l'impoverimento inesorabile, voterà il nascente cinque stalle.

Chi, invece, un lavoro non lo ha più, se ha potuto è emigrato, se non ha potuto, vive a ricasco di qualcuno (“per farsi amare” diceva Flaiano “bisogna farsi mantenere”); oppure è riverso in qualche angolo di strada da dove la visione della realtà non è offuscata dalle luci della televisione e dove “la durezza del vivere” che predica Monti (naturalmente per gli altri), gliene ha tolta anche la voglia.

Tuttavia, persino chi la propaganda, scientemente fin dai banchi di scuola, ha annichilito nelle proprie capacità di essere razionale – sempre che tra i bipedi a stazione eretta tali facoltà esistano (come qualcuno ha scritto, la migliore prova che esista vita intelligente nell'universo è che nessuno ha mai cercato di contattarci) – si rende conto che si sta materializzando un vero e proprio incubo e che le spiegazioni ufficiali – della tv, della stampa, dei governi - stridono con l'enormità dei fenomeni in corso: non ultima l'invasione programmata per sostituire gli attuali popoli europei.

Quali sono queste spiegazioni ufficiali?
Be', la corruzione continua a spiegare quasi tutto. Sono tutti ladri: è per questo che dopo i quaranta cadono i capelli; il resto è dovuto alla cattiveria di Putin. Oltre siffatti “ragionamenti”, adatti alle classi differenziali del secolo scorso, c'è solo la globalizzazione, un altro concetto onnicomprensivo e spacciato per naturale, inevitabile e non storicamente determinato dai poteri dominanti.

Eppure, se esistessero in giro cervelli in grado di articolare un pensiero, ci si sarebbe posta una semplice domanda: come mai la corruzione c'è sempre stata, ma prima si stava meglio?

Certuni, anche grazie all'opera divulgativa di sparuti intellettuali, hanno capito che l'euro c'entri qualcosa. Ma quasi nessuno è andato avanti nella spiegazione. Del resto, andare avanti può costare la reputazione, la carriera, la vita: dipende quanto avanti si va e il coraggio – scriveva Manzoni - “uno non se lo può dare”, specialmente in un Paese, citando Longanesi, in cui sulla bandiera nazionale, dovrebbe essere scritto, a caratteri cubitali: “Tengo famiglia”.

E così, ben pochi hanno cominciato ad allargare l'orizzonte dello sguardo: l'italiano soffre di miopia e più di quanto gli è vicino non riesce a vedere.

Qualcuno, timidamente, ha cominciato a tirare in ballo l'Unione Europea, ma come se si trattasse di un'entità indipendente e non di un progetto americano, teso - all'indomani della seconda guerra mondiale - a mantenere in pugno l'Europa occidentale, impedendo di fatto che potenze antagoniste agli Stati Uniti potessero contenderne il dominio e, soprattutto, saldare i propri interessi con quelli russi, come è naturale vista la prossimità geografica.

In particolare, l'intendimento americano è stato – ed è - quello di impedire che la Germania si avvicini alla Russia e che rimanga strettamente legata al carro atlantico. L'euro è nato anche a tale scopo: favorire l'economia tedesca per dare alla Germania una posizione di predominio in Europa (precisamente di sub-dominio rispetto agli USA), che la distogliesse dalle tentazioni di pericoloseliaisons con la Russia. Ed è, ovviamente, una delle principali ragioni per le quali la nefasta unità monetaria non viene smantellata (in questo modo, tra l'altro, lo Zio Sam, quando deve il cattivo in Europa, si traveste da tedesco e gli fa fare il lavoro sporco...).

Una volta per tutte, bisognerebbe far comprendere ai sonnambuli che ci circondano che non esiste “L'Europa”, né mai esisterà: essa è pura mistificazione della propaganda. Si tratta soltanto di una propaggine del declinante impero americano.

In tale quadro, l'Italia è l'ultima delle colonie, il Paese servo per eccellenza, un Paese che non decide nulla e con una classe dirigente, politica e imprenditoriale, non corrotta perché rubi, ma corrotta perché collaborazionista e nemica della propria nazione e quindi degli interessi della maggioranza. Nel suo libro Omaggio agli italiani, la compianta Ida Magli ha raccontato come la nostra storia sia quella dei continui tradimenti delle élites ai danni dei governati, cioè nostri.

Purtroppo, è l'inevitabile portato storico di un processo di unificazione eterodiretto da potenze straniere, mistificato dai miti del Risogimento e risoltosi con una annessione del Meridione e nessun serio tentativo di creare una coscienza nazionale, pericolosa perché avrebbe potuto fare del nostro Paese una potenza autonoma e scomoda nell'arena geopolitica internazionale.

È qui, in questa mancanza di una visione storica elementare, che cadono gli illusori movimenti “sovranisti” – del resto praticamente risibili – che vorrebbero attecchire nella penisola.

Come ha scritto Gianfranco La Grassa, viviamo in un periodo che assomiglia agli ultimi decenni dell'ottocento, quando un altro impero, quello inglese, stava inesorabilmente declinando, a fronte dell'emergere di potenze antagoniste, su tutte gli Stati Uniti. E, oggi, sono proprio gli Stati Uniti che tentano di difendere la propria traballante supremazia, trasformando l'Europa in un fortino anti-russo, con una incessante espansione della Nato verso oriente, cercando di resistere, inutilmente, al vento inarrestabile della storia che sta proiettando nuovi attori globali (in primisRussia e Cina) verso il palcoscenico di un mondo multipolare.

Con tanti saluti all'eccezionalismo dello Zio Sam, è giunta l'ora che faccia le valigie e torni al di là dell'Atlantico a mangiare hamburger.

Ma lo Zio Sam non si arrende così facilmente: sta facendo di tutto per ritardare il suo ritiro nell'ospizio della storia e ha messo in opera lastrategia del caos.
Il caos, infatti, è scientificamente organizzatoai confini dell'impero, per ostacolare il coagulo di nuove alleanze geopolitiche in funzione anti-americana che potrebbe ulteriormente accelerare la caduta della superpotenza yankee.
Regimi strategicamente importanti sono destabilizzati e rovesciati mediante falsi rivolgimenti spontanei, promossi e finanziati da ONG coordinate dalla CIA (il caso delle varie “primavere”, come dell'Ucraina); oppure manipolando il terrorismo - così come avviene almeno dagli anni settanta, quando la famigerata strategia della tensione insanguinò l'Italia con la messa in scena di opposti estremismi, per dar luogo a una restaurazione autoritaria decisa a Washington.

Secondo questo disegno, attraverso ripetuti attentati terroristici e l'invasione demografica è artatamente creata instabilità sociale nelle colonie europee, al fine di indebolirle e meglio controllarle, rendendo ancora più improbabile che si riorganizzino dal punto di vista geopolitico.

Intanto, la distruzione delle organizzazioni statuali prosegue senza sosta, mediante la cessione della sovranità residua ad organismi sovranazionali centralizzati, non eletti democraticamente e controllati dalla longa manus di Washington.
Avanza, di conserva, la distruzione dell'identità dei popoli e del legame con il proprio territorio (l'incentivo all'emigrazione, o alla “libera circolazione”, come è chiamata nel linguaggio propagandistico, va proprio in questa direzione); e l'annientamento dei popoli stessi, fisicamente sostituiti con immigrati di culture differenti e inassimilabili, in modo da costruire un mosaico multietnico di interessi contrastanti e inconciliabili in nome di un interesse comune, che si riconosca in un territorio e voglia difenderlo. Il progetto imperiale prevede, infatti, anonimi territori coloniali, sprovvisti di storia comune e abitati da individui sradicati in perenne conflitto tra loro.

Anche i generi sessuali sono moltiplicati per aumentare divisione e conflittualità e l'omosessualità è salvaguardata e promossa perché – come aveva intuito la Magli ne La dittatura europea - è un modo astuto di sterilizzare la razza bianca (i mussulmani sono refrattari alla propaganda gay).

Dal punto di vista dell'ingegneria sociale, il progetto imperiale prevede la cancellazione della storia e della geografia (ecco la ragione per cui lo studio di quest'ultima è stata abolita dalla riforma Gelmini). Il modello della società globale è costituito da internet (tecnologia nata in ambito militare – Arpanet il suo nome originario - non a caso resa disponibile gratuitamente): una indistinta e virtuale rete mondiale (World Wide Web), abitata da un essere umano de-territorializzato, che esiste appunto in questo non luogo geografico e in un eterno presente, creato mediante la simultaneità degli scambi (tempo e spazio sono dimensioni collegate ed internet annulla l'una e l'altra).
Internet, ad oggi, è stato il più intelligente – direi geniale – cavallo di Troia della globalizzazione.

Geniale anche come strumento di controllo totale, capace addirittura di dare al suo utente controllato l'illusione della libertà e di ottenere spontaneamente, anzi con voluttà, informazioni sensibili che una volta i servizi segreti dovevano sudare sette camice per carpire. Neppure l'istituzione della confessione era arrivata a tanta perfezione. (Se si vuole avere un'idea di che cosa sia questo grande fratello, così amato dai sudditi, che accumula dossier particolareggiati su ognuno di noi e il cui utilizzo è incentivato in ogni modo, si legga Il potere segreto dei matematici, di Stephen Baker).

E prosegue, altresì, il saccheggio e lo sfruttamento economico delle colonie europee. Le bombe demografiche, con l'arrivo di un esercito di nuovi schiavi, oltre a creare il caos e lo sgretolamento del tessuto sociale, tengono alta la disoccupazione, portando i salari sempre più al ribasso e scatenando una guerra fra poveri.
La pressione demografica e la diminuzione del gettito fiscale, dovuto all'alto numero dei disoccupati e al calo dei salari, generano ulteriori pressioni sulle casse degli Stati perché si privatizzino pensioni e sanità, ormai economicamente insostenibili.
Nell'ottica imperiale, infatti, tutto deve essere privatizzato, naturalmente a esclusivo beneficio dell'impero e dei suoi collaborazionisti e scherani. (In questo delirio acquisitivo dell'homo habensamericano si è arrivati addirittura a brevettare le specie biologiche esistenti in natura).
In ultimo, di pubblico non esisterà più nulla e gli Stati esisteranno solo in funzione di esattori delle imposte per conto dell'impero.

La sottomissione di un impero così vasto non si ottiene soltanto con la forza militare e la compiacenza delle élites a libro paga, ma anche con quella dei sudditi. In questo gli americani sono indiscussi maestri, padroneggiando come nessuno le sottili armi della propaganda, di cui Holliwood è stata per molto tempo la punta di diamante.
La colonizzazione culturale ha sempre accompagnato la penetrazione americana – altro tema che i cosiddetti sovranisti nostrani non comprendono – e fa più danni un telefilm americano di un discorso di Renzi a reti unificate.
Questa penetrazione subdola e melliflua, attraverso l'intrattenimento, ha ormai contaminato la nostra cultura fino al linguaggio, infarcito in maniera ossessiva di americanismi e dove si è arrivati al punto che battezzare qualcosa (un programma televisivo, un libro, persino una società a responsabilità limitata) senza un termine inglese, equivale a dequalificarlo come vecchio e deteriore.
Chi ha studiato un po' sa che pensiero e linguaggio sono interrelati e il secondo influenza largamente il primo (v. il determinismo linguistico di Whorf); quindi, parlare con termini americani significa pensare in termini americani. È per questo che la propaganda è così attenta al linguaggio ed è stato inventato il politicamente corretto: quello che non si può più dire, si finisce per non pensarlo nemmeno più. E quello che si dice, si finisce col pensarlo.

Un popolo che perde la sua lingua, perde la sua identità, perché i termini di una lingua cristallizzano i postulati fondamentali di una filosofia implicita, nei quali è espresso il pensiero di quel popolo e di quella civiltà.

Ci sarebbe da ridere, se non fosse tragico: una volta, in un documento aziendale, ho visto scrittoad Ok, invece che il latino ad hoc.

Nel nostro Paese, culla del Rinascimento, siamo giunti – passando da Machiavelli a Renzi, da Giuseppe Verdi a X Factor, da Storia della mia vita di Casanova a Rocco, ti presento mia mogliedi Rocco Siffredi - all'annichilimento culturale: non c'è più un libro che si possa leggere, un film che si possa vedere, neppure una canzonetta ascoltabile. In questo deserto, ha buon gioco qualunque obbrobrio proveniente da oltreoceano; e quel poco che viene da noi prodotto non ne è che lo scimmiottamento. La nostra cultura qualitativa è stata trasformata in una incultura quantitativa.
L'abbassamento del gusto, l'annientamento di ogni pensiero critico (considerato dal potere una pericolosa recidiva intelligente dell'homo videns), sono perseguiti con determinazione, a partire dalla riforma della scuola: il programma prevede di eliminare l'analfabetismo di ritorno, rafforzando quello di partenza.

Accenniamo, per concludere, all'atmosfera di perenne guerra strisciante in cui siamo costretti a vivere. Una guerra che si gioca su tutti i terreni: culturale, economico, e naturalmente militare. Una guerra che pervade l'aria come un gas asfissiante, che nelle zone di frizione con la Russia (l'Ucraina, la Siria, gli Stati baltici) rischia di deflagrare in scontro aperto, extrema ratiodell'impero americano: scagliare l'attacco profittando della superiorità militare, oppure perire.

No, non ho dubbi: non c'è fantascienza peggiore di questa realtà americanizzata, di questo morente impero che ci tiene prigionieri e ci costringe non più a scappare da New York, bensì dall'intera Europa.

Eppure dovremmo riprenderci il nostro Paese. Ma la cosa in Italia è impossibile: perché non l'abbiamo mai posseduto e quindi non abbiamo neppure la coscienza che sia nostro; e l'italiano si cura solo della propria conventicola, cui appartiene per nascita o entra per cooptazione. Come scrisse Sant'Agostino: extra ecclesia, nulla salus.

E, infine, perché un paese di servi sa solo immaginarsi un nuovo padrone e per quieto vivere si accontenta di quello che ha.

Lasciamoci con una citazione da La pelle, di Curzio Malaparte, alla quale non si può aggiungere davvero nulla, se non l'amara constatazione che lo spirito di un popolo non cambia mai:

“E più affettuoso onore gli era venuto, nei giorni della liberazione, dal suo rifiuto di far parte del gruppo di signori napoletani prescelti per offrire al Generale Clark le chiavi della città. Del qual rifiuto si era giustificato senza alterigia, con semplice garbo, dicendo che non era costume della sua famiglia offrir le chiavi della città agli invasori di Napoli, e che egli non faceva se non seguir l'esempio di quel suo antenato, Berardo di Candia, che aveva rifiutato di rendere omaggio al re Carlo VIII di Francia, conquistatore di Napoli, sebbene anche Carlo VIII avesse, ai suoi tempi, fama di liberatore. «Ma il generale Clark è il nostro liberatore!» aveva esclamato Sua Eccellenza il Prefetto, che per primo avuto la strana idea di offrire le chiavi della città al Generale Clark.

«Non lo metto in dubbio» aveva risposto con semplicità cortese il Principe di Candia «ma io sono un uomo libero, e soltanto i servi hanno bisogno di essere liberati». Tutti si aspettavano che il Generale Clark, per umiliare l'orgoglio del Principe di Candia, lo facesse arrestare, com'era usanza nei giorni della liberazione. Ma il Generale Clark lo aveva invitato a pranzo e lo aveva accolto con perfetta cortesia, dicendosi lieto di conoscere un italiano che aveva il senso della dignità.”

 Francesco Mazzuoli



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Commento di C.M.D.:  "L’intervento di Francesco Mazzuoli è una perfetta ed esaustiva sintesi della situazione in cui versa l’Europa e l’Italia in particolare, non ritengo pertanto opportuno aggiungere commenti ed integrarlo in alcun modo, occorre solo leggerlo fino in fondo e meditarci sopra. Collima perfettamente con quanto ho scritto in tutti questi anni e pertanto lo condivido in toto." (Claudio Martinotti Doria)

giovedì 16 novembre 2017

La legge Severino è troppo severa e va abolita, secondo Gianfranco Rotondi


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Gianfranco Rotondi, quello che ha rifondato la Democrazia Cristiana (con una faccia da democristiano), ha recentemente dichiarato in tv che l’eventuale prossimo governo Berlusconi, come uno dei primi provvedimenti abolirà la legge Severino in modo che Berlusconi sia riabilitato e possa candidarsi!

La cosa naturalmente non ci stupisce data l’immoralità dei famigli di Berlusconi, caso mai ci stupisce che gli elettori possano non capire cosa sia implicito in quel proposito e che continuino a dare il loro voto per riavere in campo simili personaggi.

Per coloro che non lo sanno ancora, la legge Severinio è quella legge che stabilisce la incandidabilità per tutti coloro che hanno subito condanne penali in via definitiva e cioè dopo i tre gradi di giudizio.

Berlusconi ha subito le conseguenze della legge Severino perché i tribunali lo hanno condannato più e più volte ed in modo definitivo per reati PENALI.

A noi un  tale principio appare semplicemente una legittima precauzione di buon senso e di profilassi morale per impedire che a governare ed a fare le leggi ci siano individui colpevoli di corruzione di furto ed altro che le leggi le hanno disattese e violate!

Dunque, in ultima analisi la legge Severino da fastidio soprattutto a coloro che ne subiscono gli effetti e cioè ai delinquenti conclamati ed ai loro famigli che senza i loro padrini al potere mancano degli appoggi per farsi gli sporchi affaracci loro.

D’altronde il fatto stesso che al di là delle legge Severino, ci siano purtroppo ancora tanti elettori che votano per Berlusconi, o per le liste da lui promosse, come è avvenuto recentemente in Sicilia dove la mafia controlla una parte notevole dell’elettorato, è di per sé un fatto scandaloso, immorale, cinico e incivile.

Tutto quanto questo ci da la misura di quale sia in Italia, la natura reale della democrazia,  apparentemente frutto della volontà popolare, ma concretamente,  espressione di gruppi oligarchici di potere politico, economico e mafioso.

In qualsiasi Paese genuinamente democratico un individuo come il neo democristiano Rotondi sarebbe sommerso dalle risate, in Italia è un capo partito che siederà in Parlamento a governare il Paese ed a dettar  leggi.

Alessandro Mezzano

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